
Hauntings di Richard Barbieri, album del 2026.
Richard Barbieri, tastierista, compositore e sound designer britannico, è noto soprattutto per essere uno dei fondatori della band new wave Japan e, in seguito, per il suo ruolo fondamentale nel progressive rock nei Porcupine Tree.
Alcune note biografiche su questo grande artista:
Si tratta di un vero genio del sound design e della manipolazione dei sintetizzatori, e il suo stile unico si distingue per l’attenzione ai dettagli piuttosto che alle melodie tradizionali.
Ha iniziato la sua avventura musicale nel 1976 con i Japan, diventando un vero e proprio pioniere delle sonorità elettroniche, sintetiche e atmosferiche che hanno caratterizzato la scena musicale degli anni ’80.
Nel 1993, ha portato il suo tocco non convenzionale agli arrangiamenti e la sua passione per i soundscape ai Porcupine Tree, contribuendo a definire il loro sound progressive/ambient così riconoscibile. È tornato in studio anche per l’album della reunion della band.
Richard Barbieri, ha avuto una carriera incredibile, soprattutto con i Japan e i Porcupine Tree. Con i Japan, dal 1978 all’83, ha registrato tutti i loro album storici in studio, che hanno contribuito a definire il sound new wave. Parliamo di “Adolescent Sex” (1978), “Obscure Alternatives” (1978), “Quiet Life” (1979), “Gentlemen Take Polaroids” (1980), “Tin Drum” (1981) e, più tardi, “Rain Tree Crow” (1991), l’album della reunion temporanea della band con un altro nome.
Dal 1993, Richard è il tastierista ufficiale dei Porcupine Tree, a partire dal loro secondo album, “Up the Downstair” (1993). Insieme a loro, ha creato una serie di album memorabili, tra cui “The Sky Moves Sideways” (1995), “Signify” (1996), “Stupid Dream” (1999), “Lightbulb Sun” (2000), “In Absentia” (2002), “Deadwing” (2005), “Fear of a Blank Planet” (2007), “The Incident” (2009) e, più recentemente, “Closure/Continuation” (2022), il loro album del ritorno.
Richard è anche un artista solista, noto per la sua ricerca sonora ed elettronica. I suoi album a proprio nome includono “Things Buried” (2004/2005), “Stranger Inside” (2008), “Planets + Persona” (2017), “Under a Spell” (2021) e “Hauntings” (2026), il suo album in studio più recente.
Oltre al suo lavoro con i Japan e i Porcupine Tree, Richard ha collaborato con molti altri artisti di spicco. Con Steve Jansen, ex batterista dei Japan, ha registrato “Worlds in a Small Room” (1985), “Stories Across Borders” (1991) e “Stone to Flesh” (1995). Con i JBK (Jansen, Barbieri, Karn), ha pubblicato “Beginning to Melt” (1993) e “ISM” (1999). Ha anche lavorato con Tim Bowness su “Flame” (1994) e con Steve Hogarth, cantante dei Marillion, su “Not the Weapon but the Hand” (2012) e “Arc Light” (2013). Come ospite speciale, ha suonato anche in dischi cult di David Sylvian, come “Brilliant Trees” e “Gone to Earth”, e di Mick Karn, “Titles”.
“Hauntings”, è uscito il 10 aprile 2026 per Kscope. Questo disco esplora e amplia l’atmosfera strumentale riflessiva, evocativa e cupa del suo precedente lavoro del 2021, “Under A Spell”. Si tratta di una galleria di “piccoli mondi sonori” che avvolgono, tra atmosfere oscure e momenti più luminosi.
Il cuore di “Hauntings” è la nostalgia: per il passato, per il futuro e persino per cose che non sono mai successe, ma che comunque ci tormentano. Barbieri ha raccontato che gran parte dell’ispirazione gli viene da una nostalgia per epoche storiche che non ha mai vissuto e, soprattutto, dai suoi sogni ricorrenti. Nei suoi sogni, infatti, si ritrova spesso negli stessi posti e incontra le stesse persone, anche se sa di non esserci mai stato nella vita reale. Ecco perché il titolo “Hauntings” (“Fantasmi” o “Luoghi frequentati”), luoghi onirici che continuano a presentarsi nel sonno.
