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Il Progressive Metal Scandinavo degli Opeth

01-05-2025 00:00

FrancescoProg

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Il Progressive Metal Scandinavo degli Opeth

Gli Opeth sono una band svedese attiva dal 1990 che molti considerano una band di Death Metal melodico, ma il death metal aggressivo con i growl di Mikael

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Gli Opeth sono una band svedese attiva dal 1990 che molti considerano una band di Death Metal melodico, ma il death metal aggressivo con i growl di Mikael (generato con la sua stessa voce non con strumenti elettronici) è alternato e arricchito da sezioni acustiche e cantati con la voce chiara dello stesso Mikael.

Gli Opeth sono una delle band più influenti del metal moderno, e la loro carriera è un viaggio musicale davvero unico. Hanno iniziato con un death metal svedese piuttosto cupo, ma poi si sono evoluti in pionieri del progressive metal, per poi trasformarsi in una raffinata rock band rétro-prog.  Nel corso degli anni, hanno cambiato formazione e stile musicale diverse volte, mantenendo sempre un sound originale e riconoscibile.


Tutto è iniziato a Stoccolma nel 1990, quando il cantante David Isberg ha fondato la band. Poco dopo, ha invitato il giovane chitarrista Mikael Åkerfeldt.  L’arrivo di Åkerfeldt ha portato a un cambiamento importante: tutti gli altri membri originali sono stati licenziati, e il gruppo è stato completamente ridisegnato. Quando Isberg ha lasciato nel 1992, Åkerfeldt ha preso in mano le redini, diventando cantante, chitarrista e principale compositore.  A quel punto, la band era composta da Mikael Åkerfeldt (voce e chitarra), Peter Lindgren (chitarra), Martin Mendez (basso, dal 1997) e Martin Lopez (batteria, dal 1997).
Il loro stile musicale iniziale era un death metal cupo, arricchito da atmosfere acustiche e strutture lunghe. I primi album, “Orchid” e “Morningrise”, univano il growl a chitarre gemelle di ispirazione classica, creando un sound unico e affascinante. Con “My Arms, Your Hearse” (1998), il sound è diventato più compatto, pesante e inconfondibilmente “Opeth”.


L’Era d’Oro degli Opeth, quella dei loro capolavori, va dal 1999 al 2005.  È un periodo di pura magia creativa, in cui la band trova il suo equilibrio perfetto tra momenti di pura energia e melodie acustiche d’avanguardia, creando un’atmosfera unica e coinvolgente.
In questi anni, la formazione Åkerfeldt-Lindgren-Mendez-Lopez si consolida, e dal 2005 si arricchisce con l’arrivo del tastierista Per Wiberg, che aggiunge un tocco in più alla loro musica.
Gli Opeth si avvicinano sempre più al Progressive Death Metal, e nel 1999 pubblicano Still Life, un album che segna l’inizio di una nuova era. Ma è con Blackwater Park (2001), prodotto dal genio di Steven Wilson, che la band conquista il mondo intero.


Nel 2002 e 2003, gli Opeth si lanciano in un esperimento ambizioso e coraggioso: realizzano due album gemelli, Deliverance e Damnation. Deliverance è l’album più pesante della loro carriera, un concentrato di potenza e tecnica. Damnation, invece, è un’opera completamente acustica e prog rock, priva di chitarre distorte e growl, che dimostra la versatilità e la creatività della band.
Questa doppietta anticipa l’uscita di Ghost Reveries (2005), un album monumentale che consacra gli Opeth come una delle band più importanti e innovative del panorama metal.

 

Tra il 2006 e il 2010, la band ha vissuto un periodo di grandi cambiamenti. Dopo tour intensi e qualche problema di salute, ci sono stati dei cambiamenti importanti nella formazione. Il batterista Martin Lopez e il chitarrista Peter Lindgren, che facevano parte della band da tanto tempo, hanno deciso di lasciare.  Al loro posto sono entrati Martin “Axe” Axenrot alla batteria e Fredrik Åkesson alla chitarra solista.  Il loro debutto è stato con l’album “Watershed” del 2008.  Questo album ha portato la band a esplorare nuove sonorità, con un death metal più dissonante e tecnico, come si sente in “Heir Apparent”, e influenze prog anni ’70 e sinfoniche, più evidenti in brani come “Burden”.  “Watershed” è stato anche l’ultimo album a contenere la voce in growl per i successivi 16 anni.


Tra il 2011 e il 2023, gli Opeth hanno vissuto una nuova trasformazione davvero notevole, la Svolta Interamente Progressive.  Stanco del death metal, il frontman Mikael Åkerfeldt ha deciso di cambiare rotta, portando la band verso un sound più sperimentale.  Gli Opeth hanno quindi salutato il metal estremo, abbracciando con entusiasmo il Progressive Rock classico, l’hard rock rétro, il jazz fusion e il folk.
In questo periodo di cambiamento, Joakim Svalberg ha preso il posto di Per Wiberg alle tastiere.  E poi, nel 2021, dopo ben 15 anni, il batterista Martin Axenrot ha lasciato la band.  Prima è stato sostituito temporaneamente da Jalo Lehto, e poi ufficialmente da Waltteri Väyrynen, ex batterista dei Paradise Lost.
Il nuovo stile musicale era un mix affascinante di Rétro-prog, caratterizzato da Mellotron, tastiere vintage e parti vocali esclusivamente pulite. Album come “Heritage” (2011) e “Pale Communion” (2014) hanno suscitato reazioni contrastanti tra i fan, ma con “Sorceress” (2016) e “In Cauda Venenum” (2019) – quest’ultimo registrato interamente sia in svedese che in inglese – la band ha consolidato la sua nuova identità rock sofisticata e orchestrale.  Insomma, un viaggio musicale davvero entusiasmante.

 

Nel 2024, gli Opeth ci hanno sorpreso di nuovo. Dopo anni di esplorazioni rock, sono tornati parzialmente alle sonorità che li hanno resi famosi. La formazione attuale è composta da Mikael Åkerfeldt alla voce e alla chitarra, Fredrik Åkesson alla chitarra, Martin Mendez al basso, Joakim Svalberg alle tastiere e Waltteri Väyrynen alla batteria.
Con l’uscita del loro ultimo concept album, “The Last Will and Testament”, a fine 2024, Åkerfeldt ha reintrodotto il growl dopo più di quindici anni. Il loro sound attuale è un mix affascinante di teatralità prog matura e l’oscurità pesante del loro passato metal.


La componente fondamentale del loro sound è la chitarra, con grandi riff per le parti aggressive e fantastici assoli melodici. Il sound è influenzato ovviamente dal folk scandinavo.


C’è il progressive death metal e anche il  rock progressivo, con gli innesti di strumenti acustici e classici, cetra, mellotron, pianoforte, Hammond, Moog e anche campionamenti con grande ricerca dei suoni e la produzione è generalmente di prim’ordine. 


Se non li conoscete o siete scettici sul genere (come quando non ascolti qualcosa pur non conoscendola per puro pregiudizio, capita anche a me ovviamente) vi consiglio di ascoltarli e lasciarvi sorprendere (come è capitato a me, appunto) non limitandovi a giudicare la tipica voce growl (tra l’altro non presente come costante in tutti i pezzi e comunque facente parte di una narrazione, di una storia, quindi perfetta nel contesto) ma soprattutto per apprezzare l’enorme qualità delle composizioni e la grandissima maestria e abilità dei musicisti: gruppo stellare.