| Canterbury Scene | Crossover Prog | Eclectic Prog | Extreme Prog Metal | Folk Rock | Heavy Prog | Jazz-Rock Fusion | Krautrock | Neo Prog | NON PROG | Northern Prog | Post Metal | Post Rock | Prog Related | Progressive Electronic | Progressive Metal | Psychedelic Rock | Rock Progressivo Italiano | Space Rock | Symphonic Rock | Zeuhl |

Progressive Rock World


facebook
youtube
whatsapp
whatsapp image 2025-09-14 at 16.42.25.jpeg
img_8369

Orchid, album di debutto degli Opeth

21-07-2026 08:00

FrancescoProg

Extreme Prog Metal, ECCELLENTE, Album anni Novanta, opeth, mikael-akerfeldt, dan-swano,

Orchid, album di debutto degli Opeth

Orchid, album di debutto degli Opeth, del 1995. Questo album ha rivoluzionato il metal estremo, mescolando la ferocia del death metal con la struttura ...

Orchid, album di debutto degli Opeth, del 1995.

 

Questo album ha rivoluzionato il metal estremo, mescolando la ferocia del death metal con la struttura complessa del rock progressivo, melodie acustiche e atmosfere cupe tipiche del black metal. 

Lee Barrett, fondatore della Candlelight Records, offrì un contratto alla band basandosi solo sul passaparola, senza aver mai ascoltato una loro registrazione.  L’album fu registrato nel marzo del 1994, con la produzione del gransissimo Dan Swanö, di cui ho già parlato per la sua band pioniera del death metal progressivo, Edge of Sanity, e l’album capolavoro Crimson (un’unica traccia di 40 minuti).

 

La formazione ufficiale che registrò l’album era composta da:

Mikael Åkerfeldt – Voce (growl e pulita), chitarra solista, ritmica e acustica

Peter Lindgren – Chitarra solista, ritmica e acustica

Johan De Farfalla – Basso elettrico a 6 corde, fretless e cori

Anders Nordin – Batteria, percussioni e pianoforte (nella traccia acustica “Silhouette”)

 

Questa formazione rimase stabile fino al secondo album, Morningrise, dopo il quale le tensioni interne portarono all’allontanamento della sezione ritmica originale: Johan De Farfalla (basso) e Anders Nordin (batteria) lasciarono la band.  Furono sostituiti da Martin Mendez al basso e Martin Lopez alla batteria, che divennero la sezione ritmica più iconica e longeva della band, contribuendo a definire il sound di capolavori come Blackwater Park e Ghost Reveries.

 

A differenza dei suoi successori, “Orchid” non è un concept album. L’idea alla base del disco è puramente atmosferica, estetica e astratta. Mikael Åkerfeldt voleva creare un’opera il più oscura, “malvagia” e misticheggiante possibile. Inizialmente, Åkerfeldt e il co-fondatore David Isberg avevano in mente testi che fossero veri e propri inni satanici e occulti.  Col tempo, però, lo stesso Mikael ha ridimensionato quell’epoca, definendo ironicamente i testi di “Orchid” come “puro nonsense black metal”. 

 

Nonostante i riferimenti occulti, i testi evitano i cliché splatter tipici del death metal americano dell’epoca. Il concetto visivo e lirico si ispira al Romanticismo scandinavo e alla natura autunnale.  L’album gioca molto sul contrasto, come si vede anche nella famosa copertina: scegliere come titolo “Orchid” e mettere una foto ravvicinata di un fiore rosa sfocato su sfondo scuro era una scelta rivoluzionaria e provocatoria per il metal estremo del 1995, dominato da copertine violente o mostruose.

 

Anche se non è un concept ufficiale, la forte coerenza delle atmosfere ha portato molti a cercare un filo conduttore. Una delle interpretazioni più diffuse vede l’album come il viaggio spirituale e tormentato di un Apostolo dell’oscurità (menzionato nell’ultima traccia “The Apostle in Triumph”) che vaga tra foreste e incubi alla ricerca di una figura femminile eterea (da “In Mist She Was Standing”), perdendosi nel crepuscolo.