Il disco è un viaggio sonoro nel tempo, un’avventura tra passato e futuro.
Il Passato è rappresentato con paesaggi storici avvolti dalla nebbia. Ci troviamo una registrazione originale su cilindro di cera dei rintocchi del Big Ben di Londra, proprio del 1890, alla quale sono stati aggiunti rumori di temporali e vecchie trasmissioni radio, creando un’atmosfera cupa e tipica della Londra vittoriana.
Il Futuro è in brani che offrono un contrasto netto, proiettandoci verso visioni future, un sound che rispecchia l’ansia moderna, tipica dello stile di Barbieri.
Sebbene sia un progetto incentrato interamente sui sintetizzatori, le tastiere e il sound design innovativo di Barbieri, l’album ha visto l’intervento di musicisti di altissimo livello per arricchire le trame sonore.
Richard Barbieri è il fulcro del progetto, occupandosi di tastiere, sintetizzatori, campionamenti ed effetti.
Morgan Ågren, batterista eclettico e tecnicamente eccezionale, è riconosciuto a livello mondiale per la sua versatilità, che spazia dal math-rock al jazz d’avanguardia. La sua carriera ha preso il volo quando, giovanissimo, è stato notato e ingaggiato da Frank Zappa nel 1988 per alcuni memorabili concerti. È il fondatore del gruppo progressive e mistico Mats/Morgan Band (con il tastierista non vedente Mats Öberg) ed è stato membro stabile dei Kaipa. Ha collaborato anche con Devin Townsend e Fredrik Thordendal dei Meshuggah.
Percy Jones è una leggenda del basso fretless e una delle figure più influenti della fusion britannica. È famoso soprattutto per aver fondato negli anni ’70 la band di jazz-fusion Brand X con il batterista Phil Collins (Genesis). Il suo stile al basso, caratterizzato da linee fluide, slide e un uso massiccio di armonici, ha rivoluzionato il modo di suonare lo strumento. Oltre ai Brand X, ha suonato in capolavori della musica d’avanguardia e pop, tra cui i primi album solisti di Brian Eno (Another Green World, Before and After Science) e dischi di David Sylvian e Suzanne Vega.
Luca Calabrese, musicista, compositore e trombettista italiano con una forte formazione jazz e sperimentale, è noto nella scena d’avanguardia per l’uso lirico ed evocativo della tromba, spesso arricchito da effetti elettronici, un approccio che si integra perfettamente con i paesaggi ambient e cinematografici creati da Barbieri. Collabora da anni con Richard Barbieri e altri membri dell’universo Porcupine Tree. Ha contribuito in modo significativo anche ai precedenti lavori solisti del tastierista inglese, come l’apprezzato album del 2017 Planets + Persona.
L’anemoia, ovvero la nostalgia per un passato mai vissuto, è il tema centrale. Barbieri utilizza synth modulari e tappeti sonori per creare paesaggi uditivi oscuri e striscianti, quasi inquietanti, ma intervallati da improvvisi momenti di elevazione ed euforia.
Molti brani dell’album presentano droni, correnti ambientali e pulsazioni elettroniche minimaliste che richiamano i pionieri cosmici della Berlin School, come i primi Tangerine Dream, Klaus Schulze e i Popol Vuh. Grazie al contributo dei musicisti coinvolti, alcuni brani si basano su ritmiche jazz molto sobrie ed eleganti. Il basso liquido e fretless di Percy Jones e gli assoli lirici di tromba di Luca Calabrese si integrano con il sound design digitale, creando una fusione sperimentale e raffinata.
Lo stile assume una connotazione documentaristica attraverso l’inserimento creativo di registrazioni d’epoca, elaborate con filtri moderni, per accentuare il senso di ansia e di simulazione tecnologica tipico dell’estetica di Barbieri.
La mia è l’edizione in doppio vinile a 45 giri pubblicata da Kscope (catalogo KSCOPE1309), che offre una separazione stereo e una profondità dinamica eccezionali. L’album è composto da 11 tracce strumentali.
