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Another fine Tune You've Got me into dei Gilgamesh

18-08-2026 08:00

FrancescoProg

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Another fine Tune You've Got me into dei Gilgamesh

Another fine Tune You've Got me into dei Gilgamesh, album del 1978. Si Tratta del secondo e ultimo album in studio dei Gilgamesh, band ...

Another fine Tune You've Got me into dei Gilgamesh, album del 1978.

 

Si Tratta del secondo e ultimo album in studio dei Gilgamesh, band progressive rock britannica, opera che rappresenta un tassello importante nella scena di Canterbury, mescolando jazz-rock, progressive e fusion d’avanguardia.

Dopo il primo album omonimo del 1975, il gruppo si sciolse. Il tastierista Alan Gowen fondò i National Health con Dave Stewart.  Nel 1977, però, Gowen decise di rimettere insieme i Gilgamesh per registrare nuove canzoni.

 

Rispetto al disco d’esordio, la band cambiò formazione: oltre ai membri originali Alan Gowen e Phil Lee (chitarra), arrivarono l’iconico bassista Hugh Hopper (ex Soft Machine) e il batterista Trevor Tomkins.

 

Vediamo la formazione completa, composta da quattro eccezionali musicisti che vantano una fitta rete di collaborazioni nella scena progressive, jazz-rock e fusion britannica.

 

Alan Gowen, tastierista e leader dei Gilgamesh, è stato una figura di spicco nella scena musicale di Canterbury.  Insieme a Dave Stewart, tastierista degli Hatfield and the North, ha fondato i National Health.  A fine anni ’70, Gowen ha dato vita al progetto jazz-fusion d’avanguardia Soft Heap, poi ribattezzato Soft Head, insieme ad altri illustri musicisti di Canterbury come Elton Dean, Hugh Hopper e Pip Pyle.  Poco prima della sua scomparsa prematura, ha registrato l’album d’addio “Before a Word Is Said” (1982) con Phil Miller, Richard Sinclair e Trevor Tomkins.

 

Phil Lee, chitarrista di grande talento con un’impronta jazz inconfondibile, è stato un elemento fondamentale della band insieme a Gowen.  Ha collaborato in modo esteso sia in studio che dal vivo con i National Health.  Inoltre, è stato un membro fisso dei progetti jazz del batterista Trevor Tomkins.  Lee ha anche lavorato a lungo come turnista e nella scena jazz britannica più tradizionale, suonando con musicisti di fama come Gordon Beck, Henry Lowther e John Horler.

 

Hugh Hopper, bassista di fama mondiale, è stato un vero e proprio pioniere del fuzz bass, uno strumento che ha rivoluzionato il mondo del basso elettrico.  La sua carriera è stata caratterizzata da un’esplorazione costante della musica sperimentale e d’avanguardia.  Hopper è stato un membro fondamentale dei Soft Machine, contribuendo in modo significativo al loro sound innovativo durante il periodo più creativo della band, dall’album “Volume Two” fino a “Six”.  Prima di questo, aveva fatto parte dei The Wilde Flowers, una band pre-Canterbury degli anni ’60 che ha gettato le basi per la nascita di gruppi come i Soft Machine e i Caravan.  Negli anni ’70, Hopper ha fondato gli Isotope, una band jazz-rock che ha riscosso un grande successo tra gli appassionati del genere.  Oltre a queste esperienze principali, ha collaborato con numerosi artisti di spicco, tra cui i Caravan, Daevid Allen, Kevin Ayers, Robert Wyatt e ha partecipato ai progetti Soft Heap e Soft Head.

 

Trevor Tomkins, uno dei batteristi jazz più apprezzati e sofisticati del Regno Unito, si cimenta in questo progetto.  Ha suonato con il Don Rendell - Ian Carr Quintet, una delle band jazz britanniche più importanti e influenti degli anni ’60, registrando ben cinque album.  È stato anche membro dei Nucleus, la storica formazione che ha aperto la strada al jazz-rock e alla fusion britannica, guidata da Ian Carr.  Inoltre, ha collaborato con i Giles Farnaby’s Dream Band, un gruppo jazz-prog sperimentale attivo negli anni ’70, e con la band di jazz afro-fusion Barbara Thompson’s Jubiaba, guidata dalla famosa sassofonista Barbara Thompson.

