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Arzachel, un “falso d’autore ...

24-06-2026 08:00

FrancescoProg

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Arzachel, un “falso d’autore ...

Arzachel, album del 1969, una vera e propria perla nascosta del rock psichedelico e del proto-prog britannico...

Arzachel, album del 1969. l'album di una band che non è mai esistita, di musicisti che non sono mai esistiti, ma in realtà di una band che non ha mai pubblicato alcun album ufficiale.

 

L’album “Arzachel” del 1969 è una vera e propria perla nascosta del rock psichedelico e del proto-prog britannico, una di quelle gemme che fanno impazzire i collezionisti.  

L'album di una band che non è mai esistita…

 

La sua storia è intrecciata con la nascita della scena di Canterbury. In realtà la band “Arzachel” non è mai esistita davvero. Dietro questo nome si nascondevano in realtà gli Uriel, un gruppo di giovanissimi musicisti londinesi pieni di talento.

 

Parliamo di personaggi fondamentali che hanno poi contribuito a scrivere la storia del rock progressivo britannico e della scena di Canterbury.


Vediamoli con alcune note biografiche:


Steve Hillage (Chitarra e Voce)
Steve Hillage è uno dei chitarristi più influenti e visionari della psichedelia mondiale. Dopo aver suonato con gli Uriel, è entrato a far parte dei Khan e ha raggiunto la fama internazionale con i Gong, nella loro celebre trilogia di Radio Gnome Invisible.  Ha poi intrapreso una brillante carriera solista, con album storici come “Fish Rising”. Negli anni ’90, insieme alla compagna Miquette Giraudy, ha fondato il progetto pionieristico di musica techno-ambient System 7. Steve è tuttora attivo e continua a esibirsi dal vivo, celebrando sia il suo repertorio solista che quello dei Gong.


Dave Stewart (Organo Hammond e Tastiere)
Dave Stewart è considerato uno dei maestri assoluti delle tastiere progressive (da non confondere con l’omonimo degli Eurythmics). Dopo l’esperienza con gli Arzachel, ha guidato gli Egg e co-fondato formazioni leggendarie del progressive colto come Hatfield and the North e National Health. Negli anni ’80 ha avuto un grande successo nelle classifiche pop grazie a cover realizzate insieme alla cantante Barbara Gaskin.  Si è progressivamente ritirato dalle scene live per dedicarsi alla composizione di colonne sonore, alla scrittura di manuali di teoria e arrangiamento musicale e alla cura meticolosa degli archivi storici dei suoi vecchi gruppi.


Mont Campbell (Basso e Voce)
Hugo Montgomery Campbell, nato in Kenya nel 1950 (ma cresciuto nel Regno Unito), è la mente più brillante e complessa del gruppo.  Hugo è stato il principale compositore e paroliere degli Egg, infondendo nella band la sua passione per la musica classica contemporanea, con artisti del calibro di Stravinskij e Bartók.  Ha anche suonato brevemente con i National Health.  Dopo il rock, Hugo ha deciso di dedicarsi completamente alla musica colta, etnica e d’avanguardia.  È diventato un polistrumentista esperto di strumenti tradizionali del Medio Oriente, come l’Ud (meraviglioso strumento), e compositore di musica d’orchestra.  Oggi lavora spesso nell’ombra, lontano dal music business mainstream, ma il suo talento rimane indiscusso.

 

Clive Brooks, nato a Londra nel 1949, è stato il motore ritmico e la spinta più energica e rock della band. Dopo l’esperienza con gli Egg, nel 1972 si è unito alla celebre blues-prog band The Groundhogs, contribuendo a diversi loro album.  In seguito, Clive ha lavorato come stimatissimo tecnico della batteria (drum tech) per grandi band, in particolare per i Pink Floyd, assistendo Nick Mason durante lo storico tour di The Wall.  Purtroppo, Clive ci ha lasciati nel maggio del 2017 all’età di 67 anni, ma il suo ricordo come uno dei batteristi più tecnici, potenti e sottovalutati del panorama underground britannico rimane vivo.


Una storia rocambolesca, quella di un “falso d’autore”.


Nel 1968, dopo aver mosso i primi passi insieme, Steve Hillage decise di prendersi una pausa dalla musica per concentrarsi sull’università.  I restanti tre membri, però, non si persero d’animo e continuarono a suonare, cambiando il nome della band in Egg e firmando un contratto discografico esclusivo con la prestigiosa Decca Records.


