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FrancescoProgressive Rock World

629 Recensioni - 359 Artisti - 85 Schede biografiche dettagliate - 26 Meteore Prog - 22 Sotto-Generi del Progressive Rock

In Cauda Venenum degli Opeth

20-04-2026 08:00

Francesco Prog Rock World

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In Cauda Venenum degli Opeth

In Cauda Venenum degli Opeth, album del 2019. Mikael Åkerfeldt si affida solo al cantato pulito. Ma stavolta è una performance da urlo, tra le più intense ...

In Cauda Venenum degli Opeth, album del 2019.

 

Su Progressive Rock World, gli Opeth sono riconosciuti come una band cardine dello “Scandinavian Progressive Metal”, una band che ho più volte elogiato attraverso recensioni che spaziano dai capolavori death prog come Ghost Reveries e Blackwater Park fino alla loro recente evoluzione in The Last Will and Testament. Guidati dal visionario Mikael Åkerfeldt, gli Opeth si distinguono come una delle band contemporanee più importanti per la loro complessità e la capacità di fondere perfettamente atmosfere oscure e pastorali.

In Cauda Venenum, che in latino significa “il veleno è nella coda” (un modo di dire per indicare qualcosa che parte bene ma finisce male), è un album davvero particolare nella discografia degli Opeth.  È stato registrato e pubblicato in due versioni complete: una tutta in svedese (che Mikael Åkerfeldt considera la versione originale) e una in inglese, di cui vi parlo io in questa recensione.


Registrato ai Park Studios di Stoccolma e prodotto dallo stesso Åkerfeldt, In Cauda Venenum continua il percorso progressive rock iniziato con i dischi precedenti.  Una cosa che lo rende unico è che non ci sono parti in growl, ma solo un cantato pulito e melodico.
Con i suoi circa 68 minuti, In Cauda Venenum è inoltre l’album in studio più lungo che gli Opeth abbiano mai fatto.


Non si tratta di un concept album nel senso classico, piuttosto è un lavoro tematico ricco di riflessioni esistenziali e sociali. Il titolo suggerisce che qualcosa che sembra innocuo o dolce all’inizio possa rivelare una natura pericolosa o amara alla fine. Mikael Åkerfeldt ha spiegato che questo titolo si adatta perfettamente all’atmosfera “schizofrenica” dell’album, dove momenti melodici si alternano a passaggi inquietanti e oscuri.


Le liriche dell’album esplorano diversi aspetti della condizione umana nel XXI secolo. Il tema principale è la solitudine e l’isolamento, influenzati dall’era digitale e dal suo impatto sulle nostre relazioni.  L’album include anche campionamenti di interviste a bambini svedesi degli anni ’70 che parlano di Dio e della morte, aggiungendo un tocco di innocenza che contrasta con la musica cupa.
Ci sono brani che offrono una critica sociale, toccando temi come l’avidità, la mancanza di empatia e le dinamiche di potere nella società moderna.  Infine, alcune tracce riflettono sulla perdita e sulla natura effimera della vita, includendo anche esperienze personali dell’autore. 


L’artwork realizzato da Travis Smith raffigura una casa situata sulla lingua estesa di un demone, con i membri della band affacciati alle finestre. 


In Cauda Venenum è il culmine del viaggio progressive rock degli Opeth.  Dimenticatevi il death metal, qui le sonorità sono ricche, orchestrali e con un tocco vintage che fa sognare.  L’album è un omaggio al prog degli anni ’70 e i brani sono un labirinto di cambi di tempo, atmosfere teatrali e con un uso generoso di Mellotron e tastiere analogiche che danno un suono caldo e nostalgico.
Come nei tre album precedenti (Heritage, Pale Communion e Sorceress), Mikael Åkerfeldt si affida solo al cantato pulito. Ma stavolta è una performance da urlo, tra le più intense della sua carriera, con linee vocali piene di dinamismo e drammaticità.  Anche senza gli elementi metal estremi, l’album è uno dei più cupi della band.  Si passa da momenti acustici e folk, con chitarre classiche e un pizzico di malinconia, a sezioni pesanti e doom, con riff di chitarra distorti ma con un groove rock che spacca.  E poi c’è la sperimentazione jazz con sonorità jazz notturne e inquietanti, quasi da film noir.


Io ho la versione Atomic Fire – AF0090V, che è la “Connoisseur Edition” uscita nel 2022.  È un’edizione speciale per gli audiofili e i collezionisti, con un doppio vinile nero (2LP) da 180 grammi.  È stata rimasterizzata agli Atlantis Studio di Stoccolma, e Mikael Åkerfeldt ha voluto un suono più “caldo” e dinamico.  Per farlo, hanno trasferito le tracce digitali su nastro magnetico prima di incidere le lacche per il vinile. Questa versione ha l’album in inglese.


Il packaging è super curato: c’è un libretto di 16 pagine con illustrazioni inedite di Travis Smith, le note di copertina e i testi dei brani.  A differenza della prima stampa del 2019 (che era uscita sotto Nuclear Blast), la versione Atomic Fire punta a un suono che ricorda i grandi classici del prog anni ’70, con meno compressione per far risaltare meglio gli strumenti. 


