Signify dei Porcupine Tree, album del 1996.
Signify, il quarto album dei Porcupine Tree rappresenta anche un punto di svolta nello stile musicale della band, un ponte tra lo space rock psichedelico dei primi tempi e il rock progressivo moderno e strutturato che li ha resi famosi.
L’album fonde diverse influenze rock d’avanguardia, ma riesce a mantenere una propria identità, un suono unico e riconoscibile.
Signify (1996) è il primo album dei Porcupine Tree realizzato e pensato come un vero e proprio progetto di gruppo, segnando il passaggio da un’opera solista di Steven Wilson a un lavoro collaborativo. Prima di Signify, dischi come On the Sunday of Life… (1992), Up the Downstair (1993) e The Sky Moves Sideways (1995) erano in sostanza progetti personali di Wilson, che suonava la maggior parte degli strumenti e si avvaleva solo occasionalmente di collaboratori esterni. Con Signify, invece, Richard Barbieri, Colin Edwin e Chris Maitland hanno partecipato attivamente alle registrazioni in studio, contribuendo anche alla composizione e agli arrangiamenti di alcuni pezzi.
Sono dell'idea che la nascita ufficiale della band coincida con le registrazioni di gruppo di questo album in studio. I futuri membri compaiono nei due album precedenti, ma con ruoli ben diversi rispetto a Signify.
In “Up the Downstair” (1993), i Porcupine Tree erano ancora sostenzialmente un progetto solista di Steven Wilson. Richard Barbieri e Colin Edwin non facevano parte del gruppo, che di fatto non esisteva ancora. Appaiono solo come ospiti: Edwin suona il basso in un solo pezzo, “Always Never”, e Barbieri contribuisce con l’elettronica solo nella title track. La batteria era programmata al computer da Wilson, e la batteria vera di Gavin Harrison, che sentiamo oggi, è stata aggiunta solo dodici anni dopo, nella ristampa del 2005.
“The Sky Moves Sideways” (1995) è l’album di transizione. Tra la fine del ’93 e il ’94, Wilson decide di portare il progetto dal vivo e arruola ufficialmente Barbieri, Edwin e Chris Maitland. Però, le registrazioni dell’album erano già a metà. Brani come “Dislocated Day” e “The Moon Touches Your Shoulder” erano già stati registrati interamente da Wilson. La band al completo suona insieme solo nelle tracce rimanenti (come le due parti della title track) e nella jam “Moonloop”.
La differenza fondamentale è che Signify è il primo album concepito fin dall’inizio come un progetto di gruppo. I quattro musicisti si ritrovano in studio prima di iniziare a comporre, provando e arrangiando i pezzi insieme. Per la prima volta, ci sono anche crediti di scrittura condivisi (come per la traccia strumentale Signify o Intermediate Jesus), cosa che non era mai successa nei dischi precedenti.
In poche parole: in Up the Downstair erano ospiti, in The Sky Moves Sideways sono entrati a metà del processo, e solo in Signify sono diventati una vera band in studio.
Riassumo il tutto in una panoramica dettagliata della formazione e degli ospiti per ciascuno dei tre album, che illustra chiaramente il passaggio da progetto solista a band a tutti gli effetti.
Up the Downstair (1993)
L’album è accreditato ai Porcupine Tree, ma in questo periodo il “gruppo” è composto unicamente da Steven Wilson. Gli altri musicisti partecipano solo come session men o amici invitati in studio.
Membri ufficiali del gruppo:
· Steven Wilson (voce, chitarre, basso, tastiere, programmazione batteria)
Ospiti e collaboratori:
· Colin Edwin – Basso (solo nel brano “Always Never”)
· Richard Barbieri – Elettronica e tastiere (solo nella title track “Up the Downstair”)
· Suzanne J. Barbieri – Voce (nella title track “Up the Downstair”)
Nelle prime edizioni la batteria è completamente elettronica e programmata da Wilson. Gavin Harrison ha registrato le tracce di batteria acustica solo per la ristampa del 2005.
The Sky Moves Sideways (1995)
Questo è l’album della svolta. Durante la sua realizzazione nasce la band live, che viene aggiunta a registrazioni già avviate. Il libretto del CD elenca per la prima volta i quattro musicisti come membri ufficiali, ma le sessioni vedono ancora Wilson occuparsi di gran parte del lavoro da solo su diversi brani.
Membri ufficiali del gruppo:
· Steven Wilson (voce, chitarra, tastiere)
· Richard Barbieri (tastiere, sintetizzatori)
· Colin Edwin (basso)
· Chris Maitland (batteria)
Ospiti e collaboratori:
· Theo Travis – Flauto (nei brani “The Sky Moves Sideways Phase 1” e “Wire prevention”)
· Suzanne J. Barbieri – Voce (in “The Sky Moves Sideways Phase 1”)
Signify (1996)
È il primo album in cui la formazione a quattro non è solo sulla carta, ma lavora come un gruppo coeso in studio per tutta la durata del disco. Il numero di ospiti esterni si riduce drasticamente.
