| Canterbury Scene | Crossover Prog | Eclectic Prog | Extreme Prog Metal | Folk Rock | Heavy Prog | Jazz-Rock Fusion | Krautrock | Neo Prog | NON PROG | Northern Prog | Post Metal | Post Rock | Prog Related | Progressive Electronic | Progressive Metal | Psychedelic Rock | Rock Progressivo Italiano | Space Rock | Symphonic Rock | Zeuhl |


facebook
youtube
whatsapp
whatsapp image 2025-09-14 at 16.42.25.jpeg
img_8369

FrancescoProgressive Rock World

629 Recensioni - 359 Artisti - 85 Schede biografiche dettagliate - 26 Meteore Prog - 22 Sotto-Generi del Progressive Rock

Hamburger Concerto dei Focus

04-05-2026 08:00

Francesco Prog Rock World

Symphonic Rock, ESSENZIALE, Album anni Settanta, focus,

Hamburger Concerto dei Focus

Hamburger Concerto dei Focus album del 1974, un mix tra musica classica europea e cultura pop, tipo un hamburger gourmet con un tocco di rock...

Hamburger Concerto dei Focus album del 1974.


Hamburger Concerto è il quarto album in studio dei Focus ed è uno dei vertici del rock progressivo olandese e internazionale. 


I Focus sono una delle band rock progressivo più importanti dei Paesi Bassi. Nati ad Amsterdam nel 196 grazie al polistrumentista Thijs van Leer sono famosi per il loro mix unico di rock, jazz e musica classica, e hanno spopolato negli anni ’70 con hit come “Hocus Pocus” (con il suo caratteristico yodel) e la dolce “Sylvia”. 
 

Partiti come trio, hanno trovato la loro formula vincente con l’arrivo del chitarrista virtuoso Jan Akkerman.  Il loro primo album, “In and Out of Focus”, è uscito nel 1970. Con “Moving Waves” del 1971 hanno raggiunto il successo mondiale.  Album come “Focus 3” e “Hamburger Concerto” sono diventati dei veri e propri pilastri del genere, definendo il loro stile sinfonico e tecnico.  Dopo lo scioglimento nel 1978, ci sono state diverse reunion negli anni ’80 e ’90.  Nel 2002, Thijs van Leer ha rimesso insieme la band in modo stabile.  Ancora oggi sono in tour in tutto il mondo e continuano a pubblicare nuovi album, come “Focus 12” del 2024.  La storia dei Focus è piena di cambi di formazione, ma Thijs van Leer è sempre rimasto il punto di riferimento.

 

La band che ha registrato “Hamburger Concerto” nel 1974 era composta da:

Thijs van Leer: organo Hammond, pianoforte, clavicembalo, sintetizzatore ARP, flauto traverso e voce (incluso lo yodel e i cori).

Jan Akkerman: chitarra elettrica, acustica e liuto.

Bert Ruiter: basso elettrico.

Colin Allen: batteria e percussioni.

 

Colin Allen, ex batterista degli Stone the Crows, è entrato a far parte della band, sostituendo Pierre van der Linden, che aveva deciso di lasciare poco prima delle registrazioni a causa di divergenze sulla direzione musicale più strutturata che l’album avrebbe preso.  Questo cambio di batterista è un argomento che fa ancora discutere fan e critica, soprattutto considerando le differenze tra i due musicisti.

Pierre van der Linden, il batterista precedente, aveva una formazione jazzistica e il suo stile era caratterizzato da un drumming dinamico, ricco di fill, improvvisazione e un uso tecnico e frenetico dei piatti.  Il suo contributo era fondamentale per l’energia caotica di brani come “Hocus Pocus”.

Colin Allen, invece, ha portato un approccio più lineare, solido e rock. Thijs van Leer stesso ha spiegato che la band cercava un suono più pulito e pesante, meno frammentato dai continui fraseggi di batteria, per dare maggiore risalto alle melodie e al basso di Bert Ruiter.

 

Si dice che Pierre van der Linden abbia lasciato la band proprio all’inizio della lavorazione di questo album perché non gli piaceva suonare su strutture così rigide e predefinite.  Preferiva l’improvvisazione, mentre “Hamburger Concerto” richiedeva una precisione quasi “metronomica”, che poi ha portato all’arrivo di Colin Allen.

 

L’album è un mix tra musica classica europea e cultura pop, tipo un hamburger gourmet con un tocco di rock.  Il titolo stesso è un gioco di parole: i Focus prendono la forma musicale più nobile, il Concerto, e la abbinano al simbolo del fast food per eccellenza, l’Hamburger.  Un modo simpatico per dire che prendono pezzi di Bach, Brahms o musica rinascimentale e li “masticano” con il loro stile unico, fatto di rock e jazz.

