Ex Tenebris dei White Willow, album del 1998.
“Ex Tenebris” è il secondo album in studio dei White Willow, grandissima band progressive rock norvegese.
È uscito nel 1998, anche se in alcune zone le prime copie sono arrivate già alla fine del ’97, sotto l’etichetta americana The Laser’s Edge.
Questo album segna un momento importante e di grande cambiamento per la band, sia a livello personale che musicale.
Dopo il successo del loro primo album, “Ignis Fatuus” del ’95, la formazione originale dei White Willow si è sciolta a causa di disaccordi sulla linea musicale da seguire. Il chitarrista e compositore principale, Jacob Holm-Lupo, si è ritrovato da solo e ha iniziato a scrivere nuove canzoni pensando a un progetto solista. Ma mentre lavorava, si è accorto che le tracce avevano un forte sapore progressive e ha deciso di riportare in vita i White Willow, creando una nuova formazione.
Solo il tastierista Jan Tariq Rahman è rimasto. Si sono uniti il grandissimo batterista svedese Mattias Olsson, già famoso per il suo lavoro con gli Änglagård, e il bassista Frode Lia. La novità più grande è stata l’arrivo della cantante Sylvia Erichsen, che ha debuttato con questo album. La sua voce, cristallina, eterea e sognante, è diventata il vero marchio di fabbrica del disco e delle future produzioni della band.
Le registrazioni, guidate da Holm-Lupo (qui alla sua prima volta come produttore), sono state fatte in fretta e con un budget limitato. Questo approccio, che lui stesso ha definito “veloce e sporco”, ha dato all’album un’atmosfera molto naturale e spontanea, con delle ottime prime tracce e un suono fantastico di batteria, molto vivo.
La frase “Ex Tenebris” è una locuzione latina che significa “Dalle tenebre” o “Fuori dall’oscurità”. Questo titolo ha un doppio significato:
Rappresenta la rinascita dei White Willow. Dopo che la formazione originale si è sciolta, Holm-Lupo si è ritrovato da solo nell’oscurità del fallimento del progetto. Questo album è il suo modo di riemergere “fuori dalle tenebre”, ricreando la band e trovando una nuova identità sonora. Inoltre, il titolo introduce perfettamente le atmosfere gotiche, mistiche e notturne che caratterizzano l’intero album.
“Ex Tenebris” è un concept tematico e spirituale, strutturato come un ciclo di tracce legate da un filo conduttore, il viaggio dell’anima attraverso l’oscurità per raggiungere la conoscenza e la salvezza. È un viaggio affascinante nel misticismo gnostico e nell’esoterismo, con brani che dipingono un quadro della condizione umana come un “sonno profondo fatto di vuoto e dimenticanza” sotto l’ombra di un sole oscurato. L’obiettivo è risvegliarsi da questo stato. “
Musicalmente e concettualmente, l’album gioca costantemente sulla dualità luce/ombra. All’oscurità dei testi e dei tappeti di Mellotron si contrappone la purezza celestiale della voce di Sylvia Erichsen e la delicatezza delle chitarre acustiche, come la luce che cerca di farsi strada nella nebbia.
L’album si chiude con il binomio “A Strange Procession…” e “…a Dance of Shadows”, un rituale in musica che ci avvolge in una danza di ombre, lasciando aperte le porte del mistero.
Ex Tenebris segna un cambio di rotta importante rispetto alle influenze folk medievali e rinascimentali del primo album. L’atmosfera si fa decisamente più cupa, minimalista e gotica. Gli strumenti a fiato antichi lasciano il posto a Mellotron, organo a canne, sintetizzatori analogici, chitarre acustiche e qualche accenno di chitarra elettrica. Il sound diventa più rarefatto ed essenziale, concentrandosi sulla creazione di un’atmosfera particolare, sulla malinconia e su testi pieni di misticismo gnostico, il primo vero passo della band verso uno stile completamente autonomo e originale.
I brani che preferisco sono:
…a Dance of Shadows – Questo brano è il vero gioiello del disco, una suite di quasi 14 minuti che fonde alla perfezione progressive rock sinfonico e rock gotico. Una progressione drammatica, con i Mellotron che creano un’atmosfera spettrale, che poi esplode in una sezione finale epica e catartica. Un’esperienza da brividi.
Leaving the House of Thanatos col suo inizio perfetto per l’album. Questo brano definisce subito il nuovo sound della band. Il contrasto tra i testi oscuri, ispirati alla mitologia e alla morte, e la voce cristallina di Sylvia Erichsen è semplicemente perfetta.
Thirteen Days, una piccola perla acustica. Anche se dura meno di 3 minuti, mette in mostra la sensibilità incredibile di Jacob Holm-Lupo alla chitarra acustica e al flauto. Un momento di pace e malinconia che ricorda il folk nordico.
L’arrivo di Sylvia Erichsen alla voce è stato un vero colpo di genio per i White Willow. Rispetto a Sara Trondal, la cantante del primo album, Erichsen ha uno stile unico: etereo, quasi “angelico”, ma anche un po’ algido e teatrale. Ascoltatela in brani come Soteriology e sentirete l’album elevarsi, trasformando ballate oscure in veri e propri inni spirituali.
Un’altra cosa fantastica di questo disco è la produzione. Registrato in pochissimo tempo e con un budget ridottissimo, l’album evita la freddezza delle produzioni digitali di fine anni ’90. Holm-Lupo ha deciso di tenere le prime registrazioni (first takes) delle sessioni. Il risultato è un suono caldo, dinamico e “vivo”, dove si sente l’acustica naturale della stanza e la potenza della batteria di Mattias Olsson, il batterista dei mitici Änglagård, che ha dato una spinta incredibile al disco. Il suo stile è come sempre originale: non si limita a tenere il ritmo, ma usa la batteria e le percussioni in modo creativo e quasi cinematografico, dando vita a momenti di grande atmosfera, soprattutto nei passaggi più scuri e minimalisti, con dinamiche sempre sorprendenti.
Grandissimo disco, eccellente!
La Mia Versione
Etichetta: Karisma Records – KAR232LPC
Formato: Vinile, LP, Album, Transparent Blue Vinyl
Paese: Norway
Uscita: 2024
Tracklist
A1 Leaving The House Of Thanatos 8:06
A2 The Book Of Love 4:56
A3 Helen And Simon Magus 9:16
A4 Thirteen Days 2:50
B1 Soteriology 5:05
B2 A Strange Procession... 4:07
B3 ...A Dance Of Shadows 13:52
Lineup
Jacob Holm-Lupo – chitarre acustiche ed elettriche, organo, tastiere, arrangiamenti e produzione
Jan Tariq Rahman – pianoforte, mellotron, organo Hammond, sintetizzatori, theremin e voce
Frode Lia – basso
Mattias Olsson – batteria e percussioni
Sylvia Erichsen – voce principale
Con
Audun Kjus – flauto (tracce 2 e 4)
Teresa Aslanian – voce recitante / spoken word (traccia 4)
Åsa Eklund – voce (traccia 5)
Kristian Hultgren – tastiere (tracce 8-10)
Ketil Vestrum Einarsen – flauto (tracce 8-11)
Brynjar Dambo – tastiere (traccia 11)
Johannes Sæbøe – basso (traccia 11)
Aage Moltke Schou – batteria (traccia 11)