“Snakes & Ladders” è la traccia che apre il disco, e che catapulta subito in un mondo ritmico e ipnotico. È come entrare in un labirinto, il pezzo mescola Trip-hop d’avanguardia con tocchi di drum and bass, tutto ben dosato. C’è un contrasto interessante tra la base ritmica e i sintetizzatori che fluttuano leggeri. La batteria di Morgan Ågren crea un ritmo geometrico e spezzato, mentre il basso morbido di Percy Jones fa da tappeto.
“Anemoia” è un brano intimo e sospeso che cattura alla perfezione il tema centrale dell’album: la nostalgia per un tempo mai vissuto, l’anemoia. Con il suo stile Ambient cosmico e dilatato, è fortemente influenzato dalla musica elettronica tedesca degli anni ’70. I suggestivi tappeti analogici creano un’atmosfera di solitudine e calore d’altri tempi, mentre il sound design solitario di Richard Barbieri domina l’intero brano.
“Victorian Wraith” è una traccia spettrale di appena tre minuti che ti catapulta tra i vicoli nebbiosi di una Londra ottocentesca. Con il suo stile Dark ambient e musica concreta d’atmosfera, crea un’esperienza davvero immersiva. Barbieri ha fatto un lavoro eccezionale con i filtri e le basse frequenze, che danno un senso di costante minaccia, quasi claustrofobico. Micro-frequenze binarie evocano la sensazione di una “simulazione fantasma”, un tocco geniale. Una traccia che lascia con i brividi.
Immaginatevi di fare un viaggio indietro nel tempo con “1890”, una suite di pura archeologia sonora che è uno dei momenti più affascinanti dell’opera. Qui, lo stile è un mix perfetto di sound design e registrazioni storiche. Un vero gioiello è l’autentico campionamento su cilindro di cera dei rintocchi del Big Ben del 1890. Barbieri è un maestro nel fondere vecchie trasmissioni radio con sintetizzatori moderni, creando un ponte temporale che collega passato e presente in modo incredibilmente armonioso.
“Artificial Obsession” è un brano davvero unico e affascinante, che mescola elementi sacri e tecnologici in modo ipnotico ed esoterico. Si ispira all’elettronica rituale e all’avant-garde. Un punto forte del pezzo sono i vocalizzi sintetici, evocativi e allucinati, che si intrecciano perfettamente alle sequenze ritmiche. La batteria di Ågren e il basso fretless di Jones formano una sezione ritmica complessa e poliritmica, che sorregge l’intera struttura del brano.
"Paris Sketch" è un viaggio sonoro notturno che cattura l’essenza di Parigi durante la Belle Époque, con immagini sgranate e suggestive. Il pezzo fonde in modo unico lo stile retro-futurista. Nella seconda metà del brano, si assiste a una sorprendente evoluzione armonica, con le melodie di Barbieri che si aprono ad accogliere piccoli spunti percussivi acustici e modulazioni sintetiche.
"Perfect Toys" è un brano che ti porta in un viaggio sonoro affascinante, esplorando il sottile confine tra realtà e simulazione artificiale. Con il suo stile IDM (Intelligent Dance Music) astratto ed elettronico sperimentale, la canzone crea un’atmosfera unica e coinvolgente. Ascoltando, noterai il I prominente e i vocalizzi distorti che emergono dal mix, proprio come giocattoli meccanici sgangherati. Un vero capolavoro di incastro ritmico sincopato, sapientemente orchestrato da Morgan Ågren.
“Traveler” è la traccia più lunga dell’album, e porta in un viaggio affascinante e claustrofobico verso scenari futuri. Con un mix di Sci-Fi ambient e future jazz, la canzone ha un’atmosfera ipnotica che cattura perfettamente l’ansia della modernità tecnologica grazie a droni potenti. Il basso sinuoso di Percy Jones aggiunge una spinta e un’espressività jazz a questo paesaggio interamente sintetico.
“Reveille” è un breve interludio di appena un minuto e mezzo che funge da delicato risveglio onirico, facendo da ponte verso la conclusione dell’album. Il suo stile è minimalista e astratto, con note isolate e rifrazioni di synth che si diradano come nebbia al mattino. Barbieri ha curato interamente questo pezzo in solitaria, utilizzando synth modulari.
