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From Silence To Somewhere dei Wobbler

05-01-2026 15:10

FrancescoProg

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From Silence To Somewhere dei Wobbler

From Silence to Somewhere dei Wobbler, album del 2017, capolavoro Essenziale del Progressive Rock, ma questa band conta ben due dischi essenziali ...

From Silence to Somewhere dei Wobbler, album del 2017, capolavoro Essenziale del Progressive Rock, ma questa band conta ben due dischi essenziali per questo genere, anche il successivo Dwellers of the Deep del 2020 è un Capolavoro assoluto.

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From Silence to Somewhere è il loro quarto album in studio ed il loro capolavoro assoluto. Si tratta del risultato di un importante lavoro durato circa cinque anni dalla pubblicazione del precedente album Rites at Dawn del 2011. 

 

Durante il periodo compreso tra l'uscita di Rites at Dawn (2011) e quella di From Silence to Somewhere (2017), i membri della band sono stati comunque estremamente attivi in vari progetti paralleli.


Lars Fredrik Frøislie nel 2011 ha co-fondato la band folk-prog psichedelica Tusmørke pubblicando album come Underjordisk Tusmørke (2012), Riset bak speilet (2014) e Hinsides (2017) e continuato la collaborazione con i grandissimi White Willow suonando nell'album Terminal Twilight (2011), oltre a collaborazioni con band metal e rock come Trollfest (En Kvest for den Hellige Gral, 2011), Shining (VII/Född Förlorare, 2011) e Koldbrann (Vertigo, 2013).

Andreas Wettergreen Strømman Prestmo è diventato il manager della band per organizzare tour in Italia e Inghilterra e si è dedicato al progetto The Chronicles of Father Robin, ambizioso supergruppo prog (che include anche Hultgren), le cui sessioni di registrazione e composizione sono iniziate proprio in quegli anni, sebbene gli album siano stati pubblicati solo successivamente.

 

Kristian Karl Hultgren ha suonanto con la band Spirits of the Dead, un progetto stoner/psychedelic rock e in tour e sessioni con diversi artisti locali, spaziando tra jazz, pop e rock. 
 

Martin Nordrum Kneppen ha suonato nel nuovo progetto Tusmørke con Frøislie 

 

L'album vede l'ingresso nella band, nel 2011 di Geir Marius Bergom Halleland alla Chitarra per sostituire il chitarrista originale Morten Andreas Eriksen: come molti membri della scena prog norvegese, i componenti dei Wobbler mantengono lavori regolari al di fuori della musica. Quello di Eriksen è stato un allontanamento e amichevole per concentrarsi su altri aspetti della sua vita e su diversi interessi musicali. Si tratta di un musicista eclettico che ha militato a lungo come bassista nella band heavy metal Thunderbolt e ha collaborato con il gruppo The Guardian's Office, con direzioni stilistiche diverse dal rock sinfonico dei Wobbler. La necessità di trovare un sostituto che fosse compatibile con l'intricato stile del gruppo ha richiesto quasi tre anni, portando infine all'ingresso di Marius Halleland, un amico d'infanzia del tastierista Lars Fredrik Frøislie. 


Tra il 2011 e il 2017 il gruppo si è concentrato nel suonare intensamente dal vivo per "rodare" la nuova formazione prima di entrare in studio per le registrazioni di From Silence to Somewhere, un grande lavoro che ha permesso alla band di maturare il sound che avrebbe poi portato al successo mondiale del 2017 di questo splendido album. 

 

La produzione si è concentrata sull'uso di strumentazione analogica pre-1975, come il Mellotron, l'organo Hammond C3 e il Minimoog, registrati senza l'ausilio di tecnologia MIDI e per quanto l'album non sia un concept album  le quattro splendide tracce sono legate da temi ricorrenti trattando il tema del cambiamento, il costante passaggio dalla vita alla morte e la rinascita.

 

Rispetto al precedente Rites at Dawn i toni sono Dark e le atmosfere introspettive, tipicamente nordiche. 

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L'album ha una durata di circa 47 minuti per quattro brani epici:

 

- From Silence to Somewhere, suite della durata di circa 21 minuti, è un brano monumentale che inizia con un'atmosfera pastorale con una splendida parte di flauto, chitarra e tastiere e si evolve in sezioni cupe e spigolose con il grandissimo basso Rickenbacker. 

