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III degli Aether

30-07-2026 14:14

FrancescoProg

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III degli Aether

“III” degli Aether, album del 2026.Gli Aether sono un progetto strumentale milanese che sta facendo parlare di sé con il suo terzo album in studio ...

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“III” degli Aether, album del 2026.

 

Gli Aether sono un progetto strumentale milanese che sta facendo parlare di sé con il suo terzo album in studio, un disco che segna un vero e proprio punto di svolta nel loro percorso iniziato nel 2021.  

 

Questo nuovo lavoro esplora un territorio sonoro affascinante, una miscela raffinata di progressive rock, jazz-rock nord-europeo, sonorità canterburyane, post-rock ed elettronica ambient.

La loro storia inizia ufficialmente alla fine del 2021 a Milano, da un’esigenza accademica che si è presto trasformata in un progetto artistico stabile.  L’idea di base è venuta al bassista Andrea Grumelli, che ha iniziato a sperimentare le prime composizioni e arrangiamenti per la sua tesi di laurea in basso elettrico jazz al Conservatorio di Piacenza.  

 

L’obiettivo? Unire la sensibilità armonica del jazz europeo con l’energia e le distorsioni del progressive rock e del post-rock.

 

L’aspetto didattico del progetto si è subito ampliato con l’arrivo di tre musicisti provenienti da background diversi: 

Andrea Ferrari alle chitarre, che porta con sé influenze folk e psichedeliche, Andrea Serino alle tastiere e Fender Rhodes, e Matteo “Teo” Ravelli alla batteria e all’elettronica.  

 

Insieme, hanno contribuito a creare una visione musicale incentrata sulle dinamiche e sulla manipolazione timbrica analogica.  Grumelli e Ravelli, tra l’altro, avevano già un’intesa artistica consolidata nel progetto I Sincopatici dei quali ho già parlato in occasione dell'uscita del loro bellissimo album La Corazzata Potëmkin.

 

La band ha scelto il nome Aether, che rappresenta l’etere come quintessenza universale che unisce tutti gli elementi.  

 

Nel 2023, è uscito il loro album omonimo “Aether” con Overdub Recordings. Registrato nel 2022, questo album si concentra su atmosfere metropolitane e una forte componente post-rock e jazz-rock, sottolineando il loro rifiuto di manipolazioni computerizzate eccessive.

 

Nel 2024 hanno pubblicato il loro secondo album, “Trans-Neptunian Objects”, con Luminol Records.  Questo disco segna un nuovo inizio con la nuova etichetta e approfondisce un sound prog-orientato e cinematico-ambientale, ispirato a suggestioni cosmiche.

 

Nel 2026, sempre con Luminol Records, è arrivato “III”, l’album della maturità, che chiude una trilogia di avanguardia strumentale.  Dopo il debutto post-rock del 2023 e le atmosfere cosmiche di “Trans-Neptunian Objects” (2024), il quartetto – composto da Andrea Ferrari, Andrea Grumelli, Andrea Serino e Teo Ravelli – ha deciso di esplorare una dimensione più umana e istintiva, lasciando da parte i concept complessi.

 

Nel 2025, la band si è isolata per lunghe sessioni di improvvisazione collettiva, riducendo al minimo la scrittura preconfezionata.  Per catturare l’energia spontanea tipica delle jazz band, hanno scelto di registrare tutto in presa diretta, senza editing digitale o correzioni al computer.  Le tracce grezze sono state poi rifinite, mixate e masterizzate mantenendo intatta la dinamica d’impatto originaria, un mix tra il sound di Canterbury e il jazz nordeuropeo.

 

Durante la post-produzione di “Vogon”, la band ha deciso di aggiungere un tocco di originalità coinvolgendo Claudio Milano, per una performance vocale d’avanguardia in recitar cantando.  A questo si aggiungono gli interventi al flauto traverso di Rosarita Crisafi nel brano d’apertura “Oort Cloud”. 

 

Queste collaborazioni definiscono la natura sperimentale e corale dell’album.

 

“III” è un album che gioca con le aspettative, abbandonando la classica struttura narrativa di un concept album per immergersi nell’astrazione, nel “flusso continuo” e nell’essenza stessa dell’essere umano e invita a un viaggio interiore, alla scoperta della spontaneità e della “potenza auto-generativa” della musica.

 

Un fiume di suoni che scorre senza sosta, senza una meta precisa.  È proprio questo l’effetto che crea la musica di “III”: astratta, fluida, un flusso collettivo nato dalle improvvisazioni del 2025.  I brani evocano paesaggi mentali, spaziando tra atmosfere cinematografiche, silenzi meditativi e improvvise esplosioni di energia caotica e distorta.  Un po’ come un film che si svolge nostra mente, con immagini che si susseguono in un’armonia imprevedibile.

 

L’album dà grande importanza al silenzio e alle risonanze tra le note utilizzando il silenzio come uno spazio bianco su cui la musica può dipingere, creando un’atmosfera unica e suggestiva.

