Carboniferous degli ZU, album del 2009.
Su Progressive Rock World ho recentemente definito gli ZU un punto di riferimento nel genere RIO/Avant-Prog, in occasione della recensione del loro recente spettacolare album Ferrum Sidereum (2026), secondo me una pubblicazione essenziale.
Pubblicato nel 2009, l’album Carboniferous è il loro primo e più grande capolavoro e uno dei dischi più influenti della scena sperimentale italiana e internazionale degli ultimi due decenni.
Dopo anni di tour sfrenati e collaborazioni, gli Zu sono approdati alla mitica etichetta Ipecac Recordings di Mike Patton (Faith No More) un passaggio importantissimo per il trio romano che ha dato vita ad un disco nato dal desiderio di portare il loro suono oltre il “jazz-core” acustico dei lavori precedenti verso zone più cupe, elettroniche e potenti.
Gli Zu mantengono la formazione originale con Luca Mai al sax baritono, Massimo Pupillo al basso e Jacopo Battaglia alla batteria, ma la storia del disco è intrecciata con quella di ospiti d’eccezione. King Buzzo (Melvins) aggiunge la sua chitarra “sporca”, mentre Mike Patton presta la voce in alcuni brani creando un’atmosfera schizofrenica e inquietante. Il mixaggio e il mastering sono stati curati da Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori), che è riuscito a dare al basso di Pupillo una distorsione molto pesante.
“Carboniferous” è un viaggio nell’oscurità più profonda, sia quella della terra che quella della mente. Il titolo si ispira al periodo geologico del Carbonifero, 300 milioni di anni fa, quando si sono formate le grandi riserve di carbone. L’album è come una discesa nelle viscere della terra, dove la materia organica viene schiacciata da pressioni pazzesche fino a trasformarsi in roccia e combustibile. Il sound del disco riflette proprio questa pressione: è pesante, denso, sotterraneo. Molti titoli delle canzoni parlano infatti del mondo sotterraneo e delle divinità infernali (Ctonie).
L’album è pieno di riferimenti esoterici e alchemici (un pallino di Massimo Pupillo). Il passaggio dal carbonio al diamante, o dalla materia grezza a quella spirituale passando per il dolore e la pressione sonora, è il filo rosso che lega tutto e l'album lo descrive attraverso la violenza del suono.
Carboniferous è il manifesto definitivo di un genere che gli Zu hanno contribuito a inventare, un mix esplosivo di generi che sembrano non avere nulla in comune. C’è il Free Jazz con il sax baritono che non canta melodie, ma spara note improvvisate e potenti. Poi c’è il Math-Rock, con le strutture ritmiche complesse, piene di tempi dispari e cambiamenti improvvisi. Ci sono Noise e Industrial, con distorsioni e feedback che creano un muro di suono denso e sporco, quasi opprimente. E infine, ci sono l’Heavy Metal e lo Sludge, con riff pesanti e il basso accordato molto in basso. Un mix di influenze diverse che danno vita a un suono unico e potente e che definiscono combinanti insieme il genere del Brutal-Prog.
La mia copia è della Subsound Records (SSR047), una ristampa in edizione limitata “Red/Black Splatter” con una nuova grafica realizzata dall’artista romano Scarful. Questa ristampa del 2024 è stata rimasterizzata per ottimizzare il suono per il vinile. L’elenco delle 10 tracce è lo stesso, senza bonus track.
“Ostia” si apre con un’atmosfera solenne e misteriosa, un brano lento e cinematografico che trasmette un senso di grande malinconia. Il sax di Luca Mai intona note lunghe e spettrali, quasi un lamento, mentre il basso di Pupillo vibra con un ronzio profondo e distorto, creando una tensione palpabile. La batteria di Battaglia, con i suoi colpi secchi e distanziati, scandisce il tempo in modo ipnotico. Questo pezzo è un omaggio cupo al posto dove è morto Pier Paolo Pasolini appunto ad “Ostia” vicino Roma e collega il concetto di profondità geologica alla profondità della storia italiana e del dolore umano.
“Chthonian” è un brano di Sludge-Noise-Metal puro, tra i più pesanti dell’album. King Buzzo contribuisce con un riff sporco e corposo, tipico del suo sound. I Zu rispondono con una sezione ritmica possente che trasforma il sax in una seconda chitarra ritmica. Il titolo si riferisce alle divinità sotterranee, e la musica evoca perfettamente la discesa negli abissi della terra.
“Carbon” è un pezzo Math-rock che trasmette un senso di ossessione e claustrofobia. Jacopo Battaglia è al centro della scena con un pattern di batteria preciso e ripetitivo. Il sassofono di Mai si intreccia con il basso di Pupillo in una serie di incastri ritmici rapidissimi. Il brano evoca la pressione fisica del carbonio che si comprime, risultando in una composizione meccanica e spietata.
