Bromio Degli ZU, album del 1999.
Su Progressive Rock World gli ZU godono di una considerazione altissima.
Io li considero una colonna portante dell'avanguardia, in grado di fondere generi apparentemente distanti attraverso strutture complesse e un uso unico e aggressivo della strumentazione. A loro ho dedicato articoli che trovate nella sezione RIO-Avant-Prog ed Extreme Prog Metal:
La Recensione e il focus su "Carboniferous" (2009), il capolavoro della band, un album ESSENZIALE, il loro capolavoro è uno dei dischi più influenti dell'intera scena sperimentale italiana e internazionale degli ultimi decenni, che esalta la capacità del trio di destrutturare il noise e il prog-metal, un ascolto obbligato per chiunque voglia esplorare il genere RIO-Avant-Prog nella sua chiave più pesante.
La Recensione e l’analisi di "Ferrum Sidereum" (2026), il loro monumentale doppio album in studio uscito a inizio 2026, un’opera di complessità geometrica nei ritmi e con un caratteristico timbro distorto e percussivo del sassofono baritono di Luca Mai, l'attitudine "jazz-core" intransigente e senza tempo della band.
La musica degli ZU non è mai semplice rumore, ma una raffinata e matematica declinazione del filone Rock in Opposition (RIO) e io inserisco i loro dischi tra i consigli d'ascolto per chi ama le evoluzioni più estreme del progressive rock, accanto a pilastri storici internazionali del genere.
In questa scheda, prima della recensione dell’album, una biografia della band più dettagliata.
Gli Zu, nati a Roma nel ’97, sono una delle band più importanti e apprezzate della scena sperimentale, jazzcore e avant-garde a livello mondiale. Questo trio romano è conosciuto per il suo sound strumentale potente e graffiante, che il compositore John Zorn ha definito una miscela esplosiva tra la forza del metal e la libertà del jazz. In quasi trent’anni di attività, hanno sfornato oltre 15 album e suonato più di 2000 concerti in giro per il mondo, collaborando con leggende come Mike Patton (Faith No More), Buzz Osborne (The Melvins) e Thurston Moore (Sonic Youth).
Al centro degli Zu c’è un trio power-jazz strumentale formato da tre musicisti romani:
Luca Mai (Sassofono Baritono): Il cuore melodico e aggressivo del gruppo. Il suo stile trasforma il sax baritono in un’arma ritmica e distorta, tipo una chitarra heavy metal, grazie all’uso innovativo di effetti e amplificatori.
Massimo Pupillo (Basso): Il motore della band. Il suo modo di suonare il basso elettrico è caratterizzato da distorsioni pazzesche, accordature basse e una spinta ritmica che ricorda l’hardcore punk e il noise rock. È anche super attivo in tanti progetti paralleli di improvvisazione radicale.
Jacopo Battaglia (Batteria): Il batterista storico, famoso per la sua precisione matematica e la potenza incredibile dei suoi tempi dispari (math rock). Ha fatto parte della band fin dall’inizio fino al 2011, per poi tornare nella formazione ufficiale nel 2024 per la ristampa del primo album, Bromio.
Durante le pause o i cambi di Battaglia, batteristi di fama internazionale come Gabe Serbian (The Locust) e Tomas Järmyr si sono alternati dietro i tamburi.
Roma, seconda metà degli anni ’90. Tre musicisti si incontrano e decidono di creare qualcosa di unico. Prima di salire sul palco, collaborano con la compagnia teatrale Fanny & Alexander e il regista Romeo Castellucci, componendo ed eseguendo colonne sonore. Questa esperienza teatrale lascia il segno, influenzando il loro modo di fare musica, che diventa teatrale e drammatica. Il risultato? Il loro primo album, “Bromio”, nel 1999.
Il sound degli Zu è così particolare che non passa inosservato. Iniziano a suonare in giro per Europa e America, pubblicando album importanti come “The Way of the Animal Powers” nel 2005, registrato a Chicago con il mitico Steve Albini.
Nel 2009 arriva “Carboniferous”, pubblicato da Ipecac Recordings di Mike Patton. Un album heavy-noise che riceve un sacco di consensi dalla critica, con la partecipazione speciale di Patton e dei Melvins. Dopo anni di tour, nel 2011 Jacopo Battaglia lascia la band, che decide di prendersi una pausa.
Ma nel 2014, Mai e Pupillo non si arrendono e rilanciano gli Zu. Esplorano nuovi territori sonori, ambient, d’atmosfera, droni e psichedelia, come si sente in “Jhator” del 2017.
E ora, nel 2024, arriva la grande notizia: gli Zu si riuniscono nella formazione originale! Con il ritorno di Battaglia e la ristampa di “Bromio”, celebrano un viaggio musicale iniziato nei club underground di Roma e arrivato a influenzare la musica d’avanguardia in tutto il mondo. Che storia!
