Discipline dei King Crimson, pubblicato nel 1981.
Inizio il percorso di avvicinamento al concerto dei BEAT a Perugia il 4 luglio ripercorrendo la storia dei tre album che sono alla base del concerto.
Discipline rappresenta una delle svolte più radicali nella storia del rock progressivo, segnando la rinascita della band dopo uno scioglimento durato sette anni con un sound totalmente reinventato per gli anni '80.
Un album entusiasmante ad ogni ascolto, il primo di una trilogia che comprende anche gli album successivi "Beat" (1982) e "Three Of A Perfect Pair" (1984).
Discipline è anche il nome della band per alcune settimane subito dopo la reunion e anche il nome dell'etichetta discografica che Robert Fripp fonderà negli anni novanta.
Nel 1974, Robert Fripp, la mente dei King Crimson, dichiarò la band “definitivamente finita”. Tuttavia, nel 1981, Fripp ebbe l’idea di creare una nuova formazione, inizialmente chiamata Discipline. Durante le prime prove, l’intesa e la complessità musicale che si crearono convinsero Fripp che l’essenza dei King Crimson fosse tornata, portandolo a riprendere il nome storico prima dell’uscita del disco.
Il sound dell’album fu fortemente influenzato dalla New Wave, dal post-punk, dal minimalismo e dalle trame ritmiche del gamelan indonesiano. Fu anche il primo album della band prodotto con il contributo esterno del produttore Rhett Davies.
La formazione unì l’esperienza britannica alla freschezza della scena d’avanguardia americana. Robert Fripp suonava la chitarra e utilizzava i dispositivi elettronici Frippertronics. Adrian Belew, ex collaboratore di Frank Zappa, David Bowie e Talking Heads, si occupava della voce solista e della chitarra. Tony Levin suonava il basso, cantava nei cori e utilizzava principalmente il Chapman Stick. Bill Bruford, infine, suonava la batteria acustica ed elettronica, quasi senza l’uso dei piatti.
C’è tutto dentro, ma nulla di paragonabile ai primi King Crimson, restando però con le sue differenze da In the Court of the Crimson King, Larks' Tongues in Aspic o Red, un album semplicemente fondamentale, con la sua fantastica fusione di suoni new wave tipici degli anni '80 con atmosfere pesanti e scure del decennio precedente.
L'album contiene alcuni dei più bei brani dei King Crimson in assoluto, uno di questi è Frame by Frame con una struttura poliritmica e le virtuose chitarre di Fripp e Adrian Belew, incalzante, ipnotica.
Altro capolavoro di questo disco è The Sheltering Sky, atmosferica con sonorità minimaliste e sound world music. Grande la chitarra di Fripp e il progressivo clima di tensione.
Come non citare Indiscipline, in cui a farla da padrone è la dissonanza. Un dialogo tra Belew e i riff di Fripp, caos, silenzi, tensione crescente, di forte impatto.
Io ho la KCLLP8, una ristampa in vinile da 200 grammi. Contiene il mix stereo del 2011, realizzato da Steven Wilson e Robert Fripp.
“Elephant Talk” apre il disco con un’esplosione di energia caotica e brillante, una vera e propria dichiarazione sulla “vita moderna”. Il pezzo si basa su un dialogo chitarristico intricato e vivace, che ricorda la musica gamelan balinese. Il suo stile musicale è un funk-rock angolare e nevrotico, caratterizzato da tempi dispari e incastri precisi come un orologio. Tra i momenti più interessanti ci sono il cantato “parlato” di Belew, scandito come un alfabeto dadaista, e i suoi assoli dal suono stridulo e particolare. Adrian Belew utilizza la chitarra insieme al sintetizzatore Roland GR-300 per creare effetti che ricordano i versi degli animali, mentre Tony Levin guida il groove percussivo con il suo Chapman Stick.
“Frame By Frame” è una suite complessa che mescola strumenti e voci, esplorando il tema della memoria e del cinema frammentati. Il suo stile musicale è un minimalismo avant-garde applicato al rock, con le chitarre che si inseguono creando un effetto a spirale. Un punto di forza sono gli intricati arpeggi incrociati delle due chitarre elettriche, che si fondono senza mai sovrapporsi. Bill Bruford è eccezionale nel mantenere il tempo, spesso in 9/8, con una fluidità sorprendente, supportato dal lavoro costante di basso di Levin.
