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Ummagumma dei Pink Floyd

25-09-2026 08:00

FrancescoProg

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Ummagumma dei Pink Floyd

Ummagumma, rappresenta un periodo di forte turbolenza e trasformazione per i Pink Floyd.  L’anno precedente, Syd Barrett, il leader carismatico e ...

Ummagumma dei Pink Floyd, album del 1969.

 

Ummagumma, rappresenta un periodo di forte turbolenza e trasformazione per i Pink Floyd.  L’anno precedente, Syd Barrett, il leader carismatico e principale autore dei primi successi psichedelici, aveva lasciato definitivamente la band.  Con l’arrivo di David Gilmour alla chitarra, i Floyd si trovavano senza una guida artistica chiara.

La band doveva dimostrare a se stessa e al mondo della musica di poter continuare a esistere e a prosperare senza Barrett.  L’EMI, la loro casa discografica, era dubbiosa sul loro potenziale commerciale senza il loro ex frontman.  I Pink Floyd, infatti, faticavano a comporre canzoni pop o singoli radiofonici, preferendo invece lunghe suite strumentali.

 

L’idea di Ummagumma, un doppio album diviso tra registrazioni dal vivo e brani solisti in studio, non fu il risultato di un piano preciso, ma piuttosto di un blocco creativo collettivo.  Fu Gilmour a proporre la soluzione di dividere equamente lo spazio sul vinile tra i quattro membri, ognuno dei quali avrebbe avuto circa 10 minuti a disposizione per registrare in studio in totale autonomia.  Questo esperimento serviva a capire le capacità individuali di ciascuno.

 

Parallelamente, i Pink Floyd stavano diventando una band da concerto eccezionale, nota per le sue improvvisazioni spaziali.  Decisero quindi di includere nel primo disco le versioni definitive dei loro pezzi forti dal vivo, per mostrare al mondo cosa sapevano fare sul palco.

 

Ummagumma è il prodotto di un periodo in cui i Pink Floyd stavano ancora imparando a muovere i primi passi senza Barrett.  Sarà proprio l’estremismo di questo esperimento a condurli, l’anno successivo, alla maturità di Atom Heart Mother e all’inizio della loro età d’oro negli anni ’70.

Il titolo “ummagumma” viene da un’espressione gergale di Cambridge usata per indicare il rapporto sessuale.

 

Il primo disco, registrato tra aprile e maggio del ’69 al Mothers Club di Birmingham e al Manchester College of Commerce, propone versioni dal vivo di pezzi già noti come “Astronomy Domine” e “Careful with That Axe, Eugene”.

 

Il secondo disco, invece, è nato come un esperimento per mettere alla prova la band.  David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason hanno composto e registrato ognuno una sezione di circa dieci minuti agli Abbey Road Studios, lavorando completamente da soli.

 

Vediamo la struttura del disco.

 

Il primo disco di Ummagumma raccoglie le registrazioni dal vivo curate dal fonico Brian Humphries, e offre un’istantanea della band al culmine della sua fase psichedelica e spaziale. 

 

Queste versioni live si discostano notevolmente dalle loro controparti in studio.  Nel 1969, i Pink Floyd stavano gradualmente abbandonando la struttura tipica della canzone psichedelica e pop dei primi tempi, per abbracciare un sound di space rock d’avanguardia, caratterizzato da improvvisazioni estese, atmosfere cupe e ipnotiche.  In generale, tutte le tracce live di Ummagumma risultano molto più lunghe, pesanti e sinistre rispetto alle originali.

 

“Astronomy Domine”, scritta quasi interamente da Syd Barrett, è un brano psichedelico tratto dall’album d’esordio dei Pink Floyd, “The Piper at the Gates of Dawn” del 1967. La versione studio, di circa quattro minuti, è caratterizzata dalla voce e dalla chitarra tagliente di Barrett, che creano un ritmo serrato e un’atmosfera fantascientifica ma pop.  Nella versione live su “Ummagumma”, la chitarra di David Gilmour sostituisce quella di Barrett, portando la durata del brano a oltre otto minuti. Il ritmo rallenta, l’organo di Richard Wright assume un ruolo preponderante e la sezione centrale si evolve in una lunga jam strumentale oscura e minacciosa.

 

“Careful with That Axe, Eugene”, composta da Waters, Wright, Mason e Gilmour, dura 8 minuti e 50 secondi.  Originariamente pubblicata come lato B del singolo “Point Me at the Sky” a dicembre 1968, non era mai stata inclusa in un album in studio ufficiale prima di “Ummagumma”. La versione studio del 1968 è più breve, circa 5 minuti, e caratterizzata da un giro di basso ipnotico e sussurri.  La versione live su “Ummagumma”, invece, è sostanzialmente la versione definitiva.  L’atmosfera diventa incredibilmente tesa e drammatica, culminando nell’urlo agghiacciante di Roger Waters a metà brano, molto più potente, selvaggio e terrificante rispetto alla versione in studio.  Questo urlo è seguito da un’esplosione rock violentissima di Gilmour alla chitarra.

