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Wind & Wuthering dei Genesis

01-06-2026 08:00

FrancescoProg

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Wind & Wuthering dei Genesis

Wind & Wuthering dei Genesis album del 1976, il secondo senza Peter Gabriel e l’ultimo con il chitarrista Steve Hackett...

Wind & Wuthering dei Genesis album del 1976.

 

Questo album è il secondo dei Genesis senza Peter Gabriel e l’ultimo con il chitarrista Steve Hackett, che decise di lasciare il gruppo poco dopo per dedicarsi alla sua carriera solista.  Nel 1976, i Genesis avevano appena superato l’addio di Peter Gabriel con l’uscita di “A Trick of the Tail”. Durante le registrazioni di questo nuovo album, iniziarono a farsi sentire alcune differenze creative.  Steve Hackett, in particolare, sentiva di non avere abbastanza spazio per le sue canzoni nel sound ricco di tastiere di Tony Banks. 

Wind & Wuthering è l’ultimo album dei Genesis che si può definire veramente progressive rock.  Rispetto ad A Trick of the Tail, questo disco è meno vivace, ma più profondo, riflessivo, romantico e, a volte, malinconico. Il titolo e l’idea di base dell’album sono strettamente legati alla letteratura inglese e all’atmosfera autunnale. È un’opera davvero suggestiva, con un filo conduttore che unisce sia i testi che la musica.  Il titolo, “Wind & Wuthering”, è un omaggio al famoso romanzo “Cime tempestose” di Emily Brontë. “Wuthering” significa la furia del vento, mentre “Wind” ne è la continuazione, quasi a rappresentare il respiro e l’atmosfera malinconica e autunnale che pervade tutto l’album.

 

Le sessioni di registrazione sono state molto produttive. La band si è ritrovata infatti con un sacco di materiale, più di quanto potesse stare in un solo LP.  Alla fine, tre canzoni sono state messe da parte per l’album, soprattutto per questioni di spazio e perché non tutti erano d’accordo sulla direzione musicale. Queste tracce sono uscite nel maggio del 1977 nell’EP “Spot the Pigeon”.  Si tratta di “Inside and Out”, “Pigeons” e “Match of the Day”, di cui vi parlerò in una recensione dedicata.

 

Wind & Wuthering non è un concept album classico  ma è unito da un tema e un’atmosfera davvero forti.  L’intero disco è pieno di malinconia, romanticismo crepuscolare e un senso di perdita che tocca il cuore. Le musiche fanno sentire il cambio delle stagioni e la fine di un’epoca.  Brani come “One for the Vine”, che parla della solitudine di un leader spirituale, e “Blood on the Rooftops”, che mette a confronto la nostalgia per il passato con la noia della TV moderna, esplorano il disincanto e i ricordi.  L’inizio dell’album, “Eleventh Earl of Mar”, si ispira a eventi storici veri, tipo la rivolta giacobita del 1715, e lega l’album alla tradizione dei racconti storici inglesi.  È un viaggio emozionante attraverso la brughiera inglese, dove il vento e il freddo autunnale diventano metafore della solitudine umana e del tempo che passa.

 

La copertina di questo album è una delle più famose e suggestive dei Genesis, e rispecchia perfettamente il sound crepuscolare che si trova nell’album. È stata progettata dallo storico studio grafico britannico Hipgnosis e illustrata dall’artista freelance Colin Elgie, che aveva già lavorato alla grafica del precedente album, “A Trick of the Tail”. Anni dopo, Elgie disse che, pur essendo orgoglioso del lavoro, avrebbe preferito usare un po’ più di colore e renderla meno monocromatica.  Io sono d’accordo con lui!