 

Ma il vero concept di “III” è l’interazione umana, la magia che si crea quando i musicisti suonano insieme nella stessa stanza.  Niente algoritmi, niente musica iper-editata al computer: qui si valorizza l’espressività live, l’errore spontaneo, la coralità fisica dei musicisti.  Un’esperienza autentica e coinvolgente, che trasmette tutta l’energia del momento.

 

Anche se strumentale, l’album evoca suggestioni concettuali attraverso i titoli e i pochi inserti testuali.  Prendiamo ad esempio “Panta Rei”, che traduce in musica il concetto filosofico di Eraclito del “tutto scorre”, mutando costantemente forma, partendo da un inizio jazz e sfociando in un finale ipnotico.  Oppure “La Mélancolie Du Petit Prince”, un omaggio all’opera di Saint-Exupéry, che cerca di catturare la solitudine poetica e l’innocenza del Piccolo Principe.  E poi c’è “Vogon”, un brano ispirato alla razza aliena della Guida galattica per gli autostoppisti, con la voce d’avanguardia di Claudio Milano che recita un testo criptico, l’unico elemento letterario esplicito in un mare di suoni strumentali.

 

“III” è un disco che mescola con gusto rock progressivo moderno, jazz europeo e post-rock strumentale.  È quasi tutto strumentale, acustico e analogico, e si caratterizza per un dinamismo pazzesco, con momenti di silenzio profondo che si alternano a esplosioni sonore da urlo.

 

L’influenza del jazz nordeuropeo si sente subito nella gestione dello spazio e del silenzio. Gli accordi aperti del Fender Rhodes e le linee di basso distese creano atmosfere eteree e sospese.

 

La band riprende la complessità ritmica e i tempi dispari tipici del progressive rock classico (Soft Machine e King Crimson), ma senza suonare nostalgica o come una copia.

 

Molti brani si sviluppano con lunghi crescendo tipici del post-rock moderno, dove strati di chitarre distorte ed elettronica minimale si accumulano fino a culminare in finali imponenti e ipnotici, che lasciano a bocca aperta.

 

Il calore analogico del piano elettrico Fender Rhodes e del basso fretless crea un tappeto armonico morbido e jazzistico, che avvolge.

 

Il Chapman Stick permette di unire linee di basso complesse e trame geometriche, che aggiungono un tocco unico al sound.

 

La chitarra spazia da arpeggi puliti e cinematici a distorsioni potenti, che ti fanno venire la pelle d’oca. La batteria non si limita a tenere il tempo, ma interagisce costantemente con gli altri strumenti, integrando sottili sfumature elettroniche che arricchiscono il tutto.

 

L’album si muove principalmente tra Jazz-Rock e Progressive Rock contemporaneo.  Essendo un lavoro sperimentale e in continua evoluzione, si trova all’incrocio di tre grandi generi musicali:

 

Avant-Prog / Rock Progressivo, per la complessità delle sue strutture, l’uso di tempi dispari e le lunghe suite strumentali che richiamano la storica Scena di Canterbury.

 

Modern Jazz (Scuola ECM), per la forte componente d’improvvisazione, l’uso di accordi aperti e caldi e una gestione del silenzio tipica del jazz nordeuropeo.

 

Post-Rock Strumentale e Cinematico, per lo sviluppo dei brani attraverso dinamiche atmosferiche e lunghi “crescendo” che culminano in imponenti muri di chitarre distorte ed elettronica minimale.

 

Una formula moderna che unisce la tecnica raffinata del jazz alla potenza viscerale del rock alternativo.

 

A mio parere, tre pezzi di “III” spiccano come i più rappresentativi dell’album:

 

Cinq Teintes, Quatre Cadres con l’ottimo interplay tra chitarra elettrica e Fender Rhodes, che riesce a creare atmosfere esotiche e ipnotiche senza esagerare con il virtuosismo.

 

La Mélancolie Du Petit Prince, il brano più tranquillo e ambient, con l’uso sapiente dell’elettronica d’atmosfera e un approccio pianistico colto.

 

Vogon, il pezzo più spiazzante e originale. Anche se rompe con la natura completamente strumentale del disco grazie al recitar cantando d’avanguardia di Claudio Milano, mostra il coraggio sperimentale e la forte carica teatrale.

 

“III” è un album che invita all’ascolto attivo, a lasciarsi trasportare dal flusso della musica e a scoprire le infinite possibilità che si nascondono tra le note.  Un’esperienza unica e indimenticabile, che vi lascerà con la voglia di ascoltare ancora e ancora. Album eccellente!

 

Per l'acquisto, l'ascolto e per supportare la band

https://aether5.bandcamp.com/album/iii

 

Tracklist

1. Oort Cloud 06:21
2. Vogon 04:51
3. Cinq Teintes, Quatre Cadres 08:42
4. La Mélancolie Du Petit Prince 04:37
5. Panta Rei 08:00
6. Swerve 10:42

 

Lineup

Andrea Grumelli: electric bas
Andrea Ferrari: electric guitar & synth 

Andrea Serino: rhodes, piano & synth 

Teo Ravelli: drums & electronics

 

Con 
Claudio Milano: vocals on vogon

Rosarita Crisafi: flute


vogon poetry by omero's folk

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