 

“Set the Controls for the Heart of the Sun”, composta da Waters, è un pezzo di nove minuti e dodici secondi tratto dall’album “A Saucerful of Secrets” del 1968, il secondo disco in studio dei Pink Floyd. Nella versione studio del 1968, il brano si presenta come un’esperienza ipnotica, con un tocco esotico e orientale.  Nick Mason suona le percussioni, creando un’atmosfera soffusa e sussurrata. Questa versione dura circa cinque minuti. Nella versione live inclusa in “Ummagumma”, la canzone si espande a oltre nove minuti. La parte centrale si trasforma in un’improvvisazione epica, dominata dall’organo Farfisa di Wright, che produce suoni distorti e spettrali, dando l’impressione di un vero e proprio viaggio spaziale, prima di riprendere il riff di basso ossessivo di Waters.

 

“A Saucerful of Secrets”, title track dell’omonimo album del 1968, è un brano di quasi 12 minuti che rappresenta un vero e proprio esperimento di rumore bianco, avanguardia e caos sonoro.  La versione in studio, registrata sovrapponendo nastri e manipolando gli strumenti, si configura come un’esplorazione sonora avanguardistica.  Sul palco la band riesce a replicare e amplificare questo caos in tempo reale.  La sezione centrale, “Syncopated Pandemonium”, si distingue per un’aggressività e una violenza nei tamburi di Mason decisamente più pronunciate rispetto alla versione studio.  Il finale, “Celestial Voices”, pur perdendo la traccia di organo a canne, acquisisce una carica emotiva straordinaria grazie ai cori epici e malinconici intonati dal vivo da Gilmour e Wright, che si fondono con la chitarra in un’atmosfera suggestiva e coinvolgente.

 

Nel secondo disco, ogni membro dei Pink Floyd ha avuto circa un quarto del tempo a disposizione per esprimere la propria creatività in modo indipendente. Richard Wright ha contribuito con “Sysyphus” (Parti 1–4), un brano d’avanguardia che fonde influenze classiche ed elettroniche, ispirato al mito di Sisifo. Roger Waters, invece, ha offerto due pezzi distinti: “Grantchester Meadows”, un’ode folk acustica e pastorale che evoca la campagna di Cambridge, e “Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict”, un’opera sperimentale di pura avanguardia vocale e manipolazione di nastri a velocità variabile. David Gilmour ha presentato “The Narrow Way” (Parti 1–3), una suite che attraversa diverse sonorità, dalla chitarra acustica al rock psichedelico ed elettrico.  Curiosamente, Gilmour ha ammesso di aver chiesto a Waters un aiuto per i testi, ma quest’ultimo ha rifiutato. Infine, Nick Mason ha firmato “The Grand Vizier’s Garden Party” (Parti 1–3), una composizione incentrata sulle percussioni e sui loop di batteria, arricchita dalla partecipazione della flautista Lindy Mason, sua moglie all’epoca.

 

La copertina di Ummagumma è una delle più iconiche e intriganti del rock. Realizzata dallo studio Hipgnosis, nasconde dettagli e curiosità insolite per l’epoca.

 

L’immagine principale ritrae i quattro Pink Floyd nel portico di una casa di campagna.  Il dettaglio più interessante è l’effetto Droste, una sorta di “quadro nel quadro”: sulla parete sinistra c’è un quadro che replica esattamente la copertina, ma con un cambiamento fondamentale ogni volta.

 

I membri della band si scambiano di posto in ogni sequenza interna.

 

L’ordine delle posizioni è il seguente:

    1. Copertina esterna: David Gilmour in primo piano sulla sedia, seguito da Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright (disteso sul prato).

    2. Primo quadro interno: Roger Waters sulla sedia.

    3. Secondo quadro interno: Nick Mason sulla sedia.

    4. Terzo quadro interno: Richard Wright sulla sedia.

 

Nel quarto e ultimo livello del quadro ricorsivo (visibile solo con una lente d’ingrandimento o in stampe ad alta definizione), la band scompare, sostituita dalla copertina di A Saucerful of Secrets (1968).

 

Un dettaglio curioso riguarda la copertina di un album appoggiata vicino a David Gilmour: la colonna sonora di Gigi (1958). Nelle edizioni americane, canadesi e australiane, fu sbiancata per problemi di copyright, mentre nelle edizioni moderne è stata digitalmente ripristinata.

 

Il retro del vinile è altrettanto iconico, mostrando la strumentazione da concerto della band disposta in modo ordinato su una pista d’atterraggio, con i roadies Peter Watts e Alan Styles in primo piano.  Questa foto era un tributo ai tecnici e una dichiarazione della potenza del loro equipaggiamento live, in linea con il concetto di “disco dal vivo”.

 

Ummagumma rappresenta uno dei momenti più intriganti della storia dei Pink Floyd, trovandosi al centro di un contrasto netto: la band lo ha quasi sempre disconosciuto, mentre la critica e il pubblico dell’epoca lo accolsero con entusiasmo.