 

Wind & Wuthering è un album che rappresenta sia il culmine che l’addio del progressive rock romantico e sinfonico dei Genesis. Dopo l’uscita di Peter Gabriel, Tony Banks prende in mano le redini della band.  L’album è ricco di trame orchestrali create con il Mellotron, assoli di sintetizzatore ARP Pro Soloist che ti lasciano a bocca aperta e tappeti sonori di organo Hammond che avvolgono l’ascoltatore. Brani come “One for the Vine” mostrano arrangiamenti complessi, quasi di stampo classico, che dimostrano la maestria della band. L’influenza di Steve Hackett si sente forte, donando all’album un sapore folk-pastorale. L’uso della chitarra classica e acustica a 12 corde crea atmosfere intime e delicate, come l’introduzione di “Blood on the Rooftops”, che poi esplodono in improvvisi assoli di chitarra elettrica distorti e pieni di sustain. La sezione ritmica, composta da Phil Collins e Mike Rutherford, è al suo massimo splendore. In questo periodo, Collins era molto influenzato dal suo progetto parallelo jazz-fusion, i Brand X, e questa influenza si sente in Wind & Wuthering attraverso tempi dispari, ritmiche sincopate e passaggi strumentali super dinamici e aggressivi, soprattutto nella sezione centrale di “All in a Mouse’s Night” e nello strumentale “…In That Quiet Earth”. La voce di Phil Collins si consolida definitivamente. Rispetto al precedente A Trick of the Tail, qui il canto è ancora più caldo, sfumato e malinconico, perfetto per le atmosfere autunnali dell’album. Le armonie vocali sono stratificate e ricche, culminando nella potenza emotiva della ballata finale “Afterglow”. Wind & Wuthering è un perfetto equilibrio tra la complessità del rock progressivo più tecnico e una sensibilità melodica quasi cinematografica, capace di dipingere paesaggi sonori desolati e maestosi.

 

Ho una copia della versione 602567490142, una ristampa in vinile 180 grammi del 2018. È stata masterizzata con il processo Half-Speed presso gli studi di Abbey Road, un metodo che come noto garantisce una qualità del suono eccezionale. Questa edizione si basa sul fantastico remix del 2007 di Nick Davis.

 

“Eleventh Earl Of Mar” è il brano d’apertura dinamico ed epico, ispirato al romanzo storico di Nigel Tranter sulla rivolta giacobita del 1715.  Il passaggio tra le sezioni più energiche e quelle più acustiche è gestito in modo impeccabile.  Il pezzo si muove tra il progressive rock sinfonico, con influenze folk-rock e un tocco teatrale.   Tony Banks crea un’atmosfera ricca e avvolgente con le sue tastiere, tra Mellotron e sintetizzatore ARP Pro Soloist. Phil Collins ci regala una batteria potente e sincopata, accompagnata da una voce graffiante. Mike Rutherford tiene le redini della ritmica con un basso distorto e profondo, mentre Steve Hackett arricchisce il tutto con fraseggi acustici ed elettrici a dodici corde.

 

“One For The Vine” è una suite di quasi dieci minuti, uno dei capolavori dell’era a quattro elementi della band. Racconta la storia di un uomo che, un po’ controvoglia, diventa un leader spirituale e profeta, per poi rendersi conto di aver solo alimentato un ciclo di illusioni.  Il brano è un mix di prog sinfonico multi-strutturato, con cambi di tempo complessi e intermezzi jazz-fusion.  Un momento particolarmente suggestivo è l’improvvisa esplosione ritmica centrale guidata dai sintetizzatori, seguita da un passaggio di pianoforte classico di grande impatto. Questo pezzo è il capolavoro solista di Tony Banks, che lo ha composto interamente.  Banks intreccia pianoforte, organo Hammond e sintetizzatori con una precisione incredibile. Phil Collins gestisce alla perfezione le transizioni ritmiche, passando dal lirismo più delicato a ritmi serratissimi. Mike Rutherford sostiene la complessa architettura armonica con il suo basso, mentre Steve Hackett aggiunge arpeggi e ricami sonori d’ambiente.

