
The Gaia II Space Corps dei Motorpsycho, album del 2026.
Su questo blog, nel Progressive Rock World, i Motorpsycho sono seguiti con grande attenzione, specialmente per i loro lavori più recenti che hanno dominato le classifiche del sito. I Motorpsycho rappresentano oggi uno dei vertici del rock progressivo eclettico contemporaneo, capaci di spaziare tra hard rock potente e suite sperimentali con una qualità costantemente altissima.
Il sito ospita anche analisi di album storici della band, come Here Be Monsters (2016), un disco eccezionale che merita un posto di rilievo nella loro discografia, e The All Is One (2020), che viene analizzato come l'atto finale della celebre trilogia dedicata alle copertine di Hakon Gullvåg.
Il loro lavoro Motorpsycho (del 2025) è stato giudicato come Album dell'anno, miglior disco assoluto del 2025, un pezzo di rock classico di pregevole fattura che unisce un basso straordinario a riff potenti e voci corali trascinanti, di puro Eclectic Prog con forti radici nel "Northern Prog".
Considerando il capolavoro dello scorso anno, le aspettative per The Gaia II Space Corps non erano altissime già dal principio, difficile per la band ripetere l'eccellenza del disco precedente, ma ho accolto con entusiasmo il nuovo materiale appena uscito.
Molto di questo disco è insito nel motto “Rock Mortua Est, Vivat Rock!” che appare nelle note di copertina e sull’inserto interno (in foto) e racchiude perfettamente lo spirito dell’album. Con questa frase, i Motorpsycho dichiarano simbolicamente la fine del rock accademico, pomposo o eccessivamente intellettuale, e il ritorno a un suono primordiale, elettrico e pericoloso. Come vedremo, l’album non cerca di essere moderno, ma di recuperre quell’energia che nel 1970 faceva del rock la musica del futuro.
Una considerazione fondamentale infatti è proprio sul genere: sebbene i Motorpsycho siano riconosciuti come dei titani del progressive rock moderno, “The Gaia II Space Corps” rappresenta una deviazione significativa dai loro precedenti album epici prog. Questo non ne sminuisce il valore, ma piuttosto lo posiziona come un ritorno all’Hard-Rock e al Proto-Metal. L’album sembra un omaggio al rock dei primi anni ’70, abbandonando le lunghe suite complesse a favore di riff “zeppeliniani” e un sound vintage che richiama gli albori dell’hard-rock.
La formazione a quattro elementi dei Motorpsycho unisce il nucleo storico della band a collaboratori d’eccezione.
Bent Sæther, fondatore, autore principale e anima del gruppo dal 1989, è un polistrumentista enciclopedico. Il suo stile al basso spazia dal jazz-rock virtuoso al fuzz pesante, ispirato a Geezer Butler dei Black Sabbath. È anche la mente dietro i concept lirici e la direzione artistica del gruppo.
Hans Magnus “Snah” Ryan, chitarrista solista e co-fondatore, è il braccio destro di Sæther da oltre trent’anni. Famoso per il suo uso creativo degli effetti e per la sua versatilità, capace di passare da arpeggi delicati a tempeste di feedback, Snah arricchisce questo album con l’uso del sitar elettrico, elemento chiave per il sound “space” del disco.
Reine Fiske, collaboratore di lunga data e già figura di spicco nei Landberk, nei Dungen e nei The Amazin, è annoverato tra i migliori chitarristi psichedelici contemporanei. La sua presenza in The Gaia II Space Corps è preponderante, con i suoi intrecci solisti con Snah che definiscono l’identità sonora “retrò-futurista” dell’album.
Olaf Olsen, batterista noto per il suo lavoro con i Bigbang, è subentrato per dare all’album un sound più asciutto. Il suo stile, meno jazzato rispetto al precedente batterista Tomas Järmyr, si concentra su un groove solido e potente che richiama il rock dei primi anni ’70.
Helge “Deathprod” Sten, membro storico del gruppo, ha avuto un ruolo fondamentale nella produzione, curando i suoni alieni e la densità sonora che caratterizzano l’intero progetto.