Gli Zu sono una band davvero unica e sperimentale, un mix di generi estremi, un pilastro della musica d’avanguardia contemporanea. Hanno dato una bella scossa alla classica formazione rock, eliminando chitarra e voce e optando per un approccio fisico, potente e matematico agli strumenti. I loro generi di riferimento partono dal Jazzcore / No Wave, il punto di partenza del gruppo. Qui si fondono l’improvvisazione e la libertà espressiva del free jazz (ispirandosi a giganti come John Zorn e Peter Brötzmann) con l’energia e la velocità dell’hardcore punk. Poi c’è il Math Rock / Noise, dove le composizioni sono caratterizzate da tempi dispari, incastri metrici complessi, stop-and-go improvvisi e un uso massiccio di distorsioni, feedback e suoni stridenti. Nella seconda metà della loro carriera, gli Zu hanno abbracciato anche l’Avant-Prog / Drone, integrando atmosfere scure, ripetizioni ipnotiche e dilatazioni sonore che si avvicinano alla musica d’ambiente e d’avanguardia.
Il trio riesce a creare una pressione sonora incredibile grazie all’uso non convenzionale dei singoli strumenti:
Luca Mai trasforma il Sax Baritono in una Chitarra Metal, collegandolo a pedali d’effetto, distorsori e amplificatori per generare riff pesanti, abrasivi e taglienti, invece delle melodie tradizionali.
Massimo Pupillo usa un’accordatura estremamente bassa e distorsioni sature per il suo Basso, unendo linee ritmiche ossessive e potenti a un approccio rumoristico guidato dall’improvvisazione radicale.
Jacopo Battaglia, alla Batteria, funge da collante geometrico del gruppo, distinguendosi per una precisione millimetrica nel gestire ritmiche destrutturate, sincopate e iper-veloci.
Il sound degli Zu ha fatto un bel viaggio nel tempo, passando attraverso fasi ben distinte. All’inizio, con “Bromio”, la loro musica era secca, frenetica e punk, con una forte dose di free jazz selvaggio. Poi, con “Carboniferous”, hanno cambiato marcia, virando verso un metal d’avanguardia potente, sludge e noise d’impatto, con suoni densi e una produzione iper-compressa. Negli album più recenti, come “Jhator” o “Cortar Todo”, hanno rallentato un po’, lasciando spazio a paesaggi sonori più scuri, esoterici, rituali ed elettronici. E infine, nel 2024, hanno fatto un ritorno alle origini con una reunion storica.
Bromio, il loro album d’esordio disco, è il disco che ha catapultato la band sulla scena sperimentale internazionale. Il titolo, “Bromio” (che significa “il fragoroso”), è uno degli epiteti storici di Dioniso, il dio greco del delirio mistico, dell’estasi e della liberazione dei sensi. Questo nome calza a pennello con la natura primitiva e la violenza catartica della loro musica.
Oltre al trio originale, la band ha accolto due musicisti eccezionali per dare vita a una sezione fiati e tastiere davvero speciale. Roy Paci, noto per il suo lavoro nel jazz sperimentale e nella No Wave europea, si è unito a loro alla tromba per brani come “Detonatore”, “Zu Circus”, “Asmodeo” e “La Grande Madre delle Bestie”. In “Bromio”, Paci si unisce al sax di Luca Mai per creare una sezione fiati dinamica e coinvolgente, e si esibisce in assoli free jazz pieni di energia, in particolare in “Asmodeo”. Roberto “Bobo” Gorelli, invece, aggiunge il suo tocco magico all’organo Hammond in “La Grande Madre delle Bestie”, la traccia di chiusura del disco. I suoi droni e le sue tessiture spettrali di organo contribuiscono a creare un finale epico e indimenticabile.
La mia è la versione SSR137, uscita nel 2024 per il 25° anniversario, e credetemi, è molto più di una semplice ristampa! La band ha tirato fuori i nastri originali del ’99 e ha fatto un lavoro pazzesco di re-amping e remix con Lorenzo Stecconi. Risultato? Hanno risolto tutti i problemi della prima edizione su CD, e ora il disco ha tutta la potenza, la grinta e quel “muro di suono” che li ha resi leggendari nei concerti dal vivo. Ah, e a proposito di tracce, la versione in vinile SSR137 ha una tracklist ufficiale di 10 canzoni, quindi niente più “Paonazzi”, la traccia fantasma che compariva in alcune vecchie edizioni digitali e CD.
“Detonatore” è un pezzo Jazzcore super energico e matematico. Jacopo Battaglia apre il disco con un ritmo sincopato e preciso come un orologio. Il sax baritono di Luca Mai e la tromba di Roy Paci si uniscono in linee all’unisono veloci e aggressive. Un vero e proprio manifesto degli Zu! L’energia punk si mescola alla complessità del prog.
“Xenitis” è un brano Math rock d’avanguardia con un tocco No Wave. Massimo Pupillo guida la traccia con un riff di basso cupo e dondolante. Luca Mai risponde con suoni graffianti e strappi stridenti, mentre la batteria crea un ritmo asimmetrico e intrigante. Un pezzo ossessivo e spigoloso, ma che ti cattura subito.
