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Fireworker dei Gazpacho

09-04-2026 08:20

Francesco Prog Rock World

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Fireworker dei Gazpacho

Fireworker dei Gazpacho, pubblicato nel 2020, uno dei migliori brani progressive degli ultimi vent’anni. Un ascolto obbligatorio per chiunque ami il prog...

Fireworker dei Gazpacho, pubblicato nel 2020.


Su questo blog, i Gazpacho sono stati spesso menzionati come tra i più importanti esponenti dell’art/crossover rock contemporaneo. La loro capacità di creare concept album dai suoni onirici e malinconici, con una produzione impeccabile, li distingue. La natura concettuale dei loro lavori li rende eredi della sensibilità introspettiva di artisti di spicco come i Marillion. A mio parere, sono uno dei pilastri del crossover prog norvegese. Tra i loro lavori, ho recensito “Night” (2007), un album fondamentale per comprendere il sound atmosferico della band, e “Magic 8-Ball” (2025), un’opera basata sul concetto di destino e scelte personali. 

Fireworker è uno dei vertici della produzione della band norvegese e uno dei capitoli più profondi dell'art rock contemporaneo.

 

L'album vanta una formazione di musicisti di talento.

Jan-Henrik Ohme, la voce dei Gazpacho, ha iniziato la sua carriera come produttore di spot radiofonici. È stato parte integrante della band fin dalle sue origini, un progetto nato da una jam session con Thomas Alexander Andersen e Jon-Arne Vilbo. Ohme ha dedicato quasi tutta la sua carriera artistica ai Gazpacho, senza particolari collaborazioni stabili in altre band di rilievo.

 

Thomas Alexander Andersen, il tastierista, è un amico d’infanzia di Vilbo. Insieme, suonavano nella band Delerium (o Delirium) prima che questa si sciogliesse negli anni ’90. Prima di unirsi ai Gazpacho, Andersen gestiva uno studio di registrazione e produceva jingle pubblicitari. Ora, è l’autore principale dei testi e dei concept della band.

 

Jon-Arne Vilbo, il chitarrista, ha suonato anche lui nei Delerium durante la sua giovinezza. Al di fuori della musica, lavora nel settore del marketing farmaceutico, bilanciando la sua passione per la musica con la sua carriera professionale.

 

Mikael Krømer, che suona il violino e la chitarra, è entrato a far parte dei Gazpacho nel 2001. Oltre alla sua collaborazione con la band, suona regolarmente con una band locale nel suo villaggio in Norvegia, dove è anche co-produttore.

 

Kristian “Fido” Torp, il bassista, è entrato nel gruppo nel 2005 per sostituire Roy Funner. Oltre ad essere un musicista, Torp è anche un insegnante di musica e si occupa di ingegneria del suono, portando una vasta gamma di competenze alla band.

 

Robert Risberget Johansen, il batterista, è tornato stabilmente nella band nel 2017 dopo un precedente periodo tra il 2004 e il 2009. Ha sostituito Lars Erik Asp, che era stato il batterista della band per quasi un decennio, continuando la tradizione ritmica dei Gazpacho.

 

“Fireworker” è un concept album ambizioso che esplora l’idea di un’entità ancestrale, il “Fireworker”, che risiede nel nostro subconscio e guida le nostre azioni al di là della volontà cosciente.  Questa entità, non la nostra coscienza ma una forza primordiale, controlla decisioni, paure e istinti di sopravvivenza, facendoci credere di essere i padroni delle nostre scelte.  L’album si interroga sul determinismo vs libero arbitrio, chiedendosi se siamo davvero liberi o marionette di questo istinto millenario.  “Space Cowboy”, il brano d’apertura, introduce l’idea che il Fireworker sia un “viaggiatore” che passa di generazione in generazione, portando con sé traumi e memorie collettive. Il protagonista intraprende un viaggio introspettivo per isolare e comprendere questa parte di sé, scoprendo il suo legame indissolubile con la sua essenza vitale.  Thomas Andersen, autore dei testi, si è ispirato alla natura automatica e pre-programmata delle nostre reazioni istintive, come se servissero un obiettivo più grande della nostra felicità individuale.

 

Si tratta di un album affascinante e ricco di sfumature, che segna un cambiamento rispetto alle atmosfere sognanti dei primi Gazpacho.  Il sound è denso e drammatico, un mix di Crossover Prog e Art Rock che mette al centro l’atmosfera, piuttosto che la tecnica pura.  L’album si sviluppa con calma, con brani che crescono in intensità, creando un’esperienza ipnotica e coinvolgente.I contrasti dinamici sono un punto di forza: si passa da momenti intimi, con solo voce e pianoforte, a esplosioni corali e orchestrali, come nella suite “Space Cowboy”. Le atmosfere sono gothic e misteriose, con tastiere ambientali, violini drammatici e riff di chitarra più pesanti, in linea con il concept del “parassita interiore”.