Poi, nel giugno del 1969, un piccolo manager indipendente di nome Mohamed Zackariya, proprietario della minuscola etichetta Evolution, ebbe un’idea geniale: produrre un album di rock psichedelico, ispirandosi al successo di band come i primi Pink Floyd.  Pensò subito ai membri degli Egg e, per l’occasione, richiamò anche il suo amico Steve Hillage.

 

… di musicisti che non sono mai esistiti …


C’era però un piccolo problema: Campbell, Stewart e Brooks erano legati da un contratto di esclusiva con la Decca.  Per evitare grane legali, i quattro amici decisero di registrare il disco in totale anonimato, inventandosi dei finti nomi e delle biografie divertenti da mettere nelle note di copertina:


Steve Hillage diventò Simeon Sasparella
Dave Stewart si trasformò in Sam Lee-Uff
Mont Campbell prese il nome di Njerogi Gategaka
Clive Brooks divenne Basil Dowling


E per finire in bellezza, scelsero un nome d’arte davvero originale per la band: Arzachel, preso in prestito da un cratere lunare, battezzato così in onore dell’astronomo arabo Al-Zarqali.  Un nome perfetto per un gruppo di rock psichedelico. 


Immaginate: è l’estate del ’69, e Steve Hillage si ritrova a Londra per una sessione di registrazione in studio di sole otto ore.  L’idea era di divertirsi un po’, e così è nato l’album “Arzachel”, un mix di suoni pesanti, acidi e distorti, improvvisati sul momento.  Hillage stesso ha detto che l’hanno registrato “giusto per farsi due risate”.


Ora, parliamo delle note di copertina. 


Erano piene di biografie inventate e surreali per i finti componenti della band.  Sul retro della copertina della prima stampa della Evolution Records, i musicisti venivano descritti in modo davvero esilarante.

 

Simeon Sasparella, alias Steve Hillage alla chitarra e alla voce.  A soli diciotto anni, Simeon era nato a Bournemouth e aveva iniziato a suonare la chitarra blues a quindici anni, dopo aver cantato in un coro religioso guidato dal padre.  I suoi musicisti preferiti? Albert King, Jimi Hendrix e B.B. King.


Poi c’è Sam Lee-Uff, che in realtà è Dave Stewart all’organo. La sua storia è altrettanto stravagante.  Sam, diciannovenne, era nato a Newcastle-under-Lyme e aveva iniziato a studiare pianoforte classico a sette anni.  A quattordici anni, però, aveva abbandonato gli studi per dedicarsi completamente alla sperimentazione con l’organo elettronico.  Era affascinato dalla cibernetica applicata alla musica e dai suoni generati dal computer.  I suoi interessi principali? Viaggi nello spazio, telepatia e schizofrenia.


C’è anche Njerogi Gategaka, alias Mont Campbell al basso e alla voce.  La sua biografia era altrettanto bizzarra, un mix di origini africane ed educazione britannica.
Njerogi Gategaka, un ragazzo di diciannove anni originario del Kenya, è arrivato in Inghilterra all’età di dodici anni per frequentare la scuola. Suo padre, un ingegnere civile, ha sicuramente avuto un ruolo importante nel suo percorso.  Njerogi ha iniziato a suonare la chitarra classica, ma è stato l’ascolto dei Cream a farlo innamorare del basso.  Oltre alla musica, è un appassionato studente di filosofia orientale e di lingue antiche.


Passiamo ora a Basil Dowling, il batterista del gruppo. Anche lui ha diciannove anni ed è nato a Londra. Ha iniziato a suonare la batteria in una banda scolastica e poi ha suonato con diversi gruppi jazz moderni prima di unirsi agli Arzachel. I suoi batteristi preferiti? Niente meno che Elvin Jones, Tony Williams e Ginger Baker.


Ma perché queste biografie così particolari? Beh, oltre a nascondere i veri nomi dei musicisti per evitare problemi di esclusiva contrattuale con la Decca Records, queste storie erano scritte nello stile tipico dell’epoca. Un mix perfetto di immaginario esotico, fascinazione per lo spazio, misticismo orientale e richiami alla cultura psichedelica dell’era spaziale. 
Queste note di copertina aggiungevano un tocco di umorismo e fantasia all’album, rendendolo un’esperienza davvero unica, ma ciò che conta è che le biografie sono completamente false e inventate di sana pianta.


