
Balderdom dei Tusmørke, album del 2026.
I Tusmørke (che in norvegese significa "crepuscolo") sono una band norvegese formata a metà degli anni '90 (prima come Les Fleurs du Mal) dai fratelli Benedikt Momrak ("Benediktator" - basso, voce) e Kristoffer Momrak ("Krizla" - flauto, voce)
Oggi sono una delle band più attive e particolari del panorama progressive norvegese, di quello che io chiamo Northern Prog, capaci di unire un'atmosfera magica a un approccio fortemente cerebrale, con uno stile eccentrico e "primordiale", mescolano psichedelia anni '70, flauti pastorali e tematiche legate al folklore locale e all'occultismo.
Di questa straordinaria band ho parlato nella scheda a loro dedicata nella quale troverete tutti i dettagli sullo stile e sui curiosi pseudonimi che usano, ma anche nelle recensioni dei loro album.
Come fatto in altre occasioni mi piace approfittare della bellissima descrizione dell’album data della stessa band, in particolare in questo caso da Benediktator (Benedikt Momrak), uno dei due fratelli fondatori della band, che da sola rende l’idea:
“Il giorno appartiene alla notte
Le quattro canzoni del lato A sono nate nel novembre 2022 per una celebrazione del solstizio d'inverno a Oslo Badstuforening. La nostra opinione era che il solstizio invita a riflettere sul rapporto tra notte e giorno. Il giorno nasce dall'oscurità della notte precedente o la notte segue e inghiotte la luce del giorno? È sabato sera o domenica mattina? Stiamo scappando dal passato o stiamo recuperando il futuro? Passando da A a B, Lidskjalv esiste come demo dagli anni '90. Sono state realizzate molte versioni, ma questa è la prima vera registrazione della canzone.
Il passare del tempo è il futuro che diventa presente. Si muove in cerchio come una ruota rotolante. Balder, Osiride e Gesù sono tutti dei della vegetazione che emulano il cambio delle stagioni nel loro eterno ritorno. Dopo la morte dell'inverno, la vita riemerge. Ma non solo questo; c'è anche la promessa che ogni alba porti un Giorno Migliore. Secondo Snorre, dopo l'Inverno Fimbul e il Ragnarok, esiste una nuova Terra. Dalle ceneri emerge un posto migliore. Questo contiene anche l'idea di progresso. È al centro dell'essere una band prog; Ogni album è un miglioramento rispetto al precedente, un'esplorazione di nuovi territori, una prospettiva diversa.
E proprio come il nuovo e migliore mondo con la resurrezione di Balder da Hel arriva solo DOPO Fimbul e Ragnarok, così ogni album attraversa questa fase, nel suo divenire, di lotta, avversità e rallentamento fino a un impercettibile movimento glaciale. Forse questo è più vero con questo album rispetto a prima, con molteplici cambi di formazione durante il processo. Il futuro, però, diventa sempre verde; dal nostro personale Fimbul e Ragnarok, vi portiamo la rinascita di Balder. La notte appartiene al giorno, ogni alba più gloriosa della precedente, nella ripetizione dell'eterno e sempre finché gli ingranaggi non cambiano e un sole diverso non illumina un nuovo orizzonte. (Benediktator) “
Il genere musicale è un’affascinante fusione di folk, rock psichedelico e sonorità retrò che evocano gli anni ’70. L’atmosfera è rituale, ottenuta amalgamando elementi della tradizione folk nordica con un’aura rituale e pagana, grazie all’uso di strumenti etnici e flauti che creano un contrasto tra il buio e le melodie pastorali.
Le composizioni sono imprevedibili, alternano sezioni sinfoniche a momenti di rock più potente. L’uso massiccio di tastiere d’epoca, Mellotron e sintetizzatori Moog è particolarmente evidente.
Il disco esplora il ciclo delle stagioni e la dualità tra luce e ombra. Musicalmente, questo si manifesta in brani che spaziano da melodie accattivanti e quasi “pop” (come nella title track) a lunghe suite strumentali complesse, come la traccia finale “Lidskjalv” che supera i 20 minuti. Il sound è volutamente ispirato alle produzioni progressive classiche, con linee di basso possenti e voci che contribuiscono a un’estetica senza tempo.
La strumentazione rappresenta un vero e proprio omaggio al progressive rock vintage, caratterizzata dall’impiego di strumenti analogici rari e sonorità acustiche tradizionali.
Il disco è pervaso da tastiere d’epoca che donano quel suono caldo e stratificato tipico degli anni ’70.
Mellotron: Essenziale per i tappeti di archi e flauti spettrali (percepibili in Svensk Drøm).
Mini-Moog: Impiegato per i caratteristici assoli di sintetizzatore monofonico e linee di basso sintetiche.
Organo Hammond & Rhodes: Costituiscono la base armonica e ritmica per i passaggi più jazz-rock e psichedelici.
Sintetizzatori polifonici vintage: Utilizzati per creare effetti spaziali nelle sezioni più dilatate della suite Lidskjalv.
L’impronta folk è assicurata da una vasta gamma di strumenti a fiato, spesso suonati da Krizla:
Flauti (Traverso e Dolce): Elemento distintivo della band, spesso intrecciati in armonie complesse.
Strumenti Hohner: Grazie al contributo di Selve Kraften-Hohner, sono presenti armoniche a bocca e melodiche, che aggiungono un sapore popolare ai brani.
La Sezione Ritmica e le Corde:
Basso Rickenbacker: Il basso di Benediktator ha un suono distorto e molto presente (stile Chris Squire degli Yes), che è spesso solista.
