
Honora di Flea, album del 2026.
E’ il primo album solista del leggendario bassista dei Red Hot Chili Peppers, uscito il 27 marzo 2026. Dopo quasi cinquant’anni di carriera legati al rock e al basso elettrico, Flea ci ha sorpreso tornando alle sue origini musicali, concentrandosi sul jazz e sulla tromba, il suo primo amore da ragazzo.
In questo disco, Flea infatti si dedica principalmente a due strumenti, la tromba, che è lo strumento principale, eseguendo la maggior parte dei temi melodici, degli assoli e delle improvvisazioni free-jazz, senza abbandonare però del tutto il basso elettrico, lo strumento che lo ha reso famoso, ma lo usa con molta moderazione, con linee di basso scure e loop ipnotici solo in alcune tracce, lasciando il ruolo di bassista principale al contrabbasso di Anna Butterss.
Qualche nota biografica.
Flea, pseudonimo di Michael Peter Balzary, nato a Melbourne il 16 ottobre 1962, è uno dei bassisti più influenti e iconici del rock, per il suo stile dinamico che fonde funk, punk e psichedelia.
Trasferitosi negli Stati Uniti da bambino, cresce a Los Angeles dove sviluppa inizialmente un interesse per il jazz e la tromba, ispirato da musicisti come Miles Davis. Durante gli anni del liceo, incontra Anthony Kiedis e Hillel Slovak, con i quali darà vita alla band che cambierà la sua vita.
Oltre alla musica, Flea è conosciuto per la sua attività di attore sia a teatro che al cinema (ha recitato in pellicole come Ritorno al futuro, Il grande Lebowski e Babylon) e per aver fondato nel 2001 la Silverlake Conservatory of Music, un’istituzione musicale non-profit dedicata ai giovani. Tra le band principali in cui ha suonato, i Red Hot Chili Peppers, di cui è co-fondatore nel 1983, è l’unico membro (insieme ad Anthony Kiedis) ad aver partecipato a ogni singolo album della band, contribuendo alla creazione di successi mondiali come Californication e Give It Away. Ha inoltre collaborato con numerosi altri progetti e artisti.
Nel 2009 ha formato il supergruppo Atoms for Peace con Thom Yorke, Nigel Godrich, Mauro Refosco e Joey Waronker, focalizzandosi su art-rock ed elettronica. Nel 1997 si è riunito con i Jane’s Addiction per il tour Relapse e ha registrato per l’album Kettle Whistle. Tra il 1982 e il 1983 ha suonato il basso per i Fear, band hardcore punk di Los Angeles. Nel 2008 ha avviato il progetto Rocket Juice & the Moon con Damon Albarn e Tony Allen.
Flea ha anche suonato il basso per diversi artisti, tra cui Alanis Morissette nel singolo del 1995 “You Oughta Know” e The Mars Volta nell’album di debutto “De-Loused in the Comatorium” (2003) e nella tromba in “Frances the Mute” (2005). Ha collaborato con Johnny Cash nell’album “American IV: The Man Comes Around” (2002) e con Tom Waits negli album “Orphans: Brawlers, Bawlers & Bastards” (2006) e “Bad as Me” (2011). Ha suonato con Patti Smith in studio e dal vivo in eventi benefici.
L’ispirazione per Honora è nata dal desiderio di Flea di godere di una libertà artistica senza compromessi, lontano dalle dinamiche tipiche di una band da stadio di grande successo. La promozione è partita inaspettatamente il 2 dicembre con il singolo A Plea. Per realizzare questo “sogno a lungo coltivato”, Flea ha coinvolto un gruppo di collaboratori di altissimo livello, tra cui artisti del calibro di Thom Yorke, Nick Cave, Anna Butterss e Josh Johnson.
L’album segna una rottura netta con il funk-rock ad alta energia che lo ha reso famoso con i Red Hot Chili Peppers. Il disco si avventura in territori decisamente più intimi, sperimentali e riflessivi. La tromba non viene suonata con la tecnica virtuosistica del jazz classico, ma viene utilizzata per evocare immagini, creare atmosfere notturne e tessere linee melodiche cariche di malinconia. Le composizioni si sviluppano spesso su strutture ipnotiche, vicine al jazz contemporaneo e alla musica d’atmosfera. I brani alternano momenti di quiete a improvvise esplosioni sonore, mescolando elementi di art-rock, psichedelia e minimalismo. Il tono generale del disco è cinematico, oscuro e suggestivo, capace di condurre in un viaggio introspettivo.
