
A Passion Play dei Jethro Tull album del 1973.
Dei grandissimi Jethro Tull ho lungamente parlato in occasione di molte recensioni dei loro lavori incluso l'album più recente Curious Ruminant, del 2025 e nella scheda a loro dedicata “Jethro Tull: Rock, Folk, Blues e il Flauto Magico di Anderson”, mi piace ricordare però che i Jethro Tull sono una band britannica fondata a Blackpool nel 1967 da Ian Anderson e da lui guidata fino ad oggi.
La formazione prende il nome dal pioniere della moderna agricoltura, l'agronomo Jethro Tull ed è celebre per la sua fusione di rock, folk, blues e musica classica, unendo sonorità tradizionali e innovative, con Anderson che suona in modo virtuoso il flauto e che ha contribuito a definire il sound della band.
La loro musica è contraddistinta dalla presenza dominante infatti del flauto traverso, suonato dal virtuoso leader Ian Anderson. Dopo un esordio all'insegna del richiamo al blues, i Jethro Tull hanno attraversato la storia del rock, sperimentando vari generi: dal folk rock all'hard rock, dal progressive rock alla musica classica.
Una lunghissima e brillante carriera nell'ambito del Progressive Rock e Folk Rock con numerosi cambiamenti di formazione, una band attiva che continua a esibirsi e pubblicare musica.
A Passion Play è uno dei lavori più complessi e divisivi del rock progressivo, il picco dell'ambizione compositiva di Ian Anderson che è stato un album di successo nonostante sia nato dalle ceneri di una sessione di registrazione fallimentare.
L’album infatti segue le registrazioni di un doppio album iniziate presso lo studio Château d'Hérouville in Francia, registrazioni complicate da continuai guasti tecnici, intossicazioni alimentari e infestazioni di parassiti, tanto che la band nominò lo studio "Chateau D'Isaster", L’album non vide mai luce, al ritorno nel Regno Unito, Anderson decise di scartare infatti quasi tutto il materiale (successivamente pubblicato in raccolte come Nightcap o The Château D'Hérouville Sessions) e di scrivere interamente A Passion Play da capo.
Si tratta di un ambizioso concept album che narra del viaggio spirituale di un uomo nell'aldilà.
Il titolo richiama le "Sacre Rappresentazioni" (Passioni) della tradizione cristiana, ma Anderson rielabora il tema in chiave ironica e surreale, paragonando la vita e la morte a una messa in scena teatrale.
Il protagonista affronta dopo il suo decesso diverse tappe:
Atto 1: La Morte e il Funerale. Ronnie muore e, in forma di spirito, assiste al proprio funerale. Successivamente attraversa un purgatorio descritto come un deserto ghiacciato, guidato da un angelo.
Atto 2: Il Giudizio. Arriva in una sorta di "banca della memoria", dove una giuria esamina i filmati della sua vita passata per giudicare le sue azioni.
L'Intermezzo: La Favola. A metà album si inserisce "The Story of the Hare Who Lost His Spectacles", una favola surreale narrata da Jeffrey Hammond che funge da metafora sull'incapacità di vedere la realtà oltre le convenzioni sociali.
Paradiso e Inferno. Ronnie viene ammesso in Paradiso, ma lo trova noioso e burocratico. Decide quindi di visitare l'Inferno, scoprendo che anche Lucifero è un personaggio deludente e "aziendale".
La Rinascita. Rifiutando entrambe le opzioni, Ronnie sceglie di fuggire dall'aldilà per tornare nel ciclo della vita terrena attraverso la reincarnazione.
Si tratta di una critica alla Religione Dogmatica, Anderson esplora la possibilità dell'aldilà ma ne rifiuta le dottrine rigide, preferendo una visione ciclica dell'esistenza. Attraverso Ronnie Pilgrim, l'album riflette su come le persone vivano per soddisfare le aspettative altrui anziché il proprio potenziale.
