The Universe Also Collapses dei Gong, album del 2019.
I Gong sono una band fondamentale e pionieristica della scena di Canterbury, ma anche dello space rock e della psichedelia, con la sua mitologia unica e la splendida fusione di rock progressivo, umorismo dadaista e misticismo hippy. Ho di recente parlato del loro lavoro più recente Bright Spirit (2026), il terzo capitolo della trilogia iniziata con The Universe Also Collapses (2019) e che è un mix di space-rock classico e produzione moderna, con chitarre eteree e sassofono free-jazz.
In questo sito, anche le recensioni di altri loro capolavori come Camembert Electrique, il loro manifesto ideologico e spirituale e il loro capolavoro "You” (e tutta la trilogia), un disco essenziale. Ho approfondito le vite di Daevid Allen e Gilli Smyth, per il loro valore storico e umano, e le loro formazioni storiche fino a quelle recenti, fino alla formazione attuale.
Pubblicato il 10 maggio 2019, “The Universe Also Collapses” è un’opera di psichedelia contemporanea, energica e mistica. È il secondo album registrato dai Gong dopo la scomparsa del loro storico leader, Daevid Allen, nel 2015. L’album presenta un sound psych-rock sperimentale, fortemente influenzato dalle esibizioni dal vivo del gruppo.
Questo disco rappresenta un momento fondamentale per i Gong, segnando la loro rinascita dopo la perdita del fondatore. Raccoglie l’eredità di Daevid Allen, che, come scritto nella dedica prima della sua morte nel 2015, espresse chiaramente il desiderio che la band continuasse la sua attività. “The Universe Also Collapses” (2019) è il secondo lavoro di questa nuova fase, dopo “Rejoice! I’m Dead!” (2016).
Se il disco precedente era un omaggio ad Allen, questo album guarda al futuro. L’obiettivo dichiarato della band era creare una “psichedelia del XXI secolo”, meno legata al jazz-rock degli anni ’70 e più concentrata su un suono ipnotico e potente. La formazione è quella che Daevid Allen stesso aveva indicato come suo successore: Kavus Torabi (voce e chitarra, già noto per i Cardiacs e Knifeworld), che è diventato il frontman e il principale motore creativo; Fabio Golfetti (chitarra e glissando guitar), che porta il tipico tocco spaziale e psichedelico del gruppo; Dave Sturt (basso e voce), elemento fondamentale della sezione ritmica dal 2009; Ian East (sassofono e flauto), responsabile delle trame fiabesche che spaziano dall’etereo al free-jazz; e Cheb Nettles (batteria e voce), il motore tecnico e dinamico del gruppo.
Rispetto al precedente album “Rejoice! I’m Dead!” (2016), la formazione è rimasta invariata, ma cambia il ruolo dei collaboratori esterni e degli ospiti storici. Il disco del 2016 vedeva il ritorno di membri leggendari come Steve Hillage (chitarra), Didier Malherbe (duduk) e Graham Clark (violino). Il disco del 2019, invece, non presenta ospiti: è un lavoro interamente collettivo dei soli cinque membri ufficiali, volto a dimostrare la coesione e l’autonomia della nuova formazione.
Pur non suonando fisicamente nell’album, l’influenza e la collaborazione di Steve Hillage con la nuova formazione in quel periodo sono state cruciali per definire il suono del disco. Hillage, membro storico dell’era classica dei Gong negli anni ’70, è stato il primo a dare la sua “benedizione” alla nuova formazione guidata da Kavus Torabi. La sua approvazione ha legittimato il gruppo agli occhi dei fan di lunga data. Nello stesso anno dell’uscita dell’album, i Gong hanno fatto da supporto e, contemporaneamente, da band di accompagnamento per la Steve Hillage Band nel suo ritorno dal vivo dopo anni. Questa stretta collaborazione ha influenzato l’energia del disco, spingendolo verso quel suono “Space Rock” tipico dello stile di Hillage. Hillage ha elogiato pubblicamente l’album, definendolo la naturale evoluzione della visione originale dei Gong. Molte tecniche di chitarra utilizzate da Torabi e Golfetti nel disco (come i ritmi pulsanti e gli echi a cascata) sono un chiaro omaggio al linguaggio chitarristico sviluppato da Steve. Più che un produttore, Hillage ha agito come una sorta di mentore, incoraggiando la band a non essere un gruppo nostalgico, ma a spingersi verso la “nuova psichedelia”, concetto che è poi diventato il fulcro di “The Universe Also Collapses”.
“The Universe Also Collapses” è un disco che esplora in profondità il concetto di ciclicità nell’esistenza, nel tempo e nell’energia. Il titolo stesso suggerisce che nulla è eterno, nemmeno l’Universo. Proprio come la materia collassa per formare nuove stelle o forme di energia, anche la musica e l’identità dei Gong hanno subito un “collasso” (la scomparsa di Daevid Allen) per rinascere in una nuova veste. È un’accettazione del cambiamento radicale come forza creativa.
