Londinium degli Archive album del 1996.
In occasione della recensione del loro album di debutto, vediamo la storia della band, della quale ho già parlato con l’articolo dedicato al loro splendido album Glass Minds del 2026.
Gli Archive non sono la solita band, ma un collettivo musicale britannico nato a Londra nel 1994. La loro storia è un viaggio continuo di sperimentazione sonora, con una formazione sempre in movimento. Al timone di questo progetto creativo, fin dall’inizio, ci sono i due membri fondatori e menti brillanti: Darius Keeler e Danny Griffiths.
Darius Keeler e Danny Griffiths si sono incrociati nei primi anni Novanta nella scena hardcore/breakbeat londinese. Insieme alla cantante Roya Arab e al rapper Rosko John, hanno dato vita agli Archive, pubblicando il loro album trip-hop Londinium nel 1996. Dopo qualche divergenza interna, la band ha cambiato voce, accogliendo Suzanne Wooder per il pop-melodico di Take My Head nel 1999, un album che i fondatori hanno poi preferito non ricordare.
Con l’arrivo dell’irlandese Craig Walker alla voce, gli Archive hanno intrapreso un nuovo percorso musicale. Hanno lasciato da parte in parte l’elettronica per abbracciare il rock progressivo e psichedelico, con un tocco alla Pink Floyd.
È stato il periodo d’oro di album iconici come You All Look The Same To Me del 2002 e della famosa suite da 16 minuti Again. Dopo l’addio di Walker, Keeler e Griffiths hanno deciso di non affidarsi più a un solo frontman, trasformando gli Archive in un collettivo poliedrico. Hanno reclutato contemporaneamente diversi cantanti e musicisti per creare arrangiamenti monumentali, pubblicando opere imponenti come Controlling Crowds nel 2009 e Call To Arms & Angels nel 2022. Curiosamente, pur essendo britannici, gli Archive hanno sempre avuto un successo commerciale maggiore in Francia, Polonia e nel resto d’Europa rispetto alla loro madrepatria.
Il Nucleo Fisso è un collettivo musicale con un gruppo di collaboratori storici. Al timone c’è Darius Keeler, il tastierista, pianista, programmatore e compositore principale. È lui il cervello dietro le strutture orchestrali e i crescendo ipnotici che caratterizzano la musica del gruppo. Darius collabora da sempre con Danny Griffiths, co-fondatore e mago dei sintetizzatori, campionamenti, effetti sonori e linee di basso. Danny gestisce la complessa e affascinante parte elettronica dei loro brani.
Il collettivo vanta diverse voci principali. Dave Pen, parte del gruppo dal 2004, è un polistrumentista e cantante con una voce graffiante e rock che dà vita ai brani più energici e intensi. Pollard Berrier, arrivato nel 2006, è un cantante e chitarrista americano (ex membro dei Bauchklang) che porta una vocalità melodica, intensa e teatrale. Maria Q, corista e vocalist storica dal 2002, aggiunge una nota calda, eterea e spiccatamente soul alla musica del collettivo. Holly Martin, entrata in pianta stabile nel 2012, è diventata la voce femminile di punta degli ultimi album grazie al suo timbro potente, graffiante e magnetico.
La sezione ritmica è composta da Steve “Smiley” Barnard, il batterista fondamentale del gruppo dal 2001, che sorregge i loro lunghi ed epici live, e Jonathan Noyce, bassista di eccezione (ex membro dei Jethro Tull) che cura le profonde linee di basso elettrico dal 2006.
Lo stile musicale degli Archive è estremamente complesso e difficile da etichettare, poiché la band ha rifiutato i confini di un singolo genere per abbracciare un approccio totalmente fluido. Nel corso di oltre trent'anni di carriera, la loro musica si è evoluta attraverso tre macro-pilastri, combinati tra loro in modo unico.
