
I Van der Graaf Generator (VdGG) sono un gruppo fondamentale, enigmatico e innovativo del progressive rock britannico, nato a Manchester nel 1967.
Guidati dal carismatico cantautore e polistrumentista Peter Hammill, si sono fatti notare per un sound cupo, caratterizzato da tastiere e sassofoni, testi esistenziali e una totale avversione ai compromessi commerciali.
La loro storia è segnata da continui scioglimenti, reunion e radicali cambiamenti nel loro sound. La formazione dei Van der Graaf Generator ha subito continue trasformazioni.
Inizialmente, Peter Hammill (voce e chitarra) e Nick Judge (basso) fondano il gruppo. Poco dopo, si uniscono Hugh Banton (organo) e Guy Evans (batteria). Questa prima formazione si sgretola rapidamente, portando a uno scioglimento temporaneo già nel 1969, dopo la pubblicazione del primo album.
Il nucleo stabile si forma con l’arrivo del sassofonista e flautista David Jackson. La formazione Hammill-Banton-Evans-Jackson (senza un bassista fisso, sostituito dai pedali dell’organo di Banton) registra i veri e propri capolavori della band.
Banton e Jackson lasciano il gruppo. Entrano il bassista Nic Potter e il violinista Graham Smith. Il nome viene abbreviato in Van der Graaf.
Dopo una storica reunion a quattro nel 2005, David Jackson lascia definitivamente la band. Dal 2006, il gruppo opera stabilmente come trio: Hammill, Banton ed Evans.
I VdGG si sono sempre distinti dai loro contemporanei (come Genesis o Yes) per l’assenza quasi totale della chitarra elettrica solista e per atmosfere decisamente claustrofobiche e drammatiche.
Nel 1969, pubblicano il loro album d’esordio, “The Aerosol Grey Machine”. Il disco è ancora ancorato al pop psichedelico tipico della fine degli anni ’60, ma si intravedono già la voce teatrale di Peter Hammill e le prime strutture musicali più complesse.
Tra il 1970 e il 1976, la band raggiunge il suo apice creativo con una serie di album fondamentali per il genere progressive rock: “The Least We Can Do…”, “H to He, Who Am I?”, “Pawn Hearts” e “Godbluff”. Questo periodo rappresenta il culmine del loro stile, caratterizzato da un progressive rock cupo, intellettuale e dissonante. L’organo distorto di Hugh Banton e i sassofoni elettrificati e raddoppiati di David Jackson creano un muro di suono aggressivo e quasi espressionista. I testi affrontano temi profondi come la solitudine, la follia, la fantascienza distopica e la filosofia.
Dal 1977 al 1978, con l’album “The Quiet Zone/The Pleasure Dome”, il suono della band cambia radicalmente. L’organo e i fiati vengono eliminati, dando vita a una musica più minimale, spigolosa e nervosa, guidata dal violino elettrico di Jackson e dal basso di Hammill. Questo nuovo approccio anticipa le tensioni della New Wave e del Post-Punk, tanto da guadagnare alla band il rispetto di artisti punk come John Lydon dei Sex Pistols.
Dal 2005 ad oggi, con gli album “Present” e “Do Not Disturb”, la band, ridotta al trio, abbandona le lunghe suite d’avanguardia per concentrarsi su un art rock minimale, fortemente influenzato dal jazz, dall’improvvisazione e da strutture più geometriche. Questa nuova fase è caratterizzata dalla grandissima intesa tecnica tra i tre membri storici rimasti: Hammill, Banton e Jackson.
Questa band conta almeno 4 capolavori assoluti del progressive rock:
H To He Who Am The Only One - 1970, Pawn Hearts - 1971, Godbluff - 1975 e Still Life - 1976


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