A differenza dei precedenti lavori dei Gong, legati alla mitologia della “Flying Teapot” questo album si sposta su un piano più astratto e metafisico. L’obiettivo è evocare uno stato di trance e “estasi psichedelica”, come spiegato da Kavus Torabi. Il tema centrale è l’illusione del tempo, incarnato dal brano d’apertura “Forever Reoccurring” (Sempre ricorrente), che suggerisce che tutto ciò che accade è destinato a ripetersi in cicli infiniti. A differenza dei dischi storici, spesso frammentati e bizzarri, questo è concepito come un unico flusso di energia, un’esperienza avvolgente che porta in una dimensione dove inizio e fine coincidono.
Il concetto si lega anche all’ultima volontà di Daevid Allen, che desiderava che la band non diventasse un gruppo tributo, ma continuasse a esplorare “l’ignoto”. Anche i testi abbandonano la vecchia mitologia dei “folletti” per esplorare temi metafisici e spirituali.
“Forever Reoccurring” è una suite imponente che mescola Space Rock, Krautrock e musica ambient. Si apre con atmosfere eteree per poi trasformarsi in un groove inarrestabile. Kavus Torabi guida il pezzo con una voce quasi liturgica e riff circolari. Fabio Golfetti crea texture con la chitarra glissand. Ian East aggiunge assoli di sax che richiamano il free-jazz, introducendo un tocco di caos controllato.
“If Never I’m & Ever You” è un breve pezzo acustico e onirico che funge da “ponte” psichedelico, offrendo una pausa rilassante dopo l’energia della prima suite. Torabi e Golfetti suonano in perfetta sintonia con chitarre acustiche e arpeggi leggeri, mentre le armonie vocali stratificate del gruppo creano un effetto corale tipico della scuola di Canterbury.
“My Sawtooth Wake” è un pezzo di Prog-rock aggressivo, il brano più tecnico dell’album, con cambi di tempo continui e un tocco psichedelico. Cheb Nettles è il vero protagonista qui; la sua batteria è potente e complessa. Dave Sturt al basso crea un suono pulsante e distorto, che forma una sezione ritmica solida. Ian East con il suo sax baritono aggiunge un peso “heavy” ai riff principali.
“The Elemental” è un pezzo di Psych-pop spaziale con un ritornello che rimane in testa e un ritmo accattivante, con un suono moderno e scintillante. Kavus Torabi canta con una voce solare e piena di energia. Fabio Golfetti chiude l’album con assoli di chitarra che sembrano disegnare linee luminose nello spazio. Le percussioni e i sintetizzatori nel finale crescono sempre di più, creando un effetto che sembra proprio il “collasso” (e poi la rinascita) di cui parla il titolo del disco.
Musicalmente è definito dalla band stessa come “psichedelia del XXI secolo”. Rispetto al passato, lo stile si evolve in una direzione più moderna. Il flusso ipnotico e la trance sono ottenuti attraverso strutture cicliche e ripetitive che puntano a indurre uno stato di trance, con un suono guidato da riff di chitarra circolari e ritmi motorik. L’influenza del jazz-rock classico è ridotta, con una spinta verso lo Space Rock e il Krautrock, con un’energia che ricorda i momenti più intensi degli Hawkwind o degli Steve Hillage Band. L’uso della glissando guitar (tecnica introdotta da Daevid Allen) crea tappeti spaziali e fluttuanti, inseriti in un contesto sonoro più potente e rock. L’album è dominato da lunghe suite (come la traccia d’apertura di 20 minuti) che si sviluppano lentamente, accumulando tensione fino a esplosioni psichedeliche. La produzione moderna è nitida, con un ampio uso di sintetizzatori che riempiono ogni spazio, rendendo l’ascolto un’esperienza immersiva. Tutto questo ne fa a mio avviso un ottimo disco, immancabile in una collezione di questa grandissima band.
La Mia Versione
Etichetta: Kscope – KSCOPE1020
Formato: Vinile, LP, Album, Special Cut, 180g
Paese: UK & Europe
Uscita: 10 mag 2019
Tracklist
A Forever Reoccurring 20:36
B1 If Never I'm And Ever You 2:27
B2 My Sawtooth Wake 13:15
B3 The Elemental 6:43
LineUp
- Kavus Torabi - voce, chitarre elettriche e acustiche, armonio
- Fabio Golfetti - chitarra, voce
- Ian East - soprano, baritono e sax tenore, flauto, clarinetto basso
- Dave Sturt - basso, sintetizzatori, voce
- Cheb Nettles - batteria, pianoforte, theremin, voce
Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:
Spotify: Ascolta l'album su Spotify
YouTube Music: Playlist ufficiale dell'album
Bandcamp (Kscope): Acquista/Ascolta su Bandcamp
Apple Music: Ascolta su Apple Music


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