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Stupid Dream dei Porcupine Tree

07-07-2026 08:00

FrancescoProg

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Stupid Dream dei Porcupine Tree

Stupid Dream e' l'album della svolta per i Porcupine Tree, un allontanamento dalla sperimentazione e le atmosfere psichedeliche andando verso il rock, senza rin

Stupid Dream dei Porcupine Tree, album del 1999.

 

Stupid Dream è l'album della svolta per i Porcupine Tree, un allontanamento dalla sperimentazione e le atmosfere psichedeliche andando verso il rock, senza rinunciare però al carattere progressive e atmosferico. 

 

C’è una maggiore propensione all'aspetto melodico e i brani prendono la struttura di canzoni, con un clima sospeso e malinconico.

Il titolo “Stupid Dream” (Stupido Sogno) racchiude un’idea cinica e autobiografica del leader Steven Wilson.  Si riferisce all’illusione adolescenziale di diventare una rockstar e vivere solo di musica. Wilson ha detto che il disco parla soprattutto della frustrazione di dover “vendere” e promuovere la propria musica dopo averla creata. Il “sogno” diventa stupido quando l’arte deve adattarsi alle regole del mercato, alla pubblicità e alle vendite.

 

In questo album, i Porcupine Tree lavorano come una vera band, con Wilson, Richard Barbieri, Colin Edwin e Chris Maitland. Rispetto ai dischi precedenti, le canzoni sono più corte e si concentrano sulla melodia e sui testi personali. Wilson mescola il rock progressivo con sonorità che ricordano il pop d’autore inglese e l’alternative rock di fine anni ’90.

 

L’album usa molto pianoforti, chitarre acustiche, strumenti a fiato e veri e propri arrangiamenti orchestrali, curati dalla East of England Orchestra.

 

Anche se la band ha virato verso sonorità più melodiche, l’influenza psichedelica è tutt’altro che svanita, anzi, si è trasformata. Richard Barbieri non si limita a suonare assoli di sintetizzatore, ma costruisce veri e propri paesaggi sonori, con texture ambientali, loop elettronici e campionamenti che si muovono sottotraccia.  Questo lavoro di sound design avvolge le canzoni in un’atmosfera eterea, sognante e a volte persino claustrofobica.

 

I brani riescono ad essere orecchiabili e profondi e complessi insieme. Parliamo di dodici brani di grandissima qualità che mantengono la tipicità del sound della band e che sono solo l'inizio.

 

Seguiranno infatti bellissimi lavori melodici, stupendi, come Lightbulb Sun e il capolavoro In Absentia ma parlando di Steven Wilson va notato che anche il progetto Blackfield aveva una chiave melodica.

 

Un disco che ha in sé quindi sia il carattere melodico che quello prog complesso a cui questa band ci ha abituati.

 

Theo Travis, gigante del jazz-rock e avant-garde britannico, è il protagonista solista di questo album.  In “Don’t Hate Me”, fa sognare con il suo sassofono tenore e il flauto, mentre in “Tinto Brass”, un pezzo strumentale, ci regala un assolo di flauto traverso sontuoso.  Vale la pena spendere poche parole sulla sua carriera musicale, che è un tripudio di collaborazioni fantastiche: dal 2006 è il sassofonista e flautista ufficiale dei Soft Machine, una band leggendaria della scena di Canterbury.  Anche se non è mai stato un membro ufficiale in studio dei King Crimson, Travis ha partecipato al progetto KC Stars e ha suonato a lungo con Robert Fripp, sia dal vivo che in studio, nel duo Travis & Fripp.  Tra il 1999 e il 2010, ha fatto parte dei Gong, un’altra band iconica dello space-rock psichedelico.  Travis è anche un membro dei The Tangent, una band di punta del moderno rock progressivo britannico.  E per finire, ha contribuito con i suoi fiati all’album “On an Island” di David Gilmour, sia in studio che dal vivo.

 

Io ho la ristampa nella versione in doppio vinile 140g (codice TRANSM212LP).

 

“Even Less” fonde art-rock atmosferico e progressive rock in un’esperienza musicale davvero unica, una suite imponente che alterna momenti acustici e intimi a potenti esplosioni elettriche.  L’etereo arpeggio iniziale e l’energica conclusione con la chitarra sono tra i momenti più memorabili. Steven Wilson crea trame vocali e chitarristiche intricate, mentre la sezione ritmica di Edwin e Barbieri costruisce un tappeto sonoro ipnotico che avvolge completamente.  Un ascolto che porta in un viaggio sonoro coinvolgente e ricco di sfumature.

 

“Piano Lessons” è in stile pop rock psichedelico. È il pezzo più accessibile e radiofonico dell’album, con una melodia orecchiabile che rimane in testa. Gli arrangiamenti sofisticati ed emozionanti arricchiscono ulteriormente il brano, e il riff di pianoforte ipnotico che dà il titolo è sicuramente uno dei punti di forza. Il lavoro al mellotron e al pianoforte unisce un’atmosfera vintage al tipico sound della band, creando un’esperienza sonora davvero coinvolgente.

 

“Stupid Dream” si apre con un breve intermezzo strumentale ambient, un passaggio atmosferico che funge da filo conduttore sonoro, impreziosito da delicate sfumature elettroniche.  Le armonie sospese creano un’atmosfera di attesa e leggerezza onirica, un’introduzione perfetta all’album.

