BEAT in concerto all'Arena Santa Giuliana a Perugia per Umbria Jazz 2026 di sabato 4 luglio ’26, il supergruppo composto da Adrian Belew, Tony Levin, Steve Vai e Danny Carey, dedicato alla reinterpretazione dei tre storici album anni '80 dei King Crimson (Discipline, Beat e Three of a Perfect Pair), dei quali ho lungamente parlato in questi giorni.
Un concerto pazzesco che ha messo in mostra le straordinarie capacità di una band stellare che ha saputo in circa 90 minuti suonare un vasto repertorio dei brani della trilogia degli anni ‘ 80.
Adrian Belew, voce e chitarra, ha ancora una voce incredibilmente potente, Steve Vai con il suo stile matematico, scenografico e complesso è semplicemente spettacolare, Tony Levin monumentale sia il basso a 5 corde che al Chapman Stick in una performance eccezionale e Danny Carey ha una potenza incredibile, rispettando e arricchendo i tempi dispari e poliritmici originali, ma aggiungendo la sua pesantezza e precisione geometrica, devastante.
Una concentrazione di tecnica unica ai nostri giorni, che ha dato l’idea di assistere ad una lezione di musica, di tecnica e gusto e di grandissima capacità di stare sul palco.
Se da un lato c’era tutto questo, che rende il concerto memorabile, dall’altro alcune note negative.
Ovviamente il concerto è iniziato tardi, dopo quello dei Perigeo e una doverosa pausa per smontare e rimontare il palco, cosa non di certo semplice considerando il numero degli elementi dei Perigeo e della precisione con cui il set va preparato per musicisti di primo livello al mondo come per i Beat.
A causa di questo alcune conseguenze negative:
La setlist imitata, ricordo un numero di brani maggiori in altri concerti sui quali mi ero documentato.
La mancanza di “cuore”, il dialogo e le interazioni col pubblico sono state limitate all’osso e una di queste enfatizzava il cibo italiano, niente di più banale nel paese che contiene il più grande numero di opere d’arte al mondo. Il flusso dei brani è stato continuo, fantastico flusso s’intende, ma si capiva che lo scopo era stare nei tempi.
La mancanza di Bis, che erano almeno da me molto attesi e avrebbero dovuto essere di livello.
Ne aggiungo una io, anche se è stato probabilmente un mio errore aspettarmelo: non una parola per i Perigeo che li avevano preceduti su palco con il loro ultimo concerto ufficiale dopo cinquant’anni di carriera. Forse dalle grandi star del prog mondiale una parola per una gloriosa band italiana si poteva spendere, ma sono un romantico, non fateci caso, colpa mia.
Insomma, concerto memorabile, performances stellari. Poco cuore, che comunque poco si addice ai poliritmi, la precisione matematica e lo stile a volte smargiasso di uno Steve Vai tanto grande quanto narcisista. Di nuovo, colpa mia. Mi scuso con i puristi.