L’estetica musicale dell’album è fortemente influenzata dagli ospiti scelti da Flea: Le contaminazioni elettroniche e le tensioni ritmiche rimandano allo stile di Thom Yorke (già suo compagno negli Atoms for Peace). Le sfumature più cupe e confessionali si collegano alla presenza di artisti come Nick Cave e Warren Ellis.
Il gruppo è composto da alcuni dei più talentuosi musicisti del jazz contemporaneo e dell’alternative rock:
Josh Johnson (Sassofono alto, tastiere, synth e produzione): È il cervello dietro al progetto. Si occupa della produzione e degli arrangiamenti, mescolando elementi acustici (sax, piano) e elettronici.
Jeff Parker (Chitarra): Membro storico dei Tortoise, porta il suo stile post-rock e jazz d’avanguardia unico, caratterizzato da arpeggi geometrici, accordi eterei e texture astratte.
Anna Butterss (Contrabbasso e basso verticale): Talento emergente del jazz, si occupa delle fondamenta ritmiche più cupe e tradizionali del disco, dando a Flea la libertà di concentrarsi sulla tromba o su incursioni al basso elettrico.
Deantoni Parks (Batteria): Già collaboratore di The Mars Volta, è un batterista dallo stile destrutturato e quasi meccanico. Il suo apporto dona ai brani un groove sincopato.
Anche i cantanti ospiti sono di altissimo livello.
Thom Yorke: Co-autore e voce nel brano Traffic Lights. Infonde al pezzo le sue caratteristiche tensioni emotive ed elettroniche, riprendendo la libertà stilistica già esplorata con Flea negli Atoms for Peace.
Nick Cave: Interpreta con la sua voce profonda e teatrale la toccante rivisitazione del classico pop Wichita Lineman di Jimmy Webb. Il suo contributo conferisce al brano un’atmosfera notturna, solenne e cinematografica.
Una lista di polistrumentisti di spicco contribuisce al progetto:
John Frusciante, chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, si è dato da fare con l’elettronica, i trattamenti sonori e il mixaggio, mettendo il suo zampino con un tocco sperimentale. E suona anche la tromba in alcune tracce.
Chad Smith, il batterista dei RHCP, si è unito alla band solo per la traccia d’apertura, spingendo con un ritmo rock primordiale che spacca.
Mauro Refosco, ex Atoms for Peace e turnista dei RHCP, ha arricchito le tracce con percussioni etniche e patterns esotici, creando una trama ritmica super complessa.
Nathaniel Walcott, tastierista dei Bright Eyes, ha suonato il piano Fender Rhodes, la tromba addizionale e si è occupato degli arrangiamenti orchestrali degli archi, diretti dalla bravissima Suzie Katayama.
Rickey Washington (flauto alto) e Warren Ellis (flauto alto) hanno aggiunto un tocco spiritual-jazz e folk psichedelico con il loro timbro caldo e misterioso.
Infine, Vikram Devasthali (trombone) e Brian Walsh (clarinetto/clarinetto basso) hanno ampliato la sezione fiati con dinamiche e sfumature tipiche del free jazz e della musica d’avanguardia.
Honora si basa su due grandi idee: la vulnerabilità emotiva e la libertà artistica totale. Per un musicista abituato all’energia dei concerti negli stadi, questo album è un vero e proprio ritorno alle origini, spiritualmente parlando.
Il testo di Flea nella copertina interna dell’album è un racconto personale toccante che intreccia vulnerabilità e passione musicale. Flea rivela di aver coltivato l’idea di questo disco fin dal 1991, quando, sul set di Belli e dannati, confidò a un amico il desiderio di creare “un disco strumentale con ritmi ipnotici e melodie trippy”. Consapevole che per realizzare questo sogno doveva riprendere in mano la tromba, il suo primo amore musicale abbandonato da decenni, Flea, avvicinandosi ai sessant’anni, ha deciso di dedicarsi alla pratica quotidiana dello strumento per due anni, persino durante i tour mondiali dei Red Hot Chili Peppers. Per la prima volta, Flea si è sentito spaventato e intimidito nel suonare davanti a un cast stellare di musicisti jazz, temendo di essere giudicato come un “fan o un rockettaro ciarlatano”. Contrariamente ai suoi timori, Flea ha trovato negli artisti coinvolti (tra cui Josh Johnson, Jeff Parker, Anna Butterss) anime incredibilmente supportive. Ha descritto l’esperienza in studio come una droga che lo ha fatto vibrare ed “euforicamente fluttuare”.
