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Tom Penaguin II di Tom Penaguin

15-06-2026 08:00

FrancescoProg

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Tom Penaguin II di Tom Penaguin

Tom Penaguin II di Tom Penaguin, album del 2026. È il suo secondo album in studio pubblicato tramite l'etichetta áMARXE Records che ci ha dato negli ultimi ...

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Tom Penaguin II di Tom Penaguin, album del 2026.

 

È il suo secondo album in studio pubblicato tramite l'etichetta áMARXE Records che ci ha dato negli ultimi anni pubblicazioni importantissime per la continuità ed evoluzione del prog. 

Su Progressive Rock World la figura del polistrumentista francese Tom Penaguin gode di altissima considerazione, io lo reputo uno dei più straordinari e appassionati interpreti contemporanei della Scena di Canterbury non solo per il valore musicale delle sue opere, ma anche per il profilo umano e la dedizione assoluta che lo hanno spinto a costruire uno studio analogico in casa per registrare ogni strumento da solo. 

 

Sul sito sono presenti diversi articoli e approfondimenti chiave a lui dedicati:

 

La recensione dell'album omonimo "Tom Penaguin”, il suo vero debutto discografico (uscito nel 2024). Ammetto di essermi avvicinato al disco con un pizzico di "spocchioso scetticismo", per poi finire in profonda ammirazione per un capolavoro essenziale.

La recensione dell'album "Beginnings", un progetto d'archivio pubblicato nel 2025, è sostanzialmente un "prequel" che raccoglie gli esperimenti embrionali scritti dall'artista prima del debutto ufficiale, per mostrare al pubblico i "semi" della sua formazione in studio.

Nelle classifiche del 2025 lo ho inserito tra i protagonisti dell'anno con un sound che ho definito un'"ode magistrale a band come Egg e National Health" con i suoi pattern ispirati alla musica classica, le melodie gloriose e le lunghe improvvisazioni fusion anni '70.

 

Penaguin, insieme ad altri artisti contemporanei come Zopp e Singlelito, è un esempio vivente del fatto che il sound di Canterbury sia ormai diventato un linguaggio universale e senza tempo.

 

Il percorso musicale di Tom Penaguin è un esempio di dedizione e perfezionismo.  Già a 17 anni, sognava di registrare un album strumentale ispirato al rock di Canterbury. Ci sono voluti circa dieci anni di studio, formazione e accumulo di strumentazione analogica nel suo studio casalingo per realizzare questo sogno. Prima di intraprendere la carriera solista, si è fatto un nome nella scena underground come chitarrista della band psichedelica Djiin e come tastierista degli Orgöne.

 

Come il suo fortunato album di debutto del 2024, “Tom Penaguin II” è stato interamente concepito come un progetto solista, una vera e propria “one-man band”.  Tom ha composto, arrangiato e registrato ogni singolo strumento – chitarre, tastiere, basso e batteria acustica – sovrapponendo le tracce in circa quattro mesi di sessioni isolate.

 

Questo album prosegue e amplia la formula del suo predecessore, immergendo l’ascoltatore nelle calde sonorità jazz-rock dei primi anni ’70. Il sound organico e squisitamente analogico è il risultato di una collezione invidiabile di strumenti d’epoca, tra cui spiccano il piano elettrico Fender Rhodes Mark II, l’Hohner Pianet C e l’organo Hammond L122.

 

Al centro di questo album c’è “The Ornamental Hermit Suite”, una suite maestosa divisa in quattro parti che si inserisce perfettamente nella tradizione delle grandi suite del progressive rock.  Non è una fredda imitazione, ma cattura con fedeltà lo spirito avventuroso, ironico e tecnicamente complesso dei giganti di Canterbury come Egg, National Health e Hatfield and the North.  Il lavoro alle tastiere è fortemente influenzato dallo stile di Dave Stewart, mentre le linee di basso sono calde e corpose, avvolgenti. La chitarra unisce fraseggi jazz fusion a improvvisazioni progressive rock di grande carattere, creando un mix affascinante. 

