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Ghosts In The Park di Bruce Soord

16-06-2026 08:00

FrancescoProg

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Ghosts In The Park di Bruce Soord

Ghosts In The Park di Bruce Soord, album del 2026. In modo piuttosto irrituale rispetto a tutte le recensioni che ho fatto, ho scelto di iniziare con ...

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Ghosts In The Park di Bruce Soord, album del 2026.

 

In modo piuttosto irrituale rispetto a tutte le recensioni che ho fatto, ho scelto di iniziare con questa frase, che mi ha colpito immediatamente ascoltando il disco:

 

“Mother it’s me, do you remember?” 

“Madre, sono io, ti ricordi?”

 

È nel testo della prima traccia del disco, intitolata “Concepción”, della durata di appena 1 minuto e 25 secondi, che sebbene nasca come una breve introduzione ha un testo dall'immenso impatto emotivo, eccolo:

“Madre, sono io.
Ti ricordi quando prendevamo il mare insieme?
Madre, sono io.
Ti ricordi questa mano nella tua?
È la tua.

Naufragi nel porto,
arrenditi al mare,
con il più lungo cenno d'addio.

Madre, sono io, ti ricordi?”

 

Il brano cattura l’angoscia e l’accettazione che accompagnano una malattia che solo chi l’ha vissuta in prima persona può veramente comprendere, l’Alzheimer, che ha colpito anche la madre di Bruce Soord. La frase “Madre, sono io. Ti ricordi?” viene ripetuta come un’implorazione straziante, dipingendo il quadro di un figlio che cerca di farsi riconoscere dalla propria madre mentre la sua memoria svanisce inesorabilmente.

 

Forse potrei chiuderla qui, temi tanto profondi messi in musica con tanta capacità di trasferire le emozioni sono rari, ma esco da questo momento di commozione e torno, da amante della musica, a parlare di questo artista e del disco, che è uno dei più belli usciti negli ultimi anni e merita tutta la mia e la vostra attenzione.

 

Bruce Soord è un cantautore, polistrumentista, produttore e tecnico del suono britannico, conosciuto in tutto il mondo come il fondatore e frontman dei The Pineapple Thief, una delle band progressive rock più influenti della scena attuale, di cui ho molto parlato in questo blog.

 

Nel 1999, dopo un’esperienza iniziale con il duo Vulgar Unicorn, Bruce decide di seguire la sua visione musicale e crea i The Pineapple Thief.  Inizialmente, il progetto era una realtà solista in studio, con l’album di debutto “Abducting the Unicorn” (1999).  Dopo il successo del terzo album “Variations for a Dream” (2003), Bruce inizia a suonare dal vivo con musicisti fissi, trasformando il progetto in una vera e propria band.  Il grande successo arriva nel 2016 con l’arrivo del batterista Gavin Harrison (Porcupine Tree, King Crimson). Insieme, creano album acclamati come “Your Wilderness” (2016), “Dissolution” (2018) e il recente “It Leads to This” (2024).

 

Oltre ai The Pineapple Thief, Bruce esplora un lato più intimo e raccolto della sua musica con Wisdom of Crowds (2013), un progetto sperimentale di elettronica ed elettro-acustica realizzato con Jonas Renkse, cantante dei Katatonia.

 

Dal 2015, Bruce pubblica album a suo nome per la prestigiosa etichetta Kscope.  Tra questi ci sono “Bruce Soord” (2015), “All This Will Be Yours” (2019), “Luminescence” (2023) e l’ultimo “Ghosts In The Park” (2026).

 

Oltre a suonare, Bruce gestisce i suoi Soord Studios a Yeovil ed è uno dei tecnici del suono più richiesti al mondo per i missaggi in Surround 5.1 e Dolby Atmos. Ha lavorato alla produzione, al missaggio e al restauro sonoro di album per grandi nomi del rock, metal e prog, come Opeth, Jethro Tull, TesseracT, Riverside e Anathema.