La musica di questa band è un mix di generi. Partono dal Trip-Hop e Downtempo, presenti fin dai primi tempi con “Londinium” e che non hanno mai abbandonato del tutto. Pensate a ritmi hip-hop lenti e ipnotici, campionamenti a volontà, bassi profondi, atmosfere notturne e un pizzico di malinconia urbana. Poi, a partire dagli anni Duemila, si sono avvicinati al Progressive e al Post-Rock, prendendo spunto dai Pink Floyd. I loro pezzi sono spesso delle vere e proprie suite che superano i 10 o 15 minuti, con strutture non lineari, chitarre elettriche potenti e crescendo strumentali che esplodono in finali epici ed emozionanti. L’elettronica d’avanguardia e il Synthpop sono alla base della loro musica. Usano sintetizzatori analogici, drum machine, distorsioni digitali e elementi di musica industrial e ambient, creando un contrasto interessante tra il calore delle voci e la freddezza della tecnologia.
La loro musica è visiva e orchestrale, sembra quasi la colonna sonora di un film distopico. Grazie all’uso drammatico degli archi e dei synth, riescono a creare immagini mentali potenti. Molti dei loro pezzi più famosi partono da un giro di pianoforte, di chitarra o di un beat elettronico ripetuto all’infinito. Questo loop si arricchisce piano piano di strumenti e voci per minuti e minuti, creando una tensione emotiva incredibile prima dell’esplosione finale. E visto che sono un collettivo, il loro stile cambia a seconda del cantante. Passano dal rap stridulo e arrabbiato alle ballate soul ed eteree, fino al rock alternativo più graffiante, spesso intrecciando più voci nello stesso brano. I testi e le atmosfere parlano spesso di alienazione sociale, paranoia, controllo governativo, ossessione e rottura emotiva, rendendo la loro musica tanto affascinante quanto un po’ dark.
Gli Archive sono una band che crea musica oscura e cinematografica, e i loro testi e concetti rispecchiano perfettamente questo stile. Invece delle solite canzoni d’amore, spesso realizzano concept album complessi che esplorano la psicologia umana, la politica e la società moderna.
Uno dei temi principali che affrontano è la distopia, in particolare il controllo sociale e la perdita di privacy. La loro saga di Controlling Crowds (Parti I-III e Part IV del 2009) è un esempio lampante, dove esplorano il controllo governativo, la manipolazione delle masse attraverso la tecnologia e la sottomissione dell’individuo al potere. È una critica alla società contemporanea, che dipinge un futuro (o un presente) in cui l’essere umano è intrappolato in un sistema freddo e alienante.
Un altro tema ricorrente è quello delle relazioni umane, spesso viste nel momento del loro crollo o della fine. Gli Archive raccontano storie di cuori infranti, risentimento, bugie, tradimenti, dipendenza affettiva e l’incapacità di lasciar andare il passato.
La salute mentale è un altro argomento che affrontano con sensibilità. La band scava a fondo nella psiche umana, trattando di depressione, isolamento, ansia, panico e la sensazione di impazzire. I loro testi descrivono la lotta quotidiana contro i propri pensieri e la ricerca di una via d’uscita da un labirinto mentale, offrendo un’introspezione psicologica che permette all’ascoltatore di immedesimarsi nei momenti di massima vulnerabilità.
Infine, le loro origini e il periodo trip-hop influenzano i temi della città, della notte e della malinconia urbana. Raccontano la vita notturna nelle grandi metropoli (come la loro Londra in Londinium), il senso di solitudine che si prova pur essendo in mezzo a milioni di persone, e le storie di strada vissute tra i palazzi di cemento e la nebbia.
Londinium, l’album di debutto uscito nel 1996, è una vera perla nascosta del trip-hop anni Novanta. Il titolo, che richiama l’antico nome romano di Londra, fa da preludio a un ritratto sonoro cupo e introspettivo della capitale britannica. Nonostante il suo impatto artistico, la band si è sciolta poco dopo l’uscita del disco a causa di tensioni interne, rendendo Londinium un unicum irripetibile nella loro successiva discografia prog-rock. Questo album magistrale si inserisce nel filone trip-hop di Bristol, insieme a giganti come i Massive Attack, ma si distingue per una forte componente cinematografica e d’avanguardia. E’ dominato da linee di basso profonde, campionamenti d’archi eleganti e ritmiche downtempo hip-hop che dipingono paesaggi urbani notturni, nebbiosi e malinconici. La musica alterna momenti di quiete riflessiva a picchi di tensione drammatica, creando un’atmosfera davvero coinvolgente. Il vero punto di forza di Londinium è il contrasto tra le due voci. Roya Arab offre un’interpretazione eterea, calda e confidenziale che fluttua sulle melodie, mentre Rosko John aggiunge un tocco di realtà con il suo rap ritmato, profondo e poetico, che ancora il disco alla strada. Insieme, creano un’esperienza sonora unica e indimenticabile.