Scoprire il segreto dietro l’album Arzachel non è stato un colpo di scena improvviso, ma piuttosto un viaggio fatto di indizi musicali, chiacchiere tra fan e, alla fine, le stesse confessioni dei musicisti.  All’inizio, l’album non ha avuto molta fortuna a causa della distribuzione limitata dell’etichetta Evolution. Ma quando i membri della band hanno iniziato a farsi conoscere, il segreto è diventato sempre più difficile da tenere nascosto per diversi motivi.


Prima di tutto, c’erano lo stile inconfondibile di Dave Stewart e Steve Hillage. I fan più attenti della scena di Canterbury e chi aveva comprato il primo album omonimo degli Egg (uscito all’inizio del 1970) hanno subito notato una coincidenza incredibile. Il suono dell’organo Hammond di “Sam Lee-Uff” negli Arzachel era identico, per stile, distorsione e fraseggio d’avanguardia, a quello di Dave Stewart nei dischi degli Egg. E chi aveva visto gli Uriel suonare dal vivo nei club londinesi nel 1968 (come il famoso Middle Earth) ha riconosciuto subito lo stile chitarristico selvaggio e lisergico di “Simeon Sasparella”, che non era altri che Steve Hillage.


Poi, c’è stata la sovrapposizione delle tracce, il famoso “caso” Queen St. Gang. Questo brano strumentale, accreditato agli Arzachel nel lato A del loro LP, era stato composto da Dave Stewart. La stessa identica melodia e struttura musicale era stata eseguita e inserita dagli Egg nelle loro esibizioni e nel loro materiale ufficiale. Per i pochi appassionati che avevano entrambi i vinili, l’equazione “Arzachel = Egg con Steve Hillage” è diventata un dato di fatto.


Infine, c’è stato il passaparola nella ristrettissima scena Underground.  Tutti parlavano di questo misterioso album e delle sue incredibili somiglianze con il lavoro degli Egg e di Steve Hillage.  Insomma, è stato un mix di indizi musicali, chiacchiere tra fan e confessioni che ha svelato il segreto dietro Arzachel.


Nel 1969, la scena rock psichedelica e progressiva a Londra era un vero e proprio fermento creativo. Musicisti, giornalisti delle riviste underground come International Times e Oz, e i frequentatori abituali dei locali si conoscevano tutti a memoria.  Quando gli Egg registrarono un disco “segreto” in un solo giorno, la notizia si sparse a macchia d’olio nei locali specializzati, diventando una leggenda metropolitana ancor prima che l’album diventasse un oggetto di culto raro.


Con il passare degli anni e la fine delle restrizioni contrattuali degli anni ’60, i musicisti non avevano più motivo di nascondersi. Negli anni ’70, soprattutto dopo che Steve Hillage raggiunse il successo mondiale con i Gong e con la sua carriera solista, i protagonisti iniziarono a raccontare apertamente e con un pizzico di ironia la bizzarra sessione di registrazione di otto ore nata “per gioco”.


La trasparenza storica si è poi concretizzata con le ristampe in CD degli anni ’90 e, infine, con la definitiva Collectors Edition del 2007, che ha ufficialmente sostituito i vecchi pseudonimi con i veri nomi dei membri degli Uriel.

 

… ma in realtà di una band che non ha mai pubblicato alcun album ufficiale….


Altra cosa interessante è che l'unico album accreditato ufficialmente agli Uriel è in realtà lo stesso album omonimo degli Arzachel del 1969. Durante la loro esistenza negli anni '60, gli Uriel non hanno mai pubblicato un disco con il proprio nome. 


Questo album è un vero e proprio viaggio nel tempo, cattura quel momento magico in cui la psichedelia si stava trasformando nel rock progressivo.  È come avere due album in uno, ognuno con la sua personalità:


Il “Rigore” Strutturato (Lato A) in cui troviamo canzoni brevi, ritmate e piene di energia.  C’è la melodia pop-psych che entra in testa, l’uso sapiente delle tastiere e persino uno strumentale d’atmosfera, “Queen St. Gang”, che dimostra tutto il talento tecnico della band, talento che avrebbero poi messo a frutto con gli Egg.