Chitarre Elettriche e Acustiche: Vanno da arpeggi delicati in stile folk inglese a esplosioni psichedeliche cariche di fuzz e delay.
Batteria: Brennesle utilizza un set dal suono molto asciutto e naturale, tipico delle registrazioni prog dei primi anni ’70, evitando riverberi eccessivi.
Le Voci
Oltre alle bellissime voci soliste, l’album fa ampio uso di armonie vocali e della collaborazione con l’Oslo Badstukor, che aggiunge un’aura corale maestosa e quasi liturgica.
L’album ha la magnifica e classica struttura di un disco prog classico: quattro brani sul lato A e una suite monumentale sul lato B.
Sul lato A Il ciclo delle stagioni, con le prime quattro tracce nate originariamente per una celebrazione del solstizio d'inverno a Oslo, esplorando il dualismo tra luce e oscurità.
“Svensk Drøm” apre l'album con un'atmosfera che ricorda quella di un rito pagano consumato al buio di una foresta norvegese, con un ritmo quasi tribale e l’andatura incessante, splendido Mellotron, inquietante e al contempo distensivo, grandi cori.
“Balderdom (Tres Jolie)” ha invece una melodia accattivante con flauti allegri e un ritornello che sembra una parodia. Un brano solare e ritmato. In alcune atmosfere ricorda lo stile di Canterbury.
Nel brano “Rerun of Forever (Stravinsky)” c’è molta sperimentazione e un pizzico di Zeuhl in alcune ripetizioni maniacali, ma anche una atmosfera space rock e quel senso di assurdo che troviamo magnifico nei Gong. I cori anche qui sono semplicemente fantastici. Il finale è un condensato di gusto e raffinatezza.
"Vi er et kollektiv" ha una andatura coinvolgente e appassionante, chitarre psichedeliche e raffinatissimi flauti. Prog Sinfonico di grande pregio, un brano che non si vorrebbe finisse mai. Sezione ritmica superlativa. Voci di grande intensità. Assolo di chitarra subito affiancato da vocalizzi e un crescendo complessivo di tutti gli strumenti, quasi epico, senza perdere l’atmosfera eterea e il coinvolgimento emotivo. Grandissimo pezzo.
Sul lato B la splendida suite finale, “Lidskjalv” con i suo quasi 21 minuti che, sebbene ne esistesse una demo fin dagli anni '90, vede in questo album la sua prima registrazione ufficiale. Dopo un inizio dal mood disteso e una ritmica quasi soft jazz entra il folk coi suoi fiati e le corde che ripetono un giro che sembra venire dal passato, con la voce teatrale e credibile e il mood di una ballata medievale originale. Splendido il lavoro alle tastiere e l’interplay con la sezione ritmica anche quando il tempo sale di velocità e il clima si fa più teso. Cambi di tempo e atmosfera si susseguono in un clima quasi arcaico e solenne. C’è anche spazio per sezioni libere quasi improvvisate nelle quali fiati e mellotron e tastiere cedono al virtuosismo.
I Tusmørke si confermano i veri eredi del “Northern Prog” scandinavo con un album che rappresenta un ritorno trionfale. Non si tratta di una semplice riproposizione del prog anni ’70, ma con un suono analogico, lontano dalle produzioni moderne eccessivamente (a volte) pulite, sono riusciti a portare le atmosfere oscure della terra scandinava in una dimensione internazionale. Bellissima la teatralità delle voci unita alla grande complessità tecnica che ha la sua apoteosi nella bellissima suite Lidskjalv.
Album davvero Eccellente che si fa ascoltare per la sua bellezza melodica e la sua complessità che danno un ascolto al contempo appassionante, coinvolgente e raffinato.
La Mia Versione
Etichetta: Karisma Records – KAR308LPC
Formato: Vinile, LP, Album, Limited Edition, Green, 180g
Paese: Norway
Uscita: 20 mar 2026
Limited to 500 copies worldwide
Tracklist
1. Svensk drøm 04:05
2. Balderdom (Tres Jolie) 04:35
3. Rerun of Forever (Stravinsky) 06:01
4. Vi er et kollektiv 05:11
5. Lidskjalv 20:53
LineUp
Brennesle (Martin Mæhle) - Batteria, percussioni e chitarra elettrica nell'intro e nell'outro su Lidskjalv
Kusken (Filip Ramberg) - Tamburi sul lato A
Selve Kraften-Hohner (Selve Kraften), Symphonic 30, Pianet T, Fender Rhodes, Spectral Modular Synthesis System, Mellothor e pianoforte verticale Yamaha
Krizla (Kristoffer Momrak)- Flauto; flauto dolce, voce e Moog Minimoog Model D su Lidskjalv
Benediktator (Benedikt Momrak): Basso, voce, chitarra elettrica, Mellotron M4000D, Moog Minimoog Model D, Roland SH-2, Roland TR-08, Glockenspiel, percussioni, Roland RE-201 e battiti di mani
Oslo Badstukor (il “Coro della Sauna di Oslo” è un ensemble vocale norvegese che collabora con la band:
Direttrice: Judith Utz
Soprano: Heidi Yvonne Paulsen, Synnøve Pedersen-Nafstad e Hege Langlo
Alto: Sara Febra, Hedda Sollerød e Maria Kaada
Tenore: Lasse Skovdahl, Derek Kiu e Line
Basso: Henrik Schirmer, Jørn Jensen, Lars Hallraker ed Eva Düllo
Link per l’ascolto:
direttamente su queste piattaforme ufficiali:
- Bandcamp: Streaming integrale e acquisto digitale
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- Apple Music: Pagina artista e album
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