Io ho la ristampa in doppio vinile MOVLP2805 di Music On Vinyl.
“Old Artist” è un pezzo che fonde trip-hop cinematografico con scratching tipico dell’hip-hop e aperture sinfoniche. I fondatori, Darius Keeler e Danny Griffiths, costruiscono il sound manipolando campionamenti, tra cui uno tratto da Heaven di Be Be & Ce Ce Winans. Il violino di Ali Keeler aggiunge un tocco drammatico che si intreccia con i beat elettronici. Il contrasto tra la rigidità ritmica urbana e il calore malinconico degli archi è davvero notevole.
“All Time” è un mix di downtempo atmosferico, jazz e ambient. La voce ipnotica e intima di Roya Arab si intreccia con il flauto sognante di Pete Barraclough, mentre la programmazione essenziale di Keeler lascia spazio alla musica per respirare. La transizione fluida e delicata che funge da ponte verso atmosfere decisamente più cupe è eccezionale.
“So Few Words” è un brano di orchestral trip-hop ampio e lirico. Un pezzo corale di grande spessore, dove la batteria aggiuntiva di Matheu Martin si fonde con il violoncello di Julia Palmer. Roya Arab offre una delle sue performance vocali più intense, basandosi su un campionamento di Jimmy Ruffin (Love Is All We Need). La coda strumentale orchestrale, con un crescendo epico di archi, diventerà un marchio di fabbrica dei futuri Archive.
“Headspace” è un pezzo di alternative hip-hop sincopato e graffiante. Karl Hyde (Underworld) è presente al basso e alla chitarra, infondendo un groove energico e fisico. Il flow serrato e cupo di Rosko John si incastra perfettamente sui pattern elettronici, arricchiti dal flauto di Barraclough. La linea di basso distorta di Karl Hyde, che guida il brano dall’inizio alla fine, è semplicemente fantastica.
“Darkroom” è un pezzo di trip-hop claustrofobico, con tinte darkwave e industrial. La chitarra spettrale di Karl Hyde dialoga con i sintetizzatori cupi di Danny Griffiths. Rosko John declama i testi con un recitato profondo, quasi sussurrato, alternandosi alle vocalizzazioni eteree di Roya Arab. Il ritornello destrutturato e l’atmosfera opprimente, che ricorda le produzioni dei Massive Attack di Mezzanine, sono TOP.
“Londinium” è un manifesto di trip-hop, una fusione perfetta di rap, elettronica e musica classica, la traccia che più rappresenta l’album. Rosko John e Roya Arab intrecciano le voci in una dinamica “la bella e la bestia” perfetta. La chitarra di Karl Hyde e il violino di Ali Keeler creano una progressione ritmica drammatica e inarrestabile. Il finale è esplosivo, il rap serrato si fonde con una magnifica esplosione di archi e delay.
“Man-Made” è un pezzo di Electronic/Ambient strumentale, con forti influenze IDM. Il duo di produttori Keeler-Griffiths è al timone. Il violino solista di Ali Keeler funge da voce narrante sopra un tappeto di beat spezzati e glitch sintetici. L’assenza di testo esalta le abilità compositive della band.
“Nothing Else” è un pezzo di Downtempo intimista e confidenziale. Roya Arab torna protagonista assoluta al microfono, su un arrangiamento minimale pianoforte-batteria curato da Darius Keeler. La cruda fragilità emotiva trasmessa dall’interpretazione vocale della Arab è semplicemente fantastica.
“Skyscraper” è Trip-hop progressivo, influenzato dalla prima techno. Griffiths e Keeler mettono in mostra la loro cultura musicale, introducendo un campionamento esplicito di Mmm Skyscraper… I Love You degli Underworld e campionando Mother’s Son di Curtis Mayfield. Il flow di Rosko John diventa aggressivo e tagliente. Perfetto l’incastro tra il calore del campionamento soul di Mayfield e la freddezza della cassa techno.