 

Ghosts In The Park è il suo terzo album solista uscito a maggio 2026 per Kscope.  Questo lavoro rappresenta un momento estremamente intimo e personale della sua vita e lo dicono le emozioni che suscita durante l’ascolto. Soord ha composto l’album nell’arco di due anni, approfittando delle pause durante i lunghi tour con i The Pineapple Thief. Le canzoni sono nate in ambienti improvvisati come stanze d’albergo, camerini e backstage, per poi essere completate nel suo studio personale. Il disco esplora temi come il lutto, la memoria e la fragilità umana, rispecchiando la tranquillità e la solitudine provate dall’artista durante i viaggi.  Questa essenza è catturata perfettamente dalla frase sull’etichetta del disco: “Songs written between loss, love & hotel rooms.” (Canzoni scritte tra perdita, amore e stanze d’albergo.)

 

La copertina dell’album, in perfetta sintonia con le emozioni trasmesse, ritrae una fotografia sgranata e nostalgica di Bruce all’interno di un parco. I toni freddi e l’estetica che ricorda i vecchi scatti a sviluppo analogico contribuiscono a creare un’atmosfera malinconica.  L’inner sleeve, invece, offre uno scorcio di vita, evocando immediatamente la sensazione di una memoria interrotta.

 

Questo album segna una svolta importante per il leader dei  The Pineapple Thief, che abbandona le sonorità progressive per abbracciare un approccio decisamente più acustico, intimo ed essenziale. Gli arrangiamenti sono ridotti al minimo, con la chitarra acustica in primo piano, registrata così da far sentire chiaramente il rumore delle dita sulle corde. La voce di Soord è confidenziale, quasi come un segreto sussurrato all’orecchio.

 

I synth e gli elementi elettronici sono usati con parsimonia, creando un tappeto sonoro ambient che riempie gli spazi vuoti e dona all’album un’atmosfera sospesa e sognante. Molti brani sono brevissimi, sotto i due minuti, come se fossero frammenti o appunti sonori presi al volo durante un viaggio. Questo dà all’album una struttura frammentaria, come un diario personale e intimo.

 

Nonostante i temi malinconici e legati al lutto, le melodie restano avvolgenti e accessibili, grazie alla grande capacità di fondere la delicatezza del folk moderno con una forte sensibilità pop-art.

 

“Concepcion” è un prologo strumentale ed evocativo, guidato da un arpeggio di chitarra acustica. Il suono è volutamente grezzo, con un lamento folk che introduce un’atmosfera acustica e spoglia. Il testo, composto da pochissime parole sussurrate, funge da dolorosa introduzione all’Alzheimer della madre. Un figlio, con voce spezzata, implora: “Madre, sono io, ti ricordi?”, paragonando i ricordi perduti a dei naufragi. Un brano di grande potenza emotiva.

 

“Pillars” è un brano breve ma di grande impatto. Lo stile è folk-rock con sfumature country. Il brano esplora il caos emotivo che accompagna il lutto. La frase “This house is not in order” (“Questa casa non è in ordine”) fa pensare  alla perdita dei punti di riferimento familiari e l’inizio di un viaggio spirituale alla ricerca di sé stessi.  Il contrasto tra la voce sdoppiata, fragile e delicata, e il groove country-folk è semplicemente splendido.

 

“Meet Me On The Downs” è una canzone folk che esplora il tema della mortalità e del ritorno inevitabile all’entropia. Racconta la straziante esperienza di chi deve riordinare una vita intera, racchiusa tra vecchi vestiti e fotografie di famiglia. Il verso finale, sussurrato, è memorabile e lascia un segno indelebile.

 

“Kept Me Thinking” si distingue come una delle composizioni più strutturate del disco, un vero e proprio capolavoro che fonde trame acustiche tradizionali a una pulsazione elettronica sottile e d’atmosfera. La traccia vanta la partecipazione di Jon Sykes al basso.  È un monologo toccante sul senso di colpa e sui rimpianti che assillano l’artista durante le notti trascorse in tour. Soord canta  “What I failed to do” (“Ciò che ho mancato di fare”), esprimendo il suo dolore per le cose non dette prima della scomparsa del padre. Le linee di basso di Sykes si intrecciano in modo impeccabile con i loop elettronici ambientali, creando un’atmosfera sonora suggestiva.