 

La sperimentazione sonora arricchisce il disco con elementi come cori ecclesiastici e percussioni tribali, che gli conferiscono un’aura quasi rituale. La voce teatrale e sussurrata di Jan-Henrik Ohme guida l’ascoltatore attraverso i testi complessi, trasmettendo vulnerabilità e un pizzico di inquietudine. Insomma, “Fireworker” è una colonna sonora perfetta per un thriller psicologico, dove la melodia accompagna la narrazione del concept.

 

La mia verione è la KSCOPE1064 in doppio vinile pubblicata dalla Kscope il 18 settembre 2020 e include due dischi in vinile nero da 180 grammi in cui l'audio è distribuito su tre facciate; la quarta facciata (Side D) non contiene musica ma presenta un'incisione artistica (etching).

 

La suddivisione dei brani sulle facciate è la seguente:

Lato A: Space Cowboy (19:43) – La monumentale suite d'apertura.

Lato B: Hourglass (4:15), Fireworker (4:41), Antique (6:24).

Lato C: Sapien (15:22) – Il brano conclusivo dell'album.

Lato D: Nessuna traccia (superficie incisa con artwork)

 

Ecco le mie impressioni sulle tracce:

 

“Space Cowboy” è la vera anima dell’album, una suite monumentale che incarna perfettamente lo stile “cinematografico” dei Gazpacho. Jan-Henrik Ohme è semplicemente straordinario, passando da sussurri quasi confessionali a esplosioni corali che sembrano quasi religiose.  E poi, che dire della sezione ritmica di Torp e Johansen?  Sono chirurgici, gestiscono i continui cambi di tempo con una precisione millimetrica, mantenendo una tensione costante che non annoia mai, anche se dura ben 20 minuti!  Un mix perfetto di art-rock e post-prog, con inserti di archi drammatici che aggiungono un tocco di classe.

 

“Hourglass”è il brano più breve e accessibile, ma non per questo meno interessante. Qui brilla Mikael Krømer al violino, con il suo intervento che aggiunge una malinconia folk-nordica che si intreccia alla perfezione con il pianoforte di Andersen. Una ballata intimista che ci permette di riprendere fiato dopo l’intensità di “Space Cowboy”.

 

“Fireworker”, la title track, mostra il lato più “aggressivo” dei Gazpacho (secondo i loro standard). Jon-Arne Vilbo alla chitarra esce allo scoperto con riff più sporchi e distorti, mentre il basso di Torp diventa pulsante e minaccioso. Un rock progressivo moderno con sfumature noir, che rappresenta il momento in cui la “creatura interiore” prende il controllo.

 

“Antique” è un brano evocativo che ci riporta ai lavori passati come “Night”. Il drumming di Robert Johansen è particolarmente creativo, usando percussioni che danno un senso di “antico” e tribale, in perfetta sintonia con il testo che parla di memorie ancestrali. Un ambient-prog stratificato e molto atmosferico.

 

“Sapien” è il finale epico che chiude il cerchio del concept. Le tastiere di Thomas Andersen costruiscono un muro sonoro imponente, e la performance collettiva è corale: il brano cresce in un climax orchestrale che toglie il fiato, per poi spegnersi in un silenzio riflessivo. Un post-rock orchestrale che rappresenta la degna conclusione filosofica di questo viaggio nella psiche.

 

Secondo me “Fireworker” è il capolavoro della maturità dei Gazpacho, insieme a “Night” del 2007.  È l’album più “completo” della band, un perfetto equilibrio tra la sperimentazione di lavori più complessi e la bellezza melodica e malinconica che li ha resi famosi. Non è un disco da ascoltare distrattamente o da mettere in sottofondo.  È un’esperienza totale, da vivere dall’inizio alla fine. La suite “Space Cowboy” è uno dei migliori brani progressive degli ultimi vent’anni. Un ascolto obbligatorio per chiunque ami il rock progressivo moderno, l'art-rock e la musica introspettiva di alta classe. 

Eccellente!

La Mia Versione

Etichetta: Kscope – KSCOPE1064
Formato: Vinile, LP, Album, Vinile, LP, Single Sided, Album
Paese: Europe
Uscita: 18 set 2020

Tracklist

A1        Space Cowboy
B1        Hourglass
B2        Fireworker
B3        Antique
C1        Sapien

LineUp

Basso – Kristian Olav Torp
Batteria, Percussioni – Robert Risberget Johansen
Chitarra – Jon-Arne Vilbo
Tastiere – Thomas Alexander Andersen
Violino, Mandolino, Chitarra – Mikael Krømer
Voce – Jan Henrik Ohme

Link per l’ascolto attraverso le principali piattaforme di streaming e i canali ufficiali della band: 

  • Spotify: L'album completo è disponibile per lo streaming su Spotify.
  • YouTube: Sul canale ufficiale di Kscope (la loro etichetta) o della band stessa, puoi trovare video ufficiali come quello della title track Fireworker.
  • Sito Ufficiale: Puoi trovare dettagli sull'album e link per l'acquisto o l'ascolto direttamente su GazpachoWorld.com.
  • Store di Musica: L'album è acquistabile in formato fisico (CD/Vinile) o digitale su piattaforme come Amazon.itIBS e Burning Shed.
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Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"

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