A differenza dei Red Hot Chili Peppers, dove il groove deve essere potente e trascinante, Honora punta tutto sulla sottrazione. Flea ha detto di voler creare una musica dove il silenzio, lo spazio tra le note e l’atmosfera siano più importanti della velocità o della tecnica. È un vero e proprio manifesto contro le dinamiche commerciali e le strutture pop classiche.
L’album non è pensato come una raccolta di singoli, ma come una suite d’atmosfera. L’idea musicale è quella di una colonna sonora per un “film della mente”, con toni che vanno dal notturno al malinconico, e a volte anche un po’ inquietanti. La scelta di collaboratori come Nick Cave e Thom Yorke, noti per le loro sonorità scure e cerebrali, serve proprio a creare questo paesaggio sonoro, che oscilla tra il sogno e la riflessione interiore.
Honora è strutturato in modo concettuale e si divide chiaramente in due parti: il lato A, con brani originali scritti da Flea (spesso lunghi, jazz-fusion e sperimentali), e il lato B, dedicato a una serie di cover reinterpretate in modo radicale.
L’album è disponibile fisicamente in formato doppio vinile (2 LP). La particolarità di questa edizione è che i brani sono incisi su 3 lati (Lato A, Lato B e Lato C). Il quarto lato non ha musica, è stato usato solo per motivi estetici e collezionistici: ha una serigrafia speciale con appunti, disegni e schizzi autografi di Flea.
“Golden Wingship” è un’introduzione breve e suggestiva, un mix di ambient e jazz. Questo piccolo gioiello strumentale di un minuto prepara il terreno per quello che verrà. Chad Smith alla batteria dà una spinta ritmica rock, mentre Flea accenna i primi accordi. È l’unica volta che Chad appare nel disco.
“A Plea” è un pezzo che mescola Spiritual jazz, avant-garde, fusion e spoken word, e dura quasi 8 minuti. Parte con un giro di basso, per poi sfociare nel caos del free-jazz e in grida piene di tensione. Flea recita un testo di protesta dalle tinte apocalittiche sulla divisione sociale, chiedendosi chi sia il nostro vicino e il nostro amico, e lanciando un allarme sui campi di concentramento. Esprime la sua paura per il futuro politico e l’isolamento che ci attende. La band si lascia andare all’improvvisazione più totale. Nathaniel Walcott aggiunge voci di sottofondo spettrali, mentre la chitarra di Jeff Parker taglia il brano con accordi taglienti. Il brano passa in modo fluido e coraggioso dal groove funk iniziale alla follia strumentale dei fiati.
“Traffic Lights (feat. Thom Yorke)” è un pezzo in stile Art-rock elettronico, uno dei più riusciti e facili da ascoltare dell’album. Ha un ritmo ipnotico, un po’ inquietante ma allo stesso tempo coinvolgente, che ricorda l’atmosfera notturna di una città deserta. Thom Yorke ha co-scritto il brano, che trasmette una sensazione di alienazione e immobilità. Le “luci del semaforo” rappresentano i blocchi emotivi, il tempo che scorre sotto il controllo di qualcun altro e l’ansia della vita in città. Yorke guida il pezzo con il pianoforte, i synth e la voce. Deantoni Parks crea un ritmo di batteria sincopato e preciso come un orologio. Il basso di Flea sostiene tutto con un loop oscuro. Bellissimo l’intreccio tra il falsetto di Yorke e i brevi interventi della tromba di Flea.
“Frailed” è un pezzo jazz d’avanguardia pazzesco, un mix di jazz e rock. È il fulcro dell’album, una suite strumentale di 11 minuti che parte con un ritmo elettronico ipnotico, crescendo piano piano fino a un’esplosione orchestrale da brividi. Josh Johnson fa un lavoro incredibile ai synth e al sax, creando una base armonica intricata per la tromba di Flea e il trombone di Vikram Devasthali. La seconda parte è pura energia, con la sezione fiati che si scatena in un’improvvisazione avant-jazz da urlo.