 

Another Fine Tune You’ve Got Me Into rappresenta un connubio perfetto tra il rock progressivo di Canterbury e il jazz-rock/fusion più raffinato della fine degli anni ’70.  Rispetto al primo album, questo disco si presenta con sonorità più mature, fluide e completamente strumentali.

 

L’album si allontana dal rock classico per abbracciare accordi jazz estesi, cambi di tempo frequenti e strutture geometriche tipiche dei National Health.  Mantiene però quel sound britannico inconfondibile, ironico ma malinconico, che fonde la complessità accademica con la leggerezza melodica.

 

Il pianoforte elettrico Fender Rhodes e i sintetizzatori (Minimoog) sono gli strumenti protagonisti. Gowen non punta all’assolo virtuosistico a tutti i costi, ma preferisce creare trame armoniche delicate e spaziali. La chitarra di Lee interagisce costantemente con le tastiere. Il suo stile è pulito, senza grandi distorsioni rock, molto simile al fraseggio jazzistico tradizionale.

 

L’arrivo dell’ex Soft Machine introduce un suono profondo, caldo e, quando necessario, distorto (grazie al pedale fuzz). Il suo approccio aggiunge una spinta quasi d’avanguardia. Proveniente dal jazz puro, Tomkins non sfrutta la potenza del rock, ma predilige un uso delicatissimo dei piatti e dinamiche agili, perfette per sostenere i tempi dispari dei brani.

 

La musica è strutturata in suite o frammenti che si incastrano tra loro. I brani alternano momenti di totale improvvisazione e astrazione geometrica (come in T.N.T.F.X.) a passaggi più rilassati, sognanti e sottomarini (come in Underwater Song).

 

La copertina originale dell’album presenta il famoso dipinto “Il fantasma di una pulce” (The Ghost of a Flea) del visionario artista William Blake. 

 

“Another Fine Tune You’ve Got Me Into” è un piccolo capolavoro di culto, un raffinato ed elegante testamento artistico che rappresenta uno dei picchi tardivi della scena di Canterbury. Rispetto al loro album di debutto del 1975, i brani composti da Alan Gowen appaiono più fluidi, meno spigolosi e mostrano una perfetta fusione tra la complessità del progressive rock e la libertà del jazz.

 

Il dialogo strumentale tra le tastiere spaziali di Gowen e la chitarra jazzata di Phil Lee raggiunge livelli altissimi di precisione e delicatezza. L’aggiunta di Hugh Hopper al basso e Trevor Tomkins alla batteria conferisce al disco un groove unico. Hopper porta la sua tipica oscurità d’avanguardia, mentre Tomkins alleggerisce il tutto con un tocco jazz elegantissimo.

 

L’album evita i cliché commerciali della fusion di fine anni ’70, creando invece un microcosmo sonoro intimo, sognante (come in “Underwater Song”) e intellettuale. Essendo un album interamente strumentale, privo di ritornelli o melodie facili, richiede diversi ascolti attenti per essere apprezzato appieno.

 

Pubblicato nel 1978, in piena era Punk e New Wave, questo disco fu trascurato dal grande pubblico e dai media, rimanendo confinato a una nicchia di appassionati. Non è un album d’impatto o da sottofondo, ma un’opera di straordinaria transizione.  Rappresenta il ponte ideale tra lo sperimentalismo dei Soft Machine e la complessità geometrica dei National Health. Per gli amanti del jazz-rock britannico, è un ascolto imprescindibile e prezioso.

 

Questo lavoro segnò l’ultima registrazione in studio del gruppo.  Purtroppo, Alan Gowen morì prematuramente, a soli 33 anni, il 17 maggio 1981, a causa della leucemia, ponendo fine definitiva alla band. Il testamento musicale di un gigante della musica del secolo scorso. 

 

Ottimo album.

 

La Mia Versione

Etichetta: Charly Records – CHARLY5009LP
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered
Paese: UK
Uscita: 2025

 

Tracklist

A1        Darker Brighter
A2        Bobberty - Theme From Something Else
A3        Waiting
B1        Play Time
B2        Underwater Song
B3        Foel'd Again
B4        T.N.T.F.X.

 

Lineup

Bass Guitar – Hugh Hopper
Drums – Trevor Tomkins
Guitar – Phil Lee
Keyboards – Alan Gowen

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