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Ferrum Sidereum degli ZU

20-03-2026 17:05

FrancescoProg

ESSENZIALE, Album anni 2020, Album 2026, RIO-Avant-Prog, zu,

Ferrum Sidereum degli ZU

Ferrum Sidereum degli ZU, del 2026. Un album che mi ha inizialmente spiazzato ma che già dal primo ascolto è stato entusiasmante...

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Ferrum Sidereum degli ZU, del 2026.


Non conoscevo questa band e grazie alla rete ne sono venuto a conoscenza.


Gli Zu, band italiana d’avanguardia nata a Roma nel 1997, sono noti per il loro sound unico che fonde jazz, metal, punk e rumorismo. La formazione storica è un trio composto da Luca Tommaso Mai al sassofono baritono, tastiere, sintetizzatore e organo, Massimo Pupillo al basso, chitarra a 12 corde, sintetizzatore e tastiere, e Jacopo Battaglia alla batteria, percussioni acustiche e sintetiche. Dal 2011, Paolo Mongardi ha preso il posto di Battaglia alla batteria.

Spesso definiti “jazz-core”, gli Zu si distinguono per le loro strutture ritmiche complesse e l’uso aggressivo degli strumenti, in particolare il sax baritono, suonato in modo percussivo e distorto. 
Nel gennaio 2026 hanno pubblicato l'album Ferrum Sidereum, accolto dalla critica come uno dei loro lavori più significativi e oscuri, l’unico che ho ascoltato della loro prolifica carriera, e lo ritengo un capolavoro che mi spinge ad ascoltare anche gli album precedenti.


Non facile recensire le tracce, hanno richiesto diversi ascolti e di seguito tento di trasferire quello che mi hanno lasciato, nei circa 80 minuti di durata totale con brani di lunga durata che vano dai circa 7 ai circa 10 minuti. 


Charagma apre l’album con rumori ambientali, pioggia, temporale, seguiti dall’attacco di un riff pesante di basso distorto e suoni tetri e oscuri. Clima di tensione. Dissonanze. Batteria potente. Clima caotico con forte componente metal. Tappeti di synth inquietanti. Interventi percussivi nella parte iniziale con il riff sincopato e poi solo batteria. Riff che si ripete. Fiati che lanciano un suono d’allarme quasi arcaico. Nella parte finale clima più pesante e caos controllato. Basso che graffia e traccia la base con colpi decisi.    


Golgotha inizia con suoni synth lontani e un loop dal mood cinematografico come quella della avanzata di Darth Vader. Lo stesso giro si fa più pesante. Poi cresce di novo e si fa metal oscuro, le tastiere salgono a disegnare un tappeto potente nell’incedere di basso e batteria pesanti. Pezzo decisamente prog metal. Grande batteria. Poi cresce in velocità. Fiati quasi ipnotici. Scende di tono al centro del brano su un tappeto percussivo ritmico quasi tribale, con suoni inquietanti di sottofondo. Cresce progressivamente di intensità in una marcia tetra.  Di nuovo un momento di sospensione atmosferico fatto di suoni di synth prima di una ripartenza pesante con basso aggressivo, batteria potente e fiati con suoni lunghissimi e un bellissimo assolo, clima teso e di emergenza.    


Kether inizia con suoni percussivi quasi echeggianti seguiti da basso e chitarra in una lunga intro nella quale la base ritmica si definisce sempre di più da suoni sincopati a un tempo duro e puro, pesante, seguito da basso e synth. Bellissima atmosfera tesa. Torna il giro inziale e torna la base percussiva. Torna il clima di attesa. Poi il basso potente e il sincopato in una escalation che cresce progressivamente in durezza fino ad un momento di sospensione in cui è la chitarra a disegnare la ritmica che fa da base alle variazioni di batteria e synth. La trama si fa più melodica senza perdere il piglio incalzante e incessante fino al finale esplosivo epico e intenso.   Linee di basso mostruose.


A.I. Hive Mind ha un inizio subito caotico, fatto di un sincopato sincrono di batteria basso e chitarra con fiati in dissonanza che evolve velocemente in una trama intricata. Sensazione di urgenza ed emergenza in costante crescita. Entra il pianoforte elettrico ad alternarsi in fasi più sospese e fasi in cui il basso e percussioni si fanno oscuri. Poi in un concerto di dissonanze, tempi dispari e distorsioni il pezzo riprende la sua corsa. Siamo al confine fra l’improvvisazione e la psichedelia a tratti. Suoni che si fanno a tratti eterei. Il basso imperioso definisce il mood in base ai suoi accenti e giri e stacchi. Grandi gli interventi di chitarra e fiati. 


La Donna Vestita Di Sole parte con una lunga intro ambientale monumentale con batteria echeggiante su tappeto di synth. Basso che scolpisce l’aria con suoni profondi. Il tappeto di synth cresce progressivamente fino ad una mitraglia di batteria chitarra e basso potenti e dissonanti.  Poi un giro di chitarra che cambia le sonorità e diventa una corsa ansiosa di suoni che si aggiungono alla potente ritmica di base. Brano avvincete e spietato.


Pleroma ha una intro ambientale, basso e suoni di synth e cembali, campane. Soffusa tensione e clima di attesa. Atmosfera prolungata che vira in una ritmica lenta dominata dall’onnipresente basso e una base di batteria essenziale quasi elettronica. Bassi distorti si fanno avanti lenti mentre un substrato percussivo cresce dal silenzio e si fa continuo e incessante su di un loop di basso e suoni di synth sempre più caotici fino ad una esplosione controllata in cui tornano i fiati ipnotici e intensi fino a sfumare.