 

Negli anni, i Pink Floyd non hanno mai fatto mistero del loro disprezzo per il loro quarto album, Ummagumma.  Con il tempo e il successo mondiale, hanno iniziato a considerarlo un progetto confuso, nato da pigrizia e dalla mancanza di idee comuni.

Nick Mason, il batterista, lo ha definito un “esperimento fallito”, aggiungendo con un pizzico di ironia che la cosa più importante di quell’album è che non l’hanno mai più rifatto.

Roger Waters, il bassista, lo ha più volte descritto come un “disastro totalizzante”, salvando solo pochissimo delle registrazioni in studio, a parte la sua ballata Grantchester Meadows. 

David Gilmour, il chitarrista, ha ammesso senza mezzi termini che, secondo lui, la parte in studio è “orribile”. Ha ricordato che entrarono ad Abbey Road senza canzoni pronte: “Eravamo a corto di materiale… non ho scritto niente prima di entrare in studio, ho iniziato a mettere insieme pezzi a caso”. Gilmour ha criticato anche la qualità del suono. 

 

L’unica cosa che la band ha sempre difeso, anche se solo in parte, è la metà dal vivo, che considerano una buona testimonianza della loro potenza sul palco in quel periodo.

 

Nel 1969, nonostante i musicisti fossero scettici, la critica musicale accolse “Ummagumma” con entusiasmo. Alla fine degli anni ’60, rompere con le convenzioni era visto come la massima espressione artistica.  Molte testate lo definirono un capolavoro dell’avanguardia e del nascente rock progressivo, lodando il coraggio di sperimentare con rumore bianco, loop e la destrutturazione musicale.  Grazie alle recensioni positive, l’album ottenne un successo commerciale inaspettato, entrando nella top 5 delle classifiche britanniche (il loro miglior risultato fino ad allora) e facendo conoscere la band anche negli Stati Uniti.

 

A mio parere, il lato live è un capolavoro indiscusso, una pietra miliare dello space rock, il culmine della fase psichedelica dei Pink Floyd, un documento storico essenziale della loro evoluzione.  Al contrario, il lato Studio non mi convince. Brani come quelli di Wright o Mason sono puri esercizi di stile, sebbene pezzi come “The Narrow Way” (Gilmour) e “Grantchester Meadows” (Waters) abbiano il merito di aver anticipato le atmosfere acustiche e sognanti che caratterizzeranno i successivi album “Meddle” e “Atom Heart Mother”.

 

Queste due facce dell’album ne fanno un album necessario in collezione, ma non un capolavoro.

 

La Mia Versione

Etichetta: Pink Floyd Records – PFRLP4, Pink Floyd Records – 0825646493166
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Stereo, Gatefold, 180 Gram
Paese: Worldwide
Uscita: 3 giu 2016

 

Tracklist

Live Album 
A1 Pink Floyd– Astronomy Domine
A2 Pink Floyd– Careful With That Axe Eugene
B1 Pink Floyd– Set The Controls For The Heart Of The Sun
B2 Pink Floyd– A Saucerful Of Secrets
 

Studio Album
Richard Wright Sysyphus 
C1.1 – Part 1
C1.2 – Part 2
C1.3 – Part 3
C1.4 – Part 4
C2 Roger Waters– Grantchester Meadows
C3 Roger Waters– Several Species Of Small Furry Animals Gathered Together In A Cave And Grooving With A Pict
David Gilmour The Narrow Way 
D1.1 – Part 1
D1.2 – Part 2
D1.3 – Part 3
Nick Mason The Grand Vizier's Garden Party 
D2.1 – Part 1 - Entrance
D2.2 – Part 2 - Entertainment
D2.3 – Part 3 - Exit

 

Lineup

David Gilmour: Chitarra solista, voce (nel disco live); tutti gli strumenti (chitarre, basso, tastiere, batteria) e voce nella sua suite solista The Narrow Way.

Roger Waters: Basso, voce (nel disco live); chitarra acustica, voce ed effetti sonori registrati su nastro nelle sue tracce soliste Grantchester Meadows e Several Species.... 

Richard Wright: Organo Farfisa, tastiere, voce (nel disco live); pianoforte, organo, mellotron, percussioni e xilofono nella sua suite solista Sysyphus.

Nick Mason: Batteria, percussioni (nel disco live); tutti gli strumenti a percussione (acustici ed elettronici) nella sua suite solista The Grand Vizier's Garden Party. 

 

Con

Lindy Mason (moglie di Nick Mason all'epoca): Ha suonato il flauto traverso nella suite del marito, specificamente nelle tracce The Grand Vizier's Garden Party (Part 1 - Entrance) e (Part 3 - Exit)

 

Sebbene non suoni nell'album, Syd Barrett è accreditato come autore per il brano Astronomy Domine, eseguito dal vivo dalla band all'interno del primo disco 

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