When Dream And Day Unite album di esordio dei Dream Theater, del 1989.
L’inizio di una storia lunga e piena di successi, ma come dico nella scheda biografica della band, quella dei Dream Theater, è una saga di ambizioni tecniche e contrasti creativi.
Vediamo come tutto è iniziato.
Questo album è l’unico che i Dream Theater hanno registrato con la formazione originale al completo: John Petrucci, Mike Portnoy, John Myung, Kevin Moore e il primo cantante, Charlie Dominici.
Petrucci, Portnoy e Myung si sono conosciuti al Berklee College of Music di Boston e hanno dato vita alla band con il nome Majesty. Poi, con l’arrivo del tastierista Kevin Moore e del cantante Chris Collins (che poi è stato sostituito da Charlie Dominici), hanno deciso di cambiare nome in Dream Theater per evitare problemi legali con il copyright.
Nel 1988, hanno firmato un contratto con la Mechanic/MCA Records e sono andati ai Sigma Sound Studios di New York per registrare l’album. Il disco è pieno di tecnica strumentale incredibile e poliritmie complesse, che ricordano molto il progressive metal degli anni ’80 (con influenze di gruppi come Rush e Marillion) e l’energia dell’Heavy Metal.
Si tratta di una raccolta di brani composti dai membri della band nel corso di un lungo periodo, principalmente durante gli anni del liceo quando si chiamavano Majesty.
Il titolo dell’album, “When Dream and Day Unite” (Quando il sogno e il giorno si uniscono), compare come verso nell’ultimo brano, “Only a Matter of Time”. Questo titolo incarna perfettamente la filosofia della band in quel periodo. I sogni (il Dream) che si incontrano e si fondono con la vita di tutti i giorni (il Day). Per questi ragazzi giovanissimi, pubblicare il primo disco significava che il sogno di diventare musicisti professionisti stava finalmente prendendo forma.
Il titolo gioca anche sul contrasto presente nel loro nome, Dream Theater (Teatro del Sogno), suggerendo un passaggio tra il mondo dei sogni e quello della realtà.
E poi c’è la copertina dell’album, che ha un significato davvero profondo. Raffigura un uomo sul punto di essere marchiato a fuoco sul petto con il Majesty Symbol, la famosa “M” stilizzata che è ancora oggi il logo dei Dream Theater. Inizialmente, la foto (realizzata e poi dipinta dall’artista Mitch Jyoti) doveva includere una lettera “A”. Ma la band ha chiesto di sostituirla con la “M” di Majesty. Anche se il nome è cambiato in Dream Theater, hanno deciso di mantenere il concept visivo del logo originale, che rappresentava il legame fortissimo e l’identificazione totale con la propria musica. Un po’ come un tatuaggio, insomma, che racconta una storia e rappresenta chi sei.
Questo album è una vera bomba, un mix esplosivo di energia e potenza che ricorda il metal classico americano, tipo Queensrÿche, Fates Warning e Iron Maiden ma con la complessità strutturale, i cambi di tempo e la melodia raffinata del progressive rock anni ’70, soprattutto Rush e Yes. L’influenza del trio canadese è palese in tutto l’album, dai sintetizzatori ai riff di chitarra, fino alla struttura dello strumentale “Ytse Jam”, che ricorda la mitica “YYZ” dei Rush.
Le tastiere sono ariose e le melodie suggestive, un po’ come i Marillion dell’era di Fish. E poi c’è la sezione ritmica: Mike Portnoy alla batteria e John Myung al basso sono già in perfetta sintonia, con quei cambi di tempo e poliritmie, i tempi dispari e gli stop-and-go improvvisi. L’album introduce anche quello che diventerà il loro marchio di fabbrica: assoli rapidi e complessi eseguiti all’unisono (o in controtempo) da John Petrucci alla chitarra e Kevin Moore alle tastiere. Uno spettacolo.
La voce di Charlie Dominici è perfetta per il metal e il rock melodico anni ’80. Tecnica e pulita, ricorda cantanti dell’epoca come Geoff Tate dei Queensrÿche o Geddy Lee dei Rush, ma senza quel sound teatrale e ampio che James LaBrie porterà negli album successivi. Il sound generale dell’album è influenzato dai budget limitati della Mechanic Records e dagli standard di missaggio del 1989. Le tastiere di Kevin Moore hanno un suono sognante e tipicamente “eighties”, mentre la batteria ha quel riverbero marcato che era di moda a fine decennio. Questo conferisce al disco un’atmosfera nostalgica e unica, diversa dai lavori successivi, con produzioni molto più imponenti e pesanti.
Questo album contiene alcuni dei pezzi più importanti della band, molti dei quali composti durante gli anni universitari. Tra questi, spiccano “A Fortune in Lies”, “The Killing Hand” e “Ytse Jam”, un anagramma di Majesty.
Nonostante le recensioni entusiastiche che lodavano l’incredibile bravura tecnica dei musicisti, il disco non sfondò come previsto, anche per via della scarsa pubblicità fatta dall’etichetta. Durante il breve tour promozionale, i Dream Theater decisero di mandare via Charlie Dominici, perché pensavano che la sua voce non fosse all’altezza delle loro ambizioni musicali.
Ci vollero due anni prima che trovassero il cantante perfetto: il canadese James LaBrie, che poi li avrebbe portati a creare il loro capolavoro, Images and Words. Come dicevo in apertura, è stato l’inizio di una storia lunga e piena di successi.
La Mia Versione
Etichetta: MCA Records – MOVLP2099, Universal Music – MOVLP2099, Music On Vinyl – MOVLP2099
Formato: Vinile, LP, Album, Limited Edition, Numbered, Reissue, Stereo, Red Clear, 180 g
Paese: Europe
Uscita: 7 set 2018
Tracklist
A1 A Fortune In Lies 5:10
A2 Status Seeker 4:15
A3 The Ytse Jam 5:43
A4 The Killing Hand 8:40
B1 Light Fuse And Get Away 7:23
B2 Afterlife 5:27
B3 The Ones Who Help To Set The Sun 8:04
B4 Only A Matter Of Time 6:35
Lineup
Bass Guitar [Bass Guitars] – John Myung
Drums, Percussion – Mike Portnoy
Guitar [Guitars] – John Petrucci
Keyboards – Kevin Moore
Vocals – Charlie Dominici
Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"








