Inferno dei Metamorfosi album del 1973.
I Metamorfosi, band romana, nascono nel 1969 dall’unione tra i membri del gruppo “I Frammenti”, noti per le loro “messe beat”, e il carismatico cantante siciliano Davide “Jimmy” Spitaleri. Dopo due anni di intensa attività live e di prove, siglano un contratto con la Vedette Records e pubblicano il loro album d’esordio, “…e fu il sesto giorno”, nel 1972, seguito l’anno successivo dal capolavoro “Inferno”. Purtroppo, a causa della crisi del settore discografico e del fallimento della loro etichetta, la band si scioglie poco dopo.
Nei primi anni 2000, i due membri fondatori, Spitaleri e Olivieri, si ritrovano per dare vita alla trilogia dantesca. Nascono così “Paradiso” nel 2004 e “Purgatorio” nel 2016. La band si esibisce anche in prestigiosi festival prog internazionali, come il NearFest negli Stati Uniti.
Questi i componenti principali:
Davide “Jimmy” Spitaleri (Voce solista e Flauto): Siciliano di origine, è il volto e la voce del gruppo. Il suo timbro baritonale, profondo e ricco di espressività, si presta a una vocalità quasi operistica e teatrale, ideale per i testi epici dei Metamorfosi. Durante il periodo di pausa dalla band, ha collaborato anche con altri progetti rock.
Enrico Olivieri (Tastiere e Voce): Mente musicale e leader compositivo dei Metamorfosi, Olivieri è un polistrumentista di grande talento. Ispirato dalla musica classica e da tastieristi rock come Keith Emerson, il suo uso massiccio di organo, sintetizzatori e Mellotron ha plasmato l’identità sonora della band.
Roberto Turbitosi (Basso e Voce): Parte integrante della formazione originale degli anni ’70, Turbitosi, insieme al batterista, ha costituito la solida base ritmica dei primi due album storici.
Mario Natali / Gianluca Herygers (Batteria): Natali ha suonato nel primo album del 1972, per poi essere sostituito da Herygers, che si è occupato delle percussioni e della batteria nell’arrangiamento complesso e dinamico di “Inferno” (1973).
Luciano Tamburro (Chitarra): Presente all’inizio del percorso della band, la sua chitarra collegava i Metamorfosi alle loro prime influenze beat e psichedeliche, prima che il gruppo decidesse di eliminare quasi completamente la chitarra elettrica in “Inferno” per dare spazio totale alle tastiere.
Nelle produzioni più recenti, “Paradiso” e “Purgatorio”, accanto a Spitaleri e Olivieri, si sono aggiunti Leonardo Gallucci (basso e chitarra classica) e Fabio Moresco (batteria) per completare la rinnovata sezione ritmica.
"Inferno" è il loro secondo album in studio, uno dei massimi capolavori del Rock Progressivo Italiano, un concept album ispirato alla prima cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri
L’album che usa l’Inferno di Dante come lente per dare uno sguardo critico all’Italia degli anni ’70. Non è una copia della Divina Commedia, ma un modo per mettere a confronto i peccati antichi con i problemi moderni. Il viaggio di Dante diventa quello di ognuno di noi, che si muove tra i gironi della realtà di oggi. I Metamorfosi prendono i peccatori danteschi e li adattano per colpire chi, secondo loro, ha contribuito al degrado della società.
Fra i Lussuriosi, troviamo chi ha mercificato il sesso e sfruttato il corpo. Fra gli Avari, il capitalismo sfrenato, l’avidità di soldi e l’egoismo sociale. Fra i Violenti, la violenza politica e di piazza degli Anni di Piombo. E fra i Traditori e i Corrotti, quei politici corrotti e potenti che hanno tradito la fiducia del popolo per i propri interessi.
Ma non è finita qui. La band ha anche inventato dei nuovi gironi per mettere in luce le colpe tipiche del ventesimo secolo. C’è il girone degli Spacciatori di Droga, visti come i veri distruttori delle vite dei giovani nei primi anni ’70. E poi c’è quello dei Razzisti, condannati per l’odio e la discriminazione. Lucifero, nella traccia finale, rappresenta il Potere politico ed economico totalizzante, che schiaccia l’umanità e si nutre della corruzione.
