Versione 2026 Remixed & Remastered

Con l’uscita della versione 2026 Remixed & Remastered di “In a Glass House”, capolavoro dei Gentle Giant (pubblicato originariamente il 21 settembre 1973), ho pensato di integrare questa recensione, dato che la nuova versione presenta differenze significative rispetto all’originale, sia a livello tecnologico che sonoro, prima fra tutte il fatto che per il remix di questa versione è stato fatto uso della Intelligenza Artificiale.
L’originale era stato registrato agli Advision Studios di Londra e mixato con le tecnologie analogiche dell’epoca, ma un remix è stato impossibile per anni a causa della perdita dei nastri master multitraccia originali.
Per la versione 2026 il produttore Eber Pinheiro (vincitore di un Grammy) e Derek Shulman hanno sfruttato una tecnologia AI di “stem splitting”. Questa innovazione digitale ha permesso di isolare e separare i singoli strumenti direttamente dalle tracce stereo mixate dell’epoca, rendendo possibile un remix che prima era impensabile.
La band, soprattutto Derek Shulman, non era mai stata del tutto contenta del mix del 1973, a volte definito “impastato” o non fedele alla loro visione iniziale. Il nuovo mix del 2026, invece, è incredibilmente pulito e potente. Strumenti che prima soffrivano, come il basso di Ray Shulman e la batteria, ora si sentono molto più chiari. Sono stati anche ridotti o eliminati i fruscii del nastro e i riverberi che non c’entravano niente con l’originale.
L’album originale era disponibile solo in stereo, il formato standard dell’epoca. Nella versione del 2026, invece, è stato mixato per la prima volta in audio spaziale. L’edizione Deluxe su Blu-ray offre un mix Surround 5.1 e, soprattutto, un mix Dolby Atmos. Quest’ultimo separa in modo preciso i complessi intrecci vocali e la strumentazione multistrato dei Gentle Giant, regalando un’esperienza d’ascolto (dicono, io ho solo il vinile) completamente immersiva.
La ristampa in vinile riporta in vita l’iconica copertina fustellata con l’inserto trasparente dell’edizione inglese originale del 1973. Questo dettaglio, che nelle ristampe in CD era stato perso o semplificato nel libretto, è stato finalmente recuperato.
Io considero questa versione una sorta di miracolo tecnologico che ci dà la possibilità di apprezzare finalmente l’album con una qualità sonora degna della sua importanza storica.
C’è sempre diffidenza sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale ma questa sua applicazione, lo stem splitting, ovvero la separazione degli strumenti a partire dal vecchio mix stereo, è davvero geniale.
Il lavoro del produttore Eber Pinheiro è stato in grado di dare grande chiarezza dei dettagli, mettendo in evidenza le linee di chitarra intrecciate, il violino e la sezione ritmica con un impatto moderno e cristallino. In qualche momento forse la pulizia digitale ha in parte eliminato quel carattere spigoloso e “grezzo” tipico delle produzioni analogiche del 1973 ma non si tratta di una sostituzione dell’originale, piuttosto di una splendida e preziosa reinterpretazione.
La Mia Versione 2026
Etichetta: Madfish – SMALP1358, Madfish – 636551835817
Formato: Vinile, LP, Reissue, Remastered, Stereo, Remixed, 180gr
Paese: Europe
Uscita: 31 lug 2026
Versione Originale del 1973 e recensione dell'album