 

“Day Of Wrath” è un brano ipnotico che si distingue per il suo sound unico all’interno dell’album. La prima parte è densa di ripetizioni geometriche, fase ipnotica che culmina in un’esplosione di chitarre elettriche taglienti e aggressive, rappresentando il momento della rabbia, il “giorno dell’ira”. Il contrappunto di chitarra e l’esplosione distorta nella seconda metà contribuiscono creano un’atmosfera potente e coinvolgente.

 

“Our Predicament” è una ballata classica in stile melodico, caratterizzata da arrangiamenti spogli e una progressione di accordi armonicamente avvolgente.  Esplora la rassegnazione di fronte alle difficoltà inevitabili della vita, come suggerisce il verso “We always knew we’d end up in this predicament”.  La canzone riflette sulla fatica di comunicare quando le barriere della malattia o della distanza diventano insormontabili. Il ritornello, emotivamente appagante e tipicamente “Soordiano” per intensità e trasporto, aggiunge un ulteriore livello di profondità al brano.

 

“Stared Down” è un brano crudo e intimo, con bellissimi arpeggi di Soord. Il pezzo esplora il peso metaforico delle eredità familiari, con versi come “You left me a debt I can never repay” (“Mi hai lasciato un debito che non potrò mai ripagare”), che esprimono l’impossibilità di colmare il vuoto lasciato dai genitori.  L’assolo finale di chitarra elettrica è semplicemente bellissimo.

 

“You Made A Promise” è un breve e straziante breno acustico, caratterizzato da una voce nuda e vulnerabile. È una delle liriche più devastanti dell’album. Il figlio espone la propria fragilità ponendo una domanda impossibile: “Mi avevi promesso che ti saresti sempre presa cura di me – adesso è una bugia?”. La performance vocale, struggente, tremolante e priva di qualsiasi filtro protettivo, eleva questo brano a un’opera d’arte moderna.

 

La title track, “Ghosts In The Park”, è un brano acustico di quasi 13 minuti che chiude l’album. Si sviluppa lentamente attraverso dinamiche ripetitive, stratificando i suoni fino a raggiungere un climax emotivo.  Rappresenta il percorso verso la guarigione e l’accettazione. I fantasmi del titolo appaiono uno alla volta, tormentando la mente prima di dissolversi. È in questo momento che Soord smette di fuggire dal dolore per la perdita del padre e si siede accanto ai suoi ricordi. La progressione finale è semplicemente meravigliosa, con l’intensità strumentale portata al limite prima di spegnersi nel silenzio assoluto.

 

Il mondo della musica che più amo, il Prog, di cui questo artista è un interprete moderno di primo livello, ci ha abituati ad ammirare di un’opera i tecnicismi, i virtuosismi, la complessità, le esplosioni, le variazioni, le progressioni, la potenza del suono, le intricate composizioni, le atmosfere. Poi arriva Bruce e si mette a nudo. Ci parla di cose che conosciamo e ce le dice con la voce di un uomo come noi, ma che riesce a farlo in musica in una nuova esplosione, ma stavolta di emozioni. Album potente. Capolavoro.

La Mia Versione

Etichetta: Kscope – KSCOPE1314
Formato: Vinile, LP, Album
Paese: UK & Europe
Uscita: 15 mag 2026 

Tracklist

A1        Concepción
A2        Pillars
A3        Meet Me On The Downs
A4        Kept Me Thinking
A5        Day Of Wrath
B1        Our Predicament
B2        Stared Down
B3        You Made A Promise
B4        Ghosts In The Park 

LineUp

Bass Guitar – Jon Sykes (tracce: A4)
Performer [Performed By] – Bruce Soord
Producer [Produced By], Mixed By – Bruce Soord
Words By, Music By – Bruce Soord

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

Spotify: Ascolta l'album completo direttamente sul profilo dell'artista tramite l'apposita pagina Ghosts In The Park su Spotify.

Apple Music: Trovi la versione in alta qualità streaming sulla pagina dedicata di Apple Music

Bandcamp: Per ascoltare il disco in streaming illimitato e supportare direttamente l'artista acquistando i formati digitali lossless (FLAC, 24-bit), visita la pagina ufficiale Bruce Soord su Bandcamp.

Qobuz: Se cerchi la massima risoluzione audio per apprezzare le sfumature acustiche (Hi-Res 24-Bit/96 kHz Stereo), il catalogo è disponibile su Qobuz.

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