Nonostante l’atmosfera cupa, l’album non è privo di speranza. Sì, riconosce gli orrori della società moderna, ma ci ricorda anche che l’uomo può sperare di “uscire a riveder le stelle” e iniziare una rigenerazione morale.
“Inferno” incarna alla perfezione lo stile Rock Progressivo Italiano sinfonico e teatrale. Si distingue per scelte stilistiche fondamentali che lo rendono unico nel panorama musicale dell’epoca. L’album è caratterizzato da una quasi totale assenza della chitarra elettrica. Enrico Olivieri costruisce un muro sonoro ricco e complesso utilizzando un’ampia varietà di tastiere tipiche del prog. L’organo Hammond con riff solenni, atmosfere oscure e passaggi che richiamano l’ispirazione ecclesiastica. Il Moog e i sintetizzatori, con assoli taglienti, effetti futuristici e suoni drammatici. Il Mellotron per tappeti d’archi orchestrali, amplificando l’epicità del viaggio dantesco. Il pianoforte con momenti di intermezzo classico e virtuosismi barocchi.
L’album non è una semplice raccolta di canzoni, ma un’unica grande opera sinfonico-rock divisa in movimenti. I brani si fondono l’uno nell’altro senza interruzioni, alternando crescendo violenti e aggressivi che rappresentano la violenza e il caos dei gironi infernali a stacchi acustici e atmosferici, veri e propri momenti di riflessione e transizione nel viaggio con contaminazioni classiche, strutture tipiche della musica barocca e della tradizione classica europea che si fondono con i ritmi sincopati del rock.
La voce di Jimmy Spitaleri funge da vero e proprio strumento aggiunto, arricchendo l’esperienza musicale con la sua teatralità.
La ristampa vinilica VMLP002 di "Inferno" dei Metamorfosi, curata da Vinyl Magic e Vedette Records, fedelmente propone le 12 tracce originali del 1973.
“Introduzione” inizia con un’atmosfera cupa e sinfonica, quasi solenne. Olivieri crea un’atmosfera misteriosa con le tastiere oscure, mentre Herygers mantiene un ritmo lento e controllato. Il basso profondo di Turbitosi aggiunge un tocco potente. Il passaggio dai sintetizzatori spaziali all’organo a canne è improvviso e ti trasporta subito in un mondo infernale.
“Selva Oscura” è un viaggio nel rock progressivo italiano, tra momenti di quiete acustica e improvvisi scoppi di energia rock. Spitaleri entra in scena con una recitazione teatrale spaventata, mentre Olivieri crea trame barocche al pianoforte e al Moog. Il contrasto tra la voce solitaria di Spitaleri nell’oscurità della “selva” e l’esplosione ritmica della band è davvero forte.
“Porta dell’Inferno” è una canzone d’autore progressive dominata da una melodia vocale epica, solenne e disperata. Spitaleri raggiunge vette operistiche incredibili, mentre Turbitosi suona linee di basso melodiche che sostengono il pianoforte. E poi, la parte più famosa: l’interpretazione del testo dantesco “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”, urlata con una drammaticità che fa venire i brividi.
“Caronte” è un brano Hard-prog con tastiere aggressive, ritmi sincopati e tempi dispari. Herygers si scatena alla batteria con cambi di tempo continui, mentre Olivieri suona l’Hammond con distorsioni quasi heavy. L’arrangiamento convulso rappresenta il movimento delle onde del fiume Acheronte e la furia di Caronte, il traghettatore di anime.
“Spacciatori di Droga” è un pezzo di avanguardia pura, dissonante, caotico e volutamente disturbante. Spitaleri usa la voce in modo distorto, quasi psicotico, mentre Olivieri sperimenta con oscillatori ed effetti elettronici al sintetizzatore. L’atmosfera claustrofobica evoca la disperazione e il delirio della tossicodipendenza negli anni ’70.
“Lussuriosi” è un pezzo romantico, sinfonico e sognante, con forti richiami alla musica classica del Settecento. Olivieri domina la traccia con fraseggi intrecciati di pianoforte e clavicembalo, mentre il basso di Turbitosi diventa più morbido e sinuoso. La transizione fluida dal caos della traccia precedente a una melodia dolce rappresenta il vento travolgente che trascina gli amanti (Paolo e Francesca).
