Non Solo Prog: Electric Ladyland dei The Jimi Hendrix Experience, album del 1968.
Electric Ladyland è un vero e proprio capolavoro del rock psichedelico, che fonde blues, funk e sperimentazione in studio.
La storia di Electric Ladyland è piena di aneddoti interessanti. Jimi Hendrix, con il suo perfezionismo, ha voluto curare ogni minimo dettaglio dell’album. Ci sono state anche delle tensioni personali, ma soprattutto è stato un momento di grande innovazione per le tecniche di registrazione in studio. L’album è stato registrato tra luglio 1967 e agosto 1968, tra Londra e i nuovi Record Plant studi di New York.
È stato il primo album in cui Hendrix ha preso in mano le redini artistiche della sua musica, decidendo tutto da solo e lasciando il suo storico manager e produttore, Chas Chandler, a guardare.
Nelle sessioni precedenti, Chas Chandler aveva mantenuto un ritmo serrato con brani compatti e veloci. Per Electric Ladyland, però, Jimi Hendrix decise di lasciarsi andare e di esplorare nuove possibilità, senza preoccuparsi troppo del tempo o dello stile.
Questa dedizione, unita al trambusto dello studio,csempre pieno di amici, groupie e musicisti ospiti invitati da Jimi, alla fine portò Chas Chandler a lasciare le sessioni a metà disco, permettendo a Hendrix di portare a termine il suo progetto come meglio credeva.
Anche il bassista, Noel Redding, trovò l’atmosfera caotica e i ritmi troppo serrati. Spesso frustrato dai ritardi e impegnato con il suo progetto parallelo, i Fat Mattress, Redding non riuscì a partecipare a tutte le sessioni. Hendrix, allora, si mise all’opera e suonò personalmente le linee di basso in diverse tracce importanti dell’album, come “Long Hot Summer Night”, “1983…” e la famosa cover di Bob Dylan “All Along the Watchtower”.
Hendrix, insieme ai mitici ingegneri del suono Eddie Kramer e Gary Kellgren, si avvalse del banco di mixaggio a 12 tracce del Record Plant per spingersi oltre i limiti del suono. Sperimentarono con effetti innovativi come flanging, phasing, nastri registrati al contrario e echi stereofonici distorti. Inoltre, la struttura aperta delle sessioni favorì la nascita di jam session memorabili. Per esempio, in “Voodoo Chile”, Hendrix invitò Steve Winwood dei Traffic all’organo e Jack Casady dei Jefferson Airplane al basso per un’improvvisazione blues di 15 minuti.
La formazione ufficiale si è sciolta proprio durante queste sessioni. Jimi ha aperto lo studio a molti ospiti, trasformando il disco in un progetto di gruppo.
Jimi Hendrix: Voce, chitarre, basso (su diverse canzoni), clavicembalo, kazoo e percussioni.
Noel Redding: Basso (solo su qualche brano, tipo “Crosstown Traffic” e “Burning of the Midnight Lamp”), cori e voce solista/chitarra acustica nella canzone che ha scritto lui, “Little Miss Strange”.
Mitch Mitchell: Batteria, percussioni e cori. Il suo stile jazzistico è rimasto il cuore pulsante del ritmo, perfetto per seguire le improvvisazioni di Jimi.
Ecco i prestigiosi ospiti:
Steve Winwood (Traffic): Organo Hammond su "Voodoo Chile".
Jack Casady (Jefferson Airplane): Basso su "Voodoo Chile".
Al Kooper: Pianoforte su "Long Hot Summer Night".
Chris Wood (Traffic): Flauto su "1983... (A Merman I Should Turn to Be)".
Buddy Miles: Batteria su "Rainy Day, Dream Away" e "Still Raining, Still Dreaming" (anticipando la futura Band of Gypsys).
Electric Ladyland è un vero e proprio capolavoro del rock psichedelico, un disco che ha rivoluzionato il modo di concepire lo studio di registrazione, trasformandolo in uno strumento musicale a tutti gli effetti. L’album è una miscela perfetta e fluida di generi diversi, ognuno dei quali contribuisce a creare un’esperienza sonora unica e coinvolgente.