 

Nonostante sia suonato da una sola persona, l’album trasmette l’energia e l’interazione fluida tipiche di una vera band dal vivo, alternando tempi rapidi e complessi a momenti di profonda carica emotiva, molto toccanti.  Il disco si inserisce stabilmente nel filone del jazz-rock e progressive rock di Canterbury dei primi anni ’70, combinando una complessità tecnica estrema a una grande freschezza melodica, che rimane in testa. Gli assoli e i fraseggi di chitarra fondono la fluidità della jazz fusion a spunti colti che ricordano le trame storiche di Steve Hillage e Mike Oldfield, creando un’atmosfera unica. Le strutture sono fitte di tempi dispari, continui cambi di tempo e accelerazioni repentine, ma sono bilanciate da aperture solari e momenti profondamente emotivi, che regalano un viaggio musicale indimenticabile.

 

Rispetto al primo album, sebbene entrambi i dischi condividano la stessa spina dorsale analogica e la composizione interamente solitaria, le differenze principali risiedono nella struttura, nell’uso della voce e nelle sfumature d’ispirazione. 

 

Il primo album del 2024 era composto da cinque tracce separate e indipendenti, tra cui spiccavano brani lunghi. Al contrario, il secondo capitolo è strutturato attorno a un’unica monumentale opera centrale: la “The Ornamental Hermit Suite”, divisa in quattro movimenti collegati tra loro. 

 

Mentre il debutto era un disco interamente strumentale affidato solo al dialogo tra chitarre e tastiere, Tom Penaguin II rompe questa regola. L’album introduce infatti per la prima volta inserti vocali (precisamente nel primo movimento della suite) con vocalizzi eterei in pieno stile “Northettes”, affidati alla voce di Maureen Piercy. 

 

Se il lavoro del 2024 era maggiormente orientato verso la coerenza geometrica dei National Health e le follie d’organo sghembe degli Egg, il disco del 2026 sposta il baricentro. Le nuove composizioni guardano alle atmosfere più sognanti, ironiche e fluttuanti tipiche degli Hatfield and the North. 

 

Il primo LP presentava picchi più spigolosi, dissonanze libere e passaggi ritmici frammentati. Il secondo volume offre invece una transizione più fluida e organica: la musica parte da arpeggi minimalisti, attraversa droni d’organo e sfocia in viaggi musicali luminosi, veloci e orchestrali.

 

“Didier Dandelion in the Year of the Great Winds” è un pezzo jazz-rock progressivo epico e ricco di sfumature, che trae ispirazione dalle intricate trame di National Health e Hatfield and the North.  È la canzone che apre il disco ed è anche la più lunga. Comincia in sordina con un arpeggio di chitarra semplice e ipnotico, che fa da base per costruire un arrangiamento maestoso. La seconda parte prende velocità all’improvviso, introducendo un’interazione incantevole tra la tastiera distorta e una sezione ritmica serrata.  Ottima la transizione melodica a metà canzone e il groove di basso caldo e pulsante.

 

“Mandatory Intermission” è un intermezzo strumentale bizzarro, ironico e dal gusto squisitamente inglese.  Si presenta come un intervallo teatrale ideale prima della suite principale.  Evidenzia il lato più goliardico e satirico di Penaguin, con variazioni di tempo improvvise e un impiego abbondante del piano elettrico Fender Rhodes Mark II.  Da segnalare: le scale di tastiera sincopate e rapidissime in perfetto stile Dave Stewart.

