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Pestkrønikene dei Jordsjø

04-06-2026 08:00

FrancescoProg

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Pestkrønikene dei Jordsjø

Pestkrønikene dei Jordsjø in uscita il 24 luglio 2026. Lo dico subito a scanso di equivoci: Prog is back!!! E viene ancora una volta dal Nord ...

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Pestkrønikene dei Jordsjø in uscita il 24 luglio 2026.

 

Lo dico subito a scanso di equivoci: Prog is back!!! E viene ancora una volta dal Nord, da quella meravigliosa terra di mare, boschi e ghiacci che ho di recente avuto la fortuna di visitare, la Scandinavia.

 

Di questa grandissima band ho lungamente parlato e a loro ho dedicato una scheda biografica dettagliata intitolata “Jordsjø: il Prog Sinfonico che viene dal Nord”, che vi invito a leggere per scoprirne la storia e caratteristiche e dove potete trovare le recensioni dei loro dischi in collezione.

L'album è parte delle celebrazioni del decimo anniversario dei Jordsjø.  Pensato inizialmente come una raccolta di brani inediti registrati in studio tra il 2020 e il 2025, il progetto ha poi preso vita propria, con i pezzi che si intrecciano in modo tematico esplorando temi come guerra, caos, la caduta dei sovrani e l’alba di un nuovo periodo, oltre a culti e sette.

 

L’album è stato creato, arrangiato e mixato interamente dai due membri fondatori: 

Håkon Oftung (Polistrumentista: chitarre, flauto, tastiere, voce), leader del gruppo e figura di spicco della scena underground psichedelica e progressive di Oslo.  Ha collaborato nel tempo con band di culto come TusmørkeThe Chronicles of Father RobinWobbler e Zenon, solo per citarne alcune. 

 

Kristian Frøland (Batteria, percussioni, produzione), amico d’infanzia di Oftung e partner di lunga data nel progetto Jordsjø. Oltre a occuparsi della sezione ritmica acustica, ha curato personalmente la produzione e il mixaggio di Pestkrønikene, conferendo all’album il suo peculiare sound analogico anni ’70.

 

Artisti di spicco sono stati invitati a contribuire in modo significativo a brani specifici.

 

Jon A. Henriksen, polistrumentista e cantante, presta la sua voce nei pezzi “White Magic” e “Talisman II”. È il creatore dei Black Magic, una band norvegese che ha iniziato come progetto heavy/doom/black metal per poi virare verso sonorità hard rock anni ’70. Ha collaborato con Håkon Oftung per molti anni proprio nei Black Magic.

 

Kristian Valbo, noto batterista metal estremo delle storiche band norvegesi Obliteration e Aura Noir, si occupa della batteria, dei rototoms e dell’artwork del brano “Spiritual Lament”. Per questo album ha dimostrato la sua versatilità crossover suonando le percussioni e realizzando l’illustrazione della copertina.

 

Lars Fredrik Frøislie, tastierista e mente dei Wobbler, una delle band di punta del moderno symphonic prog, esegue un assolo di sintetizzatore MiniMoog nel brano “Kaosveldets Endelikt”. È un grande appassionato e collezionista di tastiere vintage (Mellotron, Hammond, Moog), con cui ricrea atmosfere fedeli ai primi anni ’70.

 

Andreas Prestmo, cantante principale e paroliere dei Wobbler, oltre che frontman dei The Chronicles of Father Robin, è la voce ospite nel brano “The Awakened”. È famoso nella scena scandinava per le sue linee vocali evocative e teatrali, ideali per i testi mitologici dei Jordsjø.