Prendiamo ad esempio “Voodoo Chile”: un brano di ben 15 minuti che cattura l’essenza del blues psichedelico dilatato. Una jam session live in studio, dove il blues tradizionale del Delta si espande verso l’infinito, grazie a distorsioni potenti e a un’improvvisazione jazzistica che viaggia tra le stelle.
Poi ci sono pezzi come “Voodoo Child (Slight Return)” e “Crosstown Traffic”, che hanno gettato le basi per l’hard rock degli anni ’70 e per il funk-rock. Riff di chitarra monumentali, accompagnati dall’uso innovativo del pedale Wah-Wah, creano un sound potente e coinvolgente.
Ma Electric Ladyland non è solo hard rock e funk. Brani come “Crosstown Traffic” e “Burning of the Midnight Lamp” mostrano il lato più pop e sperimentale di Hendrix. Melodie accattivanti si intrecciano ad arrangiamenti bizzarri, come il kazoo fatto con carta velina e pettine che raddoppia la chitarra in “Crosstown Traffic”.
E poi c’è la suite “1983… (A Merman I Should Turn to Be)”, un viaggio sonoro nell’ambient e nello soundscape d’avanguardia. Manipolando i nastri, usando il flanging e i feedback, Hendrix crea un paesaggio sonoro sottomarino e fantascientifico, un’esperienza unica che trasporta l’ascoltatore in un’altra dimensione.
A differenza dei primi due dischi, Electric Ladyland ha un sound tridimensionale e stereofonico, studiato appositamente per l’ascolto in cuffia. I suoni si muovono fisicamente da un canale all’altro, creando un’esperienza immersiva e coinvolgente che fa sentire parte integrante della musica.
Electric Ladyland è un album pazzesco, da ascoltare tutto d’un fiato, ma ci sono dei brani che spiccano davvero e che hanno cambiato per sempre il rock e l’uso della chitarra elettrica.
“All Along the Watchtower”, una cover in cui Hendrix ha preso la canzone acustica e folk di Bob Dylan e l’ha trasformata in un’esplosione di chitarre, con quattro assoli diversi, ognuno con una tecnica unica. Dylan è rimasto così colpito dalla versione di Jimi che ha detto che quella era la versione definitiva, e da allora ha suonato la canzone dal vivo come la fa Hendrix.
“Crosstown Traffic”, è un pezzo hard-funk super coinvolgente e modernissimo per l’epoca. È famoso per il riff principale, dove la chitarra elettrica è “doppiata” da un kazoo fatto in casa da Hendrix con un pettine e della carta velina per dare un suono acido e particolare alla canzone.
“Voodoo Child (Slight Return)”, la traccia che chiude l’album, è il manifesto perfetto del sound di Jimi Hendrix. L’inizio è uno dei più famosi della storia del rock: poche note stoppate con il pedale Wah-Wah che creano un ritmo inconfondibile. Registrato in soli tre take il giorno dopo la jam di Voodoo Chile, unisce un testo pieno di misticismo vudù a un’energia e una distorsione che hanno dato il via all’heavy metal e all’hard rock degli anni ’70.
Non mancano le grandi suite e le sperimentazioni, con “1983… (A Merman I Should Turn to Be)”. Una suite fantascientifica e pacifista di oltre 13 minuti, un viaggio musicale che racconta la storia di un uomo che, per scappare da una guerra mondiale devastante, sceglie di trasformarsi in un tritone e vivere nelle profondità dell’oceano. Musicalmente, è il pezzo più innovativo dell’album: l’uso del flauto, i nastri registrati al contrario (backwards loops) e gli effetti stereofonici creano un’atmosfera cinematografica e subacquea davvero unica.
E poi c’è un capolavoro assoluto, "Voodoo Chile" (da non confondere con la più breve e celebre "Voodoo Child (Slight Return)"), un colossale blues psichedelico di 14 minuti e 50 secondi, in assoluto il brano in studio più lungo mai registrato da Jimi Hendrix ed ha una storia interessante, come tutti i capolavori.