“Avari” è un brano caratterizzato da un Prog ritmico ed energico, con un andamento ripetitivo che simboleggia l’ossessione del denaro. Herygers e Turbitosi creano un groove martellante, mentre Spitaleri canta con tono sarcastico e accusatorio contro il capitalismo. Gli stacchi improvvisi del Moog di Olivieri spezzano la ritmica del brano.
“Violenti” è un brano aggressivo e spigoloso, influenzato dallo stile rock-jazz e dal prog degli Emerson, Lake & Palmer. La sezione ritmica fa un lavoro tecnico monumentale con tempi spezzati, mentre Olivieri risponde con assoli di tastiera rapidissimi. La pura violenza sonora degli strumenti è una perfetta metafora degli Anni di Piombo italiani.
“Malebolge” è una suite strumentale di transizione, ricca di sfumature oscure e cambi d’atmosfera continui. Olivieri usa il Mellotron per creare un tappeto orchestrale drammatico, mentre i piatti di Herygers creano suspense. Il senso di discesa fisica ed emotiva verso la parte più profonda e viscida dell’inferno.
“Sfruttatori” è una ballata progressive cupa, ma con un’apertura melodica grandiosa nel finale. Spitaleri torna a graffiare con una recitazione dolorosa, mentre Olivieri sostiene il climax emotivo con l’organo Hammond. L’esplosione vocale finale di Spitaleri è carica di pathos e rabbia sociale.
“Razzisti” è un pezzo di un Prog-rock serrato, d’impatto, immediato e marziale. Turbitosi definisce il pezzo con un giro di basso pulsante, mentre il canto diventa corale e perentorio. Il testo diretto e potente condanna l’odio razziale, supportato da un muro sonoro compatto e senza fronzoli.
“Lucifero (Politicanti)” è la suite monumentale del disco, grandiosa ed epica. È la sintesi perfetta dell’intero album. Tutti i musicisti danno il massimo. Olivieri alterna assoli folgoranti a cori di Mellotron; la sezione ritmica è una macchina da guerra infallibile; Spitaleri offre la sua prova vocale più teatrale e spaventosa. La descrizione di Lucifero/Potere Corrotto e lo spettacolare finale strumentale che, dopo tanta oscurità, si apre alla luce e alla speranza del ritorno sulla Terra.
Un album che offre un’esperienza musicale coinvolgente e unica, un viaggio attraverso l’inferno dantesco con un sound ricco e complesso. Lo stile del cantato è davvero unico, diverso dai classici cantanti rock dell’epoca. Utilizza un’impostazione baritonale e operistica, alternando parti cantate a recitazioni teatrali e drammatiche, quasi come in una tragedia greca o in un’opera lirica. Riesce a esprimere rabbia, disperazione e solennità, dando vita alle anime dannate e ai mostri infernali. Per quanto riguarda le influenze, il sound dei Metamorfosi in questo disco unisce l’energia e l’uso delle tastiere tipico del prog inglese più dinamico (pensate agli Emerson, Lake & Palmer) con la sensibilità melodica e drammatica dei grandi gruppi italiani dell’epoca, in particolare il Banco del Mutuo Soccorso. Album eccellente, il picco della loro produzione musicale.
La Mia Versione
Etichetta: Vinyl Magic – VMLP002, Vedette Records – VMLP002
Formato: Vinile, LP, Album, Limited Edition, Reissue, Stereo, 180 Gram, Clear Red
Paese: Italy
Uscita: 2020
Tracklist
1. Introduzione (7:51)
2. Porta dell'Inferno (1:20)
3. Caronte (1:19)
4. Spacciatore di droga (6:22)
5. Lussuriosi (3:15)
6. Avari (1:32)
7. Violenti (3:45)
8. Malebolge (1:32)
9. Sfruttatori (5:42)
10. Razzisti (3:25)
11. Lucifero (Politicanti) (2:32)
12. Conclusione (1:37)
Durata 40:18
LineUp
- Jimmy Spitaleri - voce principale, flauto
- Roberto Turbitosi - chitarre, basso, voce
- Enrico Olivieri - tastiere, sintetizzatore, voce
- Gianluca Herygers - batteria, percussioni
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Spotify: Puoi ascoltare l'album completo traccia per traccia sulla Pagina Ufficiale dell'Album su Spotify.







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