Three of a Perfect Pair dei King Crimson, album del 1984.
Continua il percorso di avvicinamento al concerto dei BEAT a Perugia il 4 luglio ripercorrendo la storia dei tre album che sono alla base del concerto.
Three of a Perfect Pair, terzo e ultimo album della “trilogia degli anni ’80” (che comprende anche Discipline del 1981 e Beat 1982), l'ultimo album registrato dalla storica formazione a quattro prima di un lungo scioglimento durato un decennio.
La formazione univa l’esperienza britannica alla freschezza della scena d’avanguardia americana. Robert Fripp suonava la chitarra e utilizzava i dispositivi elettronici Frippertronics. Adrian Belew, ex collaboratore di Frank Zappa, David Bowie e Talking Heads, si occupava della voce solista e della chitarra. Tony Levin suonava il basso, cantava nei cori e utilizzava principalmente il Chapman Stick. Bill Bruford, infine, suonava la batteria acustica ed elettronica, quasi senza l’uso dei piatti.
Creare questo album è stata un’avventura piuttosto intensa, con i disaccordi che erano emersi durante la lavorazione di Beat che si sono ripresentati in studio. Bill Bruford ha descritto il processo come un momento in cui la band doveva “sporcarsi le mani” sul pavimento della sala prove per far nascere la musica. Insomma, il punto centrale del conflitto era trovare un equilibrio tra l’anima pop e orecchiabile, guidata dalla sensibilità di Belew, e le strutture d’avanguardia, matematiche e sperimentali, che piacciono tanto a Fripp.
Per superare questo dualismo, Robert Fripp optò per una divisione del vinile in due lati ben distinti, sia per stile che per idea:
Il Lato A, o “The Left Side”, presenta i brani più diretti e facili da ascoltare. La title track “Three of a Perfect Pair”, insieme a “Model Man” e “Man with an Open Heart”, mescola il pop rock con la new wave, prendendo spunto dai Talking Heads. C’è anche “Sleepless”, con il suo coinvolgente giro di basso in slap di Tony Levin, che è diventato persino un successo pop grazie ai remix successivi.
Il Lato B, o “The Right Side”, è la parte più intricata e sopra le righe. Si apre con l’ipnotica e industriale “Nuages”, per poi tuffarsi in territori d’avanguardia rumorista con “Industry” e “Dig Me”. Il disco si conclude con “Larks’ Tongues in Aspic (Part III)”, un pezzo strumentale con tempi dispari estremi e chitarre taglienti e metalliche.
La suite Larks’ Tongues in Aspic è una delle saghe strumentali più interessanti del rock progressivo, nata nel 1973 e sviluppatasi nell’arco di trent’anni attraverso cinque parti e quattro album diversi. L’idea di questa suite venne a Robert Fripp nel 1972, dopo aver sciolto la precedente formazione dei King Crimson, quella di Islands, e averne ricostruito una completamente nuova. Fripp ingaggiò musicisti di grande talento: il bassista e cantante John Wetton, il batterista Bill Bruford, il violinista David Cross e il percussionista Jamie Muir. Proprio Muir inventò il titolo, immaginando la musica come qualcosa di delicato (la lingua di un’allodola) ma intrappolato in una forma solida (l’aspic, una gelatina salata).
Il disco omonimo, uscito il 23 marzo 1973, si apriva e si chiudeva con le prime due parti della suite:
La Part One è un brano complesso e sperimentale, diviso in vari movimenti. Inizia con un suono etereo di percussioni e kalimba, per poi esplodere in riff di chitarra e violino taglienti, alternando improvvisazione totale a strutture ritmiche ossessive.
La Part Two è più lineare, aggressiva e potente. Caratterizzata da riff duri e geometrici, è diventata la composizione più famosa della suite ed è considerata un pilastro del progressive rock.
Negli anni successivi, la suite è stata ripresa nelle diverse formazioni della band:
La Part Three (1984), inserita proprio nell’album Three of a Perfect Pair, pur mantenendo il DNA originario, la adatta alle nuove sonorità new wave e agli intrecci chitarristici circolari degli anni ’80.
La Part IV (2000), divisa in tre sottosezioni nell’album The Construction of Light, presenta le sonorità frammentate, elettroniche e oscure tipiche della formazione chiamata “Doppio Trio”.
La saga si è ufficialmente conclusa (anche se cambiando titolo per motivi stilistici) con il brano Level Five, contenuto nell’album The Power to Believe. Anche se non si chiama Larks’ Tongues in Aspic, Robert Fripp lo ha sempre considerato la Part Five, un brano brutale e moderno che chiude idealmente il cerchio aperto trent’anni prima.