 

“Your Own Special Way” è una ballata romantica e accessibile, che segna la prima vera incursione della band verso un sound pop-rock più convenzionale.  Anche se alcuni puristi del prog non l’hanno accolta con entusiasmo, offre un momento di respiro melodico e piacevole.  Il brano si muove tra il pop-prog acustico e il soft rock pastorale. Il ritornello è aperto e orecchiabile, e la sezione centrale è guidata da un piano elettrico Fender Rhodes dal suono cristallino.  È stato scritto interamente da Mike Rutherford, che ha creato la struttura portante con la chitarra acustica a 12 corde. Phil Collins offre un’interpretazione vocale calda e vellutata, che anticipa il suo futuro stile solista. Tony Banks arricchisce il finale con un tappeto di string-synth, mentre Steve Hackett rimane più defilato, concentrandosi sul supporto armonico.

 

Poi c’è “Wot Gorilla?”, un breve e frenetico brano strumentale che chiude il primo lato. È una scarica di pura energia che, a quanto pare, divideva la band (Hackett avrebbe preferito inserire al suo posto la sua “Please Don’t Touch”). Lo stile è Jazz-fusion d’avanguardia combinato con rock progressivo elettronico.  Il riff sincopato tra tastiere e percussioni è intricato e velocissimo, e Phil Collins è l’assoluto protagonista, sfoggiando ritmiche sincopate derivate dalla sua esperienza parallela con i Brand X. Tony Banks satura lo spazio sonoro con veloci fraseggi di sintetizzatore ARP, mentre Mike Rutherford blocca il tempo con precisione al basso. Il contributo di Steve Hackett, in questo brano, è ridotto ai minimi termini.

 

Passando al lato B, troviamo “All In A Mouse’s Night”, un brano estroso e ironico che narra, in chiave teatrale e fumettistica, una caccia tra un gatto e un topo in una casa, finita con l’intervento comico degli umani. Lo stile è art-rock melodico con forti richiami al prog teatrale di inizio anni ’70.  Bellissimo l’assolo finale di chitarra elettrica, malinconico e maestoso, che contrasta nettamente con il tono ironico del testo. Tony Banks qui si è superato con una sceneggiatura musicale piena di effetti sonori e cambi di registro alle tastiere che tengono alta l’attenzione. Phil Collins, con la sua voce incredibilmente espressiva, dà vita ai diversi personaggi della storia, rendendola un’esperienza davvero coinvolgente.  E non dimentichiamoci di Steve Hackett, che nel finale ci regala uno dei suoi assoli più iconici e toccanti dell’album. Mike Rutherford, invece, assicura un ritmo solido e costante, alternandosi tra basso e pedaliera Moog Taurus.

 

“Blood On The Rooftops” è uno dei pezzi più forti del disco, sia a livello di testo che di emozione.  Critica in modo pungente la superficialità della televisione britannica, mettendola a confronto con le tragedie internazionali dell’epoca. Lo stile è un Folk-prog intimo e malinconico, che poi esplode in un crescendo orchestrale rock. L’introduzione, tutta strumentale con la chitarra classica, è una delle più belle di sempre. Steve Hackett (che ha scritto il brano insieme a Collins) apre con un’introduzione alla chitarra con corde di nylon che fa venire i brividi. Phil Collins canta con una vulnerabilità e un’emozione straordinarie, ed è anche lui l’autore del testo. Tony Banks sostiene il ritornello con un arrangiamento di Mellotron maestoso che simula un’orchestra d’archi, mentre Mike Rutherford accompagna delicatamente al basso acustico.

 

“’Unquiet Slumbers For The Sleepers…” è la prima parte di una suite strumentale che si collega alla successiva.  Evoca un paesaggio nebbioso, desolato e tipicamente romantico-inglese. Lo stile è Ambient prog, progressive rock pastorale ed etereo. La transizione tra i due brani è fluida e sognante, senza interruzioni. Steve Hackett e Mike Rutherford creano una fitta rete di chitarre acustiche ed elettriche svisate. Tony Banks aggiunge texture soffici di sintetizzatore che imitano il vento delle brughiere. Phil Collins completa il tutto con piatti sfumati ed effetti percussivi minimali.

