Fourth dei Soft Machine, album del 1971.
I Soft Machine su Progressive Rock World, sono un pilastro della scena di Canterbury, riuscendo a fondere alla perfezione il progressive rock sperimentale con il jazz-fusion più elegante. Ho scritto diversi articoli sulla loro crescita, che mostra il passaggio dai primi pezzi psichedelici a strutture jazz-rock più articolate e potenti.
Fourth è un album fondamentale per i Soft Machine e per la scena di Canterbury. Segna il loro passaggio dal rock psichedelico dei primi album a un jazz-rock strumentale e sperimentale. È il loro primo disco completamente strumentale, abbandonando le sperimentazioni vocali dei primi lavori per un sound più freddo e rigoroso, tipico della fusion e del free jazz.
Questo album è anche l’ultimo con il batterista e membro fondatore Robert Wyatt. Wyatt, insoddisfatto della svolta jazzistica voluta dal tastierista Mike Ratledge (che gli lasciava poco spazio come autore o cantante), lasciò la band poco dopo l’uscita per fondare i Matching Mole. Nonostante fosse un membro fondatore e la “voce” del gruppo, Wyatt non canta in questo disco. Si sentiva così escluso dalla direzione jazz di Ratledge e Hopper che, durante le registrazioni, pare si limitasse a fare quello che gli dicevano senza entusiasmo. Quando lasciò la band, disse ironicamente che i Soft Machine erano diventati così seri che “bisognava chiedere il permesso anche per fare un rullato”.
Il nucleo della band era formato da Mike Ratledge all’organo Lowrey e al pianoforte elettrico, Elton Dean al sax alto e saxello, Hugh Hopper al basso e Robert Wyatt alla batteria. A loro si sono aggiunti diversi musicisti jazz britannici, tra cui Roy Babbington al contrabbasso (che poi è diventato un membro fisso), il cornettista Mark Charig e il trombonista Nick Evans. Anche se sulla copertina ci sono solo quattro nomi, il contrabbassista Roy Babbington è una presenza fondamentale. Suona quasi in tutte le canzoni con il suo contrabbasso acustico, spesso in coppia con il basso elettrico distorto di Hugh Hopper. Questo “doppio basso” dà all’album quel suono profondo, caldo e tipicamente jazz che lo rende diverso dai precedenti.
Fourth è il vero cambiamento dei Soft Machine. Se i primi due album erano psichedelici e il terzo un mix sperimentale, Fourth elimina tutto il pop per diventare più colto e rigoroso.
La cosa più importante è che non ci sono più canzoni tradizionali o voci. Mike Ratledge e Hugh Hopper volevano che la musica parlasse con strutture complesse e improvvisazioni, come un gruppo jazz da camera, non come una rock band.
L’album gioca con il minimalismo e la ripetizione. Hugh Hopper usa loop di basso ipnotici e Mike Ratledge pattern di tastiera che creano una base quasi matematica. Sopra queste basi, i fiati di Elton Dean e degli ospiti fanno assoli liberi e dissonanti, creando caos nell’ordine. A differenza di prima, i fiati (saxello, sax alto, cornetta, trombone) non sono solo “ospiti”, ma diventano la parte melodica principale. È come una grande orchestra jazz d’avanguardia, dove il suono di tutti insieme è più importante delle singole persone.
Ho la versione Music On Vinyl – MOVLP1602, una ristampa audiophile del 2016 in vinile da 180 grammi, con la copertina che, come l’originale, è in rilievo (embossed).
Il lato A è dedicato alla complessità e sperimentazione:
“Teeth” è un pezzo di Mike Ratledge che è una vera e propria bomba jazz-rock, super tecnica. I tempi dispari sono complicatissimi e mettono a dura prova la sezione ritmica. L’organo Lowrey di Ratledge e i fiati creano un sound denso e super avanguardistico.
“Kings and Queens”, scritto da Hugh Hopper, è una pausa rilassante e melodica. È più atmosferico e lirico, con i fiati di Elton Dean che si muovono su un tappeto sonoro più disteso, quasi “sinfonico”, un po’ come la fusion più raffinata che faranno dopo.
“Fletcher’s Blemish” è il pezzo più estremo del disco. Un tuffo nel free jazz puro e atonale. Un brano sperimentale ma anche caotico e meno coeso rispetto al resto dell’album.
Il lato B è tutto per la suite “Virtually” di Hugh Hopper, divisa in quattro parti:
“Virtually, Part 1” inizia con un tema jazzistico classico ma semplice, che lascia spazio ai solisti di fare il loro show.
“Virtually, Part 2” è il cuore della suite. Qui l’organo di Ratledge torna al centro, intrecciandosi con il sax di Dean in un dialogo virtuosistico, supportati dal drumming incredibile di Robert Wyatt.
“Virtually, Part 3” è un pezzo più astratto e dilatato. Il ritmo rallenta e la struttura diventa quasi “ambient”, con suoni spaziali che ricordano le prime sperimentazioni dei Tangerine Dream, ma in chiave jazz.
“Virtually, Part 4” chiude l’album tornando a una forma più melodica e coesa, risolvendo le tensioni delle parti precedenti in un finale solido e ritmato.
I Soft Machine non hanno mai fatto mistero che l’ispirazione principale per le atmosfere di Fourth fosse il periodo elettrico di Miles Davis, soprattutto album come In a Silent Way e Bitches Brew. Volevano ricreare quella stessa tensione “elettrica” ma con un tocco europeo e accademico. Un applauso a Mike Ratledge che ha usato l’organo Lowrey, uno strumento meno comune dell’Hammond. Il suono acido lavorato con pedali wah-wah e distorsori è diventato il suono caratteristico dell’album, rendendolo subito riconoscibile.
Un album stupendo che, oltre ad avere un valore artistico altissimo, chiude un ciclo per una band che però è riuscita a reinventarsi e a rinnovare il proprio stile musicale fino ad oggi, con la serie numerica dei titoli che è arrivata al 13 con l’album Thirteen uscito di recente, 9 album e ben 55 anni dopo questo splendido disco.
La Mia Versione
Etichetta: Music On Vinyl – MOVLP1602, Columbia – MOVLP1602
Formato: Vinile, LP, Album, Limited Edition, Numbered, Reissue, Remastered, Stereo, Transparent
Paese: Europe
Uscita: 11 apr 2016
Tracklist
A1 Teeth 9:12
A2 Kings And Queens 5:00
A3 Fletcher's Blemish 4:34
B1 Virtually Part 1 5:17
B2 Virtually Part 2 7:06
B3 Virtually Part 3 4:31
B4 Virtually Part 4 3:20
LineUp
Flauto alto, clarinetto basso – Jimmy Hastings
Sassofono alto, Saxello – Elton Dean
Basso – Hugh Hopper
Cornetto – Mark Charig
Contrabbasso – Roy Babington
Batteria – Robert Wyatt
Organo, pianoforte – Mike Ratledge
Sassofono tenore – Alan Skidmore
Trombone – Nick Evans
Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:
Spotify: Disponibile l'album completo, inclusa la versione Fourth (Remastered) e la raccolta Fourth/Fifth.
YouTube: Puoi trovare l'intero album caricato in alta qualità su YouTube (Full Album) o consultare una playlist dedicata con le singole tracce.
Apple Music: È presente la versione Fourth (Remastered), con i 7 brani originali rimasterizzati.
Deezer: La discografia completa, incluso questo lavoro, è disponibile sulla pagina artista di Deezer.





Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"

