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Heritage degli Opeth, album che segna un'importante evoluzione nel loro percorso musicale. Pubblicato nel 2011, questo lavoro si distacca dalle sonorità metal tradizionali che hanno caratterizzato i precedenti album della band svedese. In Heritage, gli Opeth abbracciano un sound più progressive e acustico, rendendo omaggio a influenze jazz e folk. Le tracce, come 'The Devil's Orchard' e 'I Feel the Dark', offrono un viaggio sonoro intrigante, ricco di atmosfere e melodie complesse. La voce di Mikael Åkerfeldt si muove con grazia tra toni dolci e non si esprime mai dei growl potenti che sa ben dominare.
Un album molto atmosferico e questo lo dobbiamo anche ala partecipazione di Steven Wilson all'ingegneria degli effetti e della voce e al mixaggio. Le grandi sezioni strumentali acustiche sono frutto della grandissima abilita' di questa band sraordinaria e la voce di Åkerfeldt e' un valore aggiunto assoluto.
Le tracce sono tutte di altissimo livello
- Heritage con i suoi 2 minuti apre il disco, bellissimo pezzo pianistico dolce e malinconico di una profonda interpretazione, molto emozionante.
- The Devil's Orchard e' piu' energica, inizia con un bel rock progressivo a base di mellotron vibrato e un bellissimo giro di chitarra. Il cantato clear e' sublime come in tuto l'album del resto, e c'e' una grande interazione fra chitarra voce e batteria. La sezione strumentale suscita mistero e tensione insieme con numerosi suoni vintage e cambi di tempo sul finale brillante e ampio con un mood epico.
- I Feel the Dark inizia con una splendida chitarra acustica e voce, ottimi fiati che rendono l'atmosfera pastorale che cresce in intensità fino a diventare epica con un continuato arpeggio di chitarra che è un ricciolo ipnotico. Muta poi e diventa inquietante e misteriosa, potente e solenne. Accelera e diventa più dura. Il lato metal del progressive emerge forte ma chiude leggera con flauti e chitarra acustica. Bellissimo
- Slither apre il lato B ed e' subito potente con un progressive metal veloce e incalzante, molto energico. Grandissimi il riff di chitarra e la voce appassionata clear come la sezione ritmica ricca di sfumature. C'e' un grande assolo di chitarra abrasivo prima di sfumare sul finale su un arpeggio di chitarre acustiche molto pastorale.
- Nepenthe chiude il lato B con un inizio molto atmosferico e con chitarra e synth leggeri, come leggera e’ la sottile base di basso e batteria in sottofondo che si limitano a pochi tocchi. Il brano cresce quando arrivano il bellissimo cantato e il pianoforte elettico con una melodia che lascia spazio al mood leggero ed etereo del tema iniziale di grande intensità, poi il brano cresce a partire dalla chitarra mentre il tempo si fa incalzante con una atmosfera jazz sincopata e una parte chitarra distorta per una breve fase che torna ad alternarsi col mood etereo iniziale a più riprese in questa lunga sezione acustica. Bellissima la chitarra elettrica docile e aggressiva a fasi alterne. Grande la performance vocale che chiude il brano.
- Häxprocess parte con bellissimi fraseggi chitarra, batteria, pianoforte elettrico e basso, di grande gusto, con intermezzi e stacchi continui, atmosfera di mistero che sfumano nel silenzio in sui la voce e' solista e il piano ne ripete subito le melodie. La chitarra riprende il tema melodico e lo prolunga in un arpeggio sostenuto da lunghi suoni di synth e fiati leggeri. Poi il brano cambia e la chitarra e la batteria con splendidi controtempi fanno da base alla voce in una ballata sostenuta nel ritmo e nelle variazioni. Il Mellotron riempie splendidamente gli spazi, ceselli di chitarra acustica arrivano a sottolineare con accenti momenti del branom, i fiati intervengono sporadicamente e inattesi. Bellissima atmosfera sospesa e tesa al contempo. Batteria top per tutto il brano. Vera protagonista nascosta fra le trame melodiche, il basso poi traccia un profondo ritmo portante e la chitarra si lancia in un assolo con un sustain pazzesco e un gusto magistrale. Quando interviene un giro lontano di piano nel silenzio, mentre il basso sfuma, il brano si chiude. Capolavoro
- Famine, apre il lato C, con una sezione orchestrale di sola atmosfera. Fiati. Synth. Base percussiva prolungata sulla quale il synth lascia spazio al piano in una bella into melodica. Malinconico momento di solo piano e splendida voce, intensa e profonda. Poi la chitarra elettrica parte con un assolo vorticoso sul quale batteria e voce accelerano e diventa puro progressive metal, denso di variazioni armoniche ed enfasi strumentale. Il piano torna solo con le percussioni che crescono leggermente e poi si aggiunge la voce e poi tutta la band per una nuova fase corale ed epica, dura e decisa. Bella atmosfera ai confini con l’heavy metal prima che torni la chitarra, pianoforte elettrico e basso e una leggerissima batteria in un mood blues rock lento e potente con fiati che intervengono e scopaiono dopo aver lasciato un senso di magia. Poi la fase potente torna e i flauti diventano gorgheggi fra i colpi di piatti e le rotonde ritmiche del basso. Il brano chiude con pianoforte elettrico lontano, etreo, sognante. Brano eccezionale.
