
2112, quarto album dei Rush, del 1976.
Dei Rush, band che adoro, abbiamo lungamente parlato e di loro ho pubblicato una Scheda che ne ripercorre le gesta e la grandezza, I Rush: i Maestri dell'Heavy Prog, ma mi piace ricordare che si tratta di una band canadese fondata nel 1968, massimi rappresentanti nell'ambito del progressive rock della corrente dell'Heavy Pro e che è una delle più influenti band nel progressive e hard rock della storia, la Rock and Roll Hall of Fame ha affermato che la loro influenza negli anni settanta è stata importante quanto quella dei Beatles nel decennio precedente.
2112 è stato il loro primo vero successo commerciale, arrivato in un momento cruciale per la loro carriera, dopo album prevalentemente Hard Rock con influenze zeppeliniane, Neil Peart ne disse infatti: “Se non fosse andato bene, non saremmo andati avanti”. E' andata bene, seguirono il loro più grandi capolavori e capolavori del progressive rock in assoluto.
Un album che è universalmente riconosciuto come un capolavoro fondamentale del progressive rock, grazie all'eccezionale virtuosismo di Neil Peart, alla complessa ma melodica struttura dei brani e alla poetica profonda di Peart, è l'album della consacrazione per i Rush.
L'album tratta di una storia fantascientifica, con la splendida title track divisa in sette parti che racconta una storia distopica di libertà e tecnologia.
Il virtuosismo di Geddy Lee, Alex Lifeson e soprattutto Neil Peart è a livelli inarrivabili, combinazioni uniche di tempi dispari, atmosfere retrò, melodie e complessità, il tutto con un suono potente e deciso. Un'opera iconica che ha salvato la loro carriera dopo l'insuccesso commerciale del precedente Caress of Steel che che li ha postati letteralmente dalle stalle alle stelle.
Nel lato A la meravigliosa suite "2112", traccia monumentale di oltre 20 minuti che ambientata in un futuro controllato dai "Sacerdoti dei Templi di Syrinx", e narra la storia di un uomo che scopre una chitarra antica e tenta di riportare la musica e l'individualismo in una società totalitaria.
Nel lato B cinque tracce più brevi di vari stili:
A Passage to Bangkok, brano hard rock con influenze orientali, The Twilight Zone ispirata all'omonima serie televisiva, caratterizzata da atmosfere psichedeliche, Lessons, brano scritto da Alex Lifeson con grandi chitarre acustiche ed elettriche, Tears, ballata malinconica con grande mellotron, suonato da Hugh Syme, Something for Nothing brano di grandissima energia.
Sul retro di copertina dell'album appare per la prima volta un simbolo che diventerà poi uno dei logo storici del gruppo, un uomo nudo di schiena di fronte a un pentacolo, opera di Hugh Syme.
Un album immenso, che accende ad ogni ascolto la mia passione per questa band e per il batterista più forte del mondo.
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Tracklist
1. 2112 (20:31) :
- i) Overture (4:32)
- ii) The Temples of Syrinx (2:13)
- iii) Discovery (3:29)
- iv) Presentation (3:42)
- v) Oracle:The Dream (2:00)
- vi) Soliloquy (2:21)
- vii) The Grand Finale (2:14)
2. A Passage to Bangkok (3:34)
3. The Twilight Zone (3:18)
4. Lessons (3:51)
5. Tears (3:32)
6. Something for Nothing (3:59)
Durata 38:45
LineUp
- Alex Lifeson - chitarre
- Geddy Lee - basso, pedali per basso, voce
- Neil Peart - batteria, percussioni
Con:
- Hugh Syme - ARP Odyssey (intro 1.i), Mellotron (5)
- Terry Brown - co-arrangiatore, co-produttore, ingegnere del suono