 

“…In That Quiet Earth” è la seconda parte dello strumentale, che si differenzia nettamente dalla prima. Qui l’atmosfera si fa più intensa, energica e decisamente coinvolgente, un vero e proprio spettacolo strumentale. Lo stile è Prog-fusion energico e sinfonico.  Il duetto solista tra la chitarra elettrica e il sintetizzatore è semplicemente fantastico, serrato e tagliente. Steve Hackett è in gran forma, con un uso magistrale del tapping e del volume swells sulla sua chitarra elettrica. Phil Collins scatena una tempesta ritmica sulla batteria con fill complessi e tempi dispari. Tony Banks risponde con assoli taglienti di ARP, mentre Mike Rutherford spinge la traccia con linee di basso serrate e incisive.

 

“Afterglow” è la traccia di chiusura, indimenticabile, che svanisce gradualmente riprendendo le code armoniche del pezzo precedente. Diventerà un pezzo forte di tutti i futuri concerti della band. Esprime un senso di liberazione, pace e rinascita dopo un evento catastrofico. Lo stile è Prog-pop in crescendo, anthem rock sinfonico. Il climax finale è monumentale, sorretto dai cori multistrato e dal ritmo solenne. Un trionfo per Tony Banks (autore del pezzo), che crea un muro di suono celestiale combinando l’organo con i cori del Mellotron. Phil Collins offre una delle sue migliori performance vocali di sempre, potente e ricca di emozione. Mike Rutherford dona una spinta epica al brano grazie alle frequenze sismiche dei suoi pedali Moog Taurus. Steve Hackett fluttua sullo sfondo con accordi d’ambiente dilatati, chiudendo con grazia il suo addio definitivo ai Genesis.

 

“Wind & Wuthering” è un album di rock progressivo, l’ultimo vero disco puramente prog dei Genesis. Dopo questo, con l’addio del chitarrista Steve Hackett, la band cambierà rotta verso un suono più pop, commerciale e radiofonico. Le canzoni non seguono la classica struttura pop “strofa-ritornello”. I brani spesso superano i 10 minuti e contengono continui cambi di tempo, tonalità e atmosfera, sviluppandosi come suite classiche. Più di un terzo dell’album è dominato da parti strumentali, come la transizione tra “Unquiet Slumbers for the Sleepers…” e “…In That Quiet Earth”, dove i musicisti mettono in mostra un virtuosismo tecnico incredibile. Il sound è guidato dal Mellotron (che simula gli archi), dall’organo Hammond e dai sintetizzatori di Tony Banks, elementi fondamentali del prog rock sinfonico degli anni ’70. I testi non parlano di cose di tutti i giorni, ma traggono ispirazione dalla letteratura britannica (Emily Brontë), da eventi storici (la rivolta giacobita in “Eleventh Earl of Mar”) e da racconti fantastici. Anche se contiene già alcune melodie più accessibili e orecchiabili, la complessità degli arrangiamenti e l’approccio concettuale lo rendono un vero classico del prog rock. Un album fantastico.

La Mia Versione

Etichetta: Charisma – 602567490142, UMC – 602567490142
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Stereo, 180 gr.
Paese: Europe
Uscita: 3 ago 2018

Tracklist

A1        Eleventh Earl Of Mar    7:43
A2        One For The Vine    9:58
A3        Your Own Special Way    6:18
A4        Wot Gorilla?    3:15
B1        All In A Mouse's Night    6:38
B2        Blood On The Rooftops    5:27
B3        'Unquiet Slumbers For The Sleepers...    2:20
B4        ...In That Quiet Earth'    4:53
B5        Afterglow    4:10

LineUp

Bass [4 6 & 8 String Basses], Electric Guitar, 12-String Acoustic Guitar, Bass [Pedals] – Mike Rutherford
Electric Guitar, Acoustic Guitar [Nylon Classical], Guitar [12 String], Kalimba, Autoharp – Steve Hackett
Piano [Steinway Grand Piano], Synthesizer [ARP 2600], Synthesizer [Pro-Soloist], Synthesizer [Roland String], Synthesizer, Organ [Hammond], Mellotron, Piano [Fender Rhodes Piano] – Tony Banks
Vocals, Drums, Cymbal, Percussion – Phil Collins

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

Ascolta l'album in streaming su Spotify.

Ascolta il disco completo su Apple Music.

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