The Gaia II Space Corps è un concept album che mescola fantascienza classica e rock, raccontando una Odissea Spaziale ambientata nel 2492. Immaginate una flotta d’esplorazione terrestre che salpa a bordo della nave “La Pinta”, pronta a compiere un salto interstellare verso l’ignoto. A differenza dei lavori precedenti, come la trilogia di The Gullvåg, che erano piuttosto intricati, questo album punta sulla semplicità meccanica. Il “corpo spaziale” (Space Corps) del titolo simboleggia l’unione tra la forza bruta della macchina (il riff potente, il volume alto) e l’esplorazione dell’universo interiore dell’uomo. Un disco che, pur suonando come se fosse stato registrato nel 1971, ci proietta in un futuro remoto, a ben 500 anni di distanza.
“Fanny Again, Or?” è un pezzo Hard Rock classico, con Olaf Olsen al centro della scena grazie al suo drumming potente e martellante sui piatti. Bent Sæther offre una performance vocale aggressiva, quasi urlata, mentre il suo basso distorto sostiene il riff principale. Rock’n’roll!!!
“The Great Stash Robbery” è un pezzo di space-rock caratterizzato da ritmi ossessivi e chitarre acide. La sinergia tra Snah e Reine Fiske è notevole, con le loro chitarre che si intrecciano splendidamente.
“The Oracle” è un pezzo carico di emozione e cupo, con la voce melodica e intensa di Bent Sæther che si staglia su droni elettronici in sottofondo e le chitarre di Fiske che, verso la fine, si fanno decisamente pesanti.
“The Gaia II Space Corps” è un pezzo “Raga-Rock” potente che fonde elementi della musica indiana con riff hard rock. Snah spicca con il suo sitar elettrico, mentre il basso di Sæther insiste su una singola nota per lunghi periodi, generando un effetto ipnotico. Olaf Olsen, invece, mantiene un groove tribale costante e di grande impatto.
“Black As Night” è un pezzo “Proto-metal”, una cover dei The Frost reinterpretata con un impatto sonoro moderno. Le chitarre di Snah e Fiske si fondono ancora una volta in perfetta armonia, conferendo al brano una potenza bruta insieme a una sezione ritmica possente.
“Star’s End” è un pezzo strumentale caratterizzato dalle elaborazioni sonore di Deathprod (Helge Sten), con le chitarre di Reine Fiske immerse in riverberi senza fine e la batteria di Olsen quasi impercettibile, mentre droni e synth si dissolvono gradualmente nel silenzio.
Questo album è tra i più brevi e accessibili della band, meno intellettuale e complesso dei precedenti, con una struttura più rock’n’roll. Pur mantenendo alcuni elementi progressive, questi si manifestano soprattutto nelle atmosfere, in particolare nello space-rock e nella psichedelia, piuttosto che nel prog sinfonico.
“Riletto” e ascoltato in questa ottica, l’album da’ la sensazione di un tuffo nell'hard rock anni '70, ottimamente composto ed eseguito. Non un disco puramente prog quindi (e senza l’ambizione o intenzione di esserlo) ma un ottimo disco rock partorito da una grandissima prog band.
Consigliato!!!
La Mia Versione
Etichetta: Det Nordenfjeldske Grammofonselskab – NFGS0126LP
Formato: Vinile, LP, Album, Stereo, Yellow Flame
Paese: Worldwide
Uscita: 27 feb 2026
Tracklist
1. Fanny Again, Or?
2. The Great Stash Robbery
3. TSMcR
4. The Hornet
5. The Gaia ll Space Corp
6. The Oracle
7. Black As Night
LineUp
- Reine Fiske - chitarre solista e ritmica
- Olaf Olsen - batteria
- Hans Magnus Ryan - chitarra solista e ritmica, cori
- Bent Sæther - chitarra acustica, basso, percussioni, voce principale e cori
Link per l’ascolto attraverso le principali piattaforme digitali e i canali ufficiali della band:
- Spotify: L'album completo è disponibile per lo streaming qui.
- YouTube Music: Puoi ascoltare l'intera tracklist (incluse le tracce audio ufficiali generate da YouTube) su YouTube Music.
- Apple Music: Il disco è presente nel catalogo di Apple Music.
- SoundCloud: La playlist ufficiale dell'album è disponibile sul profilo di MotorPsycho.
- Bandcamp: Puoi ascoltare e acquistare i brani in alta qualità (FLAC/ALAC) sulla pagina ufficiale di Motorpsycho su Bandcamp.
- Sito Ufficiale: Per i pre-ordini delle edizioni fisiche (CD e LP colorati) e merchandising, puoi consultare lo store ufficiale







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