 

“Pure Narcotic” si sposta su un terreno pop acustico folk rock, un brano intimo e nostalgico dominato dalle chitarre acustiche e da testi riflessivi sulle illusioni del successo. Il ritornello avvolgente e la dolcezza dell’arrangiamento rendono questo pezzo particolarmente suggestivo.  Il drumming fluido e minimale di Chris Maitland sostiene il cantato senza sovrastarlo, creando un equilibrio perfetto tra voce e strumenti.

 

“Slave Called Shiver” introduce venature alternative rock con influenze elettroniche.  Molto ritmata, la traccia presenta un’atmosfera più tesa e nevrotica, con un cantato quasi sussurrato. La linea di basso pulsante e i loop di elettronica arricchiscono il sound, mentre il basso di Colin Edwin emerge come il vero protagonista, guidando la melodia verso derive oscure.

 

“Don’t Hate Me” è il capolavoro assoluto del disco. Una ballata malinconica che si evolve in lunghe code strumentali jazzate e sognanti. L’assolo centrale di sassofono, che si fonde con le chitarre elettriche nel finale, eleva il brano a vette emozionali incredibili. Il contributo del sax di Theo Travis, unito a un lavoro magistrale alle percussioni, rende questo pezzo un’esperienza indimenticabile.

 

“This Is No Rehearsal” segna il ritorno del rock più duro e chitarristico, con riff taglienti e tempi dispari. Il testo è oscuro e riflessivo, mentre il cambio di tempo improvviso e le complesse linee di chitarra elettrica creano un’atmosfera di tensione e dinamismo. Richard Barbieri alle tastiere colora la canzone con suoni spaziali che contrastano la pesantezza delle chitarre, aggiungendo un tocco di psichedelia al brano.

 

“Baby Dream In Cellophane” è un brano eccentrico, caratterizzato da un’atmosfera surreale e claustrofobica ma al contempo molto melodica. Gli arrangiamenti orchestrali curati dal collaboratore Dave Stewart contribuiscono a creare un’atmosfera onirica e suggestiva.

 

“Stranger By The Minute” è un altro brano estremamente melodico e orecchiabile, ma con una spina dorsale ritmica complessa ed elaborata. La sezione vocale stratificata e il chorus brillante rendono questo pezzo immediatamente riconoscibile. La batteria di Chris Maitland è un metronomo che si interseca perfettamente con le tastiere di Barbieri, creando un groove ipnotico e coinvolgente.

 

“A Smart Kid” è una delle tracce più suggestive dell’album, caratterizzata da testi antimilitaristi e malinconici. La struttura cresce lentamente fino a esplodere in un crescendo drammatico nella seconda metà, arricchito da un’apertura orchestrale. Steven Wilson crea un’atmosfera cinematografica con la chitarra slide, trasportando l’ascoltatore in un viaggio emozionale intenso.

 

“Tinto Brass” è un brano completamente strumentale, costruito su un groove ossessivo e pieno di texture elettroniche ed effettistica. Dedicato al noto regista italiano, il pezzo si distingue per il suo suono acido e sperimentale. Tutti i musicisti danno sfoggio di grande tecnica e interplay, con un ottimo lavoro di Colin Edwin e le manipolazioni sonore di Barbieri che aggiungono ulteriore profondità al brano.

 

“Stop Swimming” è la traccia di chiusura ideale, una ninnananna triste e riflessiva che lascia l’ascoltatore in uno stato di profonda introspezione. La voce intima di Wilson e l’arrangiamento minimalista creano un’atmosfera di malinconia e introspezione. Il pianoforte e i synth donano un’aura celestiale che chiude il cerchio di “Stupid Dream”, lasciando un’impronta indelebile.

 

Produzione come sempre TOP come tutti i progetti di Steven Wilson.

Un album fondamentale per l'evoluzione della band, cambiamento, trainato dai successi durante i live, deciso per poter raggiungere un pubblico internazionale più ampio ma resta sempre un album concreto, solidissimo, di un prog curato e un bellissimo rock.  Un album secondo me troppo sottovalutato considerando la sua importanza per la band e i lavori successivi.

Grande album!

 

La Mia Versione

Etichetta: Transmission Recordings – TRANSM212LP
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Repress, 140g
Paese: Europe
Uscita: 2021

 

I Brani

1. Even Less (7:11)
2. Piano Lessons (4:21)
3. Stupid Dream (0:28)
4. Pure Narcotic (5:02)
5. Slave Called Shiver (4:41)
6. Don't Hate Me (8:30)
7. This Is No Rehearsal (3:27)
8. Baby Dream in Cellophane (3:15)
9. Stranger by the Minute (4:31)
10. A Smart Kid (5:22)
11. Tinto Brass (6:17)
12. Stop Swimming (6:53)

Durata 59:58

 

La Formazione

- Steven Wilson - voce, chitarre, pianoforte, Hammond, campionatore, basso (8, 9), arrangiamenti orchestrali, produttore
- Richard Barbieri - sintetizzatori, organo Hammond, Mellotron, pianoforte (1), glockenspiel (4)
- Colin Edwin - basso, contrabbasso (2, 12)
- Chris Maitland - batteria, percussioni, cori (9)

Con:
- Terumi - voce (11)
- Theo Travis - flauto (6, 11), sassofono tenore (6)
- East of England Orchestra - archi
- Nicholas Kok - direttore d'orchestra
- Chris Thorpe - arrangiamenti orchestrali

 

Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"

 

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