“Matte Kudasai” trasmette una sensazione di calma malinconica, una ballata surreale e onirica che evoca l’atmosfera del Giappone. Il suo stile musicale è un pop atmosferico, con influenze new wave, ma arricchito da armonie complesse. Gli elementi che spiccano sono l’intensità emotiva e l’uso dello slide sulle chitarre, che donano un senso di sospensione e tristezza. Robert Fripp crea fraseggi limpidi e cristallini con la chitarra, che si intrecciano con il cantato sofferto e sognante di Belew.
“Indiscipline” è il pezzo più aggressivo e sperimentale dell’album, offrendo una riflessione ironica e caotica sull’ispirazione artistica. Il brano si caratterizza per uno stile art rock abrasivo e math rock. Un punto di forza è il contrasto tra le strofe recitate, quasi come se fossero pronunciate in preda al panico, e l’esplosione ritmica strumentale. Bill Bruford costruisce una base ritmica frammentata e jazzistica, mentre Tony Levin utilizza le dita e le percussioni per creare un tappeto sonoro minaccioso.
“Thela Hun Ginjeet” è un brano che tiene con il fiato sospeso, nato da un testo che Belew ha scritto dopo essere stato minacciato con un coltello per le strade di New York. Musicalmente, si ispira all’afrobeat elettrico, al funk e al post-punk. Un punto di forza è il mix di Steven Wilson, che grazie a un lavoro meticoloso sulle frequenze rende ogni strumento incredibilmente dettagliato, con accordi taglienti che spiccano. Tony Levin al basso tiene il ritmo con una linea percussiva potente, mentre le chitarre di Fripp e Belew si rincorrono in arpeggi insistenti.
“The Sheltering Sky” è un brano strumentale con un’atmosfera ipnotica e rilassante. Ispirato al famoso romanzo di Paul Bowles, evoca un paesaggio desertico e etereo. Il pezzo fonde elementi di ambient, world music e minimalismo, con una chiara ispirazione a Steve Reich. Un punto di forza è il soundscape dilatato, che crea la sensazione di fluttuare nello spazio. Robert Fripp è il protagonista assoluto, utilizzando la tecnica dei Frippertronics, ovvero loop di chitarra sovrapposti, per costruire una trama sonora complessa. Le percussioni di Bill Bruford contribuiscono ulteriormente a arricchire il paesaggio sonoro, aggiungendo profondità e ritmo.
“Discipline”, la title track e brano di chiusura, è un vero gioiello strumentale che incarna perfettamente il concetto di disciplina e dedizione musicale che caratterizza la band. Il pezzo si muove tra le sonorità del math rock e del progressive rock strumentale, mettendo in mostra un interplay impeccabile tra i quattro musicisti. È come un’autostrada di tempi dispari (7/8, 8/8) dove i virtuosismi non sono mai fini a sé stessi, ma contribuiscono alla costruzione di un’architettura sonora complessa e affascinante. Ogni membro della band suona a livelli paritari, intrecciando le proprie linee in un crescendo polifonico che raggiunge un finale davvero esplosivo.
Artwork essenziale ma meraviglioso, minimalista e di grande impatto come l'intero album.
Un album immenso, attuale ancora oggi, anzi, che guarda ancora avanti. Un capolavoro di innovazione, una sorta di patrimonio genetico della musica moderna da lasciare ai posteri.
Un Must.
La Mia Versione
Etichetta: Discipline Global Mobile – KCLLP8, Panegyric – KCLLP8, Inner Knot – KCLLP8
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Stereo, 200 Gram
Paese: Worldwide
Uscita: 2022
I Brani
1. Elephant Talk (4:41)
2. Frame by Frame (5:08)
3. Matte Kudasai (3:45)
4. Indiscipline (4:32)
5. Thela Hun Ginjeet (6:25)
6. The Sheltering Sky (8:22)
7. Discipline (5:02)
Durata 37:55
La Formazione
- Adrian Belew - chitarra, voce solista
- Robert Fripp - chitarra, elettronica (Frippertronics)
- Tony Levin - Chapman Stick, bassi (3,5), cori (2,5)
- Bill Bruford - batteria acustica ed elettronica
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