 

“The Ornamental Hermit Suite, 1st Movement” rappresenta il Canterbury d’avanguardia nella sua forma più pura, arricchito da marcate influenze vocali d’epoca. Questo è il pezzo che inaugura la maestosa suite centrale dell’album.  L’elemento inaspettato è l’ingresso della voce di Maureen Piercy, che esegue vocalizzi eterei e senza parole. Questa scelta è un chiaro e azzeccato omaggio alle “Northettes” (il celebre trio vocale degli Hatfield and the North).  L’interazione tra i vocalizzi della Piercy e i droni d’organo analogico è particolarmente efficace.

 

Il secondo movimento de “The Ornamental Hermit Suite” è una sezione jazz fusion dominata dalla chitarra solista. Penaguin dimostra una tecnica incredibile, creando trame ondeggianti che richiamano le atmosfere psichedeliche e oniriche dei primi anni ’70.  Al centro, un assolo di chitarra meraviglioso e lunghissimo che ricorda molto lo stile di Steve Hillage.

 

Il terzo movimento de “The Ornamental Hermit Suite” è un pezzo di rock progressivo caratterizzato da un’atmosfera oscura e cupa, arricchita da sonorità d’organo liturgico.  Rappresenta il segmento più destabilizzante e differente della suite. Il brano si dipana gradualmente attorno a un drone d’organo cupo e dissonante, evocando un’atmosfera misteriosa che ricorda i lavori più complessi e spigolosi degli Egg, in particolare quelli dell’era “The Civil Surface”. La gestione della tensione sonora e l’uso massiccio dell’organo Hammond sono notevoli.

 

“The Ornamental Hermit Suite, 4th Movement” è il pezzo melodico di chiusura dell’album, una vera chicca di rock sinfonico progressivo. Inizia con un’atmosfera malinconica e crepuscolare, per poi sfociare in un viaggio musicale luminoso, rapido e ricco di variazioni di tempo, culminando in un finale strumentale di rara bellezza, dove le chitarre si intrecciano in uno stile epico che rende omaggio al Mike Oldfield di Tubular Bells.

 

Se il primo album era una vera e propria dimostrazione delle sue capacità tecniche nel ricreare un genere complesso, Tom Penaguin II è un’opera più matura, calda e incentrata sulla forma-suite.  È un ascolto imperdibile per tutti gli appassionati di rock progressivo classico, jazz-rock vintage e composizioni strumentali ricche di cambi di tempo, saturazione analogica e assoli pregiati.

La Mia Versione

Etichetta: áMARXE – 0626LP
Formato: Vinile, LP, Album
Paese: Spain
Uscita: 2026 

Tracklist

A1        Didier Dandelion In The Year Of The Great    13:24
A2        Mandatory Intermission    3:37
A3        The Ornamental Hermit Suite, 1st Movement    5:21
B1        The Ornamental Hermit Suite, 2nd Movement    5:35
B2        The Ornamental Hermit Suite, 3rd Movement    6:18
B3        The Ornamental Hermit Suite, 4th Movement    11:50 

LineUp

Composed, played, recorded, mixed and produced by Tom Penaguin


Gear used:

Fender Rhodes Mk2 (1,2,3,6)
Hohner Pianet C (1,3,6)
Hohner Cembalet I (1,3,6)
Columbia Elepian (1)
Hammond L122 (1,3,4,5,6)
Roland SH2000 (1,3,6)
SeagullS12 (1,3,6)
Gibson SG (1,6)
Gibson Les Paul Goldtop (1,4)
Jacobacci LJ612 double neck (1,2,3,6)
Fender Jazzbass
Yamaha Rydeen drumkit

 

No virtual instruments were used on this record.

 

Vocals on 'The Ornamental Hermit Suite, 1st Movement' by Maureen Piercy

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

Bandcamp: Per l'ascolto completo in streaming ad alta risoluzione e per l'acquisto digitale o in vinile, visita la pagina ufficiale di Tom Penaguin II su áMARXE Bandcamp.

Spotify: Puoi riprodurre i brani dell'artista direttamente tramite il profilo ufficiale di Tom Penaguin su Spotify.

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