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Monster Movie, esordio dei The CAN e la loro storia…

02-06-2026 08:00

FrancescoProg

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Monster Movie, esordio dei The CAN e la loro storia…

Monster Movie dei CAN album del 1969, un album fondamentale del Krautrock, un debutto incredibile che ha cambiato per sempre il rock d’avanguardia e la ...

Monster Movie dei The CAN album del 1969.

 

Su Progressive Rock World ho lungamente parlato dei CAN, pilastri della Kosmische Musik / Krautrock, un punto di riferimento fondamentale per la musica psichedelica e sperimentale tedesca, attraverso articoli sui loro album più celebri:

 

Tago Mago, il loro terzo album, un lavoro di Krautrock di altissimo livello e il primo a includere ufficialmente Damo Suzuki alla voce dopo l'addio di Malcolm Mooney. Un capolavoro.

Future Days, altro autentico capolavoro del genere Krautrock e l'apice creativo della band, caratterizzato da sonorità meditative, atmosferiche e ambient.

 

Ege Bamyasi, altro capolavoro della loro discografia, del krautrock e della musica sperimentale.

 

Monster Movie è un album fondamentale del Krautrock, un debutto incredibile che ha cambiato per sempre il rock d’avanguardia e la psichedelia. Ma parlando del loro primo disco, scopriamo anche la storia di questa band eccezionale.


I CAN si sono formati a Colonia nel 1968 e sono i veri pionieri del Krautrock, tra i musicisti più influenti del rock sperimentale.  La cosa interessante è che non erano dei ragazzini appassionati di blues, ma un gruppo di intellettuali, esperti di musica classica d’avanguardia e jazzisti professionisti che hanno deciso di smontare la musica rock. Il nome “CAN” sta sia per “Communism, Anarchism, Nihilism” (Comunismo, Anarchismo, Nichilismo) sia per il significato in inglese (“potere”, “essere in grado di”).


La formazione classica era composta da:


Holger Czukay (Basso, Ingegneria del suono, Tape Editing)
Nato a Danzica nel 1938 e scomparso nel 2017, era la mente tecnica e teorica del gruppo. Aveva studiato musica elettronica e d’avanguardia con il famoso compositore Karlheinz Stockhausen. Al basso preferiva la semplicità all’esibizionismo, concentrandosi su droni e linee circolari ipnotiche. La sua vera specialità, però, era usare lo studio di registrazione come uno strumento musicale, montando i nastri.


Irmin Schmidt (Tastiere, Sintetizzatori)
Berlino, 1937. Nasce Irmin Schmidt, l’unico membro fondatore dei Can ancora in vita.  Un vero talento, pianista classico e direttore d’orchestra sinfonico, allievo del grande Stockhausen.  Ma un viaggio a New York gli cambia la vita: scopre Andy Warhol, i Velvet Underground e Jimi Hendrix e decide di dare una svolta alla sua musica.  Addio musica colta, benvenuti atonalità e rumorismo nel rock!  Schmidt distrugge l’idea classica di tastiera melodica, creando un suono unico e innovativo.


Poi c’è Jaki Liebezeit, alla batteria e alle percussioni. Nato nel 1938 e purtroppo scomparso nel 2017, è considerato uno dei batteristi più importanti e innovativi di sempre.  Proveniente dalla scena free-jazz europea (aveva suonato con la Globe Unity Orchestra), Liebezeit si stufa dell’anarchia e decide di andare nella direzione opposta: la pura ripetizione geometrica.  Il suo stile, il “Motorik”, unisce la precisione di una drum machine alla fluidità del funk, diventando il vero motore dei CAN.


Infine, Michael Karoli, alla chitarra. Nato nel 1948 e purtroppo scomparso prematuramente nel 2001, era il più giovane del gruppo.  Ex studente di legge e allievo privato di chitarra di Czukay, Karoli aveva una solida preparazione, ma il suo approccio era viscerale, acido e istintivo.  Sapeva spaziare da distorsioni garage rock a fraseggi psichedelici ed etnici, integrandosi perfettamente nei flussi ipnotici della sezione ritmica. 


I CAN hanno una storia divisa in due ere, ognuna caratterizzata da un cantante carismatico che ha lasciato il segno. 

 

La prima era, dal 1968 al 1970, è stata guidata da Malcolm Mooney, uno scultore e pittore afroamericano che si è unito alla band quasi per caso. Con la sua voce potente e teatrale, Mooney cantava ripetendo frasi come mantra fino a stremarsi. Ha registrato l’intero album “Monster Movie” prima di tornare negli Stati Uniti per motivi di salute.