“Parvaneh (Butterfly)” è un pezzo di elettronica etnica, misticheggiante e fluttuante. Roya Arab esplora vocalità mediorientali, accompagnata dalle trame sintetiche ipnotiche create da Danny Griffiths. L’atmosfera è rarefatta e spezza la tensione urbana del disco, introducendo elementi spirituali.
“Beautiful World” è Trip-hop melodico ad ampio respiro, con influenze gospel/soul. Un arrangiamento sontuoso, arricchito dalle chitarre di Steve Taylor e dalle voci addizionali di Jane Wall e Siobhan Sian, che supportano il canto solista profondo e distaccato di Rosko John. Fantastico il ritornello corale e arioso, uno dei rari momenti di luce lirica all’interno del disco.
“Organ Song” è un pezzo di neoclassica e d’avanguardia. Jane Hanna interviene al corno francese, mentre Ali Keeler esegue la linea di violino. Pete Barraclough si sposta alla chitarra acustica per accompagnare un suggestivo organo da chiesa programmato da Darius Keeler. Totale rottura stilistica con i ritmi elettronici, a favore di un momento puramente acustico e cameristico.
“Last Five / Untitled (Hidden Track)” è un pezzo di post-rock orchestrale (Last Five) seguito da ambient sperimentale (Untitled). Last Five unisce il flauto di Barraclough alla struttura elettronica portante della band. Dopo circa 39 secondi di silenzio, si sviluppa la traccia nascosta Untitled, dominata dal violoncello avvolgente di Julia Palmer e dal singolare triangolo suonato dall’ospite Anita Hill. Viene utilizzato anche un campionamento di Soul Saga di Quincy Jones. Geniale la transizione silenziosa che introduce la ghost-track, chiudendo l’album con un senso di isolamento notturno squisitamente londinese.
Londinium è un disco trip-hop ambizioso, oscuro e sottovalutato degli anni ’90. Gli Archive qui si superano, inserendo una componente orchestrale-cinematografica e un hip-hop progressivo che anticipano il post-rock. È l’unico album che vede la partecipazione di Roya Arab e Rosko John insieme ai fondatori Keeler e Griffiths. Un’unione magica che la band non ha mai più replicato nei lavori successivi. Assolutamente Consigliato.
La Mia Versione
Etichetta: Music On Vinyl – MOVLP2805, Island Records – MOVLP2805
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Reissue
Paese: Europe
Uscita: 26 feb 2021
Tracklist
A1 Old Artist 4:04
A2 All Time 3:51
A3 So Few Words 6:12
B1 Headspace 4:13
B2 Darkroom 4:31
B3 Londinium 5:19
C1 Man-Made 4:37
C2 Nothing Else 4:37
C3 Skyscraper 4:24
C4 Parvaneh (Butterfly) 3:50
D1 Beautiful World 6:36
D2 Organ Song 2:23
D3.1 Last Five 3:46
D3.2 (silence) 0:40
D3.3 Untitled
LineUp
Bass Guitar – Karl Hyde (tracce: B1)
Cello – Julia Palmer (tracce: A3, D3.3)
Drums [Additional] – Matheu Martin (tracce: A3)
Flute – Pete Barraclough (tracce: A2, B1, D3.1)
French Horn – Jane Hanna (tracce: D2)
Guitar – Karl Hyde (tracce: B1 to B3, D3.1), Pete Barraclough (tracce: D2), Steve Taylor (tracce: D1)
Keyboards [Uncredited], Effects [Sound Effects Uncredited] – Danny Griffiths
Keyboards [Uncredited], Programmed By [Uncredited] – Darius Keeler
Rap [Uncredited] – Rosko John
Triangle [Guest Trianglist] – Anita Hill (tracce: D3.3)
Violin – Ali Keeler (tracce: A1, B3,C1,D2)
Vocals [Additional] – Jane Wall (tracce: D1), Siobhan Sian (tracce: D1)
Vocals [Uncredited] – Roya Arab
Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:
Spotify: Puoi ascoltare la tracklist completa direttamente sull'album ufficiale Londinium su Spotify.
Apple Music: Il disco è fruibile in alta qualità audio sulla pagina dedicata a Londinium su Apple Music.













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