The Eclectic Measure degli Hypnos 69, album del 2007.
Quarto album degli Hypnos 69, band belga di cui ho lungamente parlato in occasione delle recensioni dei loro album, segna un punto di svolta per la band, che abbandona il suo sound stoner rock iniziale per abbracciare un prog rock e space rock più complesso.
Si tratta di un concept album che esplora il confronto interiore dell’uomo, un viaggio malinconico e introspettivo alla scoperta dell’animo umano e dell’ambiente che lo circonda. Il tema centrale è il demone mitologico Abraxas, figura ripresa dai Sette sermoni ai morti di Carl Gustav Jung, a loro volta ispirati alle dottrine gnostiche di Basilide di Alessandria.
La copertina e l’artwork dell’album sono opera del Malleus Rock Art Lab, noto collettivo artistico italiano, con illustrazioni ricche di simboli esoterici che richiamano i tarocchi e si sposano perfettamente con l’atmosfera fumosa e mitica della musica.
Curiosamente, l’uscita dell’album coincise con una crisi che portò allo scioglimento temporaneo degli Hypnos 69. La band si riunì poi nell’estate del 2007 per suonare nei festival europei, prima di pubblicare il loro ultimo album, il loro capolavoro assoluto, Legacy, nel 2010.
Musicalmente, l’album abbandona le cavalcate del passato per arrangiamenti più complessi ed eleganti, alternando momenti aggressivi a ballad sognanti. Le influenze spaziano dal progressive rock anni ’70 alle atmosfere spaziali ed eteree dei Pink Floyd.
Oltre alla classica strumentazione rock, la band ha utilizzato in studio una vasta gamma di strumenti vintage: organo Hammond, Fender Rhodes, Mellotron, sintetizzatori Korg, sassofono tenore, sassofono baritono, clarinetto (suonato da Steven Marx), theremin, effetti Space Echo, timpani orchestrali e glockenspiel.
L’album è composto da dieci brani per un totale di circa 48 minuti.
The Eclectic Measure è un vero e proprio gioiello del rock psichedelico e progressivo europeo degli anni 2000 e rappresenta l’apice della maturità artistica della band, riuscendo a unire la forza grezza dello stoner rock dei primi lavori con l’eleganza sinfonica del progressive rock classico. L’uso abbondante di Mellotron, organo Hammond, sassofono e strumenti vintage crea un’atmosfera calda, nostalgica e al contempo incredibilmente fresca.
I brani sono sempre coinvolgenti e mai banali. L’album alterna ballate acustiche a suite strumentali aggressive e adrenaliniche. La band, pur attingendo a sonorità tipiche degli anni ’70, mantiene un controllo della produzione e dei suoni estremamente moderno, paragonabile per cura a quello dei Porcupine Tree.
A mio avviso è un album imprescindibile per gli appassionati di rock progressivo, della psichedelia e dello space rock. Ha dimostrato che il prog-rock non era un genere relegato al passato, ma poteva evolversi in modo energico e affascinante anche nel nuovo millennio. Eccellente!
La Mia Versione
Etichetta: Elektrohasch Schallplatten – Elektrohasch 115
Formato: Vinile, LP, Album, Repress
Paese: Germany
Uscita: giu 2017
Tracklist
A1 I And You And Me (I)
A2 The Eclectic Measure
A3 Forgotten Souls
A4 My Ambiguity Of Reality
A5 The Antagonist
A6 I And You And Me (II)
B1 Halfway To The Stars
B2 Ominous (But Fooled Before)
B3 The Point Of No Return
B4 Deus Ex Machina
Lineup
Bass, Synthesizer [Moog Taurus], Electric Piano [Hammond, Fender Rhodes] – Tom Vanlaer
Drums, Percussion, Timpani, Glockenspiel, Synthesizer – Dave Houtmeyers
Tenor Saxophone, Baritone Saxophone, Electric Piano [Fender Rhodes, Hammond], Mellotron, Clarinet – Steven Marx
Vocals, Electric Guitar, Acoustic Guitar, Theremin, Synth [Space Echo] – Steve Houtmeyers