La seconda era, dal 1970 al 1973, ha visto l’arrivo di Damo Suzuki, un giovane hippy giapponese. Suzuki è stato scoperto da Czukay e Liebezeit mentre si esibiva come artista di strada fuori da un caffè a Monaco di Baviera. È stato ingaggiato la sera stessa per un concerto senza nemmeno fare una prova! Suzuki, scomparso nel 2024, ha portato uno stile vocale astratto, sussurrato e improvvisato, arricchendo i capolavori della band come “Tago Mago”, “Ege Bamyasi” e “Future Days”.


La musica dei CAN è una fusione ipnotica di sperimentazione e ritmo. Un elemento fondamentale è il ritmo “Motorik”, un battito costante e ripetitivo in 4/4, guidato dal batterista Jaki Liebezeit, che viene spesso definito giustamente un “metronomo umano”.  L’improvvisazione collettiva è un altro tratto distintivo: i brani nascono da lunghe sessioni in studio, poi sapientemente montate dal bassista Holger Czukay come un collage sonoro.  L’ipnotismo e il minimalismo dominano i loro pezzi, con linee di basso ossessive, riff di chitarra taglienti e tastiere d’atmosfera che creano un effetto trance.  Il canto, usato come strumento, non segue le strutture pop classiche, ma si esprime attraverso urli, sussurri e vocalizzi astratti. I CAN sono maestri dell’avanguardia colta, riuscendo a fondere l’energia del rock psichedelico americano, il jazz e la musica classica contemporanea (Stockhausen).


Uscito nel 1969, “Monster Movie” è un album che mescola alla perfezione la precisione della musica colta europea con l’energia del garage rock americano.  È l’unico disco dei CAN registrato interamente con il loro primo cantante, Malcolm Mooney. La sua voce, ipnotica e un po’ instabile, dà all’album un’urgenza espressiva davvero unica. 


La sezione ritmica è il cuore pulsante di questo album. Il basso di Holger Czukay e la batteria di Jaki Liebezeit non si lasciano influenzare dai cambi di tempo tipici del rock blues dell’epoca.  Al contrario, mantengono un tempo costante, circolare e implacabile.  Questo stile, pur avendo radici nel funk, si concentra sulla pura spinta propulsiva, rinunciando alle variazioni.


A differenza dei successivi album dei CAN, più elettronici e rarefatti, Monster Movie ha un suono grezzo, acido e spigoloso. Le chitarre di Michael Karoli sono sature e distorte, con una forte influenza del garage rock americano e del sound abrasivo dei Velvet Underground.


I brani non seguono la classica struttura della canzone pop. Musicalmente, l’album si sviluppa attraverso lunghe improvvisazioni collettive, le cosiddette jam session. La band stabilisce un accordo o un giro di basso fisso e costruisce sopra di esso un muro di suono che cresce di intensità per accumulo, senza mai cambiare tonalità.


L’uso delle tastiere e degli organi da parte di Irmin Schmidt introduce nello stile del disco elementi della musica contemporanea e della musica concreta. Invece di eseguire assoli melodici, Schmidt crea tappeti sonori dissonanti, droni continui ed effetti rumoristici che aumentano il senso di alienazione e psichedelia dell’album.


Le tecniche di registrazione sono innovative e leggendarie per la loro ingegnosità, e rappresentano il perfetto esempio di come i limiti tecnici possano trasformarsi in pura avanguardia. L’album è stato registrato nel castello di Schloss Nörvenich, vicino a Colonia, trasformato dalla band in uno studio artigianale chiamato Inner Space Studio.


A differenza degli studi professionali dell’epoca, che si avvalevano di registratori a 4 o 8 piste, i CAN avevano a disposizione solo un registratore a nastro stereo a due piste di tipo consumer.

Questo significava che la band doveva fare molta attenzione ai volumi e al bilanciamento dei singoli strumenti mentre suonava. Se la chitarra finiva per sovrastare la batteria, non c’era modo di aggiustarlo in un secondo momento: bisognava rifare tutto da capo!  Con pochi microfoni a disposizione, questi catturavano non solo il suono di ogni singolo strumento, ma anche il riverbero naturale delle stanze del castello, conferendo all’album quel suono unico, denso e “inscatolato” che lo caratterizza.