In a Glass House, quinto album in studio dei Gentle Giant, del 1973.
I Gentle Giant sono stati un gruppo tra i più rappresentativi del rock progressivo britannico degli anni settanta, che hanno pubblicato almeno cinque album Essenziali, che sono cioè fra i primi cento album per questo genere e in particolare per il sotto-genere dell'Eclectic Prog, una deriva dal rock progressivo che si concentra su artisti che si sono spinti oltre i limiti del prog mescolando influenze in modo molto ampio, meno "tradizionale" rispetto al prog sinfonico o al sound della scena di Canterbury e loro ne sono i più alti rappresentanti insieme ai King Crimson e i Van Der Graaf Generator, in ottima compagnia quindi.
Questo disco per me è il culmine della loro discografia, In a Glass House, (non a caso la mia copia è letteralmente consumata) un capolavoro fondamentale del rock progressivo.
L'album che, come detto fu inizialmente rifiutato per la pubblicazione negli Stati Uniti dalla casa discografica perché considerato "non commercialmente valido", divenne un successo di importazione, vendendo oltre 150.000 copie.
Complessità e Virtuosismo insieme a livelli estremi, un'esplosione continua di intarsi tecnici, contrappunti vocali, cambi di tempo improvvisi, un punto di riferimento del prog che prosegue la sperimentazione della band con l’inclusione di musica medievale, barocca, jazz e hard rock.
Il concept dell'album si sviluppa attorno al proverbio inglese: "Those who live in glass houses should not throw stones" ("Chi vive in case di vetro non dovrebbe tirar sassi") come metafora della vulnerabilità attraverso l'immagine della "casa di vetro", una struttura che protegge ma che, essendo trasparente e fragile, espone l'individuo al giudizio e l'ipocrisia: chi critica gli altri (tira sassi) spesso dimentica di essere altrettanto vulnerabile e imperfetto.
L'album inizia e finisce con il suono ritmato di vetri che si infrangono, una "cornice" che racchiude l'ascoltatore all'interno della casa di vetro per tutta la durata del disco.
Poco più di 38 minuti, 6 tracce fantastiche
- The Runaway apre con il suono di vetri rotti, ritmati, che si trasforma in un riff di chitarra pazzesco, spigoloso, con xilofono e chitarra spettacolari e una sezione centrale jazzata col magnifico vibrafono di Kerry Minnear.
- An Inmate's Lullaby è la traccia più sperimentale e inquietanti della loro intera discografia, brano completamente percussivo e vocale con xilofono, vibrafono, timpani e voci sussurrate senza basso e chitarra, con un'atmosfera sospesa e claustrofobica.
- Way of Life è pura complessità tecnica, hard rock aggressivo, organo ecclesiastico, cambi di tempo vertiginosi di un John Weathers, uno dei batteristi più sottovalutati del prog, a livelli “giganteschi”.
- Experience è il brano più “medievale” della band con una sezione barocca cantata da Minnear con tono angelico, e l’esplosione in riff di basso distorto di Ray Shulman e nel cantato di Derek.
- A Reunion è una breve pausa malinconica di violino e violoncello, una ballata orchestrale emozionante, meravigliosa, un omaggio al fratello Phil, prima della immensa chiusura del disco.
- In a Glass House, la title track è infatti un brano travolgente in cui c’è tutto, prog-funk-rock, Gary Green con uno dei suoi assoli più belli. Il brano termina con lo stesso battito di vetri rotti che aveva aperto l'album, una delle migliori canzoni della band, potente e sofisticata.
Unico nel suo genere artwork progettato per riflettere visivamente la fragilità e la complessità del tema dell'album con un effetto tridimensionale, con la copertina che utilizza un effetto di sovrapposizione: la parte centrale della custodia in cartone è fustellata e coperta da una pellicola di plastica trasparente con una stampa nera, sotto la pellicola trasparente si trova un inserto di cartone rimovibile, una litografia in bianco e nero dei membri della band intenti a suonare i propri strumenti. Sul retro dell'inserto di cartone è presente l'illustrazione del caratteristico "Gigante" (green gnome), il marchio di fabbrica della band. Curiosamente, nelle edizioni originali del Regno Unito (etichetta WWA, come la mia) e della Germania (etichetta Vertigo) le immagini sono speculari l'una dell'altra. L'immagine principale è stata scattata dal fotografo Martyn Dean.
Un album può risultare a tratti freddo, eccessivamente intellettuale, troppo tecnico a discapito delle emozioni: tutte caratteristiche che mi fanno dire che questo è a mio avviso il loro album migliore.
Capolavoro Assoluto, Essenziale.
La Mia Versione 1973
Etichetta: WWA Records – 6366 200 A
Formato: Vinile, LP, Album
Paese: Italy
Uscita: 1973
Tracklist (comune alle due versioni)
1. The Runaway (7:15)
2. An Inmate's Lullaby (4:40)
3. Way of Life (7:52)
4. Experience (7:50)
5. A Reunion (2:11)
6. In a Glass House (8:26)
Durata 38:14
LineUp (comune alle due versioni)
- Gary Green - chitarra a 12 corde (1, 5, 6), steel guitar (6) ed elettrica, mandolino e tamburello (6), flauto dolce (3)
- Kerry Minnear - pianoforte, pianoforte elettrico, Moog (1, 3, 6), Hammond (1, 3, 4, 6), clavinet (1, 4, 6), organo Thomas (3, 4), clavicordo (4), celesta (2), glockenspiel (1, 2, 4), marimba (1, 2), vibrafono e timpani (2), violoncello (5), flauto dolce soprano (1, 3), voce solista (1, 3-6) e cori
- Derek Shulman - sassofono contralto e soprano (6), flauto dolce soprano (1), voce solista (1-4, 6) e cori
- Ray Shulman - basso, violini acustici ed elettrici, tamburello (4), chitarra acustica e cori (1, 6)
- John Weathers - batteria, grancassa (5), campanaccio (6)
Foto Versione 2026 Remixed & Remastered










Foto Versione 1973