- The Lines in My Hand ci regala subito una base di batteria e basso mostruosa, in un groove intenso su cui crescono piano, tastiere e chitarra che su questo ritmo sostenuto parte in un assolo pulito e trascinante mentre i Synth gettano sul branoi una atmosfera sospesa e la chitarra acustica gorgheggia virtuosismi. Una cornucopia di variazioni e virtuosismi mentre il brano accelera ancora e diventa metal puro roboante, con un giro di chitarra dai suoni vintage eccezionale. Lavoro monumentale della band e di una sezione ritmica straordinaria. Chiude quasi di netto un brano fantastico.
- Folklore, una delle tracce piu' lunghe apre il lato D, con una lunga intro di chitarra elettrica con giri armonici splendidi e diverse tecniche esecutive, dall’arpeggio al pizzicato al ritmico. Questa intro apre una ballata che con basso e batteria e flauti diventa una ballata prog di grande complessità esecutiva e trasporto. Monumentale lavoro di basso che disegna una splendida base ritmica e melodica. Il pezzo si accende in brevi fasi epiche ma torna poi il giro di chitarra che si unisce ritmica al groove di basso e batteria, con un incedere incalzante e al contempo emozionale. splendida anche qui la voce. Brano che muta e varia mantenendo diversi livelli di intensità ma sempre lo stesso livello di emozioni e trasporto, poi la chitarra sale in cattedra a più riprese come il pianoforte e si alternano in assoli acustici. La batteria accenna una ripartenza che si frena in assoli di basso. La fase epica ha inizio e le tastiere disegnano un tappeto di suoni per la cavalcata e l’assolo di chitarra, poi la voce arriva e poi i cori e i controcanti. Brano con trame semplici se prese a sé stante ma che trova la complessità nelle variazioni. Melodie che si avvicendano ed esecuzione stellare. Capolavoro.
- Marrow of the Earth, chiude il disco con poco più di 4 minuti di sole chitarre acustiche, atmosferiche e pastorali. Grande melodia ed emotività nel virtuosismo. Mistero. Dubbio, ma anche serenità e sorpresa in questa narrazione acustica. Solo sul finale la band ci accompagna nella sua interezza alla chiusura del disco in un corale emotivo trasporto sognante … magnifica chiusura.
Questo bellissimo album ha diviso i fan, molti lo apprezzano per la sua audacia e altri avrebbero preferito un ritorno delle sonorità più heavy. E' comunque innegabile che Heritage rappresenti un capolavoro di creatività e originalità. Gli Opeth continuano a spingere i confini della musica, e Heritage è un chiaro esempio della loro capacità di evolversi e sorprendere. Questo album è una testimonianza del genio musicale della band e merita di essere ascoltato con attenzione.
Assolutamente consigliato.
Tracklist
Tracklist
1. Heritage (2:05)
2. The Devil's Orchard (6:40)
3. I Feel the Dark (6:37)
4. Slither (4:00)
5. Nepenthe (5:37)
6. Häxprocess (6:58)
7. Famine (8:32)
8. The Lines in My Hand (3:49)
9. Folklore (8:17)
10. Marrow of the Earth (4:19)
Durata 56:54
LineUp
- Mikael Åkerfeldt - chitarra elettrica e acustica, Mellotron, pianoforte a coda, effetti, voce, produttore
- Fredrik Åkesson - chitarra elettrica
- Per Wiberg - Hammond B3, Mellotron, Fender Rhodes, Wurlitzer, pianoforte a coda
- Martin Mendez - basso, contrabbasso
- Martin Axenrot - batteria, percussioni
Con:
- Joakim Svalberg - pianoforte a coda (1)
- Björn J:son Lindh - flauto (7)
- Alex Acuña - percussioni (7)
- Charlie Dodd - effetti sonori (6)
- Steven Wilson - ingegneria degli effetti e della voce e mixaggio
Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"
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