Ma la vera magia avveniva dopo la registrazione, grazie alla sensibilità di Holger Czukay, allievo del famoso compositore Stockhausen.  Dato che non potevano sovrapporre le tracce, i CAN trasformavano il registratore in uno strumento di composizione, tagliando e incollando fisicamente il nastro magnetico con lametta e nastro adesivo.  Un vero e proprio lavoro artigianale! Il suono della batteria di Jaki Liebezeit è incredibilmente asciutto e nitido per il 1969.  I CAN posizionavano pochissimi microfoni sulla batteria, ma molto vicini alle pelli.  E la pulizia del suono non derivava da compressori elettronici (che non avevano), ma dal controllo dinamico di Liebezeit: il batterista colpiva ogni elemento sempre con la stessa identica forza, agendo come un limitatore di volume umano.  Un vero maestro del ritmo. Per ottenere la distorsione della chitarra di Michael Karoli e delle tastiere di Irmin Schmidt, la band non si affidava a sofisticati pedali d’effetto, ma saturava i canali del piccolo mixer o del registratore.  Spingendo i volumi oltre il limite consentito dall’apparecchiatura (tecnica del clipping), ottenevano quel suono acido, graffiante e precursore del lo-fi, che ha reso la loro musica così unica e riconoscibile.

 

I CAN hanno scelto il titolo “Monster Movie” per un paio di motivi simpatici legati al loro modo di fare musica e al contesto in cui registravano.  Immaginate: registravano ore e ore di improvvisazioni, e poi il bassista Holger Czukay passava intere giornate a tagliare e incollare i nastri magnetici per creare i brani finali.  Questo processo di montaggio gli ricordava tanto il lavoro di montaggio di un film, quindi il nome è venuto quasi da sé!  Inoltre, la band pensava che la loro musica fosse super visiva e cinematografica.  Dato che i suoni erano spesso un po’ oscuri, ripetitivi, ipnotici e a volte anche un po’ inquietanti, hanno deciso di chiamarla ironicamente la colonna sonora di un “film dell’orrore” o di un “film di mostri”, da cui il titolo Monster Movie.

 

E poi, c’è la copertina, con il robot gigante in stile Galactus, inserita nella seconda stampa, richiamava proprio le locandine dei vecchi film di fantascienza e dei kaijū (i film di mostri giganti giapponesi tipo Godzilla). 

 

Questo è stato l’unico album pubblicato con l’articolo “The” davanti al nome, suggerito dal primo cantante Malcolm Mooney.  Dopo, la band ha deciso di semplificare e chiamarsi semplicemente Can.

 

C’è anche una primissima stampa dell’album, pubblicata in sole 500 copie dall’etichetta privata Music Factory.  Quella versione non aveva la copertina illustrata con il robot, ma una grafica circolare più semplice e psichedelica con la scritta “Made in a castle with better equipment”.  La foto di questa copertina originale compare ora sulla copertina interna di questa versione.  La famosa copertina con il robot gigante è arrivata subito dopo con la ristampa della United Artists / Liberty Records.


Ho la versione XSPOON4, una ristampa in vinile rimasterizzata che mantiene la tracklist originale con le sue quattro tracce.  Il restauro audio è stato fatto con cura, quindi la sezione ritmica è più nitida e la saturazione dei nastri è esaltata.


“Father Cannot Yell” è un brano che fonde elementi di Proto-Punk, Noise-Rock psichedelico e Minimalismo ossessivo.  È un’esperienza musicale intensa e coinvolgente che reinterpreta la psichedelia dei tardi anni ’60, anticipando di dieci anni le idee della New Wave. Jaki Liebezeit guida il brano con un tempo incalzante e geometrico, mantenendo un ritmo costante senza pause.  Rinuncia ai tipici abbellimenti del rock, diventando un motore instancabile che spinge la musica in avanti. Holger Czukay contribuisce con una linea di basso pulsante e ripetitiva che si integra perfettamente con il ritmo della batteria, creando una base solida e avvolgente. Michael Karoli, invece di suonare un assolo tradizionale, usa la chitarra per produrre feedback taglienti e distorsioni acide, aggiungendo texture uniche alla musica. Irmin Schmidt arricchisce il brano con droni e textures inquietanti all’organo, saturando le frequenze medie per aumentare la tensione. Infine, Malcolm Mooney declama il testo con un’urgenza e una passione teatrale, trasformando la voce in un’espressione avanguardistica. 