“Morning Cry” è un brano in stile free jazz, un pezzo energico che rappresenta il risveglio caotico e un po’ traumatico della mente con i fiati che si scatenano su una sezione ritmica che non molla mai. Anna Butterss fa un lavoro incredibile al contrabbasso, mentre Flea alla tromba la spinge al massimo, quasi a farla saturare, e reinventa la sincope. Che duello tra la tromba di Flea e il sassofono alto di Johnson!
La cover di “Maggot Brain” dei Funkadelic è un’interpretazione jazz psichedelica, ambient-funk davvero particolare. L’originale, famoso per l’assolo di chitarra infuocato di Eddie Hazel, viene completamente trasformato, diventando un pezzo ipnotico e meditativo. Mauro Refosco aggiunge un tocco magico con le sue percussioni esotiche e delicate, mentre Flea, al posto della chitarra elettrica distorta, regala un assolo di tromba pulito e riverberato. La tromba di Flea trasmette un lirismo nostalgico, come se stesse rileggendo un classico della sua giovinezza ma con la saggezza della maturità.
“Wichita Lineman (feat. Nick Cave - Cover di Jimmy Webb)” è un pezzo in stile Noir pop, con un tocco orchestrale e cinematografico. È il momento più toccante dell’album, una ballata notturna e piena di disperazione. Il testo parla della solitudine di un tecnico dei fili del telefono (il “lineman”) in un’America desolata, che sente la voce della donna amata attraverso le vibrazioni dei cavi. Cave trasforma questa nostalgia in una riflessione profonda sul lutto, la distanza e la solitudine esistenziale. La performance vocale di Nick Cave è baritonale, drammatica e straziante. Nathaniel Walcott e Suzie Katayama hanno creato un arrangiamento d’archi sontuoso e malinconico. Il finale orchestrale è stupendo, la voce di Cave sfuma nel silenzio, accompagnata solo dal contrabbasso della Butterss.
La cover di “Thinkin Bout You” di Frank Ocean è un pezzo straordinario, Si tratta di un mix di Contemporary jazz, R&B strumentale e jazz sinfonico, un esperimento che funziona alla grande. La canzone di Frank Ocean viene privata del suo tocco R&B e vestita con arrangiamenti jazz super raffinati. È melodica, scorre liscia come l’olio e ha una grazia che non ti aspetti. Flea lascia il basso a Butterss per concentrarsi al 100% sulla melodia principale con la tromba. Jeff Parker, invece, ci delizia con accordi caldi e avvolgenti in sottofondo. È incredibile come la tromba riesca a riprodurre le complesse linee vocali del brano originale che mi sono andato a riascoltare per l’occasione.
“Willow Weep for Me (Cover di Ann Ronell)” è un pezzo jazz sperimentale. È la traccia più particolare, dove il jazz tradizionale si fonde con sonorità. John Frusciante è il vero protagonista, dietro le quinte: si occupa del mix e riempie la canzone di effetti sonori e synth, smontando la performance acustica dei fiati. È davvero interessante il contrasto tra il suono retrò del flauto suonato da Rickey Washington e le distorsioni elettroniche astratte di Frusciante.
“Free As I Want to Be” è il pezzo più interessante. È l’unica volta in cui Flea torna alle origini, col suo tocco di slap bass ma immerso in un’atmosfera spiritual. I musicisti cantano un ritornello ripetitivo che dice “Sono libero di essere ciò che voglio essere”. È come se Flea dichiarasse al mondo intero la sua libertà artistica, senza farsi condizionare dalle regole del mercato musicale. La band si unisce in un coro e un ritmo travolgenti, guidati dalle percussioni di Refosco e dal basso potente di Flea. E per chiudere l’album in bellezza, Flea ci regala una tecnica di double-stopping da urlo.
La foto in bianco e nero sulla copertina dell’album ritrae Shahin Badiyan, la suocera di Flea (la mamma di sua moglie, la designer Melody Ehsani). È una foto originale scattata a Teheran, in Iran, alla fine degli anni ’60. Vedete Shahin da giovane con una colomba sulla spalla. Flea ha scelto questa immagine per omaggiare una “donna persiana forte”. Ha detto che per lui lo spirito di un Iran libero vive nel cuore di sua suocera. L’idea di usare questo ritratto intimo è venuta direttamente a sua moglie Melody.
