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In a Glass House dei Gentle Giant

28-12-2025 17:38

FrancescoProg

Eclectic Prog, ESSENZIALE, Album anni Settanta, gentle-giant,

In a Glass House dei Gentle Giant

In a Glass House, quinto album in studio dei Gentle Giant, del 1973, il culmine della loro discografia, un capolavoro fondamentale del rock progressivo...

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In a Glass House, quinto album in studio dei Gentle Giant, del 1973.

 

I Gentle Giant sono stati un gruppo tra i più rappresentativi del rock progressivo britannico degli anni settanta, che hanno pubblicato almeno cinque album Essenziali, che sono cioè fra i primi cento album per questo genere e in particolare per il sotto-genere dell'Eclectic Prog, una deriva dal rock progressivo che si concentra su artisti che si sono spinti oltre i limiti del prog mescolando influenze in modo molto ampio, meno "tradizionale" rispetto al prog sinfonico o al sound della scena di Canterbury e loro ne sono i più alti rappresentanti insieme ai King Crimson e i Van Der Graaf Generator, in ottima compagnia quindi. 

 

E' possibile leggere la loro biografia completa nella scheda a loro dedicata.

 

Questo disco per me è il culmine della loro discografia, In a Glass House, (non a caso la mia copia è letteralmente consumata) un capolavoro fondamentale del rock progressivo.

 

L'album che, come detto fu inizialmente rifiutato per la pubblicazione negli Stati Uniti dalla casa discografica perché considerato "non commercialmente valido", divenne un successo di importazione, vendendo oltre 150.000 copie.

Complessità e Virtuosismo insieme a livelli estremi, un'esplosione continua di intarsi tecnici, contrappunti vocali, cambi di tempo improvvisi, un punto di riferimento del prog che prosegue la sperimentazione della band con l’inclusione di musica medievale, barocca, jazz e hard rock.

 

Il concept dell'album si sviluppa attorno al proverbio inglese: "Those who live in glass houses should not throw stones" ("Chi vive in case di vetro non dovrebbe tirar sassi") come metafora della vulnerabilità attraverso l'immagine della "casa di vetro", una struttura che protegge ma che, essendo trasparente e fragile, espone l'individuo al giudizio e l'ipocrisia: chi critica gli altri (tira sassi) spesso dimentica di essere altrettanto vulnerabile e imperfetto.

 

L'album inizia e finisce con il suono ritmato di vetri che si infrangono, una "cornice" che racchiude l'ascoltatore all'interno della casa di vetro per tutta la durata del disco.

 

Poco più di 38 minuti, 6 tracce fantastiche

- The Runaway apre con il suono di vetri rotti, ritmati, che si trasforma in un riff di chitarra pazzesco, spigoloso, con xilofono e chitarra spettacolari e una sezione centrale jazzata col magnifico vibrafono di Kerry Minnear.

- An Inmate's Lullaby è la traccia più sperimentale e inquietanti della loro intera discografia, brano completamente percussivo e vocale con xilofono, vibrafono, timpani e voci sussurrate senza basso e chitarra, con un'atmosfera sospesa e claustrofobica.

- Way of Life è pura complessità tecnica, hard rock aggressivo, organo ecclesiastico, cambi di tempo vertiginosi di un John Weathers, uno dei batteristi più sottovalutati del prog, a livelli “giganteschi”.

- Experience è il brano più “medievale” della band con una sezione barocca cantata da Minnear con tono angelico, e l’esplosione in riff di basso distorto di Ray Shulman e nel cantato di Derek.

- A Reunion è una breve pausa malinconica di violino e violoncello, una ballata orchestrale emozionante, meravigliosa, un omaggio al fratello Phil, prima della immensa chiusura del disco.

- In a Glass House, la title track è infatti un brano travolgente in cui c’è tutto, prog-funk-rock, Gary Green con uno dei suoi assoli più belli. Il brano termina con lo stesso battito di vetri rotti che aveva aperto l'album, una delle migliori canzoni della band, potente e sofisticata.

 

Unico nel suo genere artwork progettato per riflettere visivamente la fragilità e la complessità del tema dell'album con un effetto tridimensionale, con la copertina che utilizza un effetto di sovrapposizione: la parte centrale della custodia in cartone è fustellata e coperta da una pellicola di plastica trasparente con una stampa nera, sotto la pellicola trasparente si trova un inserto di cartone rimovibile, una litografia in bianco e nero dei membri della band intenti a suonare i propri strumenti. Sul retro dell'inserto di cartone è presente l'illustrazione del caratteristico "Gigante" (green gnome), il marchio di fabbrica della band. Curiosamente, nelle edizioni originali del Regno Unito (etichetta WWA, come la mia) e della Germania (etichetta Vertigo) le immagini sono speculari l'una dell'altra. L'immagine principale è stata scattata dal fotografo Martyn Dean.
 

Un album può risultare a tratti freddo, eccessivamente intellettuale, troppo tecnico a discapito delle emozioni: tutte caratteristiche che mi fanno dire che questo è a mio avviso il loro album migliore. 

Capolavoro Assoluto, Essenziale.

Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"

Tracklist

1. The Runaway (7:15)
2. An Inmate's Lullaby (4:40)
3. Way of Life (7:52)
4. Experience (7:50)
5. A Reunion (2:11)
6. In a Glass House (8:26)

Durata 38:14

LineUp

- Gary Green - chitarra a 12 corde (1, 5, 6), steel guitar (6) ed elettrica, mandolino e tamburello (6), flauto dolce (3)
- Kerry Minnear - pianoforte, pianoforte elettrico, Moog (1, 3, 6), Hammond (1, 3, 4, 6), clavinet (1, 4, 6), organo Thomas (3, 4), clavicordo (4), celesta (2), glockenspiel (1, 2, 4), marimba (1, 2), vibrafono e timpani (2), violoncello (5), flauto dolce soprano (1, 3), voce solista (1, 3-6) e cori
- Derek Shulman - sassofono contralto e soprano (6), flauto dolce soprano (1), voce solista (1-4, 6) e cori
- Ray Shulman - basso, violini acustici ed elettrici, tamburello (4), chitarra acustica e cori (1, 6)
- John Weathers - batteria, grancassa (5), campanaccio (6)

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