Membri ufficiali del gruppo (Formazione stabile):
· Steven Wilson (voce, chitarre, pianoforte, organo)
· Richard Barbieri (sintetizzatori, tastiere, elettronica)
· Colin Edwin (basso, contrabbasso)
· Chris Maitland (batteria, percussioni, cori)
Ospiti e collaboratori:
· Kirk Blows – Voce recitante (solo nel brano “Signify II”, incluso come bonus track o in alcune edizioni speciali)
Signify Non è un concept album nel senso classico ma è unito da un filo conduttore tematico e sonoro che lo rende un’esperienza unica. Molti testi parlano di come l’uomo moderno si senta perso, alienato, soprattutto con l’avanzare della tecnologia e la perdita di quella connessione spirituale o emotiva che fa sentire vivi. Il titolo stesso, Signify, che significa “significare” o “dare un segno”, insieme a canzoni come “Sever” (“l’unico modo per sopravvivere è in ginocchio”), fa riflettere su temi come il controllo, i dogmi e la sottomissione psicologica.
Musicalmente, Signify è un viaggio immersivo, un’esperienza d’ascolto che trasporta in posti oscuri e notturni. I brani sfumano l’uno nell’altro, creando un’atmosfera continua, alternando canzoni strutturate a intermezzi strumentali e rumori d’ambiente che fanno sentire parte integrante della musica. È come se i Porcupine Tree avessero creato un vero e proprio “viaggio” mentale, un’esperienza che va oltre la semplice musica.
Un aspetto fondamentale di Signify è l’influenza del krautrock e dell’elettronica. Steven Wilson ha ammesso che l’album è fortemente ispirato al krautrock. Brani come il title-track “Signify” si basano su ritmi ripetitivi, ossessivi e industriali, che vi faranno battere il piede e muovere la testa. Richard Barbieri ha arricchito ulteriormente il sound dell’album. Grazie all’uso di sintetizzatori analogici, campionamenti, Mellotron ed elettronica, vengono create texture sonore scure, avvolgenti e quasi cinematografiche.
Signify è un album che porta con sé l’eredità del rock progressivo e della psichedelia floydiana. Mantiene quella psichedelia spaziale che i Porcupine Tree avevano già esplorato. Le canzoni si sviluppano con calma, alternando momenti acustici sognanti a esplosioni di chitarra elettrica che ti prendono di sorpresa. E poi ci sono le tracce strumentali, nate dalle improvvisazioni di gruppo, come “Intermediate Jesus”, dove la band si avventura in territori free-jazz e d’avanguardia.
Con questo album, i Porcupine Tree iniziano a esplorare il “prog-pop”, adottando una struttura canzone più tradizionale. Cominciano a scrivere canzoni più accessibili, melodiche e strutturate. Il canto di Steven Wilson diventa più centrale e curato, arricchito da armonie vocali stratificate e malinconiche.
Lo stile musicale è un Art Rock scuro, ipnotico e d’avanguardia, che lascia alle spalle i viaggi puramente cosmici per concentrarsi su una tensione psicologica moderna e urbana.
Questo album è pieno di momenti fantastici che lo rendono davvero speciale.
Prendiamo “Signify”, la title-track strumentale: è un pezzo potente, con riff di chitarra taglienti e una ritmica ossessiva che ricorda il krautrock, ma con un’energia quasi hard-rock e dei campionamenti elettronici.
Poi c’è “Waiting (Phase One & Phase Two)”, divisa in due parti: la Phase One è un esperimento “pop-prog” acustico e sognante, che ha avuto un discreto successo in Europa, mentre la Phase Two è una lunga e ipnotica digressione space-rock con i sintetizzatori.
“The Sleep of No Dreaming” è una traccia lenta e pesante, con un’atmosfera dark, dominata dall’organo Hammond di Richard Barbieri e un ritmo che avvolge.
“Every Home Is Wired” è una ballata acustica che cresce su armonie vocali complesse, e il testo, che era davvero profetico per il 1996, parla dell’alienazione causata da internet, un tema che oggi è più attuale che mai.
E poi c’è “Dark Matter”, il pezzo forte del disco. Chiude l’album con quasi nove minuti di pura malinconia e lirismo tipico dei Porcupine Tree. Il tempo in 7/4 scorre incredibilmente fluido, il testo è cupo e parla di isolamento e depressione, e si conclude con uno dei soli di chitarra più belli e toccanti di Steven Wilson, ispirato allo stile di David Gilmour. Un finale perfetto per un album intenso..
Signify è un disco fondamentale per i Porcupine Tree e uno dei migliori del new prog rock anni ’90. Il suo punto di forza è la tonalità scura, urbana e notturna. Nonostante alterni brani rock, intermezzi elettronici e ballate acustiche, il flusso è continuo e non c’è nessuna interruzione per un’esperienza d’ascolto immersiva che coinvolge dall’inizio alla fine. Eccellente!
La Mia Versione
Etichetta: Transmission Recordings – TRANSM 192LP, Transmission Recordings – TRANSMISSION 19.2
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Reissue, 140 Gram
Paese: Europe
Uscita: 29 ott 2021
Tracklist
Bornlivedie (1:41)
Signify (3:26)
The Sleep of No Dreaming (5:24)
Pagan (1:34)
Waiting (Phase One) (4:24)
Waiting (Phase Two) (6:15)
Sever (5:30)
Idiot Prayer (7:37)
Every Home Is Wired (5:08)
Intermediate Jesus (7:29)
Light Mass Prayers (4:28)
Dark Matter (8:57)
Lineup
Steven Wilson (voce, chitarre, pianoforte, organo)
Richard Barbieri (sintetizzatori, tastiere, elettronica)
Colin Edwin (basso, contrabbasso)
Chris Maitland (batteria, percussioni, cori)