 

Il titolo “Pestkrønikene” significa “Le Cronache della Peste” in norvegese.  Questo titolo incarna l’idea centrale dell’album: un concept album cupo e mitologico che ruota attorno alla distruzione, alla fede distorta e alla rinascita che ne consegue. Le canzoni dell’album sono connesse da un tema e da un testo coerenti, basati su quattro elementi fondamentali: guerra e distruzione, il crollo di vecchie strutture sociali; la caduta dei re, la fine brutale di regni, monarchi e imperi; sette e culti, il fanatismo religioso e spirituale in momenti di crisi; e l’alba di una nuova era, la nascita di un nuovo periodo dalle rovine della devastazione.

 

In questo contesto apocalittico, la band fonde le proprie radici hard rock e heavy metal con elementi folk e psichedelici, creando una vera e propria “alchimia sonora” per raccontare il ciclo eterno di morte e rinascita.

 

L’album alterna brani cantati a composizioni interamente strumentali, in perfetto stile progressive rock scandinavo. Le tracce con parti vocali sono “Pestkrønikene” (in norvegese), “White Magic”, “Seven Heads”, “The Awakened”, “Spiritual Lament” e “Talisman II” (tutte in inglese).  Invece, “Kaosvelde” e “Kaosveldets Endelikt” sono completamente strumentali.

 

Apprezzo particolarmente l’uso della lingua norvegese nei loro brani da sempre, che li rende arcaici, solenni, mistici e profondi.  In questo album, le canzoni in lingua inglese non sono da meno, riescono a evocare lo stesso sentimento grazie alle splendide interpretazioni.

 

Questo album è stato realizzato con un approccio artigianale e vintage, lontano dalle produzioni moderne e digitali.  Il sound è ricco e caldo, creato con tastiere analogiche iconiche come il MiniMoog e il Mellotron che tesse tappeti sonori orchestrali.  L’organo Hammond e il pianoforte, poi, guidano le melodie principali con una classe senza tempo.  L’energia hard rock è perfettamente bilanciata da sezioni sognanti e acustiche, creando un’atmosfera coinvolgente e dinamica.

 

Il flauto traverso, suonato da Håkon Oftung, rimane uno dei tratti distintivi della band, intrecciandosi con le chitarre e richiamando i grandi del progressive rock. Nonostante le strutture complesse e i continui cambi di tempo, le suite strutturate e le atmosfere sinfoniche tipiche del prog nordeuropeo (ispirate a band scandinave come Landberk, Änglagård e gli stessi Wobbler), l’album risulta compatto, con una durata complessiva di soli 36 minuti, un vero e proprio concentrato di energia e creatività.

 

“Pestkrønikene”, brano cantato in Norvegese, apre l’album con un’immediata immersione nel nuovo sound hard rock anni ’70 della band. Riff di chitarra potenti si alternano a sezioni di flauto rilassanti, creando un’atmosfera che oscilla tra tensione e distensione. Il brano esplora il tema del tempo ciclico, con la “peste” che rappresenta il crollo sociale e morale che si ripete ogni volta che l’umanità dimentica la storia e rompe l’equilibrio. Håkon Oftung si destreggia abilmente tra chitarre taglienti e un flauto onirico, mentre la sezione ritmica di Kristian Frøland aggiunge un tocco di calore analogico vintage. Il riff principale, d’ispirazione hard/prog classica, è semplicemente splendido.

 

“White Magic”, brano cantato in Inglese,  è uno dei brani più orecchiabili dell’album, il suo ritmo ipnotico e decisamente psichedelico, unito a influenze folk, crea un rock d’atmosfera che entra subito in testa pur mantenendo una struttura complessa. Il brano descrive le dinamiche di manipolazione psicologica all’interno delle sette, con il “White Magic Man” che seduce le menti dei suoi cinquanta seguaci con promesse utopiche che funzionano come una droga (“semi di papavero”). Jon A. Henriksen, con la sua voce teatrale e carismatica, interpreta alla perfezione l’ambiguità del leader del culto. Il brano ha un ritornello estremamente coinvolgente. Belli i controcanti e il mood che insieme è positivo e esprime un clima di urgenza. Quando il Brano rallenta c’è un grande assolo di chitarra con un sustain eccezionale. Grande Brano.