E’ la notte del 2 maggio 1968 a New York. Jimi Hendrix, dopo una serata scatenata suonando e bevendo al mitico Scene Club di Manhattan, decide di spostare la festa ai vicini studi Record Plant. Con sé, un gruppo di amici e colleghi musicisti, pronti a continuare la festa.
Il bassista ufficiale della band, Noel Redding, si ritrova in mezzo a una folla che non finisce più. “C’era una festa, non una sessione”, ricorderà più tardi. E così, decide di andarsene a dormire, lasciando spazio a una formazione d’eccezione:
• Jimi Hendrix: Voce e chitarra elettrica
• Mitch Mitchell: Batteria (l’unico membro della Experience rimasto)
• Steve Winwood: Organo Hammond (un diciannovenne prodigio, leader dei Traffic)
• Jack Casady: Basso elettrico (membro dei Jefferson Airplane)
Intorno alle 7:30 del mattino, con lo studio ancora pieno di gente che chiacchiera e applaude (i rumori sono chiaramente udibili all’inizio e alla fine del brano), Hendrix dice semplicemente alla band: “Nessun foglio di accordi – suonate e basta”. E così fanno. Il brano viene registrato in pochissimi tentativi: la versione che sentiamo sull’album è il terzo take. Nonostante sia tutto improvvisato, i musicisti si seguono a meraviglia, dialogando attraverso i loro strumenti. Come ricorderà Jack Casady: “Non era una semplice jam, c’era una struttura profonda. Ci davamo le direzioni attraverso il linguaggio della musica”.
“Voodoo Chile” è un pezzo davvero unico, che prende il blues classico e lo trasforma in qualcosa di completamente nuovo. L’atmosfera del brano è misteriosa e ipnotica, con un suono spettrale. La chitarra di Hendrix è semplicemente fantastica, si muove tra accordi potenti e assoli fluidi, mentre l’organo Hammond di Winwood aggiunge un tocco psichedelico che rende tutto ancora più speciale.
Anche il testo è diverso dal solito blues. Hendrix si lancia in un viaggio mitologico e magico, cantando in prima persona di essere una creatura nata dal vudù. Con versi come «Well, the night I was born / Lord I swear the moon turned a fire red» (“La notte in cui sono nato, giuro che la luna è diventata rosso fuoco”), porta in un mondo di fantasia e immaginazione.
Il giorno dopo, il 3 maggio 1968, una troupe televisiva della ABC è andata al Record Plant per filmare la band in studio. Winwood e Casady non c’erano, quindi Hendrix si è riunito con Noel Redding e Mitch Mitchell. Per dare qualcosa di bello da riprendere alle telecamere, Jimi ha ripreso il riff principale di “Voodoo Chile”, l’ha accelerato, ha alzato la distorsione a palla e ha improvvisato una versione molto più dura, compatta e aggressiva. Ed è così che è nato “Voodoo Child (Slight Return)”, il brano hard-rock con l’intro di Wah-Wah che avrebbe chiuso l’album e fatto la storia.
Electric Ladyland è l’ultimo album in studio di Jimi Hendrix. Purtroppo, Hendrix ci ha lasciati meno di due anni dopo, il 18 settembre 1970 a Londra, a soli 27 anni. Anche se non ha pubblicato altri album completi prima della sua scomparsa, il periodo tra il 1968 e il 1970 è stato ricco di eventi memorabili.
Hendrix ha regalato al mondo alcune delle sue esibizioni dal vivo più leggendarie, come quella al festival di Woodstock nel 1969, dove ha suonato la sua iconica versione dell’inno americano, e al festival dell’Isola di Wight nel 1970, poche settimane prima di morire.
Nel 1969, ha sciolto i The Jimi Hendrix Experience e ha formato una nuova band funk-rock, la Band of Gypsys, composta interamente da musicisti neri: Billy Cox al basso e Buddy Miles alla batteria.
Al momento della sua morte, Hendrix stava lavorando a un nuovo ambizioso album in studio, un doppio o triplo LP intitolato First Rays of the New Rising Sun. Aveva già registrato molte tracce, che sono state poi pubblicate negli anni successivi in vari album postumi grazie ai suoi collaboratori e alla famiglia.