 

L’intero secondo lato del disco è dedicato alla title track, una suite di oltre 20 minuti ispirata alle Variazioni su un tema di Haydn di Brahms.  E qui viene il bello: i sottotitoli delle sezioni, seguono le fasi di preparazione e cottura di un hamburger.  Si parte con “Starter” (Antipasto), un’introduzione solenne, per poi passare a “Rare” (Al sangue), dove la musica inizia a prendere forma.  “Medium” (Cottura media) rappresenta il cuore pulsante del brano, mentre “Well Done” (Ben cotto) è il climax finale, l’esplosione di energia.  Infine, “One for the Road” (L’ultimo bicchiere) accompagna alla conclusione.

 

Ma l’Hamburger Concerto non è solo un gioco di parole e di generi musicali.  L’album tocca anche temi più profondi e ambientali.  Brani come “La Cathédrale de Strasbourg” portano in un viaggio spirituale ed europeo, cercando di catturare l’acustica e l’imponenza delle cattedrali gotiche attraverso il pianoforte e l’organo Hammond.  Un’esperienza quasi mistica.

 

Con la traccia d’apertura “Delitiae Musicae”, i Focus riportano indietro nel tempo, alle corti rinascimentali.  Il liuto, suonato dal bravissimo Jan Akkerman, ricrea l’atmosfera di quei tempi, suggerendo che il rock progressivo sia in realtà l’evoluzione naturale della musica colta dei secoli passati.

 

Dopo il successo mondiale di brani come Hocus Pocus e Sylvia, la band ha deciso di abbandonare le strutture più semplici per dedicarsi a una fusione più complessa tra musica classica, jazz e rock sinfonico.  Un album che dimostra tutta la loro creatività e il loro talento.

 

Questo album è un vero gioiello, quasi tutto strumentale, e spicca per l’uso magistrale dell’organo Hammond, del clavicembalo e del flauto traverso.  È il culmine del Symphonic Prog dei Focus, dove rock e musica colta europea si fondono perfettamente. 

 

A differenza dei Genesis o degli ELP, i Focus hanno un approccio più “europeo” e genuino alla musica classica. Nonostante la struttura classica, l’album pulsa di ritmi Jazz-Fusion. Le improvvisazioni sono tutt’altro che improvvisate: la chitarra di Akkerman passa da un suono pulito e jazzistico a distorsioni rock potenti, supportata dal basso di Bert Ruiter che tiene un groove costante e ben presente.

 

Lo stile oscilla tra sezioni acustiche delicate e quasi meditative, e cavalcate strumentali potenti con l’organo Hammond a palla e lo stile vocale unico di van Leer, che usa la voce come uno strumento (yodel, sussurri e vocalizzi), senza testi tradizionali.

 

Se i lavori precedenti erano più spezzettati, qui lo stile diventa monumentale. La scrittura è più ricca e stratificata; la suite finale è un esempio lampante di come il gruppo riesca a mantenere coerenza stilistica per 20 minuti, passando da temi sinfonici solenni a jam session di puro rock.

 

Io ho la Polydor – MP 2385, la prima stampa giapponese dell’album uscita nel 1974.  È una chicca per i collezionisti, soprattutto per la qualità del suono. 

 

“Delitiae Musicae” è un pezzo rinascimentale che catapulta subito in una corte del XVI secolo. Jan Akkerman suona il liuto in modo impeccabile, con un’esecuzione che rispetta alla perfezione lo stile dell’epoca. Thijs van Leer lo accompagna con il flauto dolce, creando un’atmosfera solenne che mette subito in mostra le radici colte del gruppo.

 

“Harem Scarem” è un brano Hard Prog / Jazz-Rock super energico e orecchiabile, il più dinamico dell’album.  Qui si sente subito l’influenza del nuovo batterista, Colin Allen: il suo drumming è solido e potente, molto più preciso rispetto allo stile jazzistico di van der Linden. Bert Ruiter lo supporta alla grande con una linea di basso pulsante, mentre Akkerman si scatena in uno dei suoi assoli più distorti e veloci.

 

“La Cathédrale de Strasbourg” è un brano pastorale e barocco, ispirato alla cattedrale francese, con un’atmosfera suggestiva. Van Leer è il vero protagonista, suonando il pianoforte e l’organo Hammond con maestria, e donandoci un’acustica quasi “ecclesiastica”.  E non dimentichiamoci del suo contributo vocale, quel fischio melodico così caratteristico, che nella stampa giapponese risulta incredibilmente pulito e fedele al suono originale.

Il famoso fischio che si sente nel brano non è un effetto speciale, ma è Thijs van Leer che fischia dal vivo. Era così preciso che in studio non hanno dovuto fare nessun ritocco.