 

“Seven Heads”, brano cantato in inglese, esalta il lato più oscuro e pesante della band, sfiorando il doom rock primitivo ma sfociando in improvvisi momenti melodici sinfonici dominati dal Mellotron. La simbologia apocalittica è evidente: le “Sette Teste” rimandano alla Bestia biblica e simboleggiano l’arroganza distruttiva del potere politico e religioso in declino. Il lavoro di Oftung alle tastiere vintage (organo Hammond e Mellotron) crea un muro sonoro maestoso che sottolinea il senso di imminente catastrofe. Il Groove portante dell’eccellente sezione ritmica è composto da molteplici intarsi e cesellature. Splendido l’avvicendarsi di flauto e chitarra quando il clima si fa teso. Il cambio di tempo centrale, che trasporta il pezzo in un’atmosfera spettrale è assolutamente grandioso. Grande interpretazione vocale in chiusura del brano, quando torna al ritmo duro, di un rock straordinario. Chiusura da manuale. Bellissimo pezzo.

 

“Kaosvelde - Vasallens Elegi” è il primo brano completamente strumentale del disco, un gioiello di progressive folk, con chitarre acustiche e flauto traverso che si intrecciano in modo elegante, evocando un’atmosfera boschiva e malinconica che ricorda la tradizione scandinava dei primi anni ’70.  È il lamento di un vassallo che assiste impotente al caos che invade il suo regno, segnando la fine del vecchio ordine feudale. La performance acustica di Oftung è impeccabile, e le percussioni minimali ed evocative di Frøland scandiscono un tempo quasi solenne, in un credendo lento e continuo che brevemente sembra accelerare ma poi torna imponente e solenne.  L’assolo di flauto centrale è struggente e onirico, e aggiunge un tocco di malinconia alla narrazione.

 

“Kaosveldets Endelikt”, brano completamente strumentale, è il seguito della traccia precedente alla quale è fuso indissolubilmente, ma questa volta in chiave elettrica e maestosa. Lo stile si sposta verso un symphonic prog più complesso e un tempo veloce con accenti Heavy Metal, descrivendo l’atto finale del crollo dei re. Il caos primordiale prende il sopravvento, spazzando via le gerarchie corrotte. L’intervento di Lars Fredrik Frøislie è straordinario, con un assolo di sintetizzatore analogico MiniMoog virtuoso che taglia la traccia come un fulmine, un’esplosione solista eccezionale. Grandissima energia e trasporto non priva di cliché tipici del genere e di pregevole fattura. Le chitarre sono spesso raddoppiate e la batteria è metronomica con rullate da brivido. Grande pezzo,

 

“The Awakened”, brano cantato in inglese, è un brano teatrale, dinamico e drammatico. Il sound unisce la complessità strutturale a melodie vocali ariose e solenni tipiche del rock sinfonico nordico. Il focus si sposta sui sopravvissuti, costretti a camminare tra le macerie con una nuova, dolorosa autoconsapevolezza spirituale dopo la catastrofe. La voce ospite di Andreas Prestmo è il fulcro del pezzo; la sua timbrica conferisce un tono epico e struggente alla narrazione. Molto prog il mood e la voce, il riff di chitarra eccellente si alterna in un gioco di botta e risposta con le tastiere. Splendido l’intreccio tra le linee vocali di Prestmo e i tappeti di Mellotron, che creano un’atmosfera suggestiva e coinvolgente. Basso mostruoso per tutto il pezzo, chitarra tagliente. 