Mentre la copertina celebra la suocera, il titolo del disco è un tributo alla sua trisavola Honora. Flea ha scelto questo nome perché è profondamente ispirato dalla sua storia: le dure fatiche che ha affrontato in Irlanda a causa della povertà e il suo coraggioso viaggio verso l’Australia. Il nome “Honora” deriva anche dal latino “Honos”, che significa onore e dignità, un bel tributo alla sua famiglia.
La mamma di Flea si chiama Patricia, ma tutti la chiamano affettuosamente Pat. È stata lei a fargli conoscere il jazz, sposando in seconde nozze il musicista Walter Urban Jr., una figura davvero importante che ha spinto Flea verso la tromba e il jazz. Nei primi anni ’70, dopo il divorzio dei genitori, la mamma di Flea si è risposata con Walter Urban Jr., un contrabbassista jazz di New York.
Le jam session in salotto erano all’ordine del giorno: il patrigno ospitava spesso accese sessioni di musica bebop proprio nel salotto di casa. Guardando quei musicisti, Flea si è innamorato perdutamente del jazz. Folgorato da quel mondo, non ha scelto il basso, ma ha deciso di suonare la tromba, con l’obiettivo di diventare il nuovo Dizzy Gillespie. Da bambino, trattava lo strumento con una devozione assoluta.
Solo più tardi, durante l’adolescenza a Los Angeles, il suo amico Hillel Slovak (futuro primo chitarrista dei Red Hot Chili Peppers) lo ha convinto a passare al basso elettrico per suonare rock insieme. Anche se il rapporto con il patrigno è stato complesso Flea ha sempre riconosciuto a Walter il merito immenso di avergli aperto le porte della musica e di aver fatto nascere in lui l’amore per la tromba, amore che ha finalmente coronato decenni dopo con l’album Honora.
In questo album, Flea ha scelto di mostrarsi senza filtri, piuttosto che sfruttare la sua notorietà da rockstar. Non è un prodotto pensato per il grande pubblico, ma un’espressione di totale libertà artistica, un disco sincero per esplorare il lato più profondo, intellettuale e spirituale del celebre bassista. Puntare sulla tromba invece che sul basso elettrico è un atto di grande coraggio e amore. Flea non si rifugia dietro la sua reputazione di re del basso, ma si espone con uno strumento che non è nella sua comfort zone, trasformando le sue incertezze in pura emozione.
E quando musica e sentimento si fondono, quando un artista decide di mettere in un album, in un’opera, se stesso e la sua storia, il risultato è inevitabilmente eccellente. Eccellente anche dal punto di vista musicale, sia la sezione delle nuove composizioni, molto “jazz oriented” e di grande gusto, che quello delle cover (che personalmente preferisco) che contiene una interpretazione monumentale ed emozionante del mio amato Nick Cave. Album assolutamente consigliato.
La Mia Versione
Etichetta: Nonesuch – 075597893601
Formato: Vinile, LP
Vinile, LP, Single Sided, Screen Printed
Paese: USA & Canada
Uscita: 27 mar 2026
Tracklist
A1 Golden Wingship
A2 A Plea
A3 Traffic Lights
B1 Frailed
B2 Morning Cry
C1 Maggot Brain
C2 Wichita Lineman
C3 Thinkin Bout You
C4 Willow Weep For Me
C5 Free As I Want To Be
LineUp
Flea: Tromba, Basso elettrico, Voce (Spoken word)
Josh Johnson: Sassofono alto, Tastiere, Sintetizzatori
Jeff Parker: Chitarra elettrica
Anna Butterss: Contrabbasso, Basso verticale
Deantoni Parks: Batteria
Con
Thom Yorke: Voce, Pianoforte, Sintetizzatori
Nick Cave: Voce solista
John Frusciante: Sintetizzatori modulari, Trattamenti elettronici, Tromba addizional
Chad Smith: Batteria (solo nella traccia 1)
Mauro Refosco: Percussioni etniche e addizionali
Nathaniel Walcott: Piano Fender Rhodes, Tromba addizionale, Arrangiamento arch
Suzie Katayama: Direzione dell'orchestra d'archi
Rickey Washington: Flauto alto
Warren Ellis: Flauto alto
Vikram Devasthali: Trombone
Brian Walsh: Clarinetto, Clarinetto basso
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