Fuoco Saturnio. Bello l’arpeggio di chitarra iniziale in una atmosfera che si traduce subito in un riff veloce di chitarra seguito da una ritmica incalzante. Molte variazioni di ritmica con una splendida sinergia basso batteria a scandire sincopi e stacchi di imprevedibili fattezze che si addensano sempre di più fino a determinare una fase metal dark oscura e cruda con mitragliate di bassi e come colona sonora una lenta litania di fiati acuti e distorti e synth, cornamuse impazzite mentre basso e batteria graffiano. 


The Celestial Bull and the White Lady ha un inizio celestiale come il titolo, con una melodia distesa sulla quale interviene subito un giro di chitarra cruda e percussioni acustiche lontane. L’intensità cresce ed elementi percussivi, piatti e cembali si aggiungono, il riff di chitarra si fa più deciso e con il basso diventa imperioso. Tripudio di controtempi e poliritmie fino ad una fase sospesa, lunga e lenta dall’atmosfera epica che sfocia in una corsa finale, dal mood metal e il sapore oscuro che domina i minuti finali, in una accelerazione costante. Magnifico


Hymn of the Pearl. Bellissima la lunga intro ipnotica con un loop suggestivo e atmosferico di synth e percussioni echeggianti che si addensa sempre di più accrescendo l’enfasi ma senza perdere l’incedere costante fino ad un giro di chitarra deciso che velocizza il tempo e vede la sezione ritmica farsi più forte.  Riprende il tema iniziale che è sempre più avvincente. Il tappeto di bassi è profondo e inquietante fino ad un inserto dal sound molto dark, scandito da colpi di basso e synth e una batteria ricca di sfumature. Pezzo dominato dalla atmosfera di inquietante attesa e marcata potenza in tutte e sue fasi. Spettacolare, epico in tutti i sensi, con un finale che arriva troppo presto nonostante i suoi oltre nove minuti.


Perseidi è un intermezzo atmosferico che collega con splendidi suoni di synth plananti il brano precedente al brano successivo


Ferrum Sidereum nasce sullo sfumare dei suoni del brano precedente, sui quali entra un imperioso giro di basso di straordinaria intensità in un lungo e teso crescendo. Quando entra la batteria profonda e potente sono già rapito dal mood di urgenza e gravità. Un tripudio di emozioni fra le quali trova spazio una sezione più acustica ed eterea. Ma è solo una breve pausa. L’organo e la batteria con l’immancabile basso imperioso tornano subito a scandire stacchi potenti che si fanno più complessi mentre le tastiere salgono di volume e la batteria e basso disegnano spettacolari progressioni. Poi l’esplosione, caos controllato in quella che è una splendida cavalcata di sincopi che spaccano l’aria in frammenti ordinati e stridenti. Sempre più veloci e dissonati. Verso il finale, fino a colpi di mitraglia ripetuti e interrotti da brevi pause nelle quali risuonano gli echi delle pelli tese e dei cimbali. Capolavoro.


Un album che mi ha inizialmente spiazzato ma che già dal primo ascolto è stato entusiasmante. I molti ascolti non sono dovuti alla necessità di capirlo ma piuttosto a quella di confermare le sensazioni iniziali che ho riportato nella mia descrizione delle tracce che spero riassumano sufficientemente la mia opinione su questo disco che preferisco lasciare nel mondo delle emozioni piuttosto che ai giudizi tecnici freddi e razionali. 

 

In poche parole, lo definisco un album essenziale, magnifico, TOP del 2026 ad oggi.

La Mia Versione

Etichetta: House Of Mythology – HOM 037
Formato: CD, Album, Stereo
Paese: UK
Uscita: 9 gen 2026

Tracklist

1. Charagma (6:43)
2. Golgotha (7:13)
3. Kether (7:15)
4. A.I. Hive Mind (8:23)
5. La Donna Vestita Di Sole (9:23)
6. Pleroma (7:37)
7. Fuoco Saturnio (6:00)
8. The Celestial Bull and the White Lady (8:04)
9. Hymn of the Pearl (9:16)
10. Perseidi (1:04)
11. Ferrum Sidereum (8:49)

Durata 79:47

LineUp

- Massimo Pupillo: basso, chitarra a 12 corde, sintetizzatore, tastiere
- Luca Tommaso Mai: sassofono baritono, tastiere, sintetizzatore, organo
- Paolo Mongardi: batteria, percussioni acustiche e sintetiche

Link per l’ascolto attraverso le principali piattaforme digitali: 

  • Bandcamp: La soluzione migliore per supportare direttamente la band. Puoi ascoltare i brani in streaming e acquistare l'album in formato digitale o fisico sulla loro pagina Bandcamp ufficiale.
  • Spotify: L'album completo è disponibile per lo streaming gratuito (con pubblicità) o premium qui su Spotify.
  • YouTube: Puoi trovare l'intero disco caricato sul canale della loro etichetta, House of Mythology, in questo Full Album Player.
  • Amazon Music: Disponibile per lo streaming e l'acquisto in formato MP3 o CD su Amazon Music.
  • Apple Music & Deezer: L'album è presente anche su Apple Music e Deezer. 
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