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Forse le lucciole non si amano più della Locanda delle Fate

15-04-2026 08:00

Francesco Prog Rock World

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Forse le lucciole non si amano più della Locanda delle Fate

Forse le lucciole non si amano più dei Locanda delle Fate, album del 1977. Un album romantico, raffinato e barocco, dove il virtuosismo è sempre al servizio ...

Forse le lucciole non si amano più della Locanda delle Fate, album del 1977.

 

La Locanda delle Fate, un gruppo iconico del rock progressivo italiano, è nato ad Asti nel 1971.  La loro storia è quella di una band incredibilmente talentuosa che ha dovuto fare i conti con i cambiamenti radicali del mercato musicale degli anni ’70.

 

Inizialmente, erano un settetto che suonava cover. Poi, nel 1975, è arrivato il cantante Leonardo Sasso, e da lì hanno iniziato a creare musica originale, con quei fantastici intrecci di tastiere e chitarre che li hanno resi unici.

Nel 1977 hanno pubblicato per la Polydor l’album “Forse le lucciole non si amano più”.  La critica lo ha accolto a braccia aperte, ma purtroppo non ha avuto un grande successo commerciale.  Colpa dell’esplosione del Punk e della New Wave, che hanno reso i brani lunghi e complessi del prog un po’ “vecchi”.

Dopo che Sasso ha lasciato la band nel 1978, hanno deciso di accorciare il nome in “La Locanda” e provare a fare musica più pop, con singoli più semplici.  Purtroppo, anche questo esperimento non ha funzionato, e nel 1980 si sono sciolti.

Nel 1999 sono tornati con l’album “Homo Homini Lupus”. E dal 2010 hanno iniziato un tour internazionale di reunion, che li ha portati fino in Giappone.

Purtroppo, nel 2017 hanno deciso di ritirarsi definitivamente dalle scene live con il loro “Farewell Tour”.  Un addio che ha lasciato un po’ di amaro in bocca a tutti i loro fan.

 

Ora vediamo i pilastri della formazione classica del disco d’esordio di questa band mitica.  

 

Leonardo Sasso, nato ad Asti nel ’52, è la voce profonda e teatrale che ci accompagna in questo viaggio.  Purtroppo, nel ’78 ha deciso di lasciare il gruppo perché non era d’accordo con la svolta pop che la casa discografica voleva imporre. Però, ci ha fatto una bella sorpresa tornando per le reunion dal 2010 al 2017.

 

Poi c’è Ezio Vevey, un vero asso della chitarra solista e anche un ottimo cantante. Dopo che la Locanda si è sciolta, è diventato un turnista super richiesto.  Forse lo conoscete per la sua collaborazione con Paolo Conte: è lui che suona la chitarra in “Un gelato al limon”.  Ha suonato anche con i Krisma, un altro gruppo storico.

 

Michele Conta è il cervello dietro le strutture sinfoniche della band. Dopo gli anni ’70 si è un po’ ritirato dalle scene, ma nel 2020 è tornato con un album solista, “Endless Night”, che è considerato un po’ l’erede spirituale del prog della Locanda.

 

Alberto Gaviglio, con la sua chitarra acustica, il flauto e la sua voce, era fondamentale per le sfumature folk e i cori della band. Negli anni ’80 ha provato a fare carriera da solista e ha pubblicato il singolo “Qualcosa resterà”. Purtroppo, ci ha lasciati nel 2021.

 

Luciano Boero, oltre a essere il bassista, è diventato un autore di testi importante. Ha scritto “Donna con te”, che Anna Oxa ha portato al successo a Sanremo nel ’90.  Nel 2017 ha pubblicato un libro, “Prati di lucciole per sempre”, dove racconta tutta la storia della band.

 

Oscar Mazzoglio è lo specialista di Hammond e Mellotron. Insieme a Conta, creava quel mix unico di tastiere che rendeva il gruppo così particolare (non era comune avere due tastieristi di ruolo nel prog). È rimasto attivo nella scena musicale astigiana.

 

E infine, Giorgio Gardino, il batterista storico.  Con il suo stile preciso e mai invadente, si adattava perfettamente alle dinamiche sinfoniche del gruppo. Ha suonato con la band in tutte le sue fasi, dai primi anni ’70 fino al tour d’addio del 2017.

 

“Forse le lucciole non si amano più” è il loro capolavoro e uno degli album più eleganti e raffinati del rock progressivo italiano di fine anni ’70, purtroppo arrivato proprio quando il genere stava lasciando il posto alla new wave e al punk. Anche se era pronto da tempo, il disco è uscito tra la fine del ’77 e l’inizio del ’78.  Purtroppo, a causa del cambio radicale nei gusti della gente, non ha avuto il successo che meritava.