“Mary, Mary So Contrary” è un brano Dream-Pop psichedelico e Space-Rock malinconico, il più melodico e lineare del disco.  Ispirato a una filastrocca inglese, rallenta il ritmo per creare un’atmosfera onirica e fluttuante. Michael Karoli è il vero protagonista, con la sua chitarra che abbandona l’acidità del garage rock per tessere un ricamo melodico infinito e malinconico, anticipando lo shoegaze moderno. Jaki Liebezeit e Holger Czukay rallentano il tempo: Liebezeit suona con un ritmo quasi “marziale” ma fluido, mentre Czukay sostiene la melodia con note lunghe e profonde. Malcolm Mooney offre una performance dolce e ipnotica, ripetendo “Mary” come una ninna nanna o un mantra nostalgico. Infine, Irmin Schmidt accompagna il pezzo con accordi d’organo dilatati che fanno da collante emotivo.


“Outside My Door” è un brano acid-garage rock con influenze proto-funk distorte.  Questo pezzo fa da perfetto collegamento tra il rock americano più sfrenato, tipo Velvet Underground e MC5, e le sperimentazioni ritmiche europee. È un brano energico e pieno di spigoli. Malcolm Mooney trascina il pezzo con una performance selvaggia e viscerale. Oltre a cantare in modo esuberante, suona l’armonica a bocca in modo rumoroso e cacofonico. Irmin Schmidt lascia da parte i tappeti sonori per suonare le tastiere con riff percussivi e dissonanti che interagiscono direttamente con la voce di Mooney. Jaki Liebezeit introduce un groove spezzato e sincopato dalle forti influenze funk, dimostrando la sua incredibile abilità tecnica nel manipolare il ritmo. Michael Karoli e Holger Czukay creano una barriera sonora ruvida e satura, sfruttando al massimo la distorsione da sovraccarico del mixer dell’Inner Space Studio.


“Yoo Doo Right” è un brano che mescola Trance-Rock, Krautrock ancestrale, Musica Ambient e Tribale.  È il pezzo forte dell’album, occupando l’intero lato B del vinile, una jam session epica che si evolve in un’esperienza mistica, guidata da un crescendo emotivo e dinamico. Jaki Liebezeit fa un lavoro incredibile, suonando un ritmo tribale, ipnotico e circolare per ben 20 minuti senza sbagliare un colpo.  Modifica sottilmente l’intensità dei suoi colpi per accompagnare i picchi emotivi del pezzo. Holger Czukay non si limita a suonare una linea di basso potente, ma è anche il mago del Tape Editing. Ha passato ore a tagliare e ricucire il nastro originale, dando a questa jam improvvisata una struttura chiara e una tensione drammatica perfetta. Malcolm Mooney raggiunge uno stato di estasi sciamanica, leggendo frammenti di una lettera d’amore della sua ragazza e ripetendoli fino allo sfinimento. Sussurra, urla e improvvisa sillabe, perdendo il senso delle parole e creando un’atmosfera unica. Michael Karoli e Irmin Schmidt lavorano con sottrazione e accumulo. Iniziano lasciando ampi spazi vuoti, per poi far esplodere chitarra e tastiere in droni lisergici e muri di rumore bianco quando il ritmo di Liebezeit si fa più serrato. Poi, si spengono e ricominciano da capo, creando un’esperienza musicale davvero coinvolgente. 


“Monster Movie” è un album rock ipnotico e primitivo, guidato da una mente matematica. Incarna l’energia del rock di fine anni ’60, incanalandola in strutture ripetitive e ossessive.  Questo album ha anticipato la new wave, il post-punk e la musica ambient, vantando una delle migliori sezioni ritmiche della storia del rock.  Pur essendo meno ostico dei successivi lavori, richiede comunque un orecchio aperto alle sue ripetizioni ipnotiche. 

Un disco fondamentale.

La Mia Versione

Etichetta: Spoon Records – XSPOON4, Spoon Records – XSPOON4_UK
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered
Paese: Europe
Uscita: 13 giu 2014

Tracklist

A1        Father Cannot Yell
A2        Mary, Mary, So Contrary
A3        Outside My Door
B        Yoo Doo Right

LineUp

Bass – Holger Czukay
Drums, Engineer, Edited By – Jaki Liebezeit
Guitar – Michael Karoli
Keyboards – Irmin Schmidt
Vocals – Malcolm Mooney

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

Spotify: puoi ascoltare la tracklist completa (composta da Father Cannot Yell, Mary, Mary So Contrary, Outside My Door e la celebre suite Yoo Doo Right) direttamente su Spotify - Monster Movie.

Bandcamp: se preferisci lo streaming in alta qualità e il supporto diretto per l'acquisto digitale o del vinile, l'album è presente sulla pagina ufficiale del gruppo su Bandcamp - Monster Movie

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