“Testa di Cane” è un pezzo Noise rock rallentato, proto-sludge pesante. Battaglia lascia la velocità per concentrarsi sulla pura forza d’impatto. Il sax di Mai scende in un registro quasi industriale, mentre il basso di Pupillo crea un tappeto potente e costante. Uno dei brani più scuri dell’album, ma anche uno dei più interessanti. Prepara il terreno per le sonorità monolitiche che la band esplorerà dieci anni dopo in Carboniferous. Pezzo davvero potente!
“Zu Circus” è un pezzo Avant-prog teatrale ed eclettico, con un tocco grottesco. I fiati disegnano melodie divertenti e quasi bandistiche che si scompongono sotto i colpi di una sezione ritmica piena di energia. Si sente subito l’esperienza della band come compositrice di colonne sonore. È un brano ironico e sorprendente che spezza la tensione del disco.
“Asmodeo” è un pezzo che fonde il free jazz radicale con una struttura hardcore punk. Roy Paci e Luca Mai si sfidano in un duello improvvisativo, mentre Pupillo e Battaglia tengono il ritmo con un inseguimento sonoro incessante. Questo brano che chiude il Lato A è un’esperienza sonora intensa e catartica. Il mixaggio di Stecconi è fondamentale: riesce a mantenere il caos dei fiati ben definito, permettendo a ogni strumento di risaltare con chiarezza e precisione.
“Cane Maggiore” è un pezzo di math rock ad alta precisione, con un andamento meccanico e preciso. Jacopo Battaglia è il vero protagonista, gestendo con maestria i continui cambi di tempo e gli stop-and-go improvvisi. Il sax esegue riff circolari e ipnotici. È uno dei brani più solidi strutturalmente e si avvicina molto al post-hardcore strumentale di fine anni ’90. Ascoltato oggi dimostra quanto fosse avanti questo trio, che già nel 1999 anticipava i canoni del math-metal moderno.
“Epidurale” è un pezzo di noise chirurgico e destrutturato. Massimo Pupillo sperimenta con feedback e distorsioni estreme sul suo basso, creando un dialogo serrato con le percussioni metalliche di Battaglia. È un brano breve e abrasivo, quasi un interludio di pura tensione elettrica, che serve a resettare l’orecchio dell’ascoltatore prima del rush finale dell’album.
“Villa Belmonte” è un pezzo di post-punk spigoloso mescolato a noise-jazz. Luca Mai firma alcune delle sue linee di sax più memorabili e ritmiche, mentre il basso pulsa dritto ed energico, richiamando certe atmosfere della Chicago alternativa. È uno dei pezzi più trascinanti e “rock” dell’intero album. Ha un tiro incredibile ed esplode con un calore analogico avvolgente.
“Erotomane” è un brano Noir-jazz dal sapore cupo, lento e ipnotico. La band rallenta notevolmente, creando un’atmosfera sinuosa e sinistra grazie ai fiati che si intrecciano su un tempo di batteria dilatato. Il basso profondo aggiunge un tocco di mistero, come se qualcosa di imminente stesse per accadere. Questo pezzo è fondamentale per capire l’evoluzione futura della band, in particolare le atmosfere mistiche e drone di Jhator.
“La Grande Madre delle Bestie” è un brano Avanguardia rumoristica, esoterica ed epica. I tre musicisti si spingono al limite delle loro capacità, creando un’esperienza sonora unica. Il brano parte da una struttura ritmica complessa per poi sfociare in un monumentale maelstrom di feedback e droni d’organo/rumore. È la degna conclusione di Bromio, una suite d’avanguardia che sfugge a qualsiasi classificazione di genere. Un’esperienza d’ascolto dionisiaca, stratificata e mastodontica.
Questo album è un mix davvero unico di jazzcore, math rock, noise e hardcore punk, tutto strumentale e senza voce, ma con un impatto pazzesco! L’insolita combinazione sonora, con il sassofono baritono di Luca Mai che invece di seguire i soliti schemi jazz, si scatena in riff distorti e abrasivi supportati da una sezione ritmica che non molla mai, ha rivoluzionato il concetto di musica d’avanguardia in Italia. Eccellente!
La Mia Versione
Etichetta: Subsound Records (2) – SSR137
Formato: Vinile, LP, Album, Limited Edition, Reissue, Remastered, Stereo, Yellow/Black Swirl
Paese: Italy
Uscita: 2024
Tracklist
A1 Detonatore 3:36
A2 Xenitis 3:11
A3 Testa Di Cane 3:06
A4 Zu Circus 3:42
A5 Asmodeo 4:06
B1 Cane Maggiore 3:24
B2 Epidurale 1:51
B3 Villa Belmonte 2:54
B4 Erotomane 4:25
B5 La Grande Madre Delle Bestie 5:43
LineUp
- Luca Tommaso Mai - sax
- Massimo Pupillo - basso
- Jacopo Battaglia - batteria
Con (non accreditati):
- Roy Paci - tromba
- Roberto “Bobo” Gorelli - Hammond
Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:
Piattaforma ufficiale e digitale: Puoi riprodurre i brani in alta definizione e supportare direttamente la band consultando la pagina ufficiale di Zu Bandcamp oppure visitando lo spazio della label sul Subsound Records Bandcamp.







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