 

“Spiritual Lament”, brano cantato in inglese, è una traccia profonda e riflessiva, con un’atmosfera rituale. I toni si fanno più intensi e decisamente rock, abbandonando la leggerezza del folk per abbracciare un sound psichedelico ricco di emozioni. L’inizio è molto King Crimson. Rappresenta un viaggio interiore di elaborazione del lutto e di ricerca di pace, simboleggiando il vuoto spirituale che può provare una persona quando le sue vecchie certezze materiali vengono meno. Kristian Valbo alla batteria introduce i rototoms, donando un ritmo potente e tribale. Il brano è animato da un giro di basso strepitoso col quale la chitarra dialoga meravigliosamente. Batteria ricca e potente. La voce splendida di un bel cantato entra circa a metà del brano dopo una lunga sezione strumentale e il brano di fa più folk, prima di riprendere il mood iniziale che con la voce si fa epico e imponente. Verso la chiusura il clima si fa decisamente psichedelico e fa da base a un assolo di chitarra stratosferico. Bellissima la chiusura. Grande la batteria che spicca in questo bellissimo pezzo.

 

“Talisman II”, brano cantato in inglese, è la conclusione perfetta del disco. Una traccia epica che mescola l’hard rock ai cambi di tempo tipici del prog sinfonico, culminando in un finale emozionante che lascia un senso di completezza. Il talismano, oggetto magico e simbolico custode della conoscenza, è fondamentale per superare i momenti difficili e dare il via a una nuova era di rinascita. Jon A. Henriksen torna alla voce a supportare Oftung, chiudendo il cerchio concettuale del disco. L’interazione finale tra chitarra elettrica, sintetizzatori e batteria è magnifica, e la coda strumentale finale è liberatoria e splendidamente arrangiata. C’è un mood folk che non scompare mai. Le voci si sovrappongono e completano. Brano di una struttura e potenza straordinarie, potente anche nella fase più folk, esplode nelle fasi epiche. Straordinario il cantato e il pezzo nel suo complesso.

 

Pestkrønikene è un album che è come un viaggio nel tempo attraverso un mix di generi musicali eseguiti con grande maestria e fusi tra loro in modo geniale, un’esperienza sonora che fonde l’hard rock e l’heavy metal classico degli anni ’70 con atmosfere tipiche del rock progressivo, folk e psichedelico, senza perdere il contatto con la tradizione Scandinava.  Rispetto ai precedenti lavori pastorali e acustici dei Jordsjø, questo album si distingue per un sound più potente e deciso, un vero e proprio tributo alla scena hard rock più pesante di quegli anni.  Splendide le voci e le esecuzioni dei singoli musicisti, sezione ritmica da urlo. 

Album essenziale, fino ad ora il migliore del 2026. Prog is back!!!

Informazioni sull'uscita:

Pestkrønikene dei Jordsjø  è in uscita il 24 luglio 2026 per la DYING VICTIMS PRODUCTIONS.

– Edizione su vinile nero, con inserto, poster, adesivo, cartolina e codice download.

– Edizione speciale su vinile rosso, con inserto, poster, adesivo, cartolina, codice download e patch.

– Edizione CD con adesivo e obi.

Pre-order:
https://www.dyingvictims.com

https://dyingvictimsproductions.bandcamp.com/

La Mia Versione

formato digitale, in attesa del supporto fisico.

Tracklist

1. Pestkrønikene         4:29

2. White Magic feat. Jon A. Henriksen         4:42    

3. Seven Heads           4:36    

4. Kaosvelde - Vasallens Elegi          3:14    

5. Kaosveldets Endelikt feat. Lars Fredrik Frøislie  3:17    

6. The Awakened feat. Andreas Prestmo      4:17    

7. Spiritual Lament feat. Kristian Valbo       5:41    

8. Talisman II feat. Jon A. Henriksen           4:57

LineUp

  • Håkon Oftung: Voce, chitarre, flauto, tastiere
  • Kristian Frøland: Batteria, percussioni

Con:

  • Jon A. Henriksen: Voce
  • Lars Fredrik Frøislie: Tastiere
  • Andreas Prestmo: Voce
  • Kristian Valbo: Batteria, percussioni
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