La suite completa non è mai stata suonata dal vivo come un’unica lunga esecuzione, ma le sue varie parti sono state spesso eseguite nei diversi tour, diventando dei veri e propri punti di riferimento della discografia della band.
Appena uscito l’album, i King Crimson si sono lanciati in un tour promozionale che li ha portati in Giappone, negli Stati Uniti e in Canada. Dopo l’ultima data a luglio del 1984, Robert Fripp ha deciso di sciogliere di nuovo la band, così i membri potevano dedicarsi ai loro progetti solisti. Questo silenzio discografico è durato fino al 1994, quando la stessa formazione si è riunita, diventando il “Double Trio” per l’album THRAK.
Three of a Perfect Pair è un album che mescola la tensione geometrica della New Wave con l’improvvisazione sfrenata del Progressive Rock. Il titolo stesso, che parla di “equilibrio tra opposti”, ci dà un’idea di cosa aspettarci: una “coppia” fatta di tre elementi, un po’ come un triangolo perfetto. Questa dualità si sente anche nella struttura del disco, diviso in due lati ben distinti. Il Lato Sinistro è tutto luce, ordine e accessibilità commerciale, mentre il Lato Destro ci porta nel buio, nel caos e nella sperimentazione industriale.
La copertina, superiore a quella anonima di Beat ma mai bella quanto quella inarrivabile di Discipline, è un capolavoro nell’interpretare lo spirito del disco: due forme geometriche separate che si fondono in un terzo oggetto sacro, simbolo dell’unione impossibile tra queste due anime così diverse.
Musicalmente, l’album è un viaggio tra diverse sonorità, portando agli estremi gli elementi che già conoscevamo dai due lavori precedenti.
Robert Fripp e Adrian Belew, si superano con la tecnica del guitar frippertronics, creando intricati e puliti incastri chitarristici che ricordano il minimalismo di Steve Reich, ma in versione rock.
Il lato B, invece, porta in un mondo più oscuro e sperimentale, anticipando sonorità che poi esploderanno nel rock industriale.
Ho la riedizione in vinile da 200 grammi del 2019 (KCLP10), stampata con i master della “30th Anniversary Series” approvati direttamente da Robert Fripp.
“Three of a Perfect Pair” è un brano che mescola new wave, pop e geometrie sonore intricate. Il ritornello, sorprendentemente melodico per i Crimson, crea un’atmosfera intrigante e un po’ fuori dagli schemi. L’incastro asimmetrico tra le chitarre e il riff circolare del ritornello sono davvero azzeccati, e la performance vocale di Adrian Belew è carismatica ed espressiva, con il supporto delle note pulite di Robert Fripp.
“Model Man” è il pezzo più pop e radiofonico dell’album, una ballata rock con un’armonia raffinata. Il contrasto tra le strofe tese e il ritornello liberatorio è proprio quello che lo rende speciale. Bill Bruford tiene il ritmo con un groove solido e preciso, mentre Tony Levin aggiunge un basso profondo e avvolgente.
“Sleepless” è un vero gioiello della trilogia anni ’80, una scarica di energia per le piste da ballo alternative, piena di tensione e adrenalina. L’inizio con il basso e il ritmo incalzante sono i momenti clou. Tony Levin è il protagonista con un giro di basso in slap iconico, suonato con le bacchette da batteria, seguito da Bill Bruford con le sue percussioni elettroniche Simmons.
“Man with an Open Heart” è un brano leggero e spensierato, con un tocco esotico che ricorda la world music di Peter Gabriel e dei Talking Heads. Le trame sonore fluttuanti dei sintetizzatori per chitarra sono davvero belle. Adrian Belew usa la chitarra-sintetizzatore per creare suoni orientali, mentre Robert Fripp aggiunge accenti di chitarra taglienti.
“Nuages (That Which Passes, Passes Like Clouds)” è una traccia strumentale ambient, cinematica e ipnotica, che ti fa immaginare nuvole nere che si muovono nel cielo. L’atmosfera rarefatta e l’assenza di un ritmo rigido sono i suoi punti di forza. Robert Fripp stende i suoi droni sonori, mentre Tony Levin sperimenta con lo Chapman Stick.
“Industry” è una suite strumentale intensa che descrive una catena di montaggio alienante con suoni distorti e cupi. La lenta e inquietante progressione dinamica è il suo punto forte. Bill Bruford simula i rumori dei macchinari industriali, mentre Tony Levin produce note bassissime e minacciose.
“Dig Me” è una canzone davvero particolare che inizia con una strofa piena di suoni caotici, che poi si trasforma in un ritornello pop allegro e corale, prima di tornare al caos iniziale. Il passaggio improvviso tra strofa e ritornello è proprio quello che la rende speciale. Adrian Belew interpreta un’auto abbandonata con un testo divertente e suona la chitarra in modo energico e sperimentale, mentre Robert Fripp coordina tutto questo mix di suoni.