 

Lo stile musicale getta le basi per quello che diventerà il “sound” degli Opeth, ma conserva un’identità propria, più grezza, selvaggia e fortemente legata al metal estremo degli anni ’90 rispetto ai lavori successivi.  Mentre i dischi successivi si orienteranno verso il death metal progressivo, Orchid è profondamente influenzato dal black metal melodico svedese. I riff di chitarra spesso utilizzano il tremolo picking tipico del black metal. Le atmosfere sono gelide, mistiche, cupe e strettamente connesse a immagini naturalistiche e notturne.  Anche il growl di Åkerfeldt in questo album è più acuto, graffiante e “acido”, simile allo scream del black metal, rispetto al timbro profondo e cavernoso che svilupperà in seguito.

 

Il lavoro di Mikael Åkerfeldt e Peter Lindgren è straordinario, le chitarre non si dividono in ritmica e solista, ma suonano costantemente linee melodiche parallele che si intrecciano, un’influenza diretta delle cavalcate chitarristiche degli Iron Maiden, ma trasportate in un contesto estremo. I brani sono lunghi (tre superano i dieci minuti) e si sviluppano come suite.  Non ci sono ritornelli e i cambi di tempo sono improvvisi, quasi inaspettati.

 

Già in questo debutto è presente il celebre marchio di fabbrica della band: l’alternanza drammatica tra la violenza del metal e la delicatezza del folk acustico. I passaggi distorti vengono interrotti da arpeggi di chitarra classica medievaleggianti e malinconici. A differenza di Morningrise, dove le transizioni saranno più fluide, su Orchid i cambi tra acustico ed elettrico sono netti, improvvisi e spiazzanti, creando un forte senso di dinamismo e tensione.

 

L’album include “Silhouette”, un pezzo interamente strumentale di pianoforte dal sapore classico e neoclassico, suonato dal batterista Anders Nordin. Il basso di Johan De Farfalla introduce elementi completamente estranei al metal estremo dell’epoca. Il suo stile, ricco di influenze jazz, spazia dall’uso del basso fretless a linee melodiche indipendenti e persino accenni di slap (tecnica rarissima nel death/black metal).

 

Una curiosità: a causa di un mix-up in fase di produzione, la parte finale dello strumentale acustico "Requiem" venne erroneamente tagliata e posizionata all'inizio della traccia successiva, "The Apostle in Triumph". Questo storico errore è stato corretto ufficialmente solo molti anni dopo con la remaster di Abbey Road del 2023. La mia versione è la CANDLE333001 che contiene la versione corretta priva dello storico errore di mastering. La traccia acustica "Requiem" e la successiva "The Apostle in Triumph" sono state finalmente separate e ripristinate correttamente per la prima volta su vinile, eliminando il mix-up presente fin dal 1995.

 

Orchid è un album dove la brutalità del metal estremo scandinavo incontra la raffinatezza del rock progressivo anni ’70, il tutto filtrato attraverso una produzione grandiosa, quella di Dan Swanö. Ringrazio personalmente Lee Barrett, fondatore della Candlelight Records, per il coraggio e la lungimiranza.

 

La Mia Versione

Etichetta: Candlelight Records – CANDLE333001, Spinefarm Records – CANDLE333001
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Half-Speed Master
Paese: Europe
Uscita: 19 mag 2023

 

Tracklist

A        In Mist She Was Standing
B1        Under The Weeping Moon
B2        Silhouette
C1        Forest Of October
C2        The Twilight Is My Robe
D1        Requiem
D2        The Apostle In Triumph

 

Lineup

Drums, Percussion, Piano – Anders Nordin
Electric Bass, Acoustic Bass, Backing Vocals – Johan De Farfalla
Electric Guitar, Acoustic Guitar – Peter Lindgren
Electric Guitar, Acoustic Guitar, Lead Vocals – Mikael Åkerfeldt
Engineer – Dan Swanö

 

Nota: Tutti i link ai lavori dei musicisti sono nei TAG sotto il titolo dell'articolo o nella pagina "Artisti"

 

Qui la scheda biografica  Il Progressive Metal Scandinavo degli Opeth

img_2872.jpegimg_2873.jpegimg_2874.jpegimg_2875.jpegimg_2876.jpegimg_2877.jpeg
img_2878.jpeg
img_2879.jpeg

688 Recensioni - 381 Artisti - 93 Schede biografiche dettagliate - 26 Meteore Prog - 22 Sotto-Generi del Progressive Rock