 

“Birth” è una traccia che fonde musica da camera e rock pesante, un mix intrigante di Symphonic Rock e Proto-Metal.  L’intro di clavicembalo di van Leer è un vero gioiello tecnico, che apre la strada a un’esplosione sonora grazie agli intrecci di Akkerman tra riff pesanti e melodie di liuto. La sezione ritmica, composta da Ruiter e Allen, lavora con una precisione incredibile nei continui cambi di tempo, creando un’atmosfera coinvolgente e ricca di sfumature.

 

“Hamburger Concerto” è la suite sinfonica in sei parti, il pezzo forte che occupa l’intero lato B, ispirata a Brahms.

I. Starter: Van Leer apre le danze all’organo con un tema principale maestoso e imponente.

II. Rare: Akkerman prende in mano la situazione con la chitarra elettrica, passando con disinvoltura dal jazz-fusion al blues.

III. Medium: Qui si sente la vera forza del gruppo; Colin Allen dimostra di saper tenere il ritmo di suite lunghe con tempi costanti e dinamiche ben gestite.

IV. Well Done: Il momento clou sinfonico, dove van Leer sfoggia i suoi yodel e vocalizzi unici, rendendo questo brano davvero speciale nel panorama prog.

V. One for the Road: La chiusura perfetta, con il basso di Ruiter che garantisce un finale solido e circolare.

 

E sapete perché le sezioni della suite si chiamano come le cotture della carne? Non è solo un’idea artistica, ma un vero scherzo alla loro casa discografica. La band voleva dire che la musica, anche se “colta”, viene spesso consumata come cibo spazzatura.  Un esempio perfetto dell’umorismo tipico dei musicisti olandesi di quel tempo.

 

Nonostante sia un album serio e sinfonico, Thijs van Leer non ha resistito a inserire il suo tocco personale: lo yodel.  Nella suite finale, ci sono dei brevi momenti di yodel che danno un tocco umano alla struttura complessa ispirata a Brahms, un po’ di follia che era diventata il marchio di fabbrica dei Focus dopo il successo di Hocus Pocus. Jan Akkerman, invece, era talmente appassionato di musica antica che per questo album ha usato un vero liuto rinascimentale. Nel 1973, la rivista Melody Maker lo aveva eletto “Miglior Chitarrista al Mondo”, superando addirittura Eric Clapton e Jimmy Page.  Con questo album, Akkerman voleva dimostrare quanto fosse bravo, alternando il liuto alla sua mitica chitarra Gibson Les Paul.

 

Anche se la suite di 20 minuti occupava metà disco, l’album è entrato nella Top 20 delle classifiche inglesi.  Era un periodo in cui la gente era disposta ad ascoltare pezzi lunghissimi e complessi, e questo ha consacrato i Focus come una delle pochissime band non inglesi o americane a dominare la scena mondiale. Un album Essenziale in una collezione Prog.

La Mia Versione

Etichetta: Polydor – MP 2385
Formato: Vinile, LP, Album, Gatefold
Paese: Japan
Uscita: lug 1974

Tracklist

A1        Delitae Musicae 1:13
A2        Harem Scarem 5:51
A3        La Cathedrale De Strasbourg 4:57
A4        Birth 7:45
Hamburger Concerto    (20:18)

B1.Ⅰ        Starter
B1.ⅠⅠ        Rare
B1.ⅠⅠⅠ        Medium Ⅰ
B1.Ⅳ        Medium ⅠⅠ
B1.Ⅴ        Well Done
B1.Ⅵ        One For The Road

LineUp

Basso, Autoarpa, Triangoli [Triangoli], Piatti da dita [Piatti da dita cinesi], battiti di mani, campane [Campane svizzere] – Bert Ruiter
Congas [Tamburo Conga], Tamburello, Castagnette, Cabasa, Blocco di legno [Blocco di legno], Gong [Gong cinese], Timbani, Battimenti di mani, Idiofono [Flexatone], Cuica – Colin Allen
Liuto, timpani, battiti di mani, chitarra [tutte le chitarre compreso Akkerman (lui stesso)] – Jan Akkerman
Organo, pianoforte, clavicembalo, pianoforte elettrico, flauto, flauto alto, sintetizzatore [sintetizzatore ARP], flauto dolce, mellotron, vibrafono [vibronette], fisarmonica, organo [The Organ Of St. Mary the Virgin, Barnes], battiti di mani, voce [tutte le voci], fischietti – Thijs van Leer

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

img_1800.jpegimg_1801.jpegimg_1802.jpegimg_1803.jpegimg_1804.jpegimg_1805.jpeg
img_1807.jpeg

Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"