“No Warning” è un pezzo nato dall’improvvisazione, non segue una melodia precisa e non è pensato per essere un successo commerciale. I suoi punti di forza sono i cambiamenti improvvisi di volume e l’imprevedibilità dei suoni. Tutta la band lavora insieme in perfetta armonia, esplorando i limiti dei propri strumenti elettronici.
“Larks’ Tongues in Aspic [Part III]” chiude l’album e la trilogia, aggiornando la saga strumentale degli anni ’70 al suono degli anni ’80. I suoi punti di forza sono i riff veloci e i cambi di tempo insoliti. Robert Fripp offre una performance chitarristica potente ed emozionante, mentre Bill Bruford mostra la sua incredibile tecnica jazz-prog poliritmica, concludendo l’album in modo spettacolare.
All’interno della trilogia questo terzo album è l’opera più audace e frammentata, ma anche la più coraggiosa. Se l’intera trilogia rappresenta la fusione perfetta tra la precisione matematica del progressive e l’energia della New Wave, questo capitolo ne porta le premesse alle estreme conseguenze, segnando la fine di un’era.
Discipline (1981) resta il capolavoro inarrivabile, un vero e proprio terremoto culturale. Presentava una band rigenerata, fresca e innovativa, con un suono geometrico e rivoluzionario basato sugli incastri millimetrici tra le chitarre di Fripp e Belew. Era un album incredibilmente equilibrato, dove ogni traccia era un piccolo gioiello.
Three of a Perfect Pair non ha la stessa compattezza di Discipline. Se il disco del 1981 fondeva pop e musica sperimentale in ogni singola canzone , il capitolo del 1984 separa nettamente le due anime nei due lati del vinile. Discipline resta superiore per importanza storica e fluidità, ma Three of a Perfect Pair osa molto di più sul fronte del puro rumore e dell’avanguardia.
Beat (1982) è invece l’anima pop e concettuale della trilogia, un album molto più accessibile, dominato dalla forma-canzone e dalla leadership artistica di Adrian Belew, che ne aveva smussato gli spigoli in favore di atmosfere più radiofoniche e romantiche (come in Heartbeat). Fripp, all’epoca, si sentiva quasi un “turnista” nella sua stessa band.
Rispetto a Beat, Three of a Perfect Pair vince per coraggio e potenza sonora. Se il lato A di Three continua la scia pop di Beat (ma con più grinta, grazie a un pezzo da novanta come Sleepless), il lato B distrugge completamente ogni concessione commerciale. Rispetto alla parziale timidezza di Beat, il disco del 1984 graffia molto di più e ristabilisce il controllo di Robert Fripp sulle coordinate della band.
“Three of a Perfect Pair” resta senza dubbio un album fondamentale per capire l’evoluzione dei King Crimson negli anni ’80. È il disco di una band che, pur attraversando un periodo di crisi e divisione (da qui la separazione in Left Side e Right Side), riesce a trasformare le tensioni interne in una spinta creativa.
Il lato A dimostra che i King Crimson sapevano essere moderni, accattivanti e persino ballabili, senza mai rinunciare alla loro intelligenza musicale.
Il Lato B, invece, è un vero e proprio precursore, anticipa di quasi dieci anni il rock industriale, il noise e le strutture frammentate del math-rock moderno, arrivando alla potenza di “Larks’ Tongues in Aspic (Part III)”.
Nella trilogia, “Three of a Perfect Pair” si colloca nella mia personale classifica tra “Discipline” e “Beat”, essenziale per capire come i King Crimson abbiano ridefinito il rock d’avanguardia prima di prendersi una lunga pausa. Eccellente!
La Mia Versione
Etichetta: Discipline Global Mobile – KCLP10, Panegyric – KCLP10, Inner Knot – KCLP10
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Stereo, 200 Gram
Paese: UK & US
Uscita: 28 giu 2019
Tracklist
Left Side
A1 Three Of A Perfect Pair 4:11
A2 Model Man 3:56
A3 Sleepless 3:16
A4 Man With An Open Heart 3:00
A5 Nuages (That Which Passes, Passes Like Clouds) 4:42
Right Side
B1 Industry 7:22
B2 Dig Me 2:59
B3 No Warning 3:28
B4 Larks' Tongues In Aspic Part III 6:01
LineUp
Bass, Chapman Stick [Stick], Synth, Backing Vocals [Background Voice] – Tony Levin
Drums [Acoustic Drumming], Drums [Electric Drumming] – Bill Bruford
Guitar – Robert Fripp
Voice, Guitar [Fretted Guitar], Fretless Guitar, Words By – Adrian Belew








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