Il brano à composto da tre parti: Humus, Corpus ed Epilogo. Capolavoro.
 

- Rendered in Shades of Green è un breve brano della durata di 2 minuti circa, strumentale che dopo la complessità della prima traccia lascia spazio ad atmosfere meditative, con bellissimo pianoforte accompagnato da Mellotron e percussioni, breve ma intenso
 

- Fermented Hours con i suoi circa 10 minuti è un brano trascinante e caotico con un lavoro grandioso all'organo Hammond e un crescendo finale imponente, grande brano con grandissimi riff di chitarra.
 

- Foxlight è un altro brano-capolavoro, della durata di oltre 13 minuti, con una apertura acustica con flauti, glockenspiel e clarinetto basso, che cresce in una jam pesante con fantastico clavicembalo e armonie vocali in stile medievale, con un finale esplosivo, in un muro di suoni. Fantastico

L'artwork riflette l'estetica vintage della band.

L'illustrazione della copertina anteriore proviene dalla "Cabala Mineralis", un manoscritto alchemico del XVII secolo attribuito a Siméon ben Cantara, immagine concessa dal Warburg Institute che richiama il tema della trasformazione della materia e dello spirito

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Il design complessivo è stato curato da Thomas Kaldhol, sotto la direzione artistica del cantante della band, Andreas Wettergreen Strømman Prestmo. 


L'illustrazione Interna è stata scelta l'opera di Edward Robert Hughes, "Oh, What's That in the Hollow?" (1893), che è un inquietante acquerello preraffaellita ispirato al poema "Amor Mundi" di Christina Rossetti.
L'opera raffigura due amanti che percorrono un sentiero di piaceri mondani, solo per ritrovarsi di fronte a un "esile cadavere" disteso tra rovi appassiti e rose in fiore, concesso dalla Royal Watercolour Society, immagine che evoca perfettamente le atmosfere malinconiche e pastorali dell'album.

From Silence to Somewhere è il punto di svolta che ha riportato il rock progressivo sinfonico al centro della scena prog mondiale  e ha ridefinito il concetto di “alta fedeltà analogica” poiché a differenza di molte band moderne che imitano il suono degli anni '70 usando software e digitale, i Wobbler hanno dimostrato che l'uso di Mellotron, Hammond e Rickenbacker, registrati senza compressioni digitali eccessive, produce una dinamica sonora inarrivabile. 

 

Uno degli album prog più belli di tutti i tempi che è arrivato in cima al gradimento del pubblico nei nostri tempi nonostante la lunghezza estrema delle tracce.
 

La scena norvegese continua a portare al pubblico del genere che amo nuove band e capolavori, come questo, che già al momento della sua uscita ha ricevuto un'accoglienza trionfale meritatissima. Album Essenziale, un Must in collezione unitamente a Dwellers of the Deep il loro album più recente.

Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"

Tracklist

1. From Silence to Somewhere (20:59) :
- Part 1: Humus - All That Becomes and Perishes
- Part 2: Corpus - That No One of Existing Things Doth Perish, but Men in Error Speak of Their Changes as Destructions and as Deaths
- Epilogue
2. Rendered in Shades of Green (2:05)
3. Fermented Hours (10:10)
4. Foxlight (13:19)

Durata 46:33

LineUp

- Andreas Wettergreen Strømman Prestmo - voce, chitarra elettrica e acustica, glockenspiel, percussioni, campana di ottone, giocattolo per bambini (?)
- Marius Halleland - chitarra acustica ed elettrica a 6 e 12 corde, cori
- Lars Fredrik Frøislie - Hammond C3, Mellotron, Minimoog Model D, Chamberlin, clavinet Hohner, Rhodes MKII, spinetta, ARP Axxe/Pro Soloist, Solina String Ensemble, Optigan, Wurlitzer 200, Marxophone, pianoforte a coda, cori
- Kristian Karl Hultgren - basso, pedaliera, fiati
- Martin Nordrum Kneppen - batteria, fiati

Con:
- Ketil Vestrum Einarsen - flauto (1, 4)
- Renato Manzi - voce da anziano (3)
- Øystein Bech Gadmar - corno (4)

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