 

L’album parla del contrasto tra la magia dei sogni e la durezza del mondo. Le lucciole sono il simbolo di purezza, della meraviglia che provavamo da bambini, dei sentimenti veri e sinceri.  Il titolo dell’album evoca una disillusione collettiva, come se, crescendo o vivendo in una società sempre più frenetica, perdessimo la capacità di stupirci e di amare senza riserve.

I testi, scritti soprattutto da Luciano Boero, raccontano storie di personaggi o situazioni che si trovano a metà strada tra un mondo onirico, quasi da favola, e il brusco risveglio nella realtà grigia e quotidiana.  C’è la nostalgia per un passato ideale, che viene evocato da immagini naturali come il solstizio d’estate, i campi, il profumo di colla bianca, e che si scontra con la solitudine e il senso di smarrimento che spesso proviamo oggi.

 

Anche la musica rispecchia questo dualismo: i momenti dolci e delicati del pianoforte e del flauto rappresentano il “sogno”, mentre le esplosioni sinfoniche e le cavalcate elettriche richiamano l’urgenza e la complessità della vita reale.  Un album che invita a riflettere su come la magia dell’infanzia e la purezza dei sentimenti possano perdersi nel caos del mondo moderno.

 

Musicalmente l’album rappresenta uno dei punti più alti del Rock Progressivo Sinfonico italiano e non si lascia influenzare dalle mode del tempo in cui è stato pubblicato ma si concentra sul perfezionamento degli elementi tipici del genere con un’eleganza quasi da musica da camera.

 

A differenza della maggior parte delle band prog, che avevano un solo tastierista, la Locanda schierava due professionisti, Michele Conta e Oscar Mazzoglio.  Questo permetteva di creare intrecci fantastici tra pianoforte classico, sintetizzatori, organo Hammond e il maestoso Mellotron, dando vita a un tappeto sonoro orchestrale ricco e denso.

 

Anche le chitarre erano due. Ezio Vevey si occupava delle parti soliste ed elettriche più grintose, mentre Alberto Gaviglio si dedicava alle parti acustiche e al flauto traverso, aggiungendo un tocco pastorale e folk.

 

La band univa la grande tradizione melodica italiana, ispirata a gruppi come la PFM e il Banco del Mutuo Soccorso, con la complessità strutturale dei giganti inglesi come i Genesis (soprattutto nel periodo “Selling England by the Pound”) e gli Yes. Ogni brano è come una piccola suite. Nonostante la complessità tecnica, con cambi di tempo e poliritmie, la musica non risulta mai pesante o autocelebrativa, ma scorre fluida e sognante. Oltre alla voce solista di Leonardo Sasso, la band usava molto cori e armonie vocali curate, che davano ai brani un’atmosfera corale e solenne.

 

La mia versione è quella della serie "Prog Rock Italiano", l’uscita n. 71 di una collezione che ha riportato in edicola e nei negozi i grandi capolavori del prog nazionale, su Vinile 180 grammi e con copertina gatefold che riproduce fedelmente l'artwork originale del 1977, inclusa la splendida illustrazione interna.

 

“A Volte Un Istante Di Quiete” è il brano che personalmente preferisco dell’album (non a caso scelto nel video), una ballata romantica che si trasforma in un’esplosione di energia tipicamente prog. Perfetta per entrare nel mondo elegante di questa band. Ezio Vevey fa un assolo di chitarra pulito e carico di emozione. Il basso di Boero è melodico, quasi canta insieme alla voce di Sasso, mentre le tastiere creano un’atmosfera orchestrale avvolgente.

 

“Forse Le Lucciole Non Si Amano Più” è uno dei pezzi più importanti del disco, una suite sinfonica che alterna momenti di pace pastorale a esplosioni barocche.  Il duello tra il pianoforte di Michele Conta e il Mellotron di Oscar Mazzoglio è da brividi. La batteria di Gardino gestisce cambi di tempo complicati senza mai perdere la fluidità del brano. È la performance vocale più teatrale di Leonardo Sasso.

 

“Profumo Di Colla Bianca” è un brano malinconico e crepuscolare, con una storia forte e coinvolgente. Alberto Gaviglio è il re del flauto e della chitarra acustica, regalando quel tocco “folk-prog” che ricorda i Genesis più belli. L’intreccio tra le due chitarre elettriche e acustiche crea una profondità sonora rara nel prog italiano.

