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Six Degrees of Inner Turbulence dei Dream Theater

03-02-2026 18:38

FrancescoProg

Progressive Metal, ECCELLENTE, Album anni 2000, dream-theater, mike-portnoy,

Six Degrees of Inner Turbulence dei Dream Theater

Six Degrees of Inner Turbulence dei Dream Theater, del 2002, un'opera che esplora le complessità della mente umana e le sue sfide...

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Six Degrees of Inner Turbulence dei Dream Theater, del 2002, un'opera che esplora le complessità della mente umana e le sue sfide.

 

Di questa leggendaria band, dei molti cambi di formazione e di stile fino alla reunion tornando alla formazione classica in occasione del loro quarantesimo anniversario, ho parlato nella dettagliata scheda dedicata alla band.

Questo doppio album è composto da otto tracce, di cui la title track si estende per oltre 40 minuti, suddivisa in otto sezioni.

La musica è caratterizzata da una fusione di progressive metal, ballate, elementi classici, elementi sperimentali e suoni elettronici, creando un'atmosfera unica e coinvolgente.

 

I testi affrontano temi profondi e complessi come la depressione, la schizofrenia e il disturbo bipolare, in un viaggio emotivo per l'ascoltatore.

 

I membri della band, tra cui il virtuoso chitarrista John Petrucci e il tastierista Jordan Rudess, offrono performance straordinarie che mostrano la loro abilità e creatività attraverso  arrangiamenti complessi e bellissime melodie, il tutto messo in risalto dalla ottima produzione.

 

Alcune note sulle Tracce
- Apre il disco The Glass Prison con i suoi circa quattordici minuti, brano diviso in tre parti (i. Reflection, ii. Restoration, iii. Revelation) che introduce il tema della lotta interiore, musicalmente potente e veloce, con riff di chitarra aggressivi e una grade parte di batteria, magnifico.

- Segue il brano Blind Faith, complesso lavoro strumentale, che include complessi assoli di pianoforte, sintetizzatore e chitarra. Il lavoro di tastiera di Jordan Rudess e la chitarra di John Petrucci sono eccellenti con una rande parte di batteria di Mike Portnoy.

- Misunderstood e' un brano prevalentemente melodico e calmo, molto atmosferico.
- The Great Debate, altra traccia di circa quattordici minuti, offre ottimi riff elettronici, chitarre potenti e splendidi cambi di tempo, con sezioni strumentali che mettono in risalto sia Rudess che Petrucci.
- Disappear e' un brano bellissimo e affascinante, dal ritmo più lento, in stile ballata floydiana, con ottimi pianoforte e chitarra acustica.
- Arriva poi la Title Track, Six Degrees of Inner Turbulence, una suite di 42 minuti divisa in otto movimenti, che esplora le storie di sei individui affetti da disturbi mentali. Bellissima suite con grandi progressioni melodiche e ritmi complessi. Ogni sezione della suite offre un'esperienza diversa, passando da momenti di intensa introspezione a esplosioni di energia. 
i. Overture, uno strumentale con un tono drammatico con un sound progressive, con suoni potenti, una ottima transizione verso la seconda traccia, "About to Crash"
ii. About to Crash e' un brano orecchiabile e melodico che riappare in una ripresa più veloce più avanti nella suite.
iii. War Inside My Head e  iv. The Test That Stumped Them All, il terzo e quarto atto, energici e accattivanti, che mettono in mostra la grande tecnica della band.
v. Goodnight Kisse' un brano rilassante che fa da transizione al brano successivo.
vi. Solitary Shell, brano melodico e acusticouno dei brani che mi iacciono di piu' in questo album.
vii. About to Crash (reprise) una ripresa più veloce del brano precedente.
viii. Losing Time / Grand Finale, una chiusura teatrale e orchestrale con bellissimi cori.

 

Nel 1999 la band decide di sostituire Sherinian. Sebbene Sherinian fosse un solido performer, Petrucci e Portnoy sentirono una maggiore sintonia musicale con Rudess dopo aver lavorato con lui nel progetto Liquid Tension Experiment. Licenziarono Sherinian per assumere Rudess per la sua superiore fluidità tecnica.

 

Questa formazione ha avuto una durata di circa 10 anni e ha segnato un salto di qualità tecnico, una vera rivoluzione. Petrucci e Portnoy avevano un partner virtuoso in grado di eguagliare la loro estrema velocità tecnica. Il sound diventa più denso di tecnicismi e più orchestrale, i brani più lunghi e complessi e nasce il capolavoro Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory che esce nel 1999, un concept album che ridefinisce la complessità del sound della band.


Segue Six Degrees of Inner Turbulence è un album invece fatto di sperimentazione totale, con influenze che vanno dal pop all'orchestrale classico, con una combinazione di tecnica e emozione, a mio avviso uno dei lavori più significativi nella discografia dei Dream Theatre, nel quale dimostrano la loro capacità di mescolare progressive metal e testi profondi.


E' un album che richiede attenzione e riflessione, ma ricompensa chi è disposto a immergersi nel suo mondo complesso e affascinante. È senza dubbio un capolavoro che ha segnato un'importante tappa nella carriera dei Dream Theatre, un punto culminante della loro discografia, degno di ripetuti ascolti per apprezzarne appieno la profondità. Eccellente!

Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"

Tracklist

1. The Glass Prison (13:52) :
- i. Reflection
- ii. Restoration
- iii. Revelation
2. Blind Faith (10:21)
3. Misunderstood (9:34)
4. The Great Debate (13:43)
5. Disappear (6:46)
6. Six Degrees of Inner Turbulence (42:04) :
- i. Overture (6:49)
- ii. About to Crash (5:51)
- iii. War Inside My Head (2:08)
- iv. The Test That Stumped Them All (5:03)
- v. Goodnight Kiss (6:17)
- vi. Solitary Shell (5:47)
- vii. About to Crash (reprise) (4:04)
- viii. Losing Time / Grand Finale (6:01)
Durata 96:20
 

LineUp

- James LaBrie - voce solista
- John Petrucci - chitarra, cori, co-produttore
- Jordan Rudess - tastiere
- John Myung - basso
- Mike Portnoy - batteria e percussioni, co-solista (1 e 6.iii) e cori, co-produttore
Con:
- Howard Portnoy - batteria gong (4)
 

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