“Last Post” è una traccia breve e toccante, che riesce a colpire dritto al cuore nonostante la sua brevità. L’atmosfera è quella di un jazz ambient notturno e intimo, perfetto per momenti di riflessione. La melodia, un po’ rarefatta, addolcisce il tono altrimenti un po’ cupo dell’opera, creando un contrasto davvero interessante. E poi, non posso non menzionare l’assolo di tromba di Luca Calabrese: è semplicemente indispensabile. Porta un tocco di lirismo, pathos e calore umano che rende tutto speciale.
“A New Simulation” è il brano che chiude l’album in bellezza, mescolando euforia futurista e un pizzico di ansia esistenziale, lasciandoci con qualche domanda in più sul disco. È un mix di Nu-jazz d’avanguardia ed elettronica post-rock, con un equilibrio perfetto tra strumenti acustici e suoni digitali, che culmina in un finale orchestrale davvero suggestivo. È un pezzo corale dove la tromba di Calabrese brilla ancora una volta, arricchendo il tutto con le sue trame ritmiche, mentre Ågren e Jones tengono il ritmo con grande flessibilità.
Un disco della durata di circa 47 minuti con brani brevi, la metà dei quali sotto i 5 minuti e che non raggiungono mai i 6 minuti, ma tutti di grandissima intensità.
Il sound dell’album è un’affascinante miscela di dark ambient, musica elettronica astratta e future jazz, con una forte impronta cinematografica e una struttura che ricorda una suite strumentale. A differenza dei lavori precedenti, l’album non si concentra su virtuosismi tecnici o su esplosioni sonore, ma piuttosto sulla sovrapposizione di trame sintetiche, sulla tensione e sulla gestione degli spazi sonori.
L'album piacerà in modo particolare agli amanti delle colonne sonore cinematografiche, perfetto per chi apprezza la musica strumentale adatta all'ascolto notturno o in cuffia, stile Brian Eno e Vangelis, ma anche ai fan della Electronic Music e della Scuola di Berlino, gli amanti dei sintetizzatori analogici, dei synth modulari e delle pulsazioni elettroniche stile Tangerine Dream, Klaus Schulze e Kraftwerk.
Pur non essendo un disco rock nel senso classico (non ci sono chitarre distorte o tempi duri), cattura perfettamente quel lato psichedelico, sognante e cupo tipico del prog moderno e in alcuni momenti evoca i Porcupine Tree o i Pink Floyd di inizio anni '70. Ma questo, conoscendo il background di Barbieri, era inevitabile. Grazie al contributo della tromba di Luca Calabrese e al basso fretless di Percy Jones, l’album accontenterà anche gli amanti del jazz astratto e destrutturato, con la melodia acustica che si fonde con la freddezza digitale.
Una sorpresa, un lavoro superbo ma di nicchia, raffinato e fortemente atmosferico. Non è un disco di canzoni tradizionali, ma un viaggio sonoro (come ho detto spesso ripetendomi non a caso in questo articolo) ideale per chi ama perdersi nei dettagli del sound design. Eccellente lavoro di questo (musicalmente) ricco 2026. Assolutamente consigliato. Assolutamente in cuffia.
La Mia Versione
Etichetta: Kscope – KSCOPE1309
Formato: 2 x Vinile, LP, 45 RPM, Album, Stereo
Paese: Europe
Uscita: 10 apr 2026
Tracklist
Lato A
Snakes & Ladders – 05:33
Anemoia – 05:09
Victorian Wraith – 03:02
Lato B
1890 – 03:58
Artificial Obsession – 05:07
Paris Sketch – 05:47
Lato C
Perfect Toys – 03:48
Traveler – 05:41
Lato D
Reveille – 01:54
Last Post – 02:23
A New Simulation – 04:38
LineUp
Richard Barbieri – Tastiere, sintetizzatori analogici e modulari, campionamenti, effetti e sound design
Morgan Ågren – Batteria, percussioni acustiche e poliritmie
Percy Jones – Basso elettrico fretless
Luca Calabrese – Tromba
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