Il “Caos” Lisergico (Lato B), una vera esplosione di libertà, con brani come “Clean Innocent Fun” e “Metempsychosis”, la band si lascia andare all’improvvisazione più pura, spinta dai fumi della distorsione. La chitarra di Steve Hillage si libera dai canoni del blues tradizionale per esplorare nuovi territori spaziali, anticipando quello che avrebbe poi fatto con i Gong.  La sezione ritmica, invece, si lancia in cavalcate ossessive e ipnotiche, creando un sound che anticipa lo space-rock di band come gli Hawkwind.


Stampato in pochissime copie e senza alcuna promozione nel luglio del 1969, l’album è passato inizialmente inosservato.  Ma con il tempo, e grazie al successo mondiale dei singoli membri il disco è diventato un vero e proprio cult. Oggi, una copia in vinile originale della prima stampa britannica (Evolution Z 1003) è rarissima e può valere un sacco di soldi, superando facilmente i 1.000 euro sul mercato dei collezionisti.


Io ho una molto umile copia della Klimt Records (catalogo MJJ315) che ha fatto a mio avviso un lavoro fantastico con questa ristampa. Non solo hanno mantenuto la scaletta originale del 1969, ma hanno anche aggiunto una traccia bonus sul finale del Lato B, “Saturn / The Bringer Of Old Age”.  


Tra collezionisti e audiofili si discute animatamente su questa ristampa.  Il punto centrale è la sorgente audio usata e come influisce sul suono rispetto alle prime stampe analogiche o ad altre riedizioni di qualità. Klimt Records è un’etichetta apprezzata per la ripubblicazione di gemme del rock progressivo e psichedelico, ma il suo approccio al mastering spesso scatena discussioni accese tra gli appassionati, come si può vedere su diversi forum. Io mi accontento, forse un giorno troverò l’originale ad un prezzo “umano”.


Se sei un audiofilo purista e cerchi il suono d’epoca, ti piaceranno le ristampe fatte direttamente dai nastri originali, come quella famosa della Wah Wah Records.  D’altra parte, la stampa Klimt Records è un’ottima scelta per i collezionisti più pratici. Offre un vinile silenzioso, una riproduzione solida e un packaging curato.  E poi, c’è il vantaggio di includere tracce storiche che non troverai facilmente in formato LP, il tutto a un prezzo molto più basso rispetto a una prima stampa.


“Garden Of Earthly Delights” è il pezzo forte dell’album, un brano energico e misterioso che prende spunto dalle visioni ultraterrene del pittore Hieronymus Bosch.  È perfetto come traccia d’apertura, con la sua immediata atmosfera psichedelica londinese degli anni ’70.  Il pezzo è un mix di heavy psychedelic rock e gotico, con una struttura tesa e un ritmo incalzante. La voce riverberata che declama il testo e il riff portante ossessivo sono davvero bellissimi. L’organo di Dave Stewart crea un’atmosfera inquietante, quasi ecclesiastica, mentre Steve Hillage spacca con i suoi primi e inconfondibili assoli acidi.


“Soul Thing / Queen St. Gang” è un brano piacevole e raffinato, il più accessibile della prima parte dell’album.  È una cover di un tema jazz-funk strumentale scritto da Keith Mansfield per la BBC, e ha giocato un ruolo fondamentale nel collegare gli Arzachel agli Egg agli occhi dei fan.  Il pezzo è un mix di proto-prog strumentale guidato dal ritmo, con un bel tocco di rhythm ’n’ blues e mod-jazz. L’atmosfera rilassata offre una pausa piacevole dalla tensione lirica che pervade l’album. Dave Stewart è il vero protagonista, con il suo fraseggio fluido all’Hammond che disegna la melodia. La sezione ritmica di Campbell e Brooks, invece, lavora in perfetta sincronia per creare un groove funk-rock irresistibile.


“Leg” è una traccia rocciosa che mette in mostra la band mentre si diverte a suonare hard-rock classico. Ha un’atmosfera da strada e da live club, con un sound blues-rock distorto e arricchito da sfumature lisergiche, che ricorda le sperimentazioni dei Cream o dei Led Zeppelin.  L’interscambio tra chitarra e organo nella parte centrale è davvero notevole. Steve Hillage offre un’esibizione potente e ricca di fuzz, mentre Clive Brooks sostiene il tutto con un drumming energico, dimostrando una grande attitudine hard-rock.


“Clean Innocent Fun” è una suite di oltre dieci minuti, che chiude il Lato A e segna il passaggio della band dalla forma-canzone a viaggi interstellari.  È un acid blues dilatato e d’avanguardia, davvero bellissimo.  Al centro c’è una lunga e ipnotica sezione improvvisata, dove sembra che il tempo si fermi. Mont Campbell tiene tutto insieme con una linea di basso pulsante e instancabile. Su questa base, Hillage si lancia in un assolo fluviale ricco di feedback e bending drammatici, un vero omaggio allo stile di Jimi Hendrix.


“Azathoth” è un’esperienza musicale davvero unica, ispirata alla divinità aliena e folle creata da H.P. Lovecraft.  È una delle tracce più influenti per la futura scena rock d’avanguardia e doom.  Il brano si distingue per il suo stile space rock spettrale, liturgico e dark-prog. L’intro, con l’organo solista, è davvero suggestiva e crea un’atmosfera perennemente sospesa e sacrale. Il canto recitato di Mont Campbell, quasi un lamento, aggiunge un tocco rituale al pezzo.  Dave Stewart, con l’Hammond, evoca il terrore cosmico descritto nel testo, come se suonasse in una cattedrale sconsacrata.


“Metempsychosis” è il cuore dell’album, una jam improvvisata monumentale che occupa quasi tutto il lato B. È un viaggio lisergico senza mappa né bussola, in puro stile Avant-garde space rock con un tocco di esasperazione psichedelica.  La transizione sonora nella parte centrale è davvero stupenda: gli strumenti abbandonano le tonalità tradizionali per creare effetti sonori e rumori cosmici. I quattro musicisti lavorano come un collettivo anarchico ma coeso. Clive Brooks sperimenta con piatti e tamburi per simulare vuoti gravitazionali, mentre Stewart muove i registri dell’organo per creare sibili fantascientifici. Hillage, invece, suona la chitarra con una forza incredibile, estraendo suoni stridenti che anticiperanno i suoi futuri lavori spaziali con i Gong.


“Saturn / The Bringer Of Old Age” è la Bonus Track dell’edizione Klimt
Questa traccia, registrata a Holland Park nel maggio del 1968, è una vera perla per gli appassionati. Regala uno sguardo preziosissimo sulle prime idee melodiche degli Uriel, prima della loro intensa sessione di registrazione come Arzachel.  Il pezzo è un mix affascinante di proto-progressive sinfonico e sognante, che si distingue per la sua squisita melodia classicheggiante, un bel cambio di passo rispetto all’energia acida dei brani precedenti. Dave Stewart crea una trama tastieristica complessa e ricca di influenze della musica classica europea, uno stilema che diventerà il marchio di fabbrica degli Egg. Steve Hillage aggiunge dei ricami di chitarra puliti e cristallini, dimostrando la maturità compositiva precoce del gruppo, nonostante avessero solo diciannove anni.


Si tratta di un mix di due anime: da un lato è uno dei migliori esempi di rock psichedelico pesante e space rock britannico di fine anni ’60, dall’altro è una parodia ironica dell’estetica di quel periodo.  Quattro musicisti si sono ritrovati in studio per registrare un disco “per gioco”, esagerando i cliché dell’underground per compiacere un piccolo manager e hanno finito per creare un’opera d’avanguardia. Assolutamente un Must per tutti gli amanti della scena di Canterbury.

La Mia Versione

Etichetta: Klimt Records – MJJ315, Klimt Records – MJJ315cw
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Unofficial Release, White
Paese: Europe
Uscita: 2016

Tracklist

Garden Of Earthly Delights – 4:26

Soul Thing / Queen St. Gang – 4:32

Leg – 5:49

Clean Innocent Fun – 10:34

Azathoth – 4:26

Metempsychosis – 16:58

Saturn / The Bringer Of Old Age (Bonus Track) – 3:45

LineUp

Steve Hillage (Simeon Sasparella) - Chitarra solista, Voce
Dave Stewart (Sam Lee-Uff) - Organo Hammond, Tastiere
Mont Campbell (Njerogi Gategaka) - Basso elettrico, Voce solista
Clive Brooks (Basil Dowling) - Batteria, Percussioni

Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:

Spotify: L'album completo è presente sulla scheda artista ufficiale di Arzachel su Spotify.

Apple Music: Puoi trovare la raccolta dei brani digitalizzati nella pagina di Arzachel su Apple Music.

Deezer: La discografia digitale e lo streaming dell'album sono accessibili tramite il catalogo di Arzachel su Deezer

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Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"