
The Soft Machine album omonimo di esordio, del 1968.
Dei Soft Machine abbiamo parlato nelle schede dedicate ai Wilde Flowers e i Matching Mole e nella scheda a loro dedicata “Volume Two e il Sound di Canterbury in purezza dei Soft Machine” ma vale la pena ricordare che si tratta di un pilastro della musica d'avanguardia britannica, fondatori e massima espressione della scena di Canterbury. La band è nata nel 1966 e da quel momento hanno guidato l'evoluzione dal rock psichedelico al progressive rock, fino a diventare pionieri del jazz-fusion. La formazione originale si formò a Canterbury nell'agosto 1966, e il nome fu ispirato dal romanzo The Soft Machine di William S. Burroughs, la formazione storica comprendeva:
Robert Wyatt alla batteria e voce, Kevin Ayers al basso e voce, Mike Ratledge alle tastiere e nella prima formazione della band compare anche Daevid Allen alla chitarra del quale ho lungamente parlato nella scheda a lui dedicata “Rejoice! I'm Dead!... I Gong, la Vita e la morte di Daevid e Gilli”, che lascerà la band prima della pubblicazione del disco ma a quale si deve il grande merito di aver fatto ascoltare delle demo al produttore che poi li ha scritturati.
Quando si tratta di capolavori che hanno influenzato il Rock Progressivo e il jazz-fusion bisogna andare a Canterbury nel 1968, anno di pubblicazione dell’album “The Soft Machine” il loro album di debutto registrato a New York con l'assistenza di Chas Chandler, produttore di Hendrix, e Tom Wilson, produttore dei Velvet Underground e delle Mothers of Invention.
Anche se la vera innovazione arrivò con il loro Volume Two, il debutto dei Soft Machine è un album da considerarsi pionieristico che fonde pop psichedelico, rock progressivo e jazz sperimentale, caratterizzato dall'improvvisazione, dalla voce onirica di Robert Wyatt e dall'uso innovativo delle tastiere, un album visionario che ha anticipato il sound di Canterbury e che all'epoca della sua pubblicazione venne accolto con opinioni contrastanti di fascinazione e perplessità, ma che era solo l'inizio della carriera di una band che nel suo insieme e nei singoli musicisti avrebbe lasciato un segno indelebile nel rock progressivo e psichedelico.
Lo stile era ed è audace, non convenzionale, strutture pop psichedeliche si fondono con improvvisazioni jazzistiche e sonorità sperimentali, con atmosfere oniriche e ipnotiche, surreali e avvolgenti.
La voce unica di Robert Wyatt è uno strumento aggiunto, con quel suo stile che, per la caparbietà di mantenerlo tale, lo portò all'abbandono della band, più tardi. I riff di organo e mellotron di Mike Ratledge sono elementi fondamentali del loro sound.
L'album si compone di 13 tracce alcune di brevissima durata (da meno di un minuto a 2 minuti e mezzo circa) e solo 5 di questa che vanno dai circa 4 a poco più di 5 minuti, per una durata totale di circa 37 minuti
- Hope for Happiness è un brano psichedelico caratterizzato da voci sovrapposte e un riff ipnotico.
- Joy of a Toy è un pezzo gioioso scritto da Ayers e Ratledge, uno dei classici della band.
- Hope for Happiness (Reprise) è una ripresa strumentale del tema iniziale.
- Why Am I So Short? è un breve intermezzo, caratterizzato da ritmi interrotti e melodie pop insolite.
- So Boot If At All è una lunga jam sperimentale con grandissimi organo e batteria.
- A Certain Kind è un brano malinconico scritto da Hugh Hopper con una grande interpretazione vocale di Wyatt.
- Save Yourself è un bellissimo brano rock con testi insoliti e ironici.
- Priscilla è un breve pezzo strumentale.
- Lullabye Letter è un brano trascionante con il tipoco stile della scena di Canterbury.
- We Did It Again è un brano basato sulla ripetizione ossessiva di un unico verso.Sperimentale.
- Plus Belle qu'una Poubelle è un breve intermezzo.
- Why Are We Sleeping? è il brano secondo me più bello del disco, dati toni dark, meditativo, cantato da Ayers.
- Box 25/4 Lid è un breve brano basato su pianoforte e anche il debutto discografico di Hugh Hopper con la band
Si tratta di un disco nato dalla scena underground di Canterbury, con la sua alternanza brani melodici e psichedelici con sezioni astratte, un'opera visionaria, complessa, non di facile ascolto per tutti, ma fondamentale per chi ama la musica psichedelica, il jazz rock e le band che hanno osato spingersi oltre i confini del rock. Un Must nella discografia dei Soft Machine e per la Scena di Canterbury. Storico.
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Tracklist
1. Hope For Happiness (4:22)
2. Joy Of A Toy (2:56)
3. Hope For Happiness (Reprise) (1:31)
4. Why Am I So Short? (2:33)
5. So Boot If At All (2:33)
6. A Certain Kind (4:06)
7. Save Yourself (2:26)
8. Priscilla (1:05)
9. Lullabye Letter (4:26)
10. We Did It Again (3:40)
11. Plus Belle Qu'une Poubelle (1:05)
12. Why Are We Sleeping? (5:26)
13. Box 25/4 Lid (0:48)
Durata 36:57
LineUp
- Mike Ratledge - organo Lowrey Holiday Deluxe, pianoforte (13) e archi (5)
- Kevin Ayers - basso, pianoforte (5), voce solista (10, 12) e cori (7, 9) (e un po' di chitarra)
- Robert Wyatt - batteria, voce
Con:
- Hugh Hopper - basso (13)
The Cake vocal group:
- Jeanette Jacobs - cori (12)
- Barbara Morillo - cori (12)
- Eleanor Barooshian - cori (12)