L'intera opera è strutturata come un dramma teatrale, con tanto di programma di sala incluso nel vinile originale (in foto), per sottolineare come ogni individuo sia un attore nella propria "Passione".
Musicalmente L'album è una suite ininterrotta di 45 minuti con continui cambi di tempo e temi musicali che richiedono numerosi ascolti per essere assimilati e alterna momenti pastorali a sezioni jazz-rock sincopate con un uso preponderante del sax da parte di Ian Anderson, che riduce sensibilmente lo spazio dedicato al flauto traverso, conferendo al disco un tono più oscuro.
Atto 1: Il Funerale, è diviso in tre parti, Lifebeats / Prelude che apre con un battito cardiaco campionato che introduce una overture strumentale complessa con il sax soprano di Ian Anderson in grande evidenza. The Silver Cord con la voce di Anderson, sezione atmosferica. Re-Assuring Tune è un breve momento strumentale che introduce la sezione successiva.
Atto 2: Il Giudizio apre con Memory Bank / Best Friends, brano di un jazz-rock incalzante. Critique Oblique è una delle sezioni più belle, con molti cambi di tempo. Forest Dance #1 è un interludio strumentale dalle atmosfere pastorali.
La Suite è interrotta a questo punto dalla favola "The Hare Who Lost His Spectacles" una favola per bambini, narrata dal bassista Jeffrey Hammond con un marcato accento del Lancashire, accompagnata da un arrangiamento orchestrale di David Palmer. La traccia era stata inserita per spezzare la densità dell'album e funge da intermezzo comico, come momento di leggerezza che separa le parti più serie.
Atto 3: Il Paradiso inizia con The Foot of Our Stairs / Overseer Overture, grande prog con eccellenti interazioni fra organo e chitarra elettrica.
Atto 4: L'Inferno e la Rinascita inizia con Flight from Lucifer / Magus Perdé con i passaggi più duri dell'album, non distanti dall’hard rock. Epilogue riprende i temi iniziali, concludendosi con un senso di moto perpetuo ciclico verso la "Ever-passion play" della vita
L'album all’epoca ha ricevuto critiche contrastanti per la sua complessità testuale e musicale ma raggiunse il primo posto negli Stati Uniti ed è stato poi rivalutato e considerato una pietra miliare del prog. Eccellente!
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Tracklist
1. A Passion Play, Part I (23:04)
Act 1 - Ronnie Pilgrim's funeral - a winter's morning in the cemetery.
I. "Lifebeats" (instrumental)
II. "Prelude" (instrumental)
III. "The Silver Cord"
IV. "Re-Assuring Tune" (instrumental)
Act 2 - The Memory Bank - a small but comfortable theatre with a cinema-screen (the next morning).
V. "Memory Bank"
VI. "Best Friends"
VII. "Critique Oblique"
VIII. "Forest Dance #1" (instrumental)"
2. A Passion Play, Part II (22:00)
Interlude - The Story of the Hare Who Lost His Spectacles.
IX. "The Story of the Hare Who Lost His Spectacles" (Anderson, Hammond, Evan)
Act 3 - The business office of G. Oddie & Son (two days later).
X. "Forest Dance #2" (instrumental)
XI. "The Foot of Our Stairs"
XII. "Overseer Overture"
Act 4 - Magus Perdé's drawing room at midnight.
XIII. "Flight from Lucifer"
XIV. "10:08 to Paddington" (instrumental)
XV. "Magus Perdé"
XVI. "Epilogue"
Durata 45:04
LineUp
- Ian Anderson - voce, flauto, chitarre acustiche, sassofoni soprano e sopranino
- Martin Barre - chitarra elettrica
- John Evan - pianoforte, organo, sintetizzatore, annunciatore di "The Story of the Hare Who Lost His Spectacles"
- Jeffrey Hammond - basso, voce, narratore di "The Story of the Hare Who Lost His Spectacles"
- Barriemore Barlow - batteria, timpani, glockenspiel, marimba
Con:
- David Palmer - arrangiatore e direttore d'orchestra