La morte di Jimi Hendrix, avvenuta la mattina del 18 settembre 1970 a Londra, è uno dei momenti più tragici e discussi della storia del rock.
Nelle ultime settimane della sua vita, Jimi Hendrix era piuttosto stanco, stressato da un po’ di grane legali e contrattuali, e soffriva di una brutta insonnia cronica. La notte del 17 settembre si trovava a Londra nell’appartamento della sua fidanzata dell’epoca, la pattinatrice tedesca Monika Dannemann, all’interno del Samarkand Hotel, nel quartiere di Notting Hill. Per cercare di prendere sonno dopo aver fatto un po’ di festa e preso delle sostanze, Hendrix ha preso dei sonniferi della ragazza, il Vesparax. Purtroppo, non conoscendo bene il farmaco, ne ha assunti una dose enorme: ben 9 pastiglie, diciotto volte la dose consigliata per un sonnifero già di per sé molto forte.
La mattina del 18 settembre, Monika si è accorta che Jimi era incosciente ma respirava ancora. I soccorsi sono stati chiamati tardi e Jimi è stato portato d’urgenza al St. Mary Abbot’s Hospital, dove purtroppo è stato dichiarato morto poco dopo. L’autopsia ha stabilito che la causa del decesso era l’asfissia per soffocamento dovuta al suo vomito. I barbiturici avevano bloccato i suoi riflessi respiratori, come quello della tosse, impedendogli di svegliarsi o di liberare le vie aeree dopo aver rimesso, a causa di un mix pericoloso di farmaci e alcol. Il medico legale ha concluso che si trattava di una morte accidentale dovuta a intossicazione acuta da barbiturici.
Come spesso succede con le leggende della musica, la sua scomparsa improvvisa ha dato vita a diverse speculazioni e teorie del complotto. Una delle più diffuse (ma mai provate) è che il suo manager, Michael Jeffery, lo avesse fatto uccidere per riscuotere una polizza assicurativa sulla vita, sapendo che Jimi voleva licenziarlo.
Alcuni che pensano a un coinvolgimento dell’FBI a causa del suo sostegno alle Black Panther. Nel 1993, la polizia di Scotland Yard ha riaperto l’indagine, ma non sono emerse nuove prove e l’hanno chiusa in fretta. Jimi è stato sepolto nel Greenwood Memorial Park a Renton, vicino a Seattle, la sua città natale.
A causa della sua scomparsa prematura, è diventato uno dei membri più celebri del Club dei 27, insieme ad altri artisti della sua generazione come Janis Joplin, Jim Morrison e Brian Jones.
Un mito, un disco essenziale.
La Mia Versione
Etichetta: Experience Hendrix – 88875134511, Legacy – 88875134511, Sony Music – 88875134511
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Repress, 180 Gram, Gatefold
Paese: Europe
Uscita: 9 ott 2015
Tracklist
A1 ...And The Gods Made Love
A2 Have You Ever Been (To Electric Ladyland)
A3 Cross Town Traffic
A4 Voodoo Chile
B1 Little Miss Strange
B2 Long Hot Summer Night
B3 Come On
B4 Gypsy Eyes
B5 The Burning Of The Midnight Lamp
C1 Rainy Day, Dream Away
C2 1983... (A Merman I Should Turn To Be)
C3 Moon, Turn The Tides... Gently, Gently Away
D1 Still Raining, Still Dreaming
D2 House Burning Down
D3 All Along The Watchtower
D4 Voodoo Child (Slight Return)
Lineup
Jimi Hendrix: Voce, chitarre, basso (su diverse canzoni), clavicembalo, kazoo e percussioni.
Noel Redding: Basso, cori e voce solista/chitarra acustica.
Mitch Mitchell: Batteria, percussioni e cori.
Con
Steve Winwood (Traffic): Organo Hammond su "Voodoo Chile".
Jack Casady (Jefferson Airplane): Basso su "Voodoo Chile".
Al Kooper: Pianoforte su "Long Hot Summer Night".
Chris Wood (Traffic): Flauto su "1983... (A Merman I Should Turn to Be)".
Buddy Miles: Batteria su "Rainy Day, Dream Away" e "Still Raining, Still Dreaming"












