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Ascoltando la bellissima ristampa di Still Life, quarto album degli Opeth, pubblicato nel 1999 un album Essenziale per il Progressive Rock.
Di questo album si è detto tanto, io lo considero un capolavoro, la fusione perfetta del death metal con le sue chitarre distorte, ritmiche pesanti e cadenzate e le sua parti in cantato growl ma non solo, con il sound tipico del progressive rock, un album straordinario dal punto di vista compositivo.
Still Life è considerato un album di transizione per gli Opeth, che segna il punto in cui si fondono i loro elementi death metal con il suono progressive inglese, mostrando la passione di Mikael Åkerfeldt per quest'ultimo genere.
Un ponte tra generi, un "vero anello di congiunzione" tra il death metal delle origini e il progressive metal che gli Opeth avrebbero sviluppato in seguito.
È un'opera romantica" e a tratti struggente" che combina la lunghezza tipica dei pezzi Opeth con melodie progressive e atmosfere oscure, rendendolo un classico.
I brani sono ancora lunghi e aggressivi, ma si avverte una crescente influenza del rock progressivo inglese, con un suono più "dolce" e "ovattato" che caratterizza la musica di Åkerfeldt. e preannuncia la direzione futura della band.
The Moor e Godhead Lament sono capolavori a mio avviso, Benighted contrariamente alle altre e’ una traccia completamente acustica con assoli di chitarra jazz e segue la struttura di “Canzone” con versi e ritornello. Il pezzo iniziale di chitarra è una citazione di Never Let Go dei Camel.
Primo album della band su cui è apparso il nuovo logo (usato ancora adesso) disegnato da Timo Ketola.
Un'opera fondamentale nella discografia degli Opeth, e un ottimo punto di partenza per chi vuole scoprire la band.
Bellissimo in tutti i sensi.
Le Tracce
1. The Moor (11:28)
2. Godhead's Lament (9:47)
3. Benighted (5:01)
4. Moonlapse Vertigo (9:00)
5. Face of Melinda (7:59)
6. Serenity Painted Death (9:14)
7. White Cluster (10:02)
Durata 62:31
Line-Up
- Mikael Åkerfeldt - chitarre elettriche e semi-elettriche, voce, produttore
- Peter Lindgren - chitarre
- Martin Mendez - bassi (Fender Precision, Samick 5 corde fretless)
- Martin Lopez - batteria
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