 

“Cercando Un Nuovo Confine” è uno dei brani più energici, dove il rock prende il sopravvento sulla parte sinfonica, pur mantenendo armonie raffinate. La sezione ritmica (Boero-Gardino) è potente e i cori (curati da Gaviglio e Vevey) sono essenziali per dare quel senso di “nuovo confine” e speranza che racconta il testo.

 

“Sogno Di Estunno”è un brano strumentale (prima di questa versione conosciuto come Sogno di un solstizio d’estate) dal sapore classico e onirico. Michele Conta sfoggia tutta la sua formazione classica al pianoforte. Un momento di pura atmosfera dove le tastiere dialogano in un crescendo che culmina in un finale epico dominato dai sintetizzatori.

"Estunno" è una parola inventata dalla band, una crasi tra Estate e Autunno. Rappresenta quel momento di passaggio magico e malinconico in cui la solarità dell'estate inizia a sfumare nelle nebbie autunnali. È un concetto perfetto per lo stile della Locanda delle Fate, che vive di contrasti tra luce e ombra.  Nelle intenzioni originali della band e nei provini del 1977, il brano doveva chiamarsi proprio Sogno di Estunno. Tuttavia, al momento della pubblicazione della prima stampa Polydor, si decise per un titolo più comprensibile: "Sogno di un solstizio d'estate".

 

“Non Chiudere A Chiave Le Stelle” è il brano più breve e delicato, quasi una pausa poetica prima del gran finale. La voce di Sasso si fa più intima e sussurrata. Gli arrangiamenti sono minimali ma curatissimi, con un uso sapiente dei sintetizzatori per creare un’atmosfera spaziale.

 

“Vendesi Saggezza” è la chiusura epica del disco. Un brano complesso che riassume tutti gli stili dei brani precedenti. È il pezzo dove la band dimostra la massima coesione.  Ottimo il lavoro all’organo Hammond di Mazzoglio, che dà un tono più graffiante e scuro rispetto al resto dell’album, portando l’ascoltatore verso un finale maestoso.

 

Questo album è un gioiello del prog sinfonico italiano, ricco di raffinatezze tastieristiche, flauti e chitarre evocativi, e testi poetici.  I brani si snodano tra momenti lirici e sezioni più complesse, mettendo in luce il talento tecnico e compositivo dei musicisti, con sonorità che evocano atmosfere sognanti e malinconiche.  Si alternano ballate, suite complesse e pezzi rock energici, tutti caratterizzati da una forte componente melodica e da un’atmosfera intima e raffinata. La varietà delle tracce spazia da suggestioni bucoliche a esplorazioni sinfoniche, offrendo un’esperienza d’ascolto ricca e variegata.  

 

Un album romantico, raffinato e barocco, dove il virtuosismo è sempre al servizio dell’emozione e dell’atmosfera onirica.

Eccellente!

La Mia Versione

Etichetta: Polydor – 2448 055, Universal Music Group – none
Serie: Prog Rock Italiano – 71
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Gatefold, 180 grams
Paese: Italy
Uscita: 22 giu 2020

Tracklist

1. A Volte Un Istante Di Quiete (6:31)
2. Forse Le Lucciole Non Si Amano Più (9:48)
3. Profumo Di Colla Bianca (8:25)
4. Cercando Un Nuovo Confine (6:41)
5. Sogno Di Estunno (4:41)
6. Non Chiudere A Chiave Le Stelle (3:34)
7. Vendesi Saggezza (9:37)

Durata 49:17

LineUp

- Leonardo Sasso - voce solista - Alberto Gaviglio - elettrica, chitarre a 12 corde e acustica, voce
- Ezio Vevey - elettrica, chitarre a dodici corde e acustica, flauto, voce 
- Michele Conta - pianoforte, pianoforte elettrico, synth Polymoog, clavicembalo, clavinetta
- Oscar Mazzoglio - organo Hammond, pianoforte elettrico Fender, synth Moog e Polymoog
- Luciano Boero - basso, organo Hammond
- Giorgio Gardino - batteria, vibrafono

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

  • Spotify: Disponibile gratuitamente (con pubblicità) o con abbonamento Premium sull'album ufficiale di Spotify.
  • YouTube: Puoi ascoltare l'album completo tramite la playlist ufficiale su YouTube o la versione Remastered 2021.
  • Apple Music: Disponibile con abbonamento in versione Remastered.
  • Deezer: Ascoltabile gratuitamente o con abbonamento su Deezer.
  • Amazon Music: Incluso per gli utenti con abbonamento su Amazon Music.
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Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"

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