“Garden of Earthly Delights” si apre con un’introduzione strumentale elettronica e ambient che ti avvolge subito. I sintetizzatori di Joakim Svalberg sono i protagonisti, creando un’atmosfera che ricorda i film horror anni ’70, tipo quelli con le colonne sonore dei Goblin.


“Dignity” è un pezzo heavy prog maestoso, pieno di contrasti. La batteria di Martin Axenrot è da urlo, passa da rullate jazzate a colpi potenti in un attimo. Il riff principale è tipico hard rock, ma poi arriva una sezione acustica centrale che mette in risalto le armonie vocali stratificate di Åkerfeldt, che qui canta in modo incredibile.


“Heart in Hand” è un pezzo hard rock progressivo che spacca. Le chitarre di Fredrik Åkesson sono il cuore pulsante, con riff serrati e un assolo tecnico ma che ti entra subito in testa. Il basso di Martín Méndez è potente, guida il cambio di tempo verso il finale acustico, dove la voce di Mikael diventa quasi un sussurro, malinconico e intenso.


“Next of Kin” è un brano Doom Prog orchestrale e pesante, il più lento e imponente dell’album. Il Mellotron di Svalberg crea un’atmosfera drammatica, mentre tutti i musicisti lavorano insieme per costruire un “muro del suono” scuro che sostiene un ritornello epico, quasi operistico.


“Lovelorn Crime” è una power-ballad progressive che si basa su un pianoforte potente. Åkesson esegue un assolo che è il suo capolavoro nell’album (e forse in tutta la sua carriera con gli Opeth), ricco di un feeling bluesy coinvolgente. La voce di Åkerfeldt è pulita, cristallina e carica di emozione, simile a quella di “Damnation”.


“Charlatan” è un brano sperimentale e dissonante, che si avvicina al “Djent-Prog”. Nel corpo principale del pezzo non ci sono chitarre elettriche, ma solo tre bassi distorti suonati da Méndez, Åkesson e Åkerfeldt. Questo crea un suono claustrofobico, che si conclude con un finale di organo liturgico spettrale.


“Universal Truth“ è un pezzo symphonic prog con un tocco folk.  L’arrangiamento degli archi è semplicemente fantastico. Méndez al basso è impeccabile, soprattutto nei passaggi più acustici.


“The Garroter” è una traccia davvero audace, un mix di Dark Jazz e Noir che ti cattura subito.  Axenrot tira fuori le spazzole per dare quel tocco jazz, mentre le chitarre acustiche si intrecciano con melodie spagnoleggianti che creano un’atmosfera unica. La voce di Mikael è teatrale. Un vero capolavoro di atmosfera.


“Continuum” è un pezzo Prog Rock con un tocco fusion.  Batteria e basso si incastrano alla perfezione, creando un groove pazzesco.  Verso la fine, c’è un assolo di flauto che fa da ponte a una transizione che porta direttamente alla fine dell’album.  Grande equilibrio tra tecnica e melodia.


“All Things Will Pass” è un pezzo epico conclusivo, un vero inno progressive.  Il finale è una liberazione sonora, una catarsi che ti lascia senza parole. La chitarra di Åkesson e la batteria di Axenrot si fondono in un crescendo pazzesco, un’esplosione di energia che ti travolge. E poi la voce di Åkerfeldt, che sale altissima e potente nel ritornello finale che dà un senso di grandiosità e rassegnazione, chiudendo il disco in bellezza.  Un finale da brividi.


Gli archi e i fiati sono perfettamente integrati negli arrangiamenti. La produzione, curata da Åkerfeldt insieme a Stefan Boman, crea un muro del suono complesso ma preciso, dove ogni strumento trova il suo spazio.  L’album è arricchito da campionamenti audio che non sono lì per caso ma creano un filo conduttore cinematografico tra le tracce, aumentando il senso di mistero e inquietudine. 

Un album che ti cattura e ti porta in un viaggio musicale indimenticabile. Eccellente!

La Mia Versione

Etichetta: Atomic Fire – AF0090V, Moderbolaget Records – AF0090V
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Limited Edition, Reissue, Remastered, English
Paese: Europe
Uscita: 19 ott 2023

Tracklist

A1        Garden Of Earthly Delights
A2        Dignity
A3        Heart In Hand
B1        Next Of Kin
B2        Lovelorn Crime
C1        Charlatan
C2        Universal Truth
C3        The Garroter
D1        Continuum
D2        All Things Will Pass

LineUp
Bass Guitar [Assorted] – Martin Mendez
Drums, Percussion – Martin Axenrot
Effects, Other [Old Rusty Things] – Stefan Boman
Keyboards, Backing Vocals – Joakim Svalberg
Lead Guitar, Rhythm Guitar, Backing Vocals, Whistle, Other [Coughs] – Fredrik Åkesson
Lead Vocals, Backing Vocals, Guitar, Other [Ramblings] – Mikael Åkerfeldt
Voice [Spoken Word] – Alva Åkesson/Ahlberg, Bruno K. Öijer, Klara Rönnqvist Fors, Melinda Åkerfeldt, Mirjam Åkerfeldt, Olof Palme, Tora Ahlberg

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

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Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"