“Beata Viscera”, un pezzo in stile Avant-Garde-Drone Music è un brano astratto in cui l’elettronica di Giulio Ragno Favero tesse un arazzo di rumori dissonanti, mentre il sax baritono si avventura in registri inusuali, quasi alieni. Questo momento di quiete, mistico e inquietante, interrompe l’energia travolgente dei brani precedenti.
“Erinys” è un brano Jazz-core a ritmo serrato che mette in luce il lato più punk degli Zu. Il sassofono di Mai emette un suono quasi urlato, mentre la sezione ritmica si muove su tempi dispari, caratteristici del prog più sperimentale. Il brano evoca le Erinni, le Furie della mitologia greca, grazie alla sua natura frenetica e vendicativa.
“Soulympics” è un pezzo in stile Schizo-Noise-Industrial, il primo in cui compare Mike Patton che usa la voce come un sintetizzatore, passando da sospiri a urla e manipolazioni sonore. La band lo accompagna con un ritmo frammentato e spaziale. È una delle canzoni più sperimentali, dove l’identità del gruppo si fonde con la creatività di Patton.
“Axion” è un brano minimalista ma potente, con il basso di Pupillo che martella con un riff ciclico e pesante, creando un’atmosfera sonora densa e intensa. Il sax aggiunge un tocco di drammaticità con bordate sonore che ricordano le sirene d’allarme. L’obiettivo principale è l’ipnosi, un’immersione totale nell’impatto fisico del suono, un’esperienza viscerale.
“Mimosa Hostilis” fonde Tribal-Noise e Psichedelia oscura. La batteria di Battaglia diventa più tribale, mentre gli effetti sul sax e sul basso creano un suono allucinogeno. Il titolo si ispira a una pianta usata per preparare l’Ayahuasca, e la musica stessa evoca un viaggio rituale intenso.
“Obsidian” è un pezzo Post-Metal-No-Wave, con un’atmosfera cupa e densa, simile al vetro vulcanico. Il basso di Pupillo è elaborato per emulare il suono di una macchina industriale, mentre il saxofono intreccia armonie dissonanti. Il brano risulta freddo e tagliente, spietato, privo di calore umano.
“Orc” è un brano Extreme Avant-Garde - Final Explosion che chiude l’album con la partecipazione di Mike Patton. In questo pezzo, la sua voce è dominante e roca. Il trio spinge sull’acceleratore, creando un crescendo fatto di rumore e precisione insieme. Rappresenta la creatura che si risveglia dalle profondità. È il punto culminante del caos orchestrato che caratterizza l’intero disco.
Il sound degli Zu è stato giustamente paragonato a un “urlo potente” o a una “macchina da guerra”, e devo dire che sono d’accordo con queste descrizioni. La band ha un talento unico nel fondere ritmiche strutturate e ossessive con l’improvvisazione libera del sax. L’uso sapiente di effetti e sovraincisioni aggiunge una grande densità e modernità al loro sound.
Questo album, potente ed espressivo, ha consacrato gli Zu come una delle migliori band sperimentali al mondo. Un’opera che descrive un mondo dove la natura si manifesta nella sua forma più violenta e indifferente.
Un’esperienza musicale senza compromessi, assolutamente da avere! Essenziale
La Mia Versione
Etichetta: Subsound Records (2) – SSR047
Formato: Vinile, LP, Album, Limited Edition, Remastered, Stereo, Red/Black Splatter
Paese: Italy
Uscita: 2024
Tracklist
1. Ostia (4:55)
2. Chthonian (6:48)
3. Carbon (4:24)
4. Beata Viscera (3:57)
5. Erinys (3:43)
6. Soulympics (5:05)
7. Axion (5:21)
8. Mimosa Hostilis (4:09)
9. Obsidian (6:29)
10. Orc (5:20)
Durata 50:11
LineUp
- Luca Tommaso Mai - baritone sax
- Massimo Pupillo - basso
- Jacopo Battaglia - batteria, elettronica, Mellotron
Con:
- King Buzzo - chitarra (2)
- Alessandro Rossi - percussioni (2,10)
- Mike Patton - voce ed elettronica (6,10)
- Giulio Favero - basso (7), chitarra (9), elettronica (10)
Link per l’ascolto sulle principali piattaforme di streaming ai seguenti link:
- Spotify: Ascolta l'album completo su Spotify.
- Bandcamp: Ascolta e acquista l'album direttamente dalla pagina Bandcamp della band.
- YouTube Music: Disponibile in streaming su YouTube Music






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