Non Solo Prog: At Fillmore East della The Allman Brothers Band, del 1971.
At Fillmore East è un vero e proprio pilastro del rock e l’album che ha cambiato per sempre il modo di concepire un disco dal vivo. Cattura l’essenza di una band che suonava in perfetta sintonia, capace di mescolare blues, rock, jazz e influenze latinoamericane in modo unico.
Prima del 1971, i fratelli Duane e Gregg Allman avevano già pubblicato due album in studio con la loro band: “The Allman Brothers Band” nel 1969 e “Idlewild South” nel 1970. Pur essendo dischi di grande qualità artistica, non avevano avuto un successo commerciale clamoroso.
Il vero punto di forza del gruppo, però, erano i concerti: le loro esibizioni erano lunghe e intense, caratterizzate da improvvisazioni complesse e una tecnica impeccabile. Insieme al loro produttore di fiducia, Tom Dowd, la band capì che l’unico modo per rappresentare al meglio la propria musica era registrare un album dal vivo. Anche il loro manager, Phil Walden, era d’accordo con questa idea, convinto che il pubblico rock dell’epoca fosse pronto per qualcosa di più di semplici canzoni da tre minuti.
Il Fillmore East di New York City, leggendario locale gestito da Bill Graham, fu scelto come location per le registrazioni. Per Duane Allman e i suoi compagni, il Fillmore era un posto speciale, quasi un santuario, una seconda casa, grazie al pubblico sempre caloroso, preparato e partecipe. Le registrazioni avvennero durante i concerti del 12 e 13 marzo 1971. La band si esibì in due set per sera (uno pomeridiano/serale e uno notturno), per un totale di quattro spettacoli registrati con cura da Tom Dowd usando uno studio mobile.
L’album vanta la formazione a sei elementi, la line-up originale e definitiva della band. Duane Allman si occupa della chitarra solista e della chitarra slide, mentre Gregg Allman canta e suona l’organo Hammond B3 e il pianoforte. Dickey Betts contribuisce con la chitarra solista e i cori, Berry Oakley con il basso elettrico. Jai Johanny “Jaimoe” Johanson suona batteria, congas e timbales, e Butch Trucks batteria e timpani.
Questo album non è solo un disco rock, ma un vero e proprio manifesto del Southern Rock, grazie alla sua miscela innovativa di generi diversi. Alla base c’è il Blues Elettrico e l’R&B, che rappresentano le radici profonde della band. Il disco reinterpreta i classici del blues di maestri come Blind Willie McTell, Elmore James e T-Bone Walker, trasformandoli con un’energia rock potente ed elettrica.
C’è il Jazz Modale, che influenza l’approccio all’improvvisazione, riprendendo lo stile di fine anni ’50 e anni ’60, in particolare quello di Miles Davis e John Coltrane. La band non si limita ad assoli virtuosistici, ma si dedica a lunghe improvvisazioni basate su scale e accordi precisi, dove tutti i musicisti interagiscono continuamente.
Il sound è caratterizzato dal duello telepatico tra le chitarre soliste di Duane Allman e Dickey Betts, che spesso suonano in armonie e terze parallele, e il doppio motore ritmico delle due batterie, capaci di alternare tempi sincopati e accenti latini.
Tre brani spiccano tra i momenti più alti delle registrazioni di quelle serate.
“Statesboro Blues” apre l’album con un’energia travolgente. È il momento clou della chitarra slide di Duane Allman, suonata con una boccetta di vetro di Coricidin. Il riff iniziale è uno dei più famosi e riconoscibili del rock.
“Stormy Monday” è una versione straordinaria del classico blues di T-Bone Walker. Il punto forte è la dinamica: la band rallenta il tempo, trasformandolo in un blues fumoso e notturno, impreziosito dall’eccezionale assolo di organo Hammond B3 di Gregg Allman e dalle scale pulite e precise di Dickey Betts.
“In Memory of Elizabeth Reed” è uno strumentale jazz-rock di 13 minuti composto da Dickey Betts. Rappresenta il momento più alto della sezione ritmica: il brano si sviluppa attraverso continui cambi di tempo e atmosfere, guidato dal basso pulsante di Berry Oakley, fino a un ipnotico assolo di percussioni e batteria.
Il pezzo forte dell’album (e una delle massime espressioni artistiche del rock) è la versione monumentale di “Whipping Post”, che occupa l’intera quarta facciata del vinile originale, arrivando a ben 23 minuti di durata. Un capolavoro senza pari nel suo genere.
Il pezzo inizia con il famoso giro di basso di Berry Oakley in un tempo insolito e complesso, l’11/8, che crea una tensione e un’inquietudine magnetica prima di sfociare nel classico 6/8.
La performance vocale di Gregg è piena di sofferenza e rabbia, capace di trasmettere il dolore del testo (che è una metafora di una relazione tormentata) accompagnata dalle urla della sua stessa tastiera.
Nei suoi 23 minuti, il pezzo smette di essere una semplice canzone rock e si trasforma in una suite improvvisativa. Duane Allman e Dickey Betts creano trame sonore indescrivibili, alternando momenti di silenzio quasi impercettibili a esplosioni sonore devastanti. La band dimostra un controllo dinamico e una coesione che pochissimi gruppi nella storia della musica dal vivo sono mai riusciti a eguagliare.
La copertina di “At Fillmore East” è un’icona del rock classico, che racchiude perfettamente l’essenza comunitaria e genuina della band. A immortalare questo momento è stato Jim Marshall, uno dei fotografi più celebri del rock, noto per i suoi ritratti leggendari di Jimi Hendrix a Monterey e Johnny Cash a San Quentin.
Sebbene l’album celebri i concerti newyorkesi, la foto sul fronte non è stata scattata al Fillmore East, ma a Macon, in Georgia, città natale della Capricorn Records e quartier generale degli Allman Brothers Band. L’immagine ritrae il gruppo appoggiato a un muro di mattoni nudi in un vicolo vicino al broker assicurativo Fickling & Walker. I musicisti, notoriamente restii a posare, erano piuttosto tesi durante lo scatto. Fu l’arrivo improvviso del loro spacciatore a scatenare le risate spontanee del gruppo, in particolare di Duane Allman, al centro, che nascondeva le sostanze appena acquistate. Sul retro della copertina, invece, c’è la crew della band e i musicisti immersi in una strada innevata di New York, circondati dai loro famosi bauli da viaggio neri con il nome del gruppo stencilato. L’assenza di grafiche vistose o scritte psichedeliche rispecchiava la filosofia dei fratelli Allman: niente divismo pop, solo la musica al centro di tutto.
A più di cinquant’anni dalla sua uscita, “At Fillmore East” è un album leggendario.
Nel 2004, è stato inserito nel National Recording Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, un riconoscimento riservato a registrazioni di particolare importanza culturale, storica o estetica per la vita americana.
L’album è il punto di partenza del Southern Rock, ma al tempo stesso lo supera, dimostrando che una rock band poteva competere con i grandi gruppi jazz per improvvisazione, dinamismo e tecnica, pur mantenendo l’anima e il calore del blues rurale.
È l’album in cui Duane Allman e Dickey Betts hanno ridefinito il ruolo della chitarra solista nel rock, rendendolo un disco fondamentale per chiunque studi lo strumento.
Un disco essenziale in ogni collezione.
La Mia Versione
Etichetta: Mercury – 700167, Elemental Music – 700167
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Reissue, Stereo, 180 gr
Paese: Europe
Uscita: 28 ott 2022
Genere: Rock, Blues
Stile: Blues Rock, Southern Rock
Tracklist
A1 Statesboro Blues 4:08
A2 Done Somebody Wrong 4:05
A3 Stormy Monday 8:31
B You Don't Love Me 19:06
C1 Hot 'Lanta 5:10
C2 In Memory Of Elizabeth Reed 12:46
D Whipping Post 22:40
Lineup
Bass Guitar – Berry Oakley
Drums, Congas, Timbales – Jai Johanny Johanson
Drums, Percussion [Tympani] – Butch Trucks
Harmonica, Other [Thanks To Special Guest] – Thom Doucette
Lead Guitar – Dicky Betts
Lead Guitar, Slide Guitar – Duane Allman
Organ, Piano, Vocals – Gregg Allman







