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Köhntarkösz dei Magma

22-06-2026 08:00

FrancescoProg

Zeuhl, ECCELLENTE, Album anni Settanta, magma,

Köhntarkösz dei Magma

Köhntarkösz dei Magma, album del 1974. L’album fa parte dell’universo fantascientifico dei Magma creato dal batterista e leader Christian Vander...

Köhntarkösz dei Magma, album del 1974.

 

L’album fa parte dell’universo fantascientifico dei Magma creato dal batterista e leader Christian Vander. I testi sono cantati in Kobaïano, una lingua inventata da Vander per raccontare la storia del pianeta KobaïaQuesto è il secondo capitolo della Trilogia di Ëmëhntëhtt-Rê, conosciuta anche come Trilogia di Köhntarkösz.

Si tratta di una storia musicale pazzesca, una saga concettuale epica, una delle più grandi della musica d’avanguardia. L’ha ideata Christian Vander all’inizio degli anni Settanta, e ci sono voluti più di 35 anni per finirla e pubblicarla tutta in studio.

 

Questa trilogia, a livello narrativo e spirituale, fa una pausa dai soliti viaggi spaziali Terra-Kobaïa per tuffarsi in una potente metafora mistica legata all’antico Egitto e alla reincarnazione.  Tutto ruota attorno a due personaggi lontani nel tempo: il faraone egizio Ëmëhntëhtt-Rê e l’archeologo Köhntarkösz.

 

La Saga:

 

Tanto tempo fa, il saggio faraone e grande sacerdote di Ptah, Ëmëhntëhtt-Rê, era quasi arrivato a scoprire il segreto dell’immortalità e della conoscenza cosmica. Ma proprio prima di fare l’ultimo rito spirituale, viene ucciso brutalmente da forze oscure che hanno paura del suo potere. La sua profezia e la sua missione vengono interrotte.

 

Secoli dopo, l’esploratore Köhntarkösz (che è sia il suo nome che il suo titolo spirituale) guidato da misteriose forze interiori trova la tomba nascosta del faraone. Appena entra nella tomba e tocca i resti del re, ha una visione onirica e sconvolgente. Lo spirito di Ëmëhntëhtt-Rê si risveglia, prende possesso del corpo di Köhntarkösz e gli trasferisce telepaticamente tutta la conoscenza che aveva accumulato prima di morire. Così, il faraone rinasce nel presente per portare a termine la sua missione interrotta.

 

Anche se la storia segue un ordine preciso, i Magma hanno pubblicato i dischi in modo frammentato tra il 1974 e il 2009.

 

K.A (Köhntarkösz Anteria), uscito nel 2004, è il primo capitolo della storia. Composto quasi tutto nel 1973 ma registrato solo trent’anni dopo, l’album racconta la vita passata, la grandezza e la tragica giovinezza spirituale di Ëmëhntëhtt-Rê prima che venisse ucciso. Musicalmente è allegro, corale ed energico, ed è il collegamento perfetto tra lo stile di MDK e le ombre del capitolo successivo.

 

Köhntarkös, uscito nel 1974 è il cuore pulsante dell’opera, che cattura il momento magico della scoperta archeologica e l’impatto travolgente della possessione. Come detto prima, la musica è volutamente cupa, ossessiva e opprimente per rispecchiare la mente di Köhntarkösz che viene presa dallo spirito antico del faraone.

 

Ëmëhntëhtt-Rê, uscito nel 2009 è il terzo e ultimo capitolo, la conclusione perfetta. Anche se la suite finale era stata scritta e suonata dal vivo in piccoli pezzi già dal 1975, Vander ha trovato la versione definitiva in studio solo nel 2009. L’album racconta il risveglio finale del sovrano nel suo nuovo corpo, il compimento della profezia e il raggiungimento dell’immortalità cosmica.

 

Christian Vander ha creato questa trilogia con un’ambientazione fantascientifica e Kobaïana, ma anche come una profonda riflessione sulla memoria genetica e spirituale.  Secondo la filosofia dello Zeuhl, la morte fisica non può cancellare la vera conoscenza. Le grandi anime del passato fluttuano nell’etere, in attesa di un “ricettore” abbastanza puro (o tormentato) da ereditare il loro cammino e portarlo a termine.

 

Köhntarkösz, il quarto album dei Magma, è un vero gioiello del progressive rock francese e un pilastro del genere Zeuhl. Uscito per la Philips Records dopo il monumentale Mëkanïk Dëstruktïw Kömmandöh (1973), segna una svolta importante per la band.  Dimenticate i fiati e la solarità corale del disco precedente: qui ci troviamo immersi in atmosfere ipnotiche, cupe e dominate da tastiere ossessive.

 

Köhntarkösz è il cuore pulsante della trilogia omonima. La storia narra di un archeologo, Köhntarkösz appunto, che scopre la tomba dell’antico faraone egizio/kobaïano Ëmëhntëhtt-Rê.  Toccando i resti del faraone, il protagonista riceve una folgorazione telepatica, ereditando la conoscenza suprema del re, assassinato in passato.  L’album descrive musicalmente questo shock spirituale, la trasformazione e il risveglio di forze cosmiche dormienti.

 

In questo periodo spicca la figura del bassista Jannick Top. Il suo stile pesante, distorto e potente cambia radicalmente il suono dei Magma, spostando l’attenzione dal jazz-rock orchestrale a un minimalismo funereo e geometrico.

 

L’album è dominato dalla lunga traccia omonima divisa in due parti, accompagnata sul secondo lato da brevi episodi sperimentali:

 

Köhntarkösz (Part I) (15:22), inizia lentamente, misterioso e strisciante.  Costruisce una tensione geometrica e marziale guidata dal piano Fender Rhodes e dal basso imponente di Jannick Top, crescendo di intensità nota dopo nota.

 

Con Köhntarkösz (Part II) (15:55) si raggiunge il culmine dell’estasi mistica e della rivelazione. Il ritmo diventa a tratti frenetico, arricchito da assoli di sintetizzatore spiazzanti e da un coro drammatico che esplode in un finale catartico e liberatorio.

 

Enneelt (02:04) è un breve intermezzo strumentale, cupo e spigoloso. Scritto da Jannick Top, funge da frammento di transizione carico di tensione.

 

Ork Alarm (03:45) è un brano d’avanguardia profondamente inquietante.  Dominato dal violoncello distorto e da lamenti vocali claustrofobici, amplifica il senso di minaccia cosmica.

 

L’uso innovativo dei synth e degli organi crea trame sonore fantascientifiche sospese nel vuoto, lontane dai cliché del prog sinfonico inglese dell’epoca.

 

Köhntarkösz è un’opera d’arte senza compromessi, uno dei capolavori assoluti della musica d’avanguardia degli anni Settanta. Vander alla batteria e Top al basso formano una delle sezioni ritmiche più potenti della storia del rock. Il tempo non fluttua, ma si impone come una marcia militare d’altri mondi. È un disco dal fascino oscuro che può mettere a disagio. Unisce la solennità della musica classica contemporanea alla libertà del free jazz. 

 

Non è un disco facile da ascoltare. La ripetitività ossessiva dei riff e l’assenza di melodie tradizionali o di testi comprensibili possono scoraggiare chi cerca un ascolto leggero. Se MDK è l’opera totale e teatrale, Köhntarkösz è l’anima psicologica ed esoterica dei Magma. Un capolavoro assoluto per chi ama il rock progressivo più sperimentale, cupo, cerebrale e senza compromessi commerciali.

La Mia Versione

Etichetta: Vertigo – 6325 750
Formato: Vinile, LP, Album
Paese: France
Uscita: 1974

Tracklist

A1        Köhntarkösz (Part One) 15:24
A2        Ork Alarm 5:27
B1        Köhntarkösz (Part Two) 15:59
B2        Coltrane Sündïa 4:11 

LineUp

Bass, Cello, Vocals, Piano – Jannick Top, Wahrgenuhr Reugehlem Esteh
Drums, Vocals, Piano, Percussion – Christian Vander, Zebëhn Straïn Dë Geustaah*
Guitar – Brian Godding
Piano, Clavinet – Michel Graillier, Tsoï Menekaah
Piano, Electric Organ [Yamaha Organ] – Gérard Bikialo, Zibëhn Stöht Glaö
Vocals – Stella Vander, Tauhd Zaïa
Vocals, Percussion – Klaus